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da "BOCCHE SCUCITE" n. 52, 1 marzo 2008

 

 

LATTE E MIELE, MA PER TUTTI !
Il Patriarca Sabbah confida a BoccheScucite...

 



Muro di Betlemme, 1° marzo 2008.


La voce soffocata di Fawzia, un'anziana palestinese malata di cuore che, respinta al checkpoint di Tulkarem, non è riuscita a raggiungere in tempo l'ospedale, così come la “voce che grida”del Patriarca Michel Sabbah, che continua a denunciare con coraggio che “alla radice di tutto c'è l'occupazione”: sono queste le nostre 'bocchescucite' e solo loro trovano spazio nei nostri Editoriali. Voci scomode e censurate che non facciamo fatica a trovare perchè appartengono a tutte le donne e agli uomini che sopravvivono e ostinatamente resistono su e per questa terra di Palestina. Sono le voci dei tantissimi giovani di Betlemme, Beit Jala e Beit Shaour che sono qui con il nostro gruppo di quaranta italiani: insieme sotto il Muro di apartheid per far memoria di quel 1 marzo 2004 quando, con il primo lastrone di cemento, si cominciò a costruire la prigione di Betlemme. Ma nessun giornale italiano vi racconta di questa fortissima giornata di protesta, di lotta e di preghiera.
Se le ultime notizie sono quelle che i nostri media hanno cercato di venderci dal teatrino di Annapolis, presentandolo come l'ennesima “ripresa del processo di pace”, nessuno ci dice che da quel giorno gli attacchi israeliani sono stati circa 880 tra West Bank e Gaza, cioè sono aumentati del 220%... E non possiamo più contare sulle bocchescucite dei 178 palestinesi che sono stati uccisi da Annapolis ad oggi, senza contare la tragedia vissuta da allora da più di 650 feriti. Mohammed, neonato di 6 mesi, è stato ucciso come altri 18 abitanti di Gaza nei bombardamenti israeliani di questi giorni sulla Striscia. Si aggiungano a questo tutti gli arrestati ogni giorno, nella totale impunità, come è accaduto ai 50 giovani che manifestavano pacificamente il 25 febbraio insieme a circa cinquantamila persone lungo i confini di Gaz, formando un'interminabile catena umana richiedente diritti per tutti. Capita così che in un solo giorno, come mercoledi 20 febbraio, vengano sequestrate dall'esercito israeliano almeno 60 persone in West Bank...
Noi non facciamo differenza tra una voce nota e una sconosciuta, purchè la tragedia palestinese possa essere compresa e condivisa da più persone possibili. Se poi questa voce ha l'autorevolezza di un Pastore che per vent'anni ha vissuto, servito e difeso il suo popolo oppresso, siamo anche onorati di poterla diffondere. Tra un viaggio e una conferenza, tra Venezia, Firenze e Milano, abbiamo chiesto al Patriarca Sabbah di scrivere con noi l'Editoriale di questo numero. E se tante chiarissime sue affermazioni le ritroviamo nel libro appena uscito “Voce che grida dal deserto” (EP), riportiamo qui l'originale e straordinaria proposta (raccolta da Giorgio Forti degli ebrei contro l'occupazione) con cui ha concluso la serata milanese: “Un giorno, attraverso un’organizzazione studiata con grande precisione, i palestinesi e gli israeliani che sono per la pace e la libertà del popolo palestinese, con l’appoggio degli internazionali presenti in Palestina, dovrebbero lanciare una enorme azione nonviolenta: una marcia pacifica all’assalto di tutti i checkpoint, con le mani nude, facendo pressione per passare. Bisognerà attendersi reazioni violente da parte dell’esercito israeliano e ci saranno persone intossicate dai lacrimogeni, o peggio, ma l’azione avrà effetto, se sarà di massa. Una proposta gandhiana, che deve interpellare ciascuno di noi.”

BOCCHESCUCITE: Quante volte, Sua Beatitudine, in questi giorni le abbiamo sentito ripetere “Alla radice di tutto c’è l’occupazione militare israeliana”, quante volte ha dovuto spiegare che in Terra santa non c’è un problema religioso, ma politico. E che -come ha detto a Firenze- la questione è chiara...

PATRIARCA SABBAH: Certo, di solito la pace è un trattato tra due che si fanno la guerra. Ma resta vero che tutto dipende dal più forte, e in Terra santa il più forte, che ha tutto nelle sue mani, è Israele. Così anche la pace è nelle mani d'Israele.
E' Israele che occupa da quarant'anni la terra dei palestinesi ed è Israele che deve restituire ciò che ha sottratto ai palestinesi. Tutto questo è assolutamente molto chiaro anche se non lo si dice esplicitamente.
E' vero che Hamas manda questi missili per disturbare e far paura ad Israele, ma non dimentichiamo che fa questo perchè Israele continua ad occupare la Palestina. Il giorno in cui Israele si ritirerà, Hamas non avrà più motivo per compiere questa azione e non avrà più seguaci.
C'è in questo momento -per la prima volta nel conflitto- una grande domanda di pace anche da tutti gli stati arabi. E' definitivamente passato il tempo in cui si rifiutavano di fare la pace con Israele. Oggi tutti gli stati arabi dicono sì alla pace con Israele e alla normalizzazione dei rapporti con Israele, ma a condizione che si metta fine al conflitto e all'occupazione della Palestina. Quindi chi può decidere è sempre Israele. Certo, sappiamo bene che tutto dipende dagli Stati Uniti. Ma nulla cambia per l'azione di Bush. Poche settimane fa è venuto ma, come è arrivato, così se ne è tornato in America. Non ha detto niente di nuovo ad Israele. Non ha chiesto né preteso niente da Israele che possa servire alla pace. Non ci resta che aspettare anche questi pochi altri mesi del 2008, visto che ha detto che entro l'anno ci sarà la pace. Ma c'è poca speranza...
Solo Dio può intervenire infondendo maggior coraggio ai capi che oggi governano, oppure cambiando questi capi con altri più disposti ad agire veramente per la pace.

