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PER NON DIMENTICARE
Massacro di Tantura:
21
Testimoni Oculari di Crimini di Guerra Contro l'Umanità
Tantura e' stata invasa il 21 maggio 1948
Fonte : Palestine Remembered
Tradotto dall’inglese da Claudia Maria Piga

Muhammad Abu Hana, nato nel 1936, residente nel campo
profughi di Yarmuk
Fummo svegliati nel mezzo della notte da una violenta
sparatoria. Le donne cominciarono a urlare e correre
fuori dalle case,portandosi i loro bambini, e si
raccolsero in vari punti del villaggio. Anch'io uscii di
casa e cominciai a correre di qua e di làper le strade
per vedere cosa stava succedendo. Improvvisamente una
donna mi urlò: "Tuo zio è ferito! Presto porta
dell'alcool!
Vidi mio zio sanguinare fortemente da una spalla.
Essendo giovane ero incoscente del pericolo. Afferrai
una bottiglia vuota e corsi al dispensario più vicino;
Zahabiyya, l'infermiera, era lì. Era una dei Cristiani
del villaggio. Riempì la bottiglia di alcool ed io
tornai di corsa da mio zio. Le donne pulirono la ferita
e portarono mio zio a casa nostra dove si nascose dai
soldati.
Ma
i soldati videro le tracce di sangue e presto fecero
irruzione chiedendo a mio nonno dove fosse mio zio. Mio
nonno disse che non lo sapeva. Se ne andarono ma
tornarono diverse volte con la stessa domanda. A un
certo punto mio zio, che era dolorante, chiese una
sigaretta e mia nonna gliene portò una. Quando i soldati
tornarono di nuovo l'odore di tabacco li giudò da lui.
Lo
portarono via. Uscendo insultavano mio nonno e lo
chiamavano bugiardo, e lui rispose che chiunque avrebbe
protetto ilproprio figlio.
Mio zio è sopravvissuto grazie all'intervento del
"Mukhtar" della colonia ebraica Zichron Yaacov. Aveva
buone relazioni con mio nonno, che era il "Mukhtar" di
Tantura.
Alle 9:00 del mattino gli spari cessarono e gli
aggressori ci portarono tutti sulla spiaggia. Ci misero
per ordine le donne e i bambini da una parte, gli uomini
dall'altra. Perquisirono gli uomini e ordinarono loro di
mettere le mani sopra la testa.
Donne soldato perquisirono le donne e presero tutti i
loro gioielli che misero nei loro elmetti. Non
restituirono niente quando ci portarono a Fraydiss.
Durante l'intera operazione c'erano imbarcazioni
militari appostati al largo.
Sulla spiaggia i soldati portarono via gruppi di uomini
e si udirono spari dopo la partenza di ogni gruppo.
Verso mezzogiorno fummo condotti a piedi verso un
frutteto ad est del villaggio ed io vidi un mucchio di
corpi accatastati sopra un carretto spinto da uomini di
Tantura, che svuotarono il loro carico in una grande
fossa.
Poi arrivarono gli autocarri e le donne e i bambini
furono caricati su di essi e trasportati a Fraydiss.
Sulla strada lungo la ferrovia, altri corpi erano sparsi
tutt'attorno.
Muhammad Ibrahim Abu' Amr, nato nel 1935, residente al
campo profughi di Yarmuk
Eravamo riuniti nel centro del villaggio, in casa di
Hajj Mahmoud al-Yahya. Quando il villaggio cedette e i
soldati entrarono, ci
ammassarono sulla spiaggia. Per la via, vicino alla casa
di Badran, sulla strada che portava alla Moschea, vidi i
corpi di
sette giovani del villaggio. Una donna, 'Izzat Ibrahim
al-Hindi, cominciò a urlare, ma un colpo d'arma da fuoco
la fece tacere
per sempre. Questa donna era la madre del martire Abd al
Wahhab Hassan Abd al- Al, che era stato ucciso durante
un
bombardamento dagli Ebrei di Haifa alla fine del 1947
(una serie di bombardamenti conosciuti come il "Massacro
del Mercato").
Quando ci ebbero caricati sugli autocarri vedemmo corpi
ammucchiati lungo la strada come legna accatastata.
Una donna riconobbe suo nipote tra i morti - era
Muhammad Awad Abu Idriss. Cominciò a urlare. Non sapeva
ancora che i suoi
tre figli avevano avuto la stessa sorte. I suoi figli,
Ahmad Sulayman, Khalil e Mustafa, erano stati uccisi,
ma lo abbiamo saputo
più tardi, in esilio. Ma la madre ha sempre rifiutato di
crederci, e insisteva che i suoi figli erano scappati in
Egitto e sarebbero
tornati a cercarla un giorno. Passò il resto della sua
vita ad aspettarli.
Salim Zaydan Umar al-Sarafandi, nato nel 1932, residente
nel campo di Yarmuk
I
soldati presero d'assalto la casa dove eravamo riuniti.
Spararono a lungo dentro le stanze e ci fecero uscire.
Poi ci
portarono sulla spiaggia. La mattina del giorno seguente
arrivò un ufficiale Ebreo, credo che il suo nome fosse
Samson, con
una lista di nomi di uomini di Tantura. Cominciò a
chiamarli uno per uno e chiese a tutti quelli che erano
presenti di consegnare le
armi in loro possesso. Quindi portarono via molti degli
uomini per cercare le armi. Alcuni di loro non tornarono
più.
Chiamarono il nome di mio fratello, Abd al-Rahman, ma
poi decisero invece di prendere mio padre perchè li
accompagnasse
alla nostra casa a cercare le armi, anche se lui disse
che non sapeva niente delle armi. Nel frattempo mio
fratello, che era
vicino a loro ed aveva le braccia legate con la sua
giacca, sentì che discutevano fra loro se ammazzare o
meno mio padre.
A
quel punto un colono Ebreo di Zichron Yaacov, che aveva
un appezzamento di terreno accanto a quello di mio padre
ed
aveva buoni rapporti con lui, intervenne: ed è per
questo che la vita di mio padre fu risparmiata.
Quattro uomini del nostro gruppo furono portati via per
raccogliere i corpi sparsi lungo le strade. Non sapevamo
cosa sarebbe
stato di loro.
Nel primo pomeriggio ci fecero camminare dal cimitero
verso Zichron Yaacov. Non sapevamo niente neppure di
quello che
era successo alle donne e ai bambini. A Zichron Yaacov
ci portarono ad una stazione di polizia britannica
abbandonata,
circa trenta in una stanza, senza cibo ne' acqua e ci
colpivano e ci insultavano.
Ho
visto un soldato picchiare come un pazzo Dibal-Dassukii
sulla testa con il calcio del fucile, e l'uomo perse
molto sangue.
Qualche giorno dopo ci trasferirono in un villaggio
Arabo svuotato dei suoi abitanti (Umm Khalid) e
circondato da filo spinato!
Da
qui fummo portati a un grande campo di prigionia messo
su nel villaggio di Ijlil, vicino a Jaffa. Ricevevamo
150 grammi di
pane e un mestolo di lenticchie o ceci al giorno. Ci
misero a lavorare. Quelli tra i 15 e i 17 anni dovevano
pulire e lavorare
negli uffici del campo, mentre i più vecchi dovevano
trasportare materiale da costruzione per fortificazioni,
scavare trincee, e
seppellire i morti degli eserciti Arabi. Eravamo noi
quelli che seppellirono i martiri dell'esercito iracheno
nel villaggio di Qaqun
dopo che fu sconfitto da Israele.
