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“Un milione di arabi non
valgono l’unghia di un ebreo” (New
York Daily News, 28
Feb., 1994, p. 6).
Quando il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert, il 22
giugno scorso, lasciò intendere che le vite degli
ebrei valevano di più delle vite dei palestinesi,
stava facendo, di fatto, un’affermazione ideologica di
immenso significato e simbolismo.
L’intero discorso sionista verso i non ebrei in
generale, e i palestinesi, libanesi e gli altri arabi
in particolare, è permeato da osservazioni apertamente
razziste, che sarebbero invece un tabù ripugnante in
qualsiasi paese occidentale.
L’uccisione pornografica da parte di Israele di civili
libanesi e palestinesi, come pure la sistematica e
arbitraria distruzione da parte dell’aviazione
israeliana delle infrastrutture civili a Gaza e in
Libano possono essere interpretate come una onesta
applicazione dell’ideologia talmudica, che più o meno
è giunta a dominare il pensiero israeliano, dal
momento che la società israeliana continua ad andare
alla deriva, minacciosamente, verso l’estremismo
religioso e lo sciovinismo.
Di fatto, si può sostenere, senza paura di sbagliare,
che i comportamenti sfacciatamente criminali verso i
palestinesi e i libanesi sono stati da tempo una
applicazione della percezione dei non ebrei contenuta
nel Talmud.
Questa percezione, razzista fino in fondo, se non
addirittura satanica, considera i non ebrei come
animali o nel migliore dei casi come esseri umani
inferiori.
Razzismo talmudico
Non c’è dubbio che basti scorrere velocemente i
commenti rabbinici, presenti e passati, sullo status
riservato ai non ebrei dalla legge religiosa ebraica
(Halaka) per capire che la maggioranza dei saggi
talmudici considerano i goyim (il termine
dispregiativo ebraico per i non ebrei) come bestie o
comunque come subumani.
Alcuni mesi fa, quando le truppe israeliane
trasferirono alcuni coloni ebraici da un avamposto di
insediamento della Cisgiordania, un membro della
Knesset israeliana, rappresentante del partito
nazionale religioso (NRP), rimproverò l’esercito per
aver trattato “degli esseri umani (i coloni ebrei)
allo stesso modo in cui tratta i palestinesi”.
Le dichiarazioni del rabbino sono state riportate
dalla stampa israeliana e non hanno suscitato alcuna
reazione, e ciò riflette il fenomeno di un crescente
razzismo in Israele.
Nel 1994, quando un immigrato americano di origine
ebraica, Baruch Goldstein, massacrò 29 fedeli arabi
mentre pregavano nella moschea di Abramo ad Hebron, il
rabbino Moshe Levenger del gruppo militante Gush
Emunim (blocco dei fedeli) dichiarò: “Sono spiacente
non solo per la morte di arabi ma anche per quella
delle mosche”.
Alcuni giorni dopo il massacro, Dov Lior, il rabbino
di Kiriat Arba, fece l’elogio funebre di Goldstein
lodandolo come uno “pieno d’amore per gli esseri umani
che lo circondavano”.
Secondo Israel Shahak, autore di
Storia ebraica,
religione ebraica – Il peso di tremila anni,
il termine “esseri umani”, secondo l’Halaka, si
riferisce soltanto agli ebrei.
Shahak sostiene il suo punto di vista con numerose
citazioni dal Talmud, come le seguenti:
“Tutti i figli dei gentili sono animali” ( Yebamoth,
98a.). “I gentili sono fuori della protezione della
Legge e Dio ha messo a disposizione di Israele il loro
denaro” (Baba Kamma, 37-b.). “Dio li ha creati sotto
forma di uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum
(i non ebrei) furono creati all’unico scopo di
servirli (gli ebrei) giorno e notte. Né essi potranno
mai essere esonerati da questo servizio. Si addice al
figlio di un re (un israelita) che gli animali nella
loro forma naturale, e gli animali nella forma di
esseri umani siano i suoi servitori”. ( Midrasch
talpioth, segg. 225d); "le relazioni sessuali di un
Goy sono come quelle di una bestia" (Sanhedrin, 74-b,
Tosephot).
Bisogna dire che queste ingiunzioni talmudiche, solo
esempi generali, non sono anomalie anacronistiche che
non hanno rilevanza con il sionismo come molti
apologeti e portavoce israeliani sosterrebbero.
Nei fatti, vengono applicate, addirittura in modo
sfacciato, in Cisgiordania a Gaza e nel Libano. Il
proscioglimento di soldati israeliani responsabili di
uccisioni di bambini palestinesi (come il soldato che
ha ucciso la tredicenne Iman al-Hamas vicino Rafah nel
2004 mentre si stava recando a scuola), per molti
versi esemplifica la percezione dei non ebrei da parte
degli israeliani o ebrei.
In breve, i non ebrei, secondo gli insegnamenti
talmudici, non sono uomini ma bestie; perfino il
migliore dei goyim dovrebbe essere ucciso; sono
sporchi idolatri che meritano la morte; e gli ebrei
devono regnare sul mondo, serviti dai goyim.
Questa è la vera spiegazione del perché i soldati
israeliani e i coloni uccidono civili palestinesi e
libanesi a volontà, senza mostrare il minimo rimorso.
