|
La
politica di giudaizzazione di Gerusalemme
di
Enrico Bartolomei
Gerusalemme, 13-05-2008

La mattinata comincia davanti al solito tè alla
menta, mentre Angela, una israeliana di origini
britanniche, spiega sul tavolo le mappe che indicano
il tracciato del Muro, l`espansione delle colonie,
quello che resterà dei Territori palestinesi una
volta completate le politiche di colonizzazione e di
separazione. "Noi israeliani siamo vittime di noi
stessi", esclama Angela affranta, dopo aver notato
come qualsiasi tentativo di pace sia praticamente
impossibile, non essendoci il presupposto
fondamentale: la creazione di uno Stato palestinese
autosufficiente, indipendente e territorialmente
compatto.
Ci spostiamo col pulmino, e prendiamo la direzione
di Betlemme, attraversando i quartieri residenziali
della borghesia laica (non ultraortodossa) di
Gerusalemme Ovest: Rehavia, Talbieh, German Colony.
Dal finestrino sfilano le belle villette e le
rotonde con le aiuole. Questi quartieri erano
abitati prima della Guerra del 1948 dalla elite
araba-palestinese, chiamata "notabilato urbano": si
notano ancora le meravigliose ville arabe, con le
logge e le decorazioni, gli archi e i giardini, le
colonne, ora naturalmente abitate da ebrei
israeliani. Proseguiamo per un po' fino a qualche
centinaio di metri prima del check point per
Betlemme, l`accesso ai Territori palestinesi. Dietro
le nostre spalle si vedono i palazzi del primo
insediamento costruito aldilà della Linea Verde
(ovvero oltre il confine dello Stato israeliano così
come determinato con gli accordi armistiziali del
1949 con i paesi arabi sconfitti nel conflitto),
East Talpiyot, che conta oramai circa 20 000
abitanti.
Sopra la collinetta dove abbiamo sostato, davanti a
noi, si ha una veduta panoramica di Gerusalemme Est
(la parte di Gerusalemme abitata dai palestinesi,
occupata da Israele nel 1967 e unilateralmente
annessa nel 1980. Le Nazioni Unite non riconoscono
la sovranità di Israele su Gerusaelmme Est in quanto
trattasi di occupazione –si applica la Quarta
Convenzione di Ginevra). Questo è un buon punto per
intuire la politica di "giudaizzazione" o
"ebraizzazione" di Gerusalemme. Imprese statunitensi
stanno costruendo delle abitazioni che verranno
vendute a famiglie israeliane, le quali crederanno
di vivere nei sobborghi di Gerusalemme, con
splendida vista sulla Città Vecchia, a 45 minuti a
piedi dal Muro del Pianto (così recitano gli annunci
di vendita). Naturalmente non si fa menzione del
fatto che si sta costruendo su un territorio
occupato (secondo la comunità e il diritto
internazionale), nel bel mezzo di una zona abitata
da palestinesi. E` la politica dei fatti compiuti,
che gli israeliani possono permettersi perché più
forti e in grado di imporre la loro politica
edilizia e demografica. L`obiettivo è
l`ebraizzazione di Gerusalemme, ovvero la creazione
di una città il più possible abitata da ebrei e il
meno possible abitata da palestinesi. I mezzi più
diretti di questa politica sono l`espansione
demografica ebraica nella Gerusalemme Est
palestinese, la negazione dei permessi di
costruzione e la demolizione delle case palestinesi
"illegali", e una serie di misure discriminatorie
nei confronti dei palestinesi di Gerusalemme che li
inducono ad andarsene. Tutto ciò ha fatto parlare di
"deportazione silenziosa".
Più in basso, verso la valle, nel Quartiere Yemenita
(sempre Gerusalemme Est), in mezzo alle case
palestinesi spicca un palazzone più alto degli
altri, con fuori appese delle bandiere israeliane.
Dei coloni fanatici estremamente ideologizzati si
sono insediati in quel palazzo cotruito illegalmente
e si rifiutano di lasciarlo. Nessun ordine di
demolizione è stato emanato. L`atto dei coloni suona
come un`ordine di sfratto per i palestinesi di
Gerusaelmme Est: "prima o poi vi cacceremo anche da
qui".
La politica di ebraizzazione di Gerusalemme è
testimoniata anche dai tentativi del milionario
statunitense Irving Moskowitz, vicino agli ambenti
sionisti israeliani radicali, di costruire delle
vere e proprie enclaves ebraiche nei territori di
Gerusalemme Est da lui recentemente acquistati.