Più tardi fui trasferito, insieme a un certo numero di
altri di Tantura, al campo di prigionia di Sarafand.
Questo avvenne dopo
che 25 abitanti di Tantura avevano tentato di scappare
da Ijlil. Passai un anno intero a Sarafand.
Un
giorno il comandante del campo incaricò uno dei
prigionieri Arabi di farci domande a proposito di somme
di denaro che
avremmo lasciato indietro a Tantura. Promise di dividere
il bottino se gli dicevamo dove si trovavano le "casse".
Io
sapevo che mia madre aveva nascosto un po' di soldi e
qualche piccolo oggetto d'oro in due nascondigli segreti
della nostra
casa, e mi dissi che se avessi parlato di questo avrei
avuto almeno la possibilità di rivedere Tantura andando
con lui e di
prendere la metà del denaro di mia madre. Salimmo sul
veicolo del comandante. Un'altro ufficiale con tre
strisce venne con noi.
Le case erano tutte distrutte. quando uscimmo dal
veicolo, fui sorpreso che l'ufficiale mi consegnasse un
vecchio revolver
arrugginito: "Tieni, se altri soldati qui ti chiedono
che stai facendo nel villaggio, di' loro che avevi
nascosto quessta pistola e che ci
hai portato qui per consegnarcela". Poi mi minacciarono
su cosa sarebbe successo se avessi parlato a qualcuno
del nostro
affare e della vera ragione della mia presenza al
villaggio.
I
due nascondigli in casa erano vuoti e tornammo al campo
di Sarafand dove rimasi fino alla fine del 1949.
Amina al-Masri (Umm Mustafa), Tamam al-Masri (Umm
Sulayman), nate rispettivamente nel 1925 e nel 1927,
residenti nel quartiere Qabun di Damasco.
Dal momento in cui il villaggio di Kafr Lam fu invaso,
dopo la caduta di Haifa, cominciammo a temere un attacco
a Tantura.
La
notte dell'assalto, gli uomini erano di guardia alle
varie porte del villaggio, ma avevano poche armi.
Sentii uno sparo e pensai che provenisse dal "cancello"
(al-Bab), vale a dire da sud-est del villaggio. Svegliai
mio marito.
All'inizio pensò che stavo sognando, ma gli spari si
intensificarono e ci furono esplosioni ovunque.
Provenivano dalla collina di Umm Rashid nel sud e dalla
direzione della Torre, sulla costa nord, dove si
trovavano le antiche
rovine romane.Portemmo fuori i bambini e ci recammo dai
miei genitori. Erano terrificati. Gli spari erano
cessati per un po' e
la gente pensò che la battaglia fosse finita. Come
eravamo ingenui! A tal punto che Abu Khalid Abd al-Al,
pensando che
l'attacco degli Ebrei fosse stato contenuto gridò:
"Abbiamo vinto, li abbiamo battuti!"
Pochi minuti dopo gli spari ricominciarono come una
vendetta, accompagnati da missili. La gente cominciò a
correre in
tutte le direzioni gridando: "Li abbiamo visti! Gli
Ebrei sono nel villaggio!"
Il
giorno fu spezzato dal momento in cui ci portarono sulla
spiaggia. Vidi gli Ebrei uccidere Fadl Abu Hana nel
posto che loro
chiamavano il "Marah". Fadl era disarmato ma era vestito
color khaki.
Successivamente, davanti ai nostri occhi, presero un
primo gruppo di uomini ai quali spararono, ad eccezione
di uno al quale
dissero:" Guarda bene e poi vai a dire a tutti quello
che hai visto".
A
caccia di soldi ed oro hanno rovistato anche tra le
fasce dei nostri bambini, a una bambina era rimasto un
orecchino,
una donna soldato glielo strappo' via e la piccola
cominciò a sanguinare .
Poi ci ammassarono su un appezzamento di terreno
appartenente alla famiglia Dassuqi. Arrivammo fin là
scalzi,camminando
su pietre e rovi, e poi ci caricarono sopra gli
autocarri che ci condussero a Fraydiss.
Là
mio nonno, Hajj Mahmud Abu Hana, sentendo che la sua
fine era vicina, mandò una delle sue figlie a cercare un
lenzuolo
funebre ad Aiyn Ghazal o ad Ijzim, ma lei tornò a mani
vuote.
Esalò il suo ultimo respiro dopo aver recitato due rak'a
e aver letto versetti del Corano. Chiese a Dio di non
lasciarlo morire fuori
dalla Palestina. Poi trovammo un copriletto, tirammo
fuori la lana e facemmo un sudario, in modo da poter
seppellire mio nonno.
A
Fraydiss, un veicolo militare guidato da una donna
investì di proposito una donna di Tantura, Amina
Muhammed Abu'Umar,
la moglie di Falih al-Sa'bi, mentre stava tornando dai
campi con un fascio di grano sulla testa che aveva
raccolto per nutrire i
suoi bambini. Una donna che fu testimone della scena si
affrettò a tirare via dalla strada la donna morta. Un
altro veicolo
marciava velocemente verso di lei mancandola ma
schiacciando una seconda volta il corpo della donna
uccisa.
Quel giorno dissi a me stessa che la Fine dei Giorni era
arrivata e che nessuno di noi sarebbe sopravvissuto a
questi eventi.
Rimanemmo a Fraydiss per un mese. Un bambino nacque là,
il primo bambino di Tantura nato dopo il massacro.
La
famiglia, gli Abu Safiyyas, aveva perso la maggior parte
degli uomini il giorno che era stato attaccato il
villaggio.
Farid Taha Salam, nato nel 1915, residente nel quartiere
Qabun, Damasco.
Dopo che avevamo sentito le notizie che Haifa e i
villaggi circostanti erano caduti, facemmo una colletta
per comprare armi.
Quello che avevamo erano un po' di fucili e una pistola
automatica, una Brenn. La maggior parte delle armi erano
inglesi,
pistole che erano appartenute a poliziotti licenziati
dagli Inglesi. Avevamo anche qualche fucile da caccia.
Ci
organizzammo per fare la guardia di notte ma avevamo più
uomini che armi. Le postazioni di guardia erano Qarqun,
Tallat Umm Rashid, la torre sull'acqua, la chiesa,
al-Bab, al-Burj, al-Warsha (check last three?).
Ad
ognuna di queste postazioni c'erano solo pochi uomini,
perche non avevamo armi per ognuno.
La
nostra preparazione non andava oltre lo stadio di
montare e smontare fucili e comunque, "quelli che
sapevano farlo
erano considerati professionisti. Infatti, gli uomini
tra noi che erano relativamente preparati erano quelli
che avevano
prestato servizio nella polizia Inglese. Quando
l'attacco ebbe inizio, le nostre guardie risposero al
fuoco finchè non finirono le
munizioni. Qualcuno potrebbe dire anche che la mancanza
di esperienza contribui a far sprecare le munizioni ai
nostri uomini.
Alcuni dei nostri difensori caddero tornando verso il
centro del villaggio, altri cercando di uscire da
Tantura, un terzo gruppo
infine rimase in postazione di difesa. Alcuni di essi
furono abbattuti in combattimento, altri furono presi
prigionieri e
fucilati dagli aggressori.
La
popolazione fu circondata dai vincitori, e gruppi di
uomini furono portati via uno per uno, e noi non sapemmo
mai la loro sorte.
