Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama,
in questi giorni è salito agli onori della cronaca dopo aver
spedito, in occasione del capodanno persiano, un “messaggio
d’auguri” alle diverse popolazioni interessate da questa ricorrenza.
In tale messaggio, egli si è rivolto soprattutto alla popolazione
iraniana con parole che hanno fatto il giro del mondo e sono state
riprese da tutti i media; in un breve intervento di tre minuti, agli
abitanti della Repubblica Islamica ha detto di scegliere bene quale
sarà il loro futuro, poiché gli Stati Uniti sono disponibili a
“tendere la mano” all’Iran.
Ora, la cosa incredibile della questione, è che
tali parole siano state accolte come una “grande novità” e
considerate espressione dalla smisurata “bontà” che il presidente
Obama pare promanare.
In realtà, per chi
riflette e non si ferma alle impressioni diffuse dai media, è
evidente che considerare una “novità” questa posizione degli Stati
Uniti, utilizzare parole di giubilo e tutta la glorificazione messa
in campo questi giorni siano l’ennesima costruzione propagandistica
per camuffare i veri intenti degli Stati Uniti.
Infatti, quello
che il presidente Obama dice nella dichiarazione è che nel caso
l’Iran rinunci ad investire sull’energia nucleare, nel caso si
pieghi alle direttive degli Stati Uniti, allora questi ultimi
sarebbero disposti a guardare alla Repubblica Islamica
“amichevolmente”. Tutto questo nella lingua americanista è tradotto:
“E quel posto (nella “comunità delle nazioni”) non può essere
raggiunto con il terrore e con le armi, ma con genuine azioni di
pace”.
Ora cosa c’è di
nuovo in tutto questo? Gli Stati Uniti continuano a voler proibire
all’Iran di sviluppare l’energia nucleare (alla quale ha sacrosanto
diritto), continuano a tenere l’Iran sotto la morsa delle sanzioni,
continuano a tenere i capitali iraniani bloccati ecc. L’unica vera
novità che si riscontra è l’aumento della pressione propagandistica,
al servizio di quella geopolitica. Infatti chi oggi nell’analisi
geopolitica si ferma a considerare soltanto gli elementi militari,
economici e politici (che sono pur sempre importantissimi), commette
un grandissimo errore di sottovalutazione di tutti quegli aspetti
immateriali che assumono un eguale livello di importanza; infatti
nell’analisi degli elementi della geopolitica oggi si distingue
giustamente “hard power” (gli aspetti più materiali) e “soft power”,
che riguarda soprattutto il potere di controllo dei mezzi di
comunicazione di massa con l’obiettivo di elevare se stessi nella
considerazione internazionale, attraverso “la conquista dei cuori e
dell’anima delle popolazioni”. Com’è facilmente immaginabile, oggi
gli elementi di “soft power” sono quasi esclusivamente monopolio
americano, e l’Amministrazione Obama si è distinta proprio per
l’utilizzazione efficiente di tutti questi metodi. Vendere se
stessi, creare aspettative, rendere appetibile il modello americano
(che prelude al controllo americano) è l’imperativo
dell’amministrazione democratica (1).
Ma in realtà non
dovrebbe essere così difficile capire quali sono gli obiettivi
americani se, addirittura in un’intervista fatta dal quotidiano
‘obamista’ “L’Unità” allo scrittore iraniano (che vive in Italia)
Hamid Ziarati, quest’ultimo dice: “Se il regime stringerà la mano
che Obama porge, finirà in frantumi!”. Ovviamente costoro
considerano lo Stato sovrano della Rep. Islamica dell’Iran un
pericolo (per screditarlo lo chiamano “regime”), e guardano agli
Stati Uniti con speranza ed alle parole di Obama con gioia, in
quanto vi riconoscono giustamente una astuta mossa per colpire
Teheran. È tutto qui il fulcro della questione: se si ritiene
positivo che l’Iran debba continuare ad essere uno Stato sovrano e
debba continuare a prendere liberamente le proprie scelte, allora le
parole di Obama dovrebbero almeno spaventare; se invece consideriamo
positivo il controllo statunitense sull’Iran (e per estensione su
tutto il globo come vorrebbero) allora gioiamo pure per le parole
dell’Amministrazione americana! L’importante è la chiarezza delle
idee.
Barack Obama,
oltre a mandare questo tipo di messaggi, ha fatto anche di più:
parlando direttamente alla popolazione iraniana, infatti, è entrato
ufficialmente nella campagna elettorale di quel Paese, dicendo agli
iraniani che se dovessero scegliere qualcosa di contrario agli
interessi americani se ne potrebbero presto pentire…
In definitiva
possiamo dire che, Obama o no, non è cambiato nulla a livello di
interessi geopolitici dell’America, ma con questa Amministrazione si
è attuato un cambio di strategia, più rivolta al lato “soft power” e
alla demonizzazione del nemico, facendolo passare per colui che
“proprio non vuole scendere a patti”, che “vuole la guerra ed il
terrore”, quando invece è proprio chi, pur essendo aldilà
dell’Oceano, vuole dominare l’area mediorientale ed eurasiatica!
Senza contare che
dietro l’elaborazione geopolitica della nuova Amministrazione c’è
niente di meno che Zbigniew Brzezinski, del quale pare che Obama sia
una creazione (2), il quale da sempre, in linea con gli scopi
secolari della geopolitica americana, vede come obiettivo degli
interessi Usa quello di indebolire la Russia e i collegamenti fra
gli spazi eurasiatici, creando delle aree perno controllate dagli
Stati Uniti e delle quali la più importante sarebbe proprio l’Iran.
Non è il caso di delineare l’elaborazione geostrategica di
Brzezinski, che si può trovare nei suoi numerosi saggi ed articoli
(3). Quello che ci preme mettere in luce è come l’Iran rivesta una
grandissima importanza per gli interessi di dominio statunitensi nel
continente eurasiatico e che quindi ogni mossa americana va letta in
questo contesto. Il fatto che l’unico commento da parte israeliana
alla questione sia stato “Non ci interessa, sono questioni di
politica interna degli Stati Uniti”, fa capire che non c’è stato
nessun di cambiamento di sorta e che il progetto yankee di un
“Grande Medio Oriente”, che ha come paladino nella regione il
Sionismo, è ancora all’ordine del giorno.
Chi giubila per le
parole di Obama, o considera positiva l’intromissione degli Usa in
ogni angolo del mondo, oppure sta prendendo un grosso abbaglio, dal
quale speriamo si possa ravvedere presto.
(1)
La differenza con l’Amministrazione Bush riguarda perciò
esclusivamente il tipo di strategie scelte per far avanzare la
“frontiera” americana.
(3)
Fra tutti, “La grande scacchiera. Il mondo e la politica nell'era
della supremazia americana”, tradotto in italiano per Longanesi.
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