Esistono diversi tipi di coloni: i "coloni
ideologici", motivati ideologicamente e convinti
della giustezza della loro impresa di colonizzazione
della Cisgiordania e della necessità e di
espropriazione e deportazione dei palestinesi;
esistono poi i "coloni economici", ovvero le persone
che vanno a vivere nei Territori palestinesi (con
questo intendo Cisgiordania e Gerusalemme Est,
ovvero i territori occupati da Israele con la Guerra
del 1967) perché incentivati economicamente a farlo
dallo Stato israeliano. Questi ultimi sono la
maggioranza dei coloni, e possono essere più o meno
consapevoli del fatto che stanno colonizzando un
territorio dal punto di vista del diritto
internazionale "territorio occupato" (rientra quindi
sotto la tutela della Quarta Convenzione di Ginevra
che impedisce alla potenza occupante di colonizzare
o alterare la situazione di fatto del territorio
occupato), minando alla radice ogni tentativo di
soluzione del conflitto che si basi sulla proposta
"due popoli per due stati". Un`altra distinzione può
farsi per i "coloni privati", ovvero coloro che per
motivazioni "personali" (le più disparate) decidono
di insediarsi nei Territori palestinesi.
L`obiettivo della politica di ebraizzazione è quello
di trovarsi in un futuro tavolo negoziale con il
fatto compiuto di una Gerusalemme quasi totalmente
ebraica, nel senso di abitata e posseduta quasi
totalmente da ebrei. Come stabilito per la prima
volta nel 2000 nei famosi "parametri di Clinton"
infatti, tutto ciò che al momento dei negoziati (si
trattava del vertice di Camp David nel 2000) era
israeliano sarebbe rimasto israeliano, e tutto ciò
che era palestinese sarebbe rimasto palestinese.
Questo principio legittima di fatto la politica del
più forte e incentiva lo stato israeliano
all`espansione ed alla creazione di fatti compiuti
da far valere poi come "definitivi e immutabili" in
sede negoziale. L`intenzione è quindi di limitare
il più possible lo spazio vitale dei palestinesi di
Gerusalemme Est per mantenere la bilancia
demografica tra la popolazione ebraica e quella
palestinesi almeno del 70% contro il 30%.
E` per questo che adesso ad Israele non conviene
negoziare, così come non conveniva negli anni del
"processo di Oslo", in quanto allora poteva ed ora
può ancora ottenere di più.
Naturalmente la politica di ebraizzazine si
accompagna alla politica di discriminazione nei
confronti dei paletinesi di Gerusalemme Est, che si
manifesta in diverse forme. Nell`allocazione delle
risorse ad esempio: nonostante i palestinesi di
Gerusalemme Est formino più del 30% della
popolazione della città, solo il 12% del budget
municipale viene investito "ad Est", il resto tutto
ad Ovest (la parte ebraica della città).
La demolizione delle case palestinesi a Gerusalemme
Est è tra i fenomeni più emblematici della politica
di ebraizzazione. Questa ha raggiunto un picco negli
anni 2003-2005, quando il numero delle case
palestinesi demolite ha superato le 350 unità. La
demolizione delle case viene portata avanti insieme
sia dalla Municipalità di Gerusalemme sia dal
Ministero dell`Interno, ora più severamente che mai
vista la combinazione di una municipalità
ultraortodossa e di un governo conservatore. Gli
ordini di demolizione emanate sono circa 20 000,
ovvero, secondo la Municipalità di Gerusalemme e il
Ministro degli Esteri, il 40% del numero totale
delle abitazioni di Gerusalemme Est. Tutto questo
quando c`è un`assoluta carenza di abitazioni per i
palestinesi, mentre è difficilissimo ottenere un
permesso di costruzione: per questo motivo per ogni
casa costruita con regolare permesso ce ne sono 10
costruite senza. E` interessante a questo punto
andare a vedere la ripartizione teritoriale e l`area
destinata alle costruzioni: la municipalità di
Gerusalemme si estende per 124 000 dunams (1 dunam
corrisponde a circa 1 000 metri quadrati), 70 000dei
quali sono l`area di Gerusalemme Est, la parte della
Città abitata dai palestinesi. 24000 dunams di
Gerusalemme Est sono stati espropriati per la
costruzione di insediamenti ebraici: rimangono
quindi 46 000 dunams che costituiscono l`area
palestinese di Gerusalemme Est. Ora, di quest`area,
solo un terzo è stata destinata alla costruzione di
abitazini, mentre i due terzi sono stati dichiarati
"aree verdi", "aree di interesse archeologico",
"aree per costruzioni pubbliche", o per opere
pubbliche come strade ecc. Rimangono solo 9 000
dunams da destinarsi all`edilizia.
