|
15 dicembre 2008 - In diversi articoli pubblicati da The
Electronic Intifada, ho affermato che Israele sta attuando una
politica di genocidio contro i palestinesi nella Striscia di
Gaza, mentre continua la pulizia etnica della Cisgiordania. Ho
affermato che la politica di genocidio è il risultato di una
mancanza di strategia. L’argomento è il seguente: poiché la
classe dirigente politica e militare non sa come gestire la
Striscia di Gaza, essa ha scelto una reazione automatica
consistente nell’uccisione massiccia di cittadini ogni volta
che questi osano protestare per forzare [in qualche modo] il
loro strangolamento e il loro imprigionamento. Il risultato è
stato finora un’escalation di uccisioni indiscriminate dei
palestinesi – più di cento nei primi giorni del Marzo 2008 -
giustificando sfortunatamente l’aggettivo "genocida" che io ed
altri abbiamo utilizzato per definire questa politica. Ma non
era ancora una strategia.
Tuttavia, nelle settimane più recenti, è emersa una strategia
più chiara da parte di Israele nei confronti della Striscia di
Gaza e del suo futuro, e questa strategia è parte della nuova
impostazione complessiva riguardante il destino dei territori
occupati in generale. Si tratta, nell’essenziale, di un
affinamento dell’unilateralità adottata da Israele sin dal
fallimento dei "colloqui di pace" di Camp David nell’estate
del 2000. L’ex Primo Ministro d’Israele Ariel Sharon, il suo
partito Kadima, e il suo successore Primo Ministro Ehud
Olmert, hanno delineato molto chiaramente quello che
l’unilateralità comportava: Israele avrebbe annesso circa il
50% della Cisgiordania, non come estensione omogenea ma come
lo spazio complessivo degli insediamenti, delle strade
separate, delle basi militari, e dei parchi nazionali (che
sono aree interdette ai palestinesi). Questo è stato più o
meno attuato negli ultimi otto anni. Queste entità puramente
ebraiche hanno frammentato la Cisgiordania in 11 piccoli
cantoni e sotto-cantoni, separati gli uni dagli altri da
questa pervasiva presenza coloniale ebraica. La parte più
importante di quest’invasione è il cuneo più grande di
Gerusalemme, che divide la Cisgiordania in due regioni
separate senza collegamenti di terra per i palestinesi. Il
muro viene così allungato e reincarnato in vario modo per
tutta la Cisgiordania, accerchiando a volte singoli villaggi,
quartieri e città. L’immagine cartografica di questo nuovo
assetto dà un’indicazione della nuova strategia nei confronti
sia della Cisgiordania che della Striscia di Gaza. Lo stato
ebraico del 21° secolo sta per completare la costruzione di
due mega-prigioni, le più grandi – nel loro genere – della
storia umana.
Esse sono fatte in modo differente: la Cisgiordania è fatta di
piccoli ghetti e quella di Gaza è da sola un gigantesco
mega-ghetto. C’è un’altra differenza: la Striscia di Gaza è
adesso, nell’immaginazione distorta degli israeliani, la
prigione dove sono imprigionati i "detenuti più pericolosi".
La Cisgiordania, d’altro canto, è ancora gestita come un
gigantesco complesso di prigioni all’aria aperta sotto forma
di normali agglomerati umani, come villaggi o città, collegati
e supervisionati da un’autorità carceraria dotata di una forza
militare enorme e violenta.
Secondo gli israeliani, la mega-prigione della Cisgiordania
può essere definita uno stato. Yasser Abed Rabbo, consigliere
del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmud Abbas, ha
minacciato – negli ultimi giorni del Febbraio 2008 – gli
israeliani [dell’eventualità] di una dichiarazione
d’indipendenza unilaterale, ispirata dai recenti avvenimenti
del Kosovo. Tuttavia, sembra che nessuno da parte israeliana
abbia avuto molto da ridire su quest’idea. Questo è più o meno
il messaggio che uno sbalordito Ahmed Qurei, il negoziatore
palestinese per conto di Abbas, ha ricevuto da Tzipi Livni, il
Ministro degli Esteri israeliano, quando le ha telefonato per
rassicurarla che Abed Rabbo non stava parlando a nome
dell’Autorità Palestinese. Egli ha avuto l’impressione che la
di lei preoccupazione principale era in realtà quella opposta:
che l’Autorità Palestinese non sia d’accordo nel chiamare
"stato", nel prossimo futuro, le mega-prigioni.