BOCCHESCUCITE: In un capitolo del suo libro “VOCE CHE GRIDA DAL DESERTO”, partendo dalla sua terra, dalla terra che Dio ha sognato come culla per tutta l’umanità, ci racconta quale “terra promessa” Dio aveva preparato. Quanto distanti siamo da questo progetto?
Dobbiamo credere nel progetto di Dio per questa terra, perchè tutti gli uomini che la abitano sono chiamati ad essere uguali nel riconoscimento dei loro diritti e nella possibilità di vivere nella pace e e nella giustizia. Quando Dio promette nella Bibbia latte e miele per chi abita la terra promessa, non pensa certo che solo qualcuno debba avere in esclusiva latte e miele, mentre altri sarebbero destinati ad avere sempre oppressione e morte! Latte e miele per tutti: questo è il progetto di Dio. Per questo è contro il progetto di Dio chi distrugge un altro popolo opprimendolo.
La Terra santa è come Dio: per tutti!
Non si può più continuare ad usare la religione per difendere i propri progetti politici. Si usano concetti religiosi ma in realtà si nega l'essenza stessa della religione, che è l'amore di Dio nell'amore reciproco tra gli uomini che si riconoscono a vicenda nella giustizia. Bisogna uscire dal proprio esclusivismo per dare a tutti le stesse possibilità di vita. E' così che Israele potrà finalmente trovare la sua terra e vivere nella sicurezza: quando riconoscerà la terra e la sicurezza a tutti gli altri.

BOCCHESCUCITE: ‘E’ tutto molto semplice- ci ha detto a Venezia- eppure i politici sembrano aver voglia sempre di complicare il discorso: per risolvere il conflitto basterebbe che… ognuno stesse a casa sua!” Ma quale casa? In che tempi? In che modo?

PATRIARCA SABBAH: Ormai è noto a tutti che Israele ha sottratto la parte maggiore della Palestina per il suo Stato, realizzato nel 78% della terra, e lasciando alla Palestina solo il restante 22%. Ecco, è solo su questa base che si deve partire per risolvere il conflitto. L'ostacolo più grande e più evidente -anche se non abbastanza evidenziato- sono le colonie. E' chiaro che sarà il più difficile aspetto da affrontare e che sarà necessario decidere con molta chiarezza una soluzione di giustizia.

BOCCHESCUCITE: “Con la nonviolenza si può”. Lapidario un altro chiarissimo capitolo del suo libro. Con la nonviolenza si devono e si possono superare l’odio e la diffidenza tra i popoli. Ma in che modo la nonviolenza porterà alla pace, mantenendo forte la richiesta di giustizia del popolo palestinese?

PATRIARCA SABBAH: Il vero problema è la fiducia nell'altro. E questa è l'essenza della nonviolenza. Finchè non c'è fiducia l'uno nell'altro non si può uscire dal circuito della violenza. E la violenza non costruisce mai, mai serve la causa della pace. I deboli -come ripeto sempre- sono forti. Le armi sembrano dare forza ma non rendono mai realmente forti.
Le armi possono far vincere una battaglia ma non faranno mai guadagnare la pace.
E Israele si ostina ad usare le armi e la guerra illudendosi di trovare sicurezza per sè e pace per tutti...Ma non potrà mai raggiungerle con le armi.
Quello che può creare una situazione stabile e lentamente portare alla pace, è solo la fiducia e l'amicizia reciproca. Solo così i nemici diventano amici. E solo così si vincerà la pace!

BOCCHESCUCITE: Accompagnandola in questi giorni in giro per l'Italia abbiamo avuto il privilegio di assistere ad un piccolo “scoop”: l'abbiamo vista ritagliarsi ogni momento libero dalle conferenze per scrivere e sistemare un suo nuovo documento episcopale. Sarà l'ultimo del suo straordinario ministero in Terra Santa?

PATRIARCA SABBAH: In questi giorni sto correggendo e calibrando la mia ultima Lettera Pastorale da Patriarca di Gerusalemme. Scrivo di tantissime cose... Parlo ancora una volta della Chiesa di Gerusalemme: “ E' la chiesa madre, piccola e sempre in difficoltà. Una chiesa sempre in croce”. Sarà uno scritto che raccoglierà tanti anni e tante riflessioni ed esperienze. Sarà come un riassunto di tutto quello che ho sempre voluto dire e che ho sempre detto in mille occasioni diverse. Niente di nuovo... Sarà semplicemente una ripetizione...Una Lettera per chi vorrà avere come un riassunto del mio episcopato.

BOCCHESCUCITE: E come lo vorrebbe intitolare questo documento-“riassunto”?

PATRIARCA SABBAH: Mah... non saprei. Direi che la mia potrebbe essere una missione compiuta. No, corregga: è piuttosto una missione incompiuta, perchè la giustizia non c'è ancora in Terra santa... Anzi, scriva meglio così: La pace, una missione tutta da compiere!
 

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