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Fra Pizzaballa sugli 800 anni dell'Ordine
francescano |
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di
Edward Pentin per TerraSanta.net |
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Gerusalemme, 26 settembre 2008
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Nel 2009 ricorreranno ottocento anni dall'approvazione della
Regola dell'Ordine francescano. Per capire meglio l'importanza di
questa ricorrenza abbiamo parlato con il Custode di Terra Santa.
Padre Pierbattista Pizzaballa ci spiega le ragioni della storica
presenza dei francescani in Medio Oriente e ci confida le sue
speranze per l'Ordine e la Chiesa nella regione, soffermandosi
infine sulle speranze di pace tra israeliani e palestinesi.
Che significato hanno per l'Ordine francescano gli 800 anni
dall'approvazione della Regola? Quali celebrazioni sono in
calendario per il prossimo anno in Terra Santa?
La celebrazione dell'ottocentesimo anniversario della nascita
dell'Ordine dei Frati Minori ha innanzitutto un significato
carismatico e spirituale. Ci sentiamo tutti chiamati a riscoprire
le radici evangeliche ed ecclesiali della nostra vocazione.
Veramente l'ispirazione di san Francesco è stata di vivere
integralmente il Vangelo, nell'imitazione appassionata di Gesù
Cristo, nella povertà e nella semplicità. Nello stesso tempo egli
sentiva fortemente di vivere nella Chiesa, condividendo la sua
missione per la salvezza del mondo. Nelle diverse situazioni
sociali e culturali i frati minori di tutto il mondo devono
rinnovare la loro vocazione in riferimento ai problemi del loro
ambiente. In Terra Santa ci impegneremo soprattutto nella
formazione permanente dei frati, con una serie di iniziative che
inizieranno con il rinnovo del professione religiosa, fatta
comunitariamente nella basilica del Getsemani e, al termine di una
serie di incontri formativi, culmineranno nella celebrazione di
due Capitoli regionali, in Galilea e Giudea. Cercheremo di
coinvolgere tutta la grande famiglia francescana, ossia le
religiose francescane e i laici del Terz'Ordine, oltre che i
giovani delle nostre parrocchie.
Quanto è rilevante la presenza dei francescani in quell'area ai
fini della ricerca della pace?
L'impegno per la pace appartiene al nucleo originale della
vocazione francescana. Ma non si tratta di una faccenda di ordine
politico. Nel testamento di san Francesco possiamo leggere: «Il
Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: "Il Signore ti dia
la pace!"». Questo significa che la pace non è solamente un
equilibrio di interessi politici ed economici, ma più
profondamente è il risultato di un incontro con Dio, che vince in
noi la forza del peccato e della violenza. L'uomo riconciliato con
Dio desidera naturalmente instaurare con gli altri uomini rapporti
di giustizia e di pace. La presenza francescana in questa regione
è importante perché vuole rappresentare la ricerca della pace
secondo una visione spirituale, che rispetti la natura più
profonda della persona, chiamata a vivere l'amore per Dio e per i
fratelli.
I francescani sono tradizionalmente ben rappresentati in Terra
Santa e, più in generale, in Medio Oriente. Quale particolare
carisma vi chiama a svolgere un ministero nella regione?
I frati minori, all'inizio della loro missione evangelica, si
diffusero per tutti i Paesi allora conosciuti. San Francesco
stesso venne personalmente in Oriente e visitò l'Egitto e la Terra
Santa. Era il tempo delle crociate e dunque il confronto tra la
cristianità e il mondo arabo mussulmano era segnato dal rifiuto e
dall'opposizione frontale. La storia ci dice invece che Francesco
volle incontrare pacificamente il sultano d'Egitto, essere per lui
un fratello, e annunciare anche a lui la bellezza gioiosa del
Vangelo. I francescani non hanno mai abbandonato queste terre
perché, nonostante le difficoltà, vogliono offrire a tutti gli
uomini, credenti o non credenti, la loro pacifica testimonianza di
fede. Il carisma francescano, attraverso i secoli, è entrato in
profonda comunione con tante culture diverse, offrendo il dono di
una vita evangelica vissuta nella letizia, e ponendosi al servizio
specialmente di più bisognosi.
C'è chi immagina che l'anniversario della fondazione dell'Ordine
francescano possa coincidere con il raggiungimento della pace in
Terra Santa. Quante speranze e ottimismo nutre a riguardo? Quali
sono i maggiori ostacoli perché ciò possa davvero accadere?
