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Palestina: Il doppio delle colonie per eliminare
la Linea Verde
Osservatorio Iraq

26 agosto 2008
Nel corso del 2008, i coloni israeliani
hanno raddoppiato la loro attività edilizia
all’interno della Cisgiordania palestinese
occupata con lo scopo di "eliminare la Linea
Verde" e creare una "continuità
territoriale" con Israele.
Lo ha reso noto l’ong israeliana
Peace Now,
secondo cui nei primi cinque mesi di
quest’anno è stata avviata la costruzione di
433 nuove case, rispetto alle 240 dello
stesso periodo del 2007.
L’organizzazione - che ha pubblicato oggi
uno
studio basato su fotografie aeree,
visite sul posto e dati forniti dall’Ufficio
israeliano di statistica - afferma che
attualmente all’interno delle colonie sono è
in costruzione un migliaio di nuovi edifici,
in grado di ospitare 2.600 case.
Accelerazione del trend
Tali insediamenti - costruiti oltre la Linea
Verde, in territorio palestinese - sono
considerati illegali dal punto di vista del
diritto internazionale, e contestati dai
palestinesi stessi che temono la creazione
di "una situazione di fatto" che renderà
impossibile la creazione di uno Stato
palestinese.
Il loro "congelamento" era stato previsto
nella
Roadmap
del 2003 e dagli accordi di Annapolis della
fine del 2007, sponsorizzati dagli Stati
Uniti.
Eppure, secondo il rapporto di
Peace
Now, negli ultimi anni il trend
è "accelerato" proprio al fine di "eliminare
la Linea Verde" e creare una "continuità
territoriale" tra Israele e "il cuore della
Cisgiordania" palestinese.
Sempre nel 2008, il numero di gare d’appalto
per nuove costruzioni nella parte Est di
Gerusalemme (palestinese, ma occupata dallo
Stato ebraico nel corso della Guerra del
1967) è aumentato di 38 volte, arrivando
alla cifra di 1.761.
"Piccole attività"
La necessità di mettere un freno alla
costruzione di colonie ebraiche è stata
sottolineata anche dal segretario di Stato
Usa Condoleezza Rice, che in queste ore si
trova in Israele per rilanciare il negoziato
di pace con i palestinesi.
L’attività dei coloni – ha detto la Rice –
non è "di aiuto" e "tutto ciò che
indebolisce la fiducia tra le parti andrebbe
evitata".
Da Tel Aviv è arrivata la risposta di Tzipi
Livni, ministra degli Esteri e possibile
successore di Ehud Olmert alla guida del
governo, secondo cui l’attività edilizia
nelle colonie è stata ridotta "in modo
significativo" e adesso è limitata a
"piccole attività".
La stessa Livni ha sottolineato che "la
politica del governo israeliano non è di
estendere gli insediamenti" e che i
palestinesi non dovrebbero usare questo
argomento come "una scusa" per evitare i
colloqui.
[c.m.m.]
Il rapporto di Peace Now |
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Link:
www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6317 |
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