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Anno III, Comunicato 19 GIUGNO 2008

 

 

Le atrocità a Gaza e in Libano sono motivate dalla mentalità talmudica

 

“Un milione di arabi non valgono l’unghia di un ebreo” (New York Daily News, 28 Feb., 1994, p. 6).

Quando il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert, il 22 giugno scorso, lasciò intendere che le vite degli ebrei valevano di più delle vite dei palestinesi, stava facendo, di fatto, un’affermazione ideologica di immenso significato e simbolismo.

L’intero discorso sionista verso i non ebrei in generale, e i palestinesi, libanesi e gli altri arabi in particolare, è permeato da osservazioni apertamente razziste, che sarebbero invece un tabù ripugnante in qualsiasi paese occidentale.

L’uccisione pornografica da parte di Israele di civili libanesi e palestinesi, come pure la sistematica e arbitraria distruzione da parte dell’aviazione israeliana delle infrastrutture civili a Gaza e in Libano possono essere interpretate come una onesta applicazione dell’ideologia talmudica, che più o meno è giunta a dominare il pensiero israeliano, dal momento che la società israeliana continua ad andare alla deriva, minacciosamente, verso l’estremismo religioso e lo sciovinismo.

Di fatto, si può sostenere, senza paura di sbagliare, che i comportamenti sfacciatamente criminali verso i palestinesi e i libanesi sono stati da tempo una applicazione della percezione dei non ebrei contenuta nel Talmud.

Questa percezione, razzista fino in fondo, se non addirittura satanica, considera i non ebrei come animali o nel migliore dei casi come esseri umani inferiori.

Razzismo talmudico

Non c’è dubbio che basti scorrere velocemente i commenti rabbinici, presenti e passati, sullo status riservato ai non ebrei dalla legge religiosa ebraica (Halaka) per capire che la maggioranza dei saggi talmudici considerano i goyim (il termine dispregiativo ebraico per i non ebrei) come bestie o comunque come subumani.

Alcuni mesi fa, quando le truppe israeliane trasferirono alcuni coloni ebraici da un avamposto di insediamento della Cisgiordania, un membro della Knesset israeliana, rappresentante del partito nazionale religioso (NRP), rimproverò l’esercito per aver trattato “degli esseri umani (i coloni ebrei) allo stesso modo in cui tratta i palestinesi”.

Le dichiarazioni del rabbino sono state riportate dalla stampa israeliana e non hanno suscitato alcuna reazione, e ciò riflette il fenomeno di un crescente razzismo in Israele.

Nel 1994, quando un immigrato americano di origine ebraica, Baruch Goldstein, massacrò 29 fedeli arabi mentre pregavano nella moschea di Abramo ad Hebron, il rabbino Moshe Levenger del gruppo militante Gush Emunim (blocco dei fedeli) dichiarò: “Sono spiacente non solo per la morte di arabi ma anche per quella delle mosche”.

Alcuni giorni dopo il massacro, Dov Lior, il rabbino di Kiriat Arba, fece l’elogio funebre di Goldstein lodandolo come uno “pieno d’amore per gli esseri umani che lo circondavano”.

Secondo Israel Shahak, autore di
Storia ebraica, religione ebraica – Il peso di tremila anni,  il termine “esseri umani”, secondo l’Halaka, si riferisce soltanto agli ebrei.

Shahak sostiene il suo punto di vista con numerose citazioni dal Talmud, come le seguenti:

“Tutti i figli dei gentili sono animali” ( Yebamoth, 98a.). “I gentili sono fuori della protezione della Legge e Dio ha messo a disposizione di Israele il loro denaro” (Baba Kamma, 37-b.). “Dio li ha creati sotto forma di uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum (i non ebrei) furono creati all’unico scopo di servirli (gli ebrei) giorno e notte. Né essi potranno mai essere esonerati da questo servizio. Si addice al figlio di un re (un israelita) che gli animali nella loro forma naturale, e gli animali nella forma di esseri umani siano i suoi servitori”. ( Midrasch talpioth, segg. 225d); "le relazioni sessuali di un Goy sono come quelle di una bestia" (Sanhedrin, 74-b, Tosephot).

Bisogna dire che queste ingiunzioni talmudiche, solo esempi generali, non sono anomalie anacronistiche che non hanno rilevanza con il sionismo come molti apologeti e portavoce israeliani sosterrebbero.

Nei fatti, vengono applicate, addirittura in modo sfacciato, in Cisgiordania a Gaza e nel Libano. Il proscioglimento di soldati israeliani responsabili di uccisioni di bambini palestinesi (come il soldato che ha ucciso la tredicenne Iman al-Hamas vicino Rafah nel 2004 mentre si stava recando a scuola), per molti versi esemplifica la percezione dei non ebrei da parte degli israeliani o ebrei.

In breve, i non ebrei, secondo gli insegnamenti talmudici, non sono uomini ma bestie; perfino il migliore dei goyim dovrebbe essere ucciso; sono sporchi idolatri che meritano la morte; e gli ebrei devono regnare sul mondo, serviti dai goyim.