Sarebbe certamente meraviglioso se gli sforzi per la costruzione
della pace arrivassero presto, magari proprio quest'anno, al loro
risultato. È il desiderio di tutti gli uomini di buona volontà, e
noi preghiamo ogni giorno perché questo avvenga. Sarebbe una
provvidenziale coincidenza se questo avvenisse nell'anno
dell'anniversario del nostro Ordine, quasi una benedizione divina
per tanti secoli di servizio missionario. Ma io credo
nell'ottimismo della fede, che si affida totalmente
all'onnipotenza di Dio, senza dimenticare però la libertà che Lui
stesso ha concesso agli uomini. Gli ostacoli che rallentano il
processo di pace sono ancora molti, e spesso di difficile
soluzione. L'ostacolo maggiore, in fondo, è il non voler credere
alla pace, il non desiderarla come un bene assoluto, che si può
ottenere solo a prezzo di rinunce e di sacrifici sostanziali. Le
parti in causa devono guardarsi reciprocamente con stima sincera,
considerando gli altri non più come nemici, ma come fratelli nella
comune umanità.
Quali sono le principali sfide a cui deve far fronte nel suo
servizio come Custode?
Le sfide sono molte e gravi, ma grazie a Dio sono circondato da
tanti fratelli che amano la loro missione e si impegnano con tutte
le forze nella loro vocazione. Questo mi permette di guardare al
mio lavoro con serenità. Oltre all'impegno per la pace di cui
abbiamo parlato, la vera sfida, per un religioso, è sempre la vita
di fede, per cui siamo chiamati a donare la nostra vita a Dio. La
dimensione spirituale della nostra vocazione va coltivata con
umiltà e passione. Il mio ufficio esige che io sia un testimone
credibile della fede, verso i miei frati e verso i cristiani,
perché non dimentichiamo la presenza del Signore tra di noi. Come
Custodia siamo chiamati a un grande impegno pastorale al servizio
della Chiesa locale, e nello stesso tempo a un forte
coinvolgimento sociale e culturale a sostegno di popolazioni
sottoposte e dure tensioni. Siamo testimoni della speranza, e
questo ci spinge a cercare il dialogo a livello ecumenico e
interreligioso, per creare un ambiente di comunicazione e di
collaborazione tra diverse tradizioni. Questo costante impegno a
cercare l'unità e la condivisione tra gli uomini, in questo mondo
lacerato e diviso, appare come una sfida veramente epocale.
Di recente si sono fatti progressi nel cercare di risolvere le
questioni rimaste in sospeso che ostacolano la completa
applicazione dell'Accordo Fondamentale tra Santa Sede e Stato di
Israele?
Il negoziato continua ormai da molti anni in maniera altalenante.
Ultimamente si sono fatti molti progressi, anche se in materia
giuridica e fiscale rimangono ancora diversi punti da chiarire.
L'attuale crisi di governo in Israele certamente ritarderà ancora
gli incontri. Prima o poi, comunque, sappiamo che arriveremo a un
accordo.
Quali progetti e speranze nutre per il futuro dei francescani, e
della Chiesa più in generale, in Terra Santa?
I francescani in Terra Santa stanno aumentando continuamente la
loro internazionalità, accogliendo frati provenenti dalle più
diverse nazioni del Pianeta. Questo ci renderà sempre più
testimoni della fraternità universale a cui sono chiamati tutti
gli uomini, abbattendo le separazioni e i vincendo i contrasti
prodotti dall'egoismo. Il francescanesimo continua nei secoli a
dimostrare la sua attualità, perché si fonda sull'adesione
immediata al Vangelo, senza subire i condizionamenti di una
particolare cultura o sistema sociale. L'uomo contemporaneo,
soffocato dai bisogni materiali, sente sempre più fortemente il
richiamo dei valori dello Spirito, avverte una profonda nostalgia
dell'assoluto, e ha bisogno di essere accompagnato in questa
ricerca. L'Ordine francescano sarà sempre più presente in questo
cammino di autentica umanizzazione.
La Chiesa in Terra Santa di recente si è dovuta preoccupare molto
per l'esodo dei cristiani, in fuga verso Paesi più tranquilli.
Penso che nel futuro sarà sempre più impegnata nell'opera di
evangelizzazione, per formare cristiani maturi e responsabili,
capaci di essere un lievito evangelico in una società in cui sono
una minoranza. La qualità della nostra vita cristiana ci
permetterà di essere ancora, come vuole il Signore, «il sale della
terra e la luce del mondo».
http://www.terrasanta.net:80/terrasanta/att_det.jsp?wi_number=1282&wi_codseq=
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