Questo è anche ciò che ha fatto dire al Capo di Stato
Maggiore israeliano, Dan Halutz: “Dormo bene è ho una
coscienza tranquilla” dopo aver ordinato ad un pilota
di aereo da combattimento F-16 di sganciare una bomba
di 1 tonnellata su un palazzo civile nel pieno della
notte a Gaza, uccidendo 16 persone, inclusi 11
bambini.
Questo è ciò che permette ai piloti israeliani di
annichilire intere famiglie a Tiro e a Mirwahin e poi
sentirsi la coscienza tranquilla.
Annichilimento
Il Talmud, libro su cui si basa il giudaismo
rabbinico o ortodosso, non distingue affatto tra
combattenti e non combattenti in tempo di guerra. Nei
fatti, le autorità rabbiniche insegnano che uccidere
dei non combattenti, bambini del nemico inclusi, è, in
tempo di guerra, una mitzvah (buona azione che ci
rende cari a Dio).
Alcuni anni fa, un importante savio israeliano della
Torah incitò l’esercito israeliano a non trattenersi
dall’uccidere i figli del nemico allo scopo di salvare
la vita dei soldati israeliani occupanti nella
Striscia di Gaza. Quando l’estensore di questo
articolo consultò un certo numero di rabbini e
studiosi chiedendo loro se per caso il rabbino in
questione non fosse un pazzo, gli fu risposto che
invece egli rappresentava la corrente dominante del
giudaismo ortodosso.
Per molti rabbini ortodossi, non valgono per gli ebrei
quelle convenzioni internazionali che considerano un
crimine la deliberata uccisione di civili e la
distruzione di abitazioni e proprietà, come ad esempio
la Quarta Convenzione di Ginevra.
Il 12 luglio scorso, il giornale di destra israeliano
Jerusalem Post, sul
suo sito internet aveva questo titolo: “I rabbini
Yesha chiedono lo sterminio del nemico”.
L’articolo riportava l’appello all’esercito israeliano
del Consiglio rabbinico delle colonie della
Cisgiordania (Yesha) che invitava a “ignorare la
morale cristiana e sterminare i nemici del Nord e del
Sud”. Ovviamente, il termine “morale cristiana”
nell’appello si riferisce alle leggi di guerra che
proibiscono di uccidere civili innocenti
*.
Questo modo di pensare totalmente satanico non deriva
dalle tradizioni secolari del sionismo, che non sono
meno malvage in verità, ma piuttosto dal Talmud
stesso. Per esempio, una eminente figura talmudica,
Shimon Ben Yohai, invocò apertamente lo sterminio dei
non ebrei. (La sua tomba nel Nord della Palestina è
ancora un luogo di pellegrinaggio per molti ebrei).
Hatanya
Se c’è una setta o un movimento ebraico che può essere
descritto come “nazista”, questo è il movimento
Chabad, che prevede apertamente l’annichilimento dei
non ebrei in Palestina sul modello del racconto
biblico del libro di Giosuè.
Non si tratta di un movimento marginale. Sia in
Israele che negli Stati Uniti, è stato in grado di
accumulare una grossa quantità di denaro e di
acquisire una considerevole influenza. Il movimento, a
cui sono affiliati migliaia di soldati e di ufficiali
di alto grado, considera i non ebrei come animali o
sub-umani.
Secondo il famoso libro
Hatanya
dello Chabad, da quanto ci dice Israel Shahak che lo
cita, tutti i non ebrei sono creature totalmente
sataniche in cui non vi è assolutamente nulla di
buono. Perfino un embrione non ebraico è
qualitativamente diverso da uno ebraico.
In realtà, la stessa esistenza di un non ebreo è
inessenziale, dal momento che l’intera creazione è
stata fatta esclusivamente per il godimento degli
ebrei.
In conclusione, c’è ampia conformità tra il
comportamento israeliano in Libano e nei territori
palestinesi occupati e gli insegnamenti talmudici
riguardanti i non ebrei. Il fatto che almeno il 50%
degli ufficiali di alto grado dell’esercito israeliano
siano stati indottrinati secondo il Talmud, spiega,
perlomeno in parte, l’assalto genocida di Israele
contro i civili in Libano e nella Striscia di Gaza.
Cosa ancora più grave, è altamente probabile che
questo modo di pensare talmudico e il conseguente
comportamento continueranno ad estendersi e finiranno
per definire l’intero rapporto di Israele verso i
popoli del Medio Oriente e i non ebrei in generale.
AUTORE: Khalid
Amayreh, 19 luglio 2006
Tradotto da Tradotto da
Mauro Manno per
Tlaxcala
*
Vedi:
http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1150885980653&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull
In cui è scritto appunto
: “The Council called on the IDF to ignore Christian
morals and "exterminate the enemy in the north and the
south."”. I nemici del Nord e del Sud sono i libanesi
e i palestinesi di Gaza. Sappiamo come è andata,
conosciamo il numero di civili uccisi, abbiamo visto
le infrastrutture distrutte, abbiamo appreso delle
bombe a frammentazione sparse su tutto il territorio
del Sud del Libano.
Originale da
Palestine-Info.co.uk |