Ricordo che l'ultimo gruppo contava almeno quaranta
uomini. Uno degli uomini portato via dagli aggressori
era Taha Mahmud
al-Qasim che tornò indietro
dopo e ci raccontò che un ebreo aveva chiesto al gruppo:
"Chi di voi parla la lingua Ebraica?"
quando Taha rispose che parlava la loro lingua, l'Ebreo
aggiunse: "Guarda bene come muoiono e poi vai a
riferirlo agli altri".
Poi allinearono gli altri uomini contro un muro e li
fucilarono.
Più tardi Yaacov, che era il "mukhtar" di Zichron
Yaacov, venne alla spiaggia dove eravamo trattenuti. Mio
padre, che lo conosceva,
disse: Abu Yussef: il villaggio è caduto nelle vostre
mani, ed avete preso tutte le armi. Che volete ancora?"
Lui rispose: "Taha, dobbiamo riconciliarvi con
l'"Haganah" al fine di poter sospendere i
combattimenti."
Molto tempo dopo, quando eravamo prigionieri al campo di
Sarafand, mi capitò di conoscere un giovane Ebreo che
doveva avere
circa 17 anni. Un giorno gli chiesi: "Da dove
vieni?Perchè sei venuto in Palestina?" Mi rispose che
veniva dalla Russia e aggiunse
"Se qualcuno sente dire che finalmente ha uno Stato, chi
non si affretterebbe ad andarci?" Allora ricordai
Rothschild, che aveva
visitato Tantura un giorno, negli anni '20. Quando trovò
soltanto Arabi a Tantura, rimproverò gli ebrei di
Zichron Yaacov perchè non
erano riusciti a comprare nessuna delle terre del
nostro villaggio. Anche Musa, che era Ebreo, che era
venuto nel nostro
villaggio ed aveva vissuto lì, lavorato la terra,
costruito una casa e che noi chiamavamo "Musa il
Tanturi"....anche lui se ne andò
perchè si sentiva straniero tra noi.
Musa ' Abd ai Fattah al Khatib, nato nel 1924, residente
al campo di Yarmuk
La notte del 23 maggio 1948, Muhammad al-Hindi, che era
il capo delle guardie del villaggio, mi ordinò di
prendere posizione a
Dabbit al-Bi'r, tra la torre dell'acqua e la scuola. Là
trovai Issa al-Fakhri, che aveva un fucile da caccia,
Abd al-Jabbar Taha al-Shaykh Mahmud, che aveva un
fucile Gennan e 50 proiettili, il figlio del "Mukhtar"
di cesarea, anch'egli
armato di fucile da caccia, ed Hasan Faysal Abu Hana,
che era disarmato.
Io avevo una pistola Inglese e 75 proiettili. A
mezzanotte consegnai la mia arma all'uomo che era venuto
a sostituirmi, e stavo
per tornare a casa quando all'improvviso 'Abd al-Jabbar
mi disse di ascoltare: voci di uomini che parlavano
Ebraico ci stavano
raggiungendo dal campo vicino. Lasciammo la postazione e
ci insinuammo attraverso il campo per investigare.
Improvvisamente una ondata di spari
risuonò dalla direzione della torre dell'acqua e Qarqun.
Noi
riguadagnammo in fretta la
nostra posizione e cominciammo a sparare verso i campi
ad est.
Dopo pochi minuti, pensammo che gli aggressori si
fossero ritirati. Ma poi vedemmo veicoli scaricare
uomini armati vicino
alla scuola, e cominciò l'attaco a quest'ultima
postazione. Eravamo a poche decine di metri dalla scuola
e pensai subito
che la nostra postazione là fosse caduta. Poi vidi
veicoli militari avanzare provenienti da al_Bab (L'unica
strada del villaggio
percorribile da motoveicoli, perchè portava alla strada
che collegava Jaffa e Haifa).
Abd al-Jabbar ed io pensammo che il villaggio era caduto
in mano al nemico.Fu allora che 'Abd al Ralnnan Zaydan
ci raggiunse
con 300 proiettili che mi consegnò. Smisi di sparare per
rendermi conto della situazione. Allora sentii Faysal
Abu Hana dire
ad Issa ai Hamdan: "Fratello, mi hanno colpito, sto
morendo." Sulayman e Ahmad al Masri arrivarono in quel
momento
e dissero che stavano tornando al villaggio per vedere
cosa stava succedendo. Li avvertii del pericolo, ma loro
andarono
lo stesso e non tornarono mai più. Più tardi seppi che
entrambi erano stati uccisi. Ad 'Abd al-Jabbar non
erano rimasti che
5 proiettili. Eravamo rimasti in tre ed avevamo una sola
pistola. Uno dei veicoli corazzati scendeva attraverso
la strada sterrata
vicina e pensammo di essere stati notati. Due uomini
uscirono dal veicolo,e noi sparammo e li colpimmo.
Un secondo carro armato con una bandiera bianca si
avvicinò e cercarono di prendere i due corpi ma non
riuscirono perche
noi stavamo sparando loro con la nostra unica pistola.
Poi inizio un intenso bombardamento sulla nostra
postazione e il carro
armato si tirò fuori dalla strada sterrata e si gettò
nei campi. Un uomo del villaggio si era nascosto sotto
della paglia e il veicolo
gli schiacciò una gamba ma lui non (fece un suono) gridò
neanche, per non essere scoperto.
Fu allora che suggerii ad 'Abd al-Jabbar di cambiare
posizione. Tornammo indietro alla prima hill, dove Isa
al-Hamadan si unì
a noi. I soldati stavano avanzando verso di noi. Isa mi
chiese la mia pistola e mi dette la sua che era
inceppata, perchè provassi
a farla funzionare ancora, ma non ci riuscii. E per
questo che fu Issa, dopo aver trovato un riparo, a
cominciare a sparare su di loro.
Piano piano, stavamo ridiscendendo verso la torre
dell'acqua. Raggiungemmo una grotta dove trovammo
'Atiyya 'Amshawi e
Muhammad Shihada. Rimanemmo lì fino alle nove del
mattino, quando lasciammo i nostri due compagni e
avanzammo verso
la torre dell'acqua ad una decina di metri dalla cava.
All'improvviso sentii parlare Ebraico e qualcuno disse
ad 'Abd al-Jabbar:
"Mani in alto!". Ci buttammo a terra istantaneamente, e
riuscimmo ad entrare in una insenatura della grotta,
dove ci nascondemmo,
immobili, invisibili alla loro vista. Ma Isa continuò a
sparare fino a che non finirono le munizioni. Gli
ordinarono di alzare le mani e
gli chiesero dove fossero gli altri uomini armati.
Dissa che era solo. Gli chiesero se aveva prestato
servizio per la polizia Inglese.
Disse di si. Poi gli ordinarono di spogòiarsi e lo
portarono in una destinazione sconosciuta.
Altri soldati avevano preso posizione a pochi metri dal
nostro nascondiglio. Trattenevamo il respiro. Al
tramonto lasciarono quella
postazione e si diressero verso la torre dell'acqua.
Allora decidemmo di tentare di recarci al villaggio di
Fraydiss, dove viveva
lo zio di 'Abd al-Jabbar. Fu là che venimmo a sapere
cosa era stato del nostro villaggio. Rimanemmo tre
giorni a Fraydiss,
passando le giornate al Monte Cannel e le notti al
villaggio, poi partimmo per 'Ayn Ghazal dove trovammo
altri che si erano
ritirati da Tantura: 'Ali Taha, Nimr al-Jammal, Mahmud
'Abd al-Rahim, Yahya al-Hindi, e Kamil al Dassuqi.
