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Israele vara la madre di tutte le colonie
Michelangelo Cocco
http://www.osservatorioiraq.it

Piano
di Tel Aviv per costruire a Gerusalemme est la più grande
colonia degli ultimi 40 anni. Sarà abitata da ultraortodossi e
difesa dal muro. E i palestinesi perderanno un altro pezzo di
Città Santa
di Michelangelo Cocco
La più grande colonia ebraica all'interno dei Territori
palestinesi occupati dalla Guerra dei sei giorni del 1967, a
Gerusalemme est. Undicimila unità abitative per ultraortodossi
che verrebbero costruite a ridosso dell'aeroporto di Atarot e
collegate, attraverso una galleria, ad un altro insediamento
vicino a Ramallah.
Il piano del governo di Tel Aviv è stato portato alla luce
ieri dal giornalista Meron Rapoport del quotidiano
Ha'aretz e ha
trovato conferme da parte di un membro della Knesset. Otniel
Schneller, di Kadima, il partito del premier Olmert, ha fatto
sapere che il progetto è stato elaborato dal ministero
dell'edilizia. Quest'ultimo ha negato perfino di essere a
conoscenza del piano. Schneller ha aggiunto che la
municipalità di Gerusalemme si è mostrata “contenta
dell'idea”. Il nuovo insediamento sorgerebbe infatti a ridosso
di una sezione del muro già completata e, data la presenza al
suo interno degli insediamenti di Givat Zeev, Ramot Alon e
Pisgat Zeev, favorirebbe, di fatto, il controllo da parte
d'Israele di un'ampia porzione della parte orientale della
Città santa.
Schneller, ex capo di Yesha Council - la potentissima
associazione dei coloni - e attualmente “inviato” presso
questi ultimi per conto del primo ministro, ha dichiarato ad
Ha'aretz di
non aver ancora discusso del progetto con Olmert ma che “la
posizione del governo è che ha interesse a costruire
l'abitato”. Il progetto prevede anche un collegamento della
nuova colonia, attraverso una galleria, con un altro
insediamento, quello di Kokhav Yaakov, vicino alla palestinese
Ramallah. Nel punto dove sorgerebbe il mega insediamento i
palestinesi potrebbero passare dalla Città santa a Ramallah e
viceversa attraverso il posto di blocco di Qalandiya, mentre
gli israeliani transiterebbero da una colonia all'altra
attraverso una comoda galleria. “Se qualcuno decidesse che
Kokhav Yaakov (anch'essa una colonia ultraortodossa, ndr) sarà
parte della cintura di Gerusalemme sarebbe logico creare un
collegamento del genere, ma questo non è ancora stato deciso”,
ha concluso il deputato di Kadima, lasciando immaginare i
confini della Città santa interamente controllata da Israele e
che si espande fino alle porte di Ramallah.
Dror Etkes, che per l'associazione israeliana
Peace Now si
occupa del monitoraggio delle colonie, ha appreso la notizia
dalla stampa. “La cosa certa è che una mossa del genere
sarebbe una conferma del fatto che Israele non vuole far
partire alcun percorso politico con i palestinesi”, commenta
Etkes al telefono da Gerusalemme. Il responsabile per gli
insediamenti dell'organizzazione pacifista spiega che quelle
ultraortodosse sono le colonie che stanno crescendo più in
fretta, specialmente attorno a Gerusalemme. “Il piano sembra
concepito per combinare le esigenze degli ultraortodossi (in
costante crescita demografica e alla ricerca di ambienti
omogenei all'interno dei quali insediarsi, ndr) con il
progetto del governo di colonizzazione della Cisgiodania”.
Peace Now
ha fotografato questa situazione nel suo ultimo rapporto,
pubblicato una settimana fa. Nel 2006 il numero degli
insediamenti è rimasto stabile a 121 unità (se si escludono
quelle di Gerusalemme). A crescere però è stato il numero dei
coloni, arrivato a 268mila. Un aumento del 5 per cento, che
contraddice la road map. “La maggior crescita numerica - dice
il rapporto di Peace
Now - è dovuta allo spostamento di famiglie
ultraortodosse nei Territori occupati e ai loro alti tassi di
natalità, che hanno trasformato posti come Mdi'in Illit e
Beitar Illit nei maggiori insediamenti della West Bank”.
E ieri è proseguita, per il quarto giorno consecutivo,
l'offensiva dell'esercito contro la città di Nablus, nel nord
dei Territori occupati. L'operazione, nome in codice “Inverno
caldo”, mira secondo i comandi militari a distruggere depositi
di armi dei “terroristi”, nascosti nella città vecchia di
quello che era una volta il principale centro economico
palestinese, ma che da anni è stato trasformato in una
prigione, con incursioni militari continue e con l'abitato
isolato dal resto della Cisgiordania grazie alle chiusure del
posto di blocco di Awwara. Nel corso degli scontri ieri sono
rimasti feriti un militare israeliano e un 18enne palestinese,
quest'ultimo in maniera grave.
Tre combattenti della jihad islamica sono stati uccisi nella
vicina Jenin, nel corso di un'incursione delle forze speciali
di Tel Aviv. Il premier palestinese incaricato di formare il
nuovo governo d'unità nazionale, Ismail Haniyeh, ha dichiarato
che queste operazioni militari rappresentano l'espressione del
rifiuto israeliano del governo di Unità, accordo raggiunto il
mese “L'escalation mira a sabotare i passi palestinesi e arabi
per rompere l'assedio imposto al nostro popolo”, ha tuonato da
Gaza Haniyeh, riferendosi alle sanzioni internazionali che
stanno colpendo i palestinesi.
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