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Gaza-Hamas: il realismo di D'Alema
molto più utile delle astrazioni "laiche" dei "marxisti".

Un'ipotesi sulla crisi di Lampedusa: Tripoli fa pressioni
sull'Italia per una posizione veramente diplomatica della crisi?
di Claudio
Moffa, 2 gennaio 2009
Sono
tanti i capitoli in cui si dipana in Italia il dibattito sollevato
dall’ennesima aggressione israeliana in Medio Oriente: il punto focale
attorno a cui si gioca la battaglia in corso è però uno solo, il governo
legittimo di Hamas in Palestina, tale per il libero voto popolare del
2006. Israele ne vuole dichiaratamente il rovesciamento: se questo
obbiettivo verrà raggiunto, non solo si sarà compiuta l’ennesima
violazione del diritto internazionale da parte di uno Stato che presume
il suo “diritto biblico” superiore al diritto costruito nei secoli dai
popoli “gentili”, ma inoltre, si profilerà il rischio di una inversione
di tendenza in tutto il Medio Oriente rispetto alla sconfitta di Tel
Aviv nella guerra del 2006 in Libano. Una sciagura foriera di altre
aggressioni, stragi, crimini, come è sempre stato dal 1948 ad oggi. Un
trionfo per Israele. E per Al Qaeda, l’organizzazione terroristica
transnazionale il cui stragismo si è sempre cadenzato sulle esigenze
tattiche dello Stato ebraico, e che è sempre emersa con virulenza sulle
ceneri o dalle difficoltà dei movimenti di liberazione “territoriali”
che si battono con piena legittimità contro un’occupazione straniera:
nell’Iraq baathista, in Libano, in Palestina, nella Somalia delle Corti
islamiche.
E’
dunque rispetto al nodo centrale Hamas che vanno letti i riassestamenti
e le collocazioni del ceto politico ufficiale, dei gruppi militanti e
del mondo dell’informazione in Italia: senza pregiudizi e a mente
aperta.
Ecco
dunque il primo dato, molto positivo: Massimo D’Alema non solo ha
dichiarato che senza Hamas non è possibile uscire dalla tragedia della
nuova guerra, ma ha anche ricordato che questa organizzazione è il
legittimo rappresentante del popolo palestinese in base alle libere
elezioni del 2006.
L’ex
ministro degli esteri ha così non solo avanzato una critica
all’unilateralismo senza sbocchi del suo successore alla Farnesina,
Franco Frattini, che continua a ripetere che Hamas è un “gruppo
terrorista”, ma ha anche scavalcato a sinistra i “rivoluzionari” del
Forum Palestina e dell’Ernesto: i secondi tacciono, il primo ha diramato
un comunicato in cui si ripete più volte che Hamas non è il responsabile
della crisi, ma nulla si dice sulla legittimità interna e internazionale
del suo governo in Palestina. E’ lo stesso errore compiuto in Iraq nel
2003-2007 dal Campo antimperialista, che portava in giro in Italia e in
Europa un tal Al Qubaisi come presunto “rappresentante” della resistenza
irachena, lavorando ai fianchi “da sinistra” la resistenza armata
organizzata da Saddam Hussein: in Mesopotamia la posizione estremistica
del Campo ha, nel suo piccolo, favorito alla fine l’isolamento dei
baathisti iracheni e la stessa impiccagione-linciaggio di Saddam. In
Palestina il Forum sta operando anch’esso – al di là delle sue
intenzioni - come il “pendant” rivoluzionario di Frattini e di Israele:
tutti a bombardare Hamas. Povera (ex) Radio Proletaria!!!
Destra e sinistra, estremismo e moderatismo, tutto va mutando e si va
ricollocando in queste ore drammatiche: così agli attacchi contro
D’Alema da parte dei suoi colleghi di Partito per la posizione realista
e responsabile da lui espressa su Hamas – attacchi amplificati dal
GR-RAI 3 di Caprarica - corrispondono la raffica di prese di posizioni
filoisraeliane dentro il centrodestra e inoltre, forse, le stesse
polemiche fra Maroni e La Russa sui nuovi assalti di centinaia di
immigrati a Lampedusa. La mia è una semplice ipotesi di un osservatore
esterno: ma vista la straordinaria coincidenza fra le nuove ondate di
immigrati disperati e l’aggressione israeliana, e considerata la
posizione assunta dalla Libia in sede ONU e più in generale dentro la
comunità internazionale negli ultimi mesi – una posizione dura contro
l’embargo di Gaza da parte di Tel Aviv – non è neppure da escludere che
il via libera dato alle barche di disperati siano un modo, da parte di
Tripoli, per far pressione sul nostro governo perché blocchi Israele
nella sua deriva stragista. Se così fosse, se la Libia stesse operando
anche con metodi cinici nella stessa direzione del Libano di Siniora,
benvenuto Gheddafi: che aiuti Berlusconi – che ha avuto il merito
storico di concludere l’accordo con l’ex colonia italiana - a non
commettere errori fatali che comprometterebbero i rapporti dell’Italia
non con Hamas, ma almeno in prospettiva, con buona parte del mondo arabo
e islamico.
Istituto "Enrico Mattei"
di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente
Link originale :
http://www.claudiomoffa.it/
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/Moffa-Gaza-Hamas.htm
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