'Adil Muhammad al 'Ammuri, nato nel 1931, residente al
campo di Yarmuk
Tante cose successero prima dell'attacco su Tantura la
notte del 23 maggio 1948.
Ricordo soprattutto di aver visto il treno carico di
mezzi corazzati, forniture e
munizioni per le colonie di Khudeira, Rmat gan e
Netanya.
Durante lo stesso periodo, uomini armati spararono su
abitanti di Tantura mentre lavoravano i loro campi. Fu
in quell'incidente che fu
ucciso As'ad Abu Mdayriss. La notte dell'attacco ero in
casa nostra nel centro del villaggio. Tentai di
dirigermi verso sud ma fui
bloccato dagli spari di una mitragliatrice. La gente
stava precipitando, anziani e bambini, chiedendo a Dio
di darci la vittoria.
Non erano tanto terrorizzati quanto smarriti, non
sapevano cosa fare e cosa stava realmente accadendo.
Durante i primi scontri, gli abitanti del villaggio del
distretto di Haifa erano andati in aiuto degli altri.
Allora ringraziammo Dio
che gli abitanti dei villaggi vicini non erano venuti
perche' sarebbero caduti in agguati delle postazioni
israeliane organizzate su
tutte le strade che conducevano al nostro villaggio.
In seguito seppi che gli abitanti di Jaba e 'Ayn Ghazal
avevano inutilmente tentato di venire in nostro aiuto,
ma non erano riusciti
a raggiungere il nostro villaggio.
Quando ci ebbero riuniti sulla spiaggia, gli Ebrei ci
chiesero: "Ci sono Siriani tra di voi? Avete avuto aiuto
dai Siriani provenienti dal mare?"
Una volta catturati, quando ci trasferirono dal campo di
Umm Khalid al campo di prigionia di Jilil,
rappresentanti della Croce Rossa
registrarono i nostri uomini e ci informarono sui nostri
diritti di prigionieri di guerra.
I soldati ci facevano coltivare i campi Arabi in cambio
di un contratto con l'esercito Ebraico. Ci pagavano con
coupons che ci permettevano
di procurarci alimenti alla mensa per sfamarci, perchè
la nostra razione giornaliera della prigione era
penosamente insufficiente.
Un giorno arrivarono diversi camions carichi di uomini.
Li fecero scendere così che potessero bere all'unico
rubinetto del campo.
Poiche erano riarsi per la sete, ci fu una vera ressa
per raggiungere il rubinetto e i soldati aprirono il
fuoco su di loro e il
sangue si mischio' all'acqua. Decine di uomini morirono
davanti ai nostri occhi. Solo in seguito sapemmo che gli
uomini provenivano
da Lydda e Ramla.
Quando lasciammo il campo per l'esilio, dovemmo
percorrere a piedi la distanza tra Wadi al Milh e Jenin
(40 chilometri).
Vidi numerosi corpi di Arabi lungo la strada.
Mahmud Nimr 'Abd al Mu'ti, nato nel 1930, residente al
campo di Yarmuk
Mio padre ed io ci alternavamo nei turni di guardia. La
notte dell'attacco era il turno di mio padre, ed era
appostato a Qarqun, nel sud del villaggio.
La mattina, quando uscii di casa, la gente correva in
ogni direzione, raccogliendosi in gruppi. Corsi da
Muhammad Shihada che mi dette un fucile
e mi disse che la nostra postazione ad al-Warsha non
era ancora caduta. Corsi a raggiungere gli uomini a
difesa della postazione.
Per la strada mio zio mi fermò e mi disse che al-Warsha
era caduta. Ritornammo al villaggio e lui nascose il mio
fucile nell'orto tra le piante
di pomodori,all'interno del cortile di casa. Quando
tornammo fuori fummo sorpresi da soldati Israeliani, ci
trovammo faccia a faccia con
loro. Ci perquisirono e confiscarono la mia carta
d'identità insieme a sette pounds Palestinesi.
Portarono me e gli altri prigionieri a seppellire i
nostri martiri, uno dei quali era Mustafa al-Sahud. Più
tardi seppi che avevano gia ucciso
anche i suoi due fratelli. Uno di quelli che furono
risparmiati era Taha Muhammad Abu Safiyya, ma quando lo
rimandarono indietro i suoi capelli
erano imbiancati,anche
se aveva solo 16 anni.
Per la strada che conduceva al cimitero vidi numerosi
corpi che non riuscii ad identificare. Ricordo anche di
aver visto un anziano
appartenente alla famiglia Yahya, noto come Abu Rashid.
Era stato ferito gravemente ed era stato legato contro
un fascio di canne da
zucchero. Era morto seduto e sembrava che fosse vivo, e
sembrava che sorridesse. Vidi uno dei soldati Ebrei
scattargli una fotografia.
Successivamente ci chiusero nel campo di prigionia di
Ijlil e ci sfruttarono facendoci lavorare nei campi.
Eravamo
ben consapevoli che un numero
di coloro che andavano a lavorare non sarebbero mai
ritornati indietro.
Dopo ijlil, fummo imprigionati al campo di Umm Khalid.
In quel campo un giorno ci ordinarono di scavare una
grossa buca, che scavammo
con le loro armi puntate contro. Parlavano fra di loro
in Ebraico e qualcuno di noi capì che che stavano
parlando di "finirci".
Uno di noi cercò di parlare al comandante del campo, che
immediatamente fece sostituire le guerdie.
Un giorno ci portarono al villaggio di Qaqun, dove il
fetore era insopportabile a causa dei corpi ( si
riferisce ai corpi dei 90 ufficiali
e soldati Iracheni che erano morti difendendo il
villaggio).
Cominciammo a scavare una fossa per seppellire i morti,
ma improvvisamente un razzo iracheno cadde vicino a noi:
gli Iracheni erano posizionati
a 5 chilometri da lì. Un soldato Ebreo fu ucciso. Io
stesso fui raggiunto dalle schegge ma non me ne accorsi
finchè Isa Abd al-Al mi disse
che stavo sanguinando da una mano, dal petto e dalla
spalla e persi conoscenza.
Mi fasciarono con le loro bende e mi ingessarono il
braccio. La Croce Rossa ci visitò un pò più tardi nel
campo. Mi chiesero della mia ferita.
L'uomo a capo del campo, il cui nome era Punstein, disse
che ero stato ferito mentre combattevo contro i suoi
uomini a Tantura.
Ma il delegato della Croce Rossa non fu soddisfatto
della sua risposta e chiese se qualcuno di noi parlava
inglese, e Fuad al-Yahya gli
raccontò cos'era realmente accaduto. L aCroce Rossa mi
disse allora che stavo per essere liberato, ma
all'inizio non ci credetti.
E Fuad al-Yahya fu punito per aver parlato.
Gli uomini di Taantura cominciarono a scrivere lettere
per i loro cari. Ma ero in imbarazzo.....dove nascondere
tutte quelle lettere?
I miei abiti erani a pezzi e l'unica tasca era piccola.
Uno dei miei compagni mi suggerì la benda del mio
braccio, e fu lì che le nascosi.