Questa è la vera spiegazione del perché i soldati israeliani e i coloni uccidono civili palestinesi e libanesi a volontà, senza mostrare il minimo rimorso.

Questo è anche ciò che ha fatto dire al Capo di Stato Maggiore israeliano, Dan Halutz: “Dormo bene è ho una coscienza tranquilla” dopo aver ordinato ad un pilota di aereo da combattimento F-16 di sganciare una bomba di 1 tonnellata su un palazzo civile nel pieno della notte a Gaza, uccidendo 16 persone, inclusi 11 bambini.

Questo è ciò che permette ai piloti israeliani di annichilire intere famiglie a Tiro e a Mirwahin e poi sentirsi la coscienza tranquilla.

Annichilimento

Il Talmud, libro su cui si basa il giudaismo rabbinico o ortodosso, non distingue affatto tra combattenti e non combattenti in tempo di guerra. Nei fatti, le autorità rabbiniche insegnano che uccidere dei non combattenti, bambini del nemico inclusi, è, in tempo di guerra, una mitzvah (buona azione che ci rende cari a Dio).

Alcuni anni fa, un importante savio israeliano della Torah incitò l’esercito israeliano a non trattenersi dall’uccidere i figli del nemico allo scopo di salvare la vita dei soldati israeliani occupanti nella Striscia di Gaza. Quando l’estensore di questo articolo consultò un certo numero di rabbini e studiosi chiedendo loro se per caso il rabbino in questione non fosse un pazzo, gli fu risposto che invece egli rappresentava la corrente dominante del giudaismo ortodosso.

Per molti rabbini ortodossi, non valgono per gli ebrei quelle convenzioni internazionali che considerano un crimine la deliberata uccisione di civili e la distruzione di abitazioni e proprietà, come ad esempio la Quarta Convenzione di Ginevra.

Il 12 luglio scorso, il giornale di destra israeliano
Jerusalem Post, sul suo sito internet aveva questo titolo: “I rabbini Yesha chiedono lo sterminio del nemico”.

L’articolo riportava l’appello all’esercito israeliano del Consiglio rabbinico delle colonie della Cisgiordania (Yesha) che invitava a “ignorare la morale cristiana e sterminare i nemici del Nord e del Sud”. Ovviamente, il termine “morale cristiana” nell’appello si riferisce alle leggi di guerra che proibiscono di uccidere civili innocenti
*

Questo modo di pensare totalmente satanico non deriva dalle tradizioni secolari del sionismo, che non sono meno malvage in verità, ma piuttosto dal Talmud stesso. Per esempio, una eminente figura talmudica, Shimon Ben Yohai, invocò apertamente lo sterminio dei non ebrei. (La sua tomba nel Nord della Palestina è ancora un luogo di pellegrinaggio per molti ebrei).

Hatanya

Se c’è una setta o un movimento ebraico che può essere descritto come “nazista”, questo è il movimento Chabad, che prevede apertamente l’annichilimento dei non ebrei in Palestina sul modello del racconto biblico del libro di Giosuè.

Non si tratta di un movimento marginale. Sia in Israele che negli Stati Uniti, è stato in grado di accumulare una grossa quantità di denaro e di acquisire una considerevole influenza. Il movimento, a cui sono affiliati migliaia di soldati e di ufficiali di alto grado, considera i non ebrei come animali o sub-umani.

Secondo il famoso libro
Hatanya dello Chabad, da quanto ci dice Israel Shahak che lo cita, tutti i non ebrei sono creature totalmente sataniche in cui non vi è assolutamente nulla di buono. Perfino un embrione non ebraico è qualitativamente diverso da uno ebraico.

In realtà, la stessa esistenza di un non ebreo è inessenziale, dal momento che l’intera creazione è stata fatta esclusivamente per il godimento degli ebrei.

In conclusione, c’è ampia conformità tra il comportamento israeliano in Libano e nei territori palestinesi occupati e gli insegnamenti talmudici riguardanti i non ebrei. Il fatto che almeno il 50% degli ufficiali di alto grado dell’esercito israeliano siano stati indottrinati secondo il Talmud, spiega, perlomeno in parte, l’assalto genocida di Israele contro i civili in Libano e nella Striscia di Gaza.

Cosa ancora più grave, è altamente probabile che questo modo di pensare talmudico e il conseguente comportamento continueranno ad estendersi e finiranno per definire l’intero rapporto di Israele verso i popoli del Medio Oriente e i non ebrei in generale.

 

AUTORE:  Khalid Amayreh, 19 luglio 2006

Tradotto da  Tradotto da Mauro Manno per Tlaxcala



* Vedi: http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1150885980653&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull

In cui è scritto appunto : “The Council called on the IDF to ignore Christian morals and "exterminate the enemy in the north and the south."”. I nemici del Nord e del Sud sono i libanesi e i palestinesi di Gaza. Sappiamo come è andata, conosciamo il numero di civili uccisi, abbiamo visto le infrastrutture distrutte, abbiamo appreso delle bombe a frammentazione sparse su tutto il territorio del Sud del Libano.


Originale da Palestine-Info.co.uk

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