Questa riluttanza, insieme all’insistenza di Hamas di voler
resistere al sistema della mega-prigione con una guerra di
liberazione, ha costretto gli israeliani a ripensare la loro
strategia verso la Striscia di Gaza. Quello che trapela è che
neppure i membri più disponibili dell’Autorità Palestinese
sono disposti ad accettare la realtà della mega-prigione
offerta come se fosse la "pace" o persino come se si trattasse
della "costituzione di due stati". E Hamas e la Jihad islamica
sono arrivati a tradurre questa riluttanza negli attacchi con
i razzi Qassam contro Israele. Così il modello della più
pericolosa delle prigioni è andato avanti: gli strateghi
dell’esercito e del governo si sono imbarcati in una
"gestione" a lungo termine del sistema da essi messo in piedi,
nel momento stesso in cui dichiaravano di impegnarsi in un
"processo di pace" sostanzialmente insignificante, con molto
poco interesse da parte della comunità internazionale, e una
continua lotta dall’interno [dello Stato d'israele] contro di
esso.
In questo quadro la Striscia di Gaza viene ora vista come la
prigione più pericolosa, e quella contro cui impiegare i mezzi
punitivi più brutali. Uccidere i "detenuti" con bombardamenti
aerei o di artiglieria, o per mezzo dello strangolamento
economico, sono i risultati non solo inevitabili dell’azione
punitiva che è stata scelta, ma anche quelli desiderati. Il
bombardamento di Sderot è la conseguenza inevitabile ma anche,
per certi versi, desiderabile, di questa strategia.
Inevitabile, perché l’azione punitiva non può distruggere la
resistenza e molto spesso genera una rappresaglia. La
rappresaglia fornisce a sua volta la logica e il presupposto
per l’azione punitiva successiva, nel caso qualcuno,
nell’opinione pubblica interna [israeliana], dovesse dubitare
della giustezza della nuova strategia.
Nel prossimo futuro, ogni resistenza analoga proveniente dalla
mega-prigione della Cisgiordania verrà trattata in modo
simile. E queste azioni molto probabilmente avranno luogo in
un futuro molto vicino. In realtà, la terza intifada sta per
iniziare. E la risposta israeliana sarebbe un’ulteriore
elaborazione del sistema della mega-prigione. Ridimensionare
il numero dei "detenuti" sarebbe ancora una priorità molto
alta in questa strategia, per mezzo della pulizia etnica,
delle uccisioni sistematiche e dello strangolamento economico.
Ma ci sono ostacoli che impediscono alla macchina distruttiva
di mettersi in moto. Sembra che un numero crescente di ebrei
in Israele (la maggioranza, secondo un recente sondaggio della
CNN) desiderano che il loro governo inizi a negoziare con
Hamas. Una mega-prigione va bene, ma se le aree residenziali
dei coloni verranno prese probabilmente di mira in futuro,
allora il sistema fallirà. Ahimè, dubito che il sondaggio
della CNN rappresenti esattamente l’attuale orientamento
israeliano; ma esso indica una tendenza incoraggiante che
conferma la convinzione di Hamas secondo cui Israele capisce
solo il linguaggio della forza. Ma tutto ciò potrebbe non
essere sufficiente e la perfezione del sistema della
mega-prigione continua nel frattempo senza tregua, e le misure
punitive del suo potere si stanno prendendo le vite di un
numero sempre maggiore di bambini, donne e uomini nella
Striscia di Gaza.
Come sempre è importante ricordare che l’occidente può porre
fine, anche domani, a questa disumanità e criminalità senza
precedenti. Ma finora questo non è avvenuto. Sebbene gli
sforzi per rendere Israele uno "stato paria" [uno stato messo
al bando dalla comunità internazionale, come il vecchio
Sudafrica dell’apartheid] continuino a tutta forza, essi
provengono ancora solo dalla società civile. Speriamo che
questa energia venga un giorno tradotta in politiche
governative effettive. Possiamo solo pregare che, quando
questo avverrà, non sia troppo tardi per le vittime di questa
orrenda invenzione sionista: la mega-prigione della Palestina
Traduzione di Andrea Carancini. Il
testo originale è disponibile all’indirizzo:
http://electronicintifada.net/v2/article9370.shtml
Altri link in italiano:
http://www.uruknet.de/?s1=1&p=s8890&s2=16
http://www.infopal.it/testidet.php?id=10105
Link a
questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/Pappe-MegaprigionePalestina.htm
|