La Croce Rossa mi consegnò all'esercito Iracheno, che
subito mi interrogò. Quanti Iracheni erano stati uccisi
a Qaqun? Quanti tanks
avevano gli Ebrei? Quante mitragliatrici, quanti pezzi
di artiglieria? Io temevo che avrebbero scoperto le
lettere, poichè era molto facile
essere accusati di spionaggio e di collaborare col
nemico.
Una volta che fui rilasciato, mi adoperai per consegnare
una per una le lettere ai destinatari.
Rimasi in Giordania per tutto il 1949, poi fummo
trasferiti in Siria.
Muhammad Qasin Daqnash, nato nel 1924, residente al
campo di Yarmuk
La notte dell'assalto al villaggio, ero a sud di
Tantura, posizionato al "Tallat Umm Rashid". Ero armato
con un fucile da caccia.
Mio padre era vicino a me. Quando gli spari iniziarono,
mio padre mi prese l'arme e mi ordinò di tornare a casa;
temeva per la mia vita
anche perche ero l'erede di una famiglia importante nel
villaggio. Corsi verso un gruppo di abitanti del
villaggio vicino alla scuola. Uno di loro
aveva un fucile automtico Brenn, una mitragliatrice. Mi
dissero che Ibrahim al-Shuri era stato colpito. Lufti
Dassuki era quello con
il Brenn. Disse:" Chi vuole andaare in prima linea?"
rimasi in silenzio perchè avevo paura ed ero come in uno
stato di shock.
Nella parte sud del villaggio vidi il bambino Tawfiq
Hassan al-Hindi, che era ferito, mentre lo trasportavano
dntro una delle casa.
Quando l'attacco divenne più intenso, alcuni uomini:
Mahmud Abu al-Nada, Yusuf Fayiz Ayyub, e uno dei miei
cugini, si ripararono nella casa di
Muhammad al-Nada. Mio cugino fu colpito da un
proiettile. E quando suo padre si affacciò alla finestra
per vedere cosa stava succedendo
uno sparo lo uccise sul colpo.
Dopo che fummo radunati sulla spiaggia, i soldati Ebrei
utilizzarono lo Sceicco Rushdi al Jayyshi ed una
ragazzina proveniente dalla comunità dei
beduini di Jicr al Zarqa per convincere un gruppo che
stava continuando a resistere, che se si sarebbero
arresi, nessuno avrebbe fatto loro
del male. Quando tornò, lo Sceicco ci raccontò che
appena gli uomini si furiìono arresi, due di loro
furono fucilati a sangue freddo sul posto
e furono finiti con le baionette. Lo Sceicco era
sopraffatto dal rimorso per essere stato usato in quel
modo.
Fummo portati al campo di prigionia di Umm Khalid. Là
due uomini del villaggio, Muhammad al_Malah e Arif Taha
Salam, riuscì
a scappare attraverso la piccola finestra della nostra
cella.
Successivamente fummo trasferiti al campo di prigionia
di Ijil, decisi di scappare con ogni mezzo.
Un giorno cinque di noi eluse la vigilanza della guardia
e scappò : Muhammad 'Amshawi, Ibrahim al-Shuri, Muhammad
al-Jammal, Fauzi
al Tanji ed io. Ci nascondemmo in un frutteto vicino e
sentimmo gli Ebrei attraversare il colle e poi sentimmo
qualcuno gridare:
"Ne mancano cinque!". Quella notte cominciammo a
camminare verso il villaggio di Jaluya, poi verso Bir
al-'Adss e da lì verso un campo
militare iracheno. Gli Iracheni ci condussero a
Qalqilya. Da lì fummo trasferiti a Nablus per controllo
d'identità.
Nessuno di noi aveva con se' documenti e ci chiesero se
qualcuno a Nablus ci conosceva. Proposi all'ufficiale di
lasciarmi andare
a cercare qualcuno. Cominciò a ridere e disse: "un
uccello ne chiama un altro e tutti e due volano via".
Rimanemmo così finchè un ufficiale realizzò la
situazione in cui eravamo. Ci chiamò e fummo rilasciati.
Ramma Salih Abu Salim, data di nascita ignota, residente
al campo di Yarmuk.
All'alba mia madre mi disse: "Vai nell'aia e fai uscire
le galline." I'aia era dietro la casa.
Sentii sparare ma non realizzai che fosse la guerra.
Vidi gli Ebrei arrivare. Corsi da mia madre, e lasciammo
la casa per unirci ad altre
persone del villaggio. In cammino, vidi una donna di
Freydiss che si trovava per caso a Tantura con suo
marito. Gli Ebrei gli avevano
sparato anche se era disarmato. Gli avevano messo sabbia
in bocca e prendevano a calci il suo corpo. La donna
stava piangendo,
lanciava sassi verso di loro e urlava contro di loro.
Yusuf Mustafa al-Bayrumi, nato nel 1938, residente al
campo di Yarmuk
Dopo la caduta del villaggio, i sopravvissuti furono
riuniti e gli uomini presi prigionieri. Io finii al
campo di Surafand.
C'erano alcuni uomini di Jaffa con noi. Una volta,
tornando dal lavoro, notammo che un giovane non era
tornato. Il suo nome era
Khalil al_Tartir. Più tardi sapemmo che lo avevano
ucciso perchè aveva probabilmente tentato di fuggire.
Dopo questo omicidio ci rifiutammo di lavorare fuori dal
campo. Temevamo per la nostra vita e chiedemmo la
presenza della Croce Rossa.
Un giorno, mentre eravamo al campo di Ijlil , arrivarono
alcune truppe di Ebrei a cavallo. Cominciarono a
scattarci fotografie.
Chiesi a uno di loro: "Quando intendete lasciarci
tornare a Tantura? "Al che rispose: "Il giorno che
potrete guardarvi le orecchie con i vostri
occhi, sarà il giorno che rivedrete Tantura".
Yusuf Mustafa al-Bayrumi, nato nel 1928, residente al
campo di Yarmuk
Ero molto spaventato dalla pesante sparatoria. All'alba
mia madre voleva che andassimo al centro del villaggio
per essere più
protetti. Mio padre disse: "Noi siamo nati qui e
moriremo qui". Pensò che mio fratello volesse
farci abbandonare il nostro villaggio.
Sulla strada vidi i corpi dei bambini di Isa al Hamdan
distesi a terra.
Circa una settimana prima dell'attacco, grandi
imbarcazioni erano ormeggiate lungo la costa vicino al
villaggio per evacuare
la popolazione via mare.
Ma gli uomini di Tantura si rifiutarono di partire e
alcuni di essi spararono perfino alle barche,
obbligandole a levare l'ancora.
Sapemmo in seguito che le barche provenivano dal Libano,
mandate dall'Alto Commissariato Arabo il quale, fin
dalla caduta
di Haifa in Aprile e la proclamazione dello Stato di
Israele il 14 maggio, temeva per le nostre vite.
Yahya Abu Madi, nato nel 1931, residente al campo di
Yarmuk
Dopo la caduta di Haifa e i villaggi circostanti,
seguita dalla proclamazione dello stato d'Israele,
l'attacco su Tantura sembrava inevitabile.
Gli uomini avevano pochissime armi, e non erano
preparati nè organizzati. Stavano di guardia alle
entrate dei villaggi, dei campi e cartelli.
La nostra casa, che era nel settore nord di Tantura,
chiamato al-Ramla, era relativamente isolata.
Il villaggio cadde in mano al nemico rapidamente, e i
soldati entrarono all'interno di esso.
In quel momento chiunque li incontrasse nel passaggio
veniva ucciso. Quando ci radunarono sulla spiaggia, la
gente cominciò
a scambiarsi i nomi dei morti. Allora sentii uno dei
nuovi arrivati chiamare 'Abd al-Latif Suwaydan: "Tuo
padre è stato ucciso".
Gli Ebrei allora portarono una mitragliatrice Hotchkiss,
la caricarono e girarono l'arma verso di noi.
Tutti pensammo che era arrivata la fine, ma invece essi
portarono via gruppi di uomini verso destinazioni
ignote.
Fu solo più tardi, alla fine della prigionia, che
venimmo a sapere che due centinaia di nostri fratelli di
Tantura erano stati massacrati.
Durante la prigionia ci ritrovammo con Palestinesi di
altri villaggi. C'erano anche alcuni ufficiali e soldati
dell'esercito Egiziano non
commissionati. Al campo di Sarafand, la Croce Rossa ci
visitò e ci permise di scrivere alle nostre famiglie, un
massimo di 25
parole a persona.
Il capo del campo si chiamava Eliahu. Un giorno venne da
noi con una fotografia in mano. Chiese a quello di
Tantura di identificarlo.
Lufti Dassuki raggiunse la sua mano. Eiahu chiese :
"Conosci quest'uomo?" Lufti rispose: "Si, è la foto di
Yaacov, mukhtar di Zichron
Yaacov." Allora Eliahu disse: " Ognuno di voi dovrebbe
baciare la sua mano, perchè senza il suo intervento
l'intera popolazione di Tantura
sarebbe stata fucilata".
Dopo la nostra liberazione, appresi che il massacro era
finito perche gli Ebrei avevano saputo che Abdallah
al-Tall (uno dei comandanti
delle unità della Transgiordania che operavano in
Palestina), aveva appena catturato 300 Ebrei a Kfar
Etzion così sarebbe stato
utile mantenerci vivi per un futuro scambio di
prigionieri.
Comunque, non nego che Yaacov, il Muchtar di Zichron
Yaacov, fu compassionevole e non approvava spargimenti
di sangue.
Yusuf Salam, nato nel 1924, residente al campo di Yarmuk
Una settimana prima dell'attacco, mio fratello Mustafa e
mio cugino Muhammad, che stavano da alcuni parenti a
Kafr Lam, furono uccisi
dagli ebrei che avevano attaccato il villaggio. Mio
padre fu ferito mentre cercava di portare indietro i
loro corpi.
Fui svegliato dal rumore dei proiettili. Chiesi a mia
zia, chi sarebbe rimasto con noi a prendersi cura di mio
padre ferito, che cosa stava
succedendo. Lei rispose: "Non preoccuparti, non è molto
grave". Li vidi entrare nel villaggio e sebbene ci fosse
una bandiera bianca
issata dal minareto della Moschea, essi uccisero tutti
gli uomini che incontrarono.
Mentre eravamo tenuti sulla spiaggia, e dopo che ebbero
selezionato un altro gruppo di circa quaranta uomini per
l'esecuzione, il Muchtar
di Zichron Yaacov arrivò e parlò con Samson ( il leader
degli aggressori) in Ebraico e lo ammonì contro la loro
uccisione.
Samson rispose che aveva avuto l'ordine di ucciderli
tutti. Yaacov se ne ando e tornò subito con un pezzo di
carta che dette a Samson.
Fu così che quell'ultimo gruppo scampo' alla morte.
Tra i corpi che vidi nella fossa comune che era stata
scavata nel campo dei Dassuki, io stessa contai 25
persone della nostra gente.
ad Umm Khalid, il villaggio deserto che avevano
trasformato in campo di concentramento,arrivarono un
giorno alcune persone di Zichron
Yaacov e cercarono di convincere il capo del campo, il
cui nome era Ashkenazi di trattarci più gentilmente e
senza umiliazioni e insulti,
ma il capo si rifiutò di ascoltarli e li fece andare
via.
Fu ad Umm Khalid che Arif Salam e Muhammad al-Malah
riuscirono a scappare, cosi loro decisero di punirci
collettivamente.
Fummo trasferiti a Ijlil. Un giorno un soldato si mise a
sparare ai prigionieri numerose persone rimasero uccise.
Yusuf Abu Ajjaj fu
una delle vittime. Più tardi sapemmo che il soldato
voleva vendicare la sconfitta Israeliana della battaglia
di Tirat Bani Sa'b contro gli
Iracheni.
Un'altra volta la guardia diventò molto nervosa. Un
gruppo di Irgun voleva occupare il campo per eliminare
tutti i prigionieri arabi.
Ricordo di aver sentito minacce tra gli Haganah e gli
Irgun, all'entrata del campo.
Quando seppi dai miei compagni che gli Ebrei stavano
prendendo prigionieri per farli lavorare fuori e che
molti di loro non tornavano mai
indietro, decisi di scappare.
Così una notte andai vicino al bungalow dei prigionieri
Egiziani perchè era al buio. Altri tre prigionieri
avevano deciso di tentare di
scappare con me: Anwar Farhat, Abroad'Ammuri, e un uomo
del villaggio di Yazur. Contavamo molto su quello di
Yazur perchè lui
conosceva le strade intorno all'area. Il campo era
circondato da tre barriere di filo spinato e i miei
compagni tornarono indietro.
Passai attraverso la prima barriera senza difficoltà. Mi
procurai tagli sul viso e sul petto passando le altre
due barriere, ma mi spinsi
avanti finchè non fui fuori. Non conoscevo la regione
dove mi trovavo, e il clima era freddo e invernale.
Vagai senza meta per tre giorni
fino a che fui fermato da soldati che risultarono essere
Iracheni. Un Palestinese era con loro, conosceva il mio
villaggio e confermò
per mio conto ciò che era successo. Mi portarono a Tirit
Bani Sa'b. Quando gli abitanti del villaggio mi videro
arrivare, piengente
e accompagnato dai soldati pensarono che fossi un
prigioniero catturato dagli Iracheni e cercarono di
aggredirmi, ma un ufficiale
li fermò.
Comunque la vita là non era facile. Non c'era abbastanza
cibo, e non c'erano vestiti.
Muhammad Kamil al-Dassuki, nato nel 1935, residente al
campo di Raml, Lattakieh
Sentii la gente urlare: "Gli Ebrei stanno attaccando,
gli Ebrei stanno attaccando!" I proiettili fischiavano
da tutte le parti e si sentivano
esplosioni nel villaggio. All'alba, vidi imbarcazioni
scaricare soldati vicino al Burj, nord del villaggio, ed
essi avanzarono attraverso le
varie entrate di Tantura. Mentre stavamo trasportando i
morti, sentii un giovane che piangeva. Un soldato gli
chiese perchè piangeva.
Lui rispose:" I miei due fratelli sono stati uccisi.
Questo è il corpo di mio fratello Khalil, e questo è mio
fratello Muhammad. Mia madre
ha soltanto me adesso." " A che serve la tua vita
allora?" chiese il soldato.E gli sparò. Il nome del
ragazzo era Mustafa al -Salbud.
Al cimitero vidi macchine piene di Ebrei, alcuni di loro
ridevano e cantavano, ma altri erano terribilmente
silenziosi.
Quando eravamo riuniti sulla spiaggia, giovani Ebrei,
ragazzi e ragazze, trasportarono attraverso il villaggio
barche da pesca sulla
spiaggia e cominciarono a festeggiare la loro vittoria,
mentre il loro capo, un uomo alto con la pelle pallida,
ci chiedeva:
"Dove sono i soldati Siriani? Stavate combattendo da
soli?"
Piu tardi si rivolse a noi ( ovvero alle donne e ai
bambini) ci destino' al Mukhtar del villaggio di
Fraydiss.
La gente di Fraydiss ci accolse meglio che poteva, e la
gente dei villaggi di Jaba', ijzim e 'Ayn Ghazal
mandarono cibo e coperte
per noi.
Rimanemmo un mese a Fraydiss. Un giorno un anziano uomo
Ebreo venne al villaggio. Raccolse tutti i ragazzi tra i
12 e i 14 anni
portati da Tantura per la raccolta degli agli e delle
patate, sotto la guardia dei soldati Ebrei.
Un soldato mi chiese:"Sei di Tantura. Conosci qualcuno
della famiglia Dassuki?" "Me," risposi. "Conosci
Abu'Aql?" "E' il fratello
di mia madre." Mise giu il fucile e disse: "Dov'e'?" Gli
dissi che era a Fraydiss. Allora comincio' a piangere:"
Salutalo per me.
Io lo conosco, sono il figlio di Abraham Hallaq, il
macchinista del treno della linea Haifa-Jaffa e mio
padre è un amico di tuo zio!"
Poi mi chiese dei miei cugini e gli dissi che Salim e
Nimr erano stati uccisi. Lui maledi' gli assassini e
aggiunse," Anche io. Due
dei miei fratelli sono stati uccisi." In seguito venne a
Fraydiss a trovare mio zio.
Mio padre, che era uno della resistenza del villaggio,
riusci ad arrivare a 'Ayn Ghazal. Io decisi di tentare
di raggiungerlo e cominciai
a camminare, scalzo. Quando arrivai da mio padre, un
uomo di 'Ayn Ghazal, Hajj Hasan, vedendo che ero scalzo,
mi porto'
con se' e mi compero' un paio di scarpe.
Abd al-Razzaq Nasr, nato nel 1931, residente al campo
profughi di Raml, Lattaquieh
La note dell'attacco, ero di guardia a nord del
villaggio, A Bi'r Jamus, non lontano da Dibbit al-'Ijra.
Si udirono spari da lontano,
provenienti dal sud vicino a Talat Umm Rashid, e poi si
avvicinarono alla nostra posizione.
All'incirca alle 2:30 nella notte, un treno scaricò
soldati che presero posizione sopra di noi, da dove
cominciarono a spararci
e bombardarci. Tentammo di allontanarci, ma perdemmo due
uomini. Io ero con Muhammad' Awad. Durante la nostra
fallita
ritirata, vidi altri due corpi , tra cui quello di
Muhammad Shihada.
Quando fummo vicino al Burj, raggiungemmo un gruppo dei
nostri--se la memoria mi assiste, c'erano Hassuna Sa'id
Salam,
Hadi Abu Ghazala, Abu Subhi' Ashmawi, Hajj 'Abd al-Rhamn
Dassuki, and Fayiz Ayyub.
Hajj Dassuki era ferito alla testa e Sa'id Salam alla
spalla. Cercai di aiutarli. Quando fummo vicini a casa
sua, vicino al Marah, Hajj
ci chiese di lasciarlo lì. Erano circa le 6 del mattino.
Andai a casa mia e nascosi la mia arma, chiesi dove
forreso gli altri. Seppi che molti erano in casa di
'Iqab al-Yahya ma che
i soldati li avevano trovati. Avevano bussato alla
porta d'ingresso di fronte al mare, e la porta sul retro
contemporaneamente,
sparando in tutte le direzioni e gridando: "Uscite
fuori, fuori!".
Tutti furono ammassati alla spiaggia. Il loro ufficiale,
Samson, arrivo' e chiese di Muhammad Yusuf al-Hindi. Gli
puntò una pistola alla
tempia e chiese dove erano nascoste le armi del
villaggio. Muhammad fu obbligato a dare alcuni nomi,
incluso il mio.
Mi presero,legandomi le braccia con la mia camicia, cosi
che potessi trovare il mio fucile e loro lo presero.
Per strada vidi numerosi corpi vicino alla casa di Abu
Safiyya, e al ritorno, nel posto chiamato Marah,
riconobbi i corpi
di Fadl Abu Hana, Fawzi Abu Zamaq, e Muhammad' Awad Abu
Idriss.
Nel piccolo vicolo dalla bottega del barbiere di Abu
Juayd, vidi una lunga scia di sangue di circa 20 metri
che portava a un
punto in cui più di dieci corpi erano stati accatastati.
'Abdallah Salim Abu Shakar, nato nel 1931, residente a
Lattaquieh
Tantura e' sulla costa, a circa 30 chilometri da Haifa.
Tra il villaggio ed Haifa c'erano numerosi villaggi,
tutti Arabi.
La terra di Tantura era fertile e ben irrigata,
comprendeva piu' di 12000
dunams.
Il villaggio aveva una scuola elementare per ragazzi ed
un'altra per ragazze, ed aveva un dispensario. Dottori
erano
di turno per le visite al villaggio regolarmente, e
un'infermiera era sempre presente, si chiamava
Zahabiyya.
Avevamo anche un circolo culturale e uno sport club.
Poco prima dell'attacco al villaggio del 22 maggio, gli
ebrei ci chiesero di accettare il fatto compiuto, di
riconoscere
lo Stato d'Israele e di deporre le nostre armi.
L'uomo che ci porto' questo messaggio era un Palestinese
del villaggio di Fraydiss che era stato incaricato di
questa missione dal mukhtar di Zichron Yaacov, che stava
compiendo gli ordini dell'Haganah.
Gli abitanti di Tantura rifiutarono.
Dopo la caduta di St.Jean, Acre ed Haifa, alcuni degli
abitanti di Tantura partirono, via mare, per un rifugio
temporaneo
in Libano. Erano soprattutto donne e bambini e qualche
anziano. Gli altri decisero di rimanere e di affrontare
il destino
sconosciuto che li attendeva.
Il villaggio non aveva realmente armi e gli uomini non
erano organizzati. Mio padre, Salim, era stato in
precedenza in Libano
con Wadi al-Hindi dove incontrarono il mufti della
Palestina, Hajj Amin al-Husseini, a Chtaura e a Mu'in
al-Madi a Beirut
per cercare di procurarsi delle armi.
Ma la risposta fu "Non c'e' altra forza che quella di
Dio il n'y a de force qu'en dieu"
Continuarono verso la Siria, ad Hama ed Aleppo, dove
riuscirono a comprare qualche pistola e una
mitragliatrice
automatica Brenn. Dovete tenere a mente che gli abitanti
del villaggio credevano al momento che occorreva loro
soltanto di resistere per poco tempo, giusto il tempo
per fare arrivare gli eserciti Arabi.
Gli Ebrei uccisero mio padre in una casa a sud del
villaggio. Non sapemmo cosa era successo agli uomini che
erano
appostati a difesa delle entrate del villaggio fino al
rilascio dalla detenzione.
Portarono me e altri ragazzini vicino ad un negozio del
villaggio e ci allinearono contro un
muro, ordinandoci di alzare
le mani. Poi ci portarono alle spiaggia. Li fummo di
nuovo raggruppati,
circa 400 uomini, e portati al campo di
prigionia di Umm Khalid. Quando fui liberato, raggiunsi
la mia famiglia in Siria.
Non c'e' ancora stato un conteggio dei nostri morti, ma
noi sappiamo che il numero supera le duecento persone.
Sabira Abu Hana, nata nel 1933, residente al campo di
Raml, Lattaquieh
Avevamo trascorso la serata dalla nostra vicina, ad Umm
Khalid, la moglie di Sa'd al-Din Abu al-Hasan.
Stavamo preparando il
fuoco con il carbone per fare il bucato, perche' al
mattino avevamo dovuto aiutare per il raccolto.
Nimr Frahat irruppe improvvisamente e grido': "Cosa
state facendo ancora qui? Gli ebrei sono gia a Tallat
Umm Rashid!".
Corremmo verso il centro del villaggio dov'era la casa
del mio zio materno, Said Salam, e rimanemmo lì fino
alle 6 del
mattino. Un'ora più tardi vidi un Ebreo portava via
un uomo del villaggio puntandolo con l'arma.
Mio nonno, Mahmud Abu Hana, fu ucciso di fronte
all'entrata della casa. Mio zio paterno, Fadl Abu Hana,
fu eliminato
dopo la caduta del villaggio e arrotolato in una stuoia
di paglia.
Sulla spiaggia i soldati rubarono dodici braccialetti
d'oro ad Hajja 'Aisha, la moglie di Issa 'Abd al-Al.
Amina 'Awal Abu Idriss scopri il corpo di suo fratello
vicino al cimitero. Lei gli accarezzo' i capelli, lo
bacio' e grido' tutto
il suo dolore.
Vidi circa cinquanta corpi al cimitero. Vidi anche Abu
Jawdat al-Samnra portare il corpo di suo figlio su una
scala
che stava usando come bara.
Dopo la nostra partenza da Tantura, perdemmo altre 40
persone, soprattutto bambini, per la strada tra Fraydiss
e le città
della West Bank, compreso Tulkarem ed Hebron. Ogni ora
qualcuno annunciava che il bambino diqualcuno era appena
morto. Ricordo che soltanto nella cava di Dayr
al-Moscobiyeeh, seppellimmo circa venti dei corpi dei
nostri.
Quello che successe al nostro villaggio non fu meno
orribile del massacro di Dayr Yasin, ma a quel tempo i
Palestinesi
erano più preoccupati del destino dei vivi che di quello
dei morti, e presto la perdita della terra sommerse la
perdita delle
vite umane e nessuno parlò del massacro di Tantura, se
non recentemente.
Yusra Abu Hana, nata nel 1915, residente al campo di
Yarmuk.
Gli spari cominciarono intorno a mezzanotte. Mudalla
arrivata da Zulul ci disse: "Isa Dassuki è ferito, forse
morto.
E Su'd al-Filu e' corsa da lui per dargli da bere, ed
anno sparato e ucciso anche lei."
Uno dei miei fratelli, Fadl fu ucciso; l'altro, Faysal,
fu ferito. Si era nascosto nella stalla ma fu trovato:
stava fumando e l'odore
della sua sigaretta fece strada. Volevano ucciderlo ma
il mukhtar di Zichron Yaacov, che aveva buone relazioni
con mio padre,
intercedette per lui. Bisognerebbe ricordare che noi
avevamo trattato la gente della sua colonia molto bene,
quando venivano
alla spiaggia di Tantura.
Hasan'Ammuri era solo un bambino e sua madre aveva 45
anni quando lui è nato. Prese parte ai combattimenti.
Gli dissero che l'avrebbero risparmiato se si arrendeva,
ma gli spararono immediatamente quando lui consegno'
loro la sua arma.
Nella spiaggia dove eravamo assemblati, ci scipparono di
tutto: orologi, braccialetti, soldi, carte d'identita'.
Lungo la strada diretta alla spiaggia, la porta di una
delle case era aperta e io vidi una pila di corpi
all'interno.
Per non dire della gente che hanno ammassato e
giustiziato al cimitero: piu' di cinquanta persone.
Tutti gli uccisi erano disarmati, fucilati per le strade
del villaggio o all'interno delle case. Sulla spiaggia
portarono via
gruppi di uomini, ma nessuno torno' indietro.
Verso mezzogiorno le uccisioni terminarono quando il
mukhtar di Zichron Yaacov arrivò con un ordine scritto.
Un gruppo di circa quaranta uomini che era appena stato
portato via fu salvato.
'Izz al.Din al Masri, nato nel 1937, residente al campo
di Yarmuk.
Quando eravamo stati raccolti a Fraydiss, ci permisero
di tornare a Tantura per prendere vestiti e coperte. Mia
madre mi disse
di prendere tutto quello che riuscivo a portare,
specialmente la sua macchina da cucire, e qualche pezzo
d'oro nascosto nel materasso.
Quando entrai in casa, vidi tutte le nostre cose
ammucchiate al centro di ogni stanza. Ma non c'erano
macchine da cucire,
ne' pezzi d'oro, ne i gioielli di mia madre e mia
sorella.
Lungo il binario tra Tantura e Fraydiss vidi i corpi di
Sulayman al Masri e di suo figlio Ahmad. Piu' tardi,
quando eravamo
raggruppati in una scuola a Tulkam, aspettando di
trasferirci ad Hebron, aerei Israeliani arrivarono e ci
bombardarono.
Due bambini di Tantura furono uccisi, il figlio e la
figlia di Yahya ai'-Ashmawi.
Wurud Sa'id Salam, nato nel 1937, residente al campo di
Yarmuk
Era sabato notte e stavamo dormendo quando inizio' la
battaglia. Ci alzammo immediatamente e mia madre chiese
la
protezione di Dio. Mio padre era un membro della
resistenza. Ci affrettammo a raggiungere una casa dove
si erano riunite molte persone.
Poi i soldati arrivarono e ci ordinarono di uscire.
Camminammo lungo il Marah. Mia madre comincio' a urlare
improvvisamente:
aveva riconosciuto il corpo di mio zio, Fadl Abu Hana.
Un Ebreo le punto' la pistola contro e minaccio' che le
avrebbe
sparato se non stava zitta.
Lasciando la nostra casa avevamo preso alcune cose, per
paura che gli Ebrei le rubassero: una penna d'oro, un
anello con
il nome di mio padre inciso, degli orecchini e 8 pounds
Palestinesi.
Quando fummo alla spiaggia mia madre li nascose nella
sabbia, segnando il nascondiglio.
In seguito, a Fraydiss, un colono di Zichron Yaacov che
aveva un ristorante che mio padre riforniva di pesce, ci
riconobbe.
Mia madre gli disse dove avevamo nascosto i nostri
valori, e lui ce li porto'. Non mancava niente. Ricordo
che il suo nome era Lolik.
Tornando al massacro, quando stavamo passando accanto al
cimitero, mia madre disse:" C'e' il corpo di Salman al
Shaykh!"
In panico mi diressi verso il corpo ma mia madre mi
prese per i vestiti e mi trascino' indietro.
Fu ancora vicino al cimitero che vedemmo mio padre
trasportare il corpo di Hajj al-Dassuki, ma non ando'
molto lontano e
mise giù il corpo tra i rami dei peri per paura che
avrebbero sparato anche a lui: lui fu ferito.
Vicino al muretto di Umm Fakhriyya, vedemmo dodici
corpi, tutti della famiglia di Abu Safiyya.
Dopo che fummo portati dalla Croce Rossa a Tulkarem,
dovemmo trasferirci ancora. Eravamo scalzi. L'asfalto
bruciava
e noi saltavamo come passeri.
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