Perché la domanda di costruzioni a Gerusalemme Est è
aumentata negli ultimi anni? Bisogna partire dal
1993, quando il Ministro degli Interni pubblicò dei
regolamenti che revocavano la residenza a tutti
coloro che si fossero trovati al di fuori dei
confini della Municipalità di Gerusalemme (il che
significava perdere il permesso di dirigersi a
Geusalemme ed al proprio luogo di lavoro, di
usufruire dei servizi assistenziali, di visitare i
propri familiari). In aggiunta, dal 2002 sono
cominciate le discussioni intorno al tracciato del
Muro di separazione, e tutti quelli che hanno
realizzato di trovarsi nella parte "sbagliata" del
Muro, hanno cominciato la corsa a trovare una
sistemazione all`interno dei confine della
Municipalità di Gerusalemme. Nonostante l`altissima
domanda di costruzione di abitazioni, i permessi
concessi dalla Municipalità e dal Ministero degli
Interni sono stati molto limitati, nel proposito già
menzionato di mantenere una salda maggioranza
ebraica nella città e di espandere la presenza
ebraica nella Gerusalemme Est palestinese.
I tentativi di ridurre la popolazione palestinese di
Gerusalemme non si sono limitati solo alla negazione
dei permessi di costruzione ed alla demolizine delle
case. Altre misure sono state la revoca dei permessi
di residenza (la Carta d'identità di Gerusalemme) a
chi si spostava al di fuori dei confini della
municipalità, gli ostacoli posti alla registrazione
dei neonati, le difficoltà poste alle riunificazioni
familiari come i tentative di portare i propri
coniugi dai Territori palestinesi all`interno della
Municipalità.
La cosiddetta Carta d`identità di Gerusalemme venne
rilasciata a tutti i palestinesi di Gerusalemme che
rifiutarono la cittadinanza israeliana quando
Israele nel 1967 occupò la città e i Territori
palestinesi fino ad allora amministati dalla
Giordania. Per possedere questa carta di identità ci
sono dei precisi requisiti, per cui non è raro che
la si perda (dal 1967 a oggi sono più di 6 500 I
palestinesi che hanno perso la Carta d`identità di
Gerusalemme). Attualmente circa 253 000 palestinesi
hanno una Carta d`identità di Gerusalemme (gli altri
o sono diventati cittadini israeliani o hanno una
Carta d`identità della Cisgiordania) Di norma, tutti
i paletinesi: quando viaggiano all`estero devono
ottenere un visto di rientro da Israele (chi permane
all`estero per piu di sette anni perde la
residenza); perdono la residenza di Gerusalemme se
ne chiedono un`altra; devono dimostare che il centro
della loro vita si svolge all`interno dei confini
della Municipalità; i loro figli possono essere
registrati come residenti solo se il padre possiede
la residenza; nel caso si voglia far ottenre la
residenza alla propria sposa bisogna fare apposite
richiesta di iunificazione familiare che non di rado
viene rifiutata.
Infine la costruzione del Muro (già completata per
quasi il 60% del tracciato previsto) influisce
negativamente sulla vita dei palestinesi Gerusaelmme
Est, in particolare per quelli che del Muro e non
potranno più recarsi liberamente a visitare i
familiari dall`altra parte, a pregare nei luoghi
santi, a studiare, a curarsi. Interi villaggi
vengono letteralmente spezzati in due dal Muro che
li attraversa, altri vengono circondati quasi per
intero.
Il giro continua nella colonia Maale Adumim, la più
grande della Cisgiordania, che dalla fine degli anni
settanta si è andata sempre più espandendo in barba
a tutti gli accordi di congelamento della
costruzione di insediamenti, fimati anche da Israele
(a cominciare dalla Road Map), ed ora è abitata da
oltre 30 000 coloni. Questa colonia, costruita su
terre di proprietà di palestinese, è anche costata
l`espulsione delle tribù beduini dei Jahalin, già
rifugiuati del 1948. Nei primi anni novanta è
diventata "città", e verrà di fatto annessa ad
Israele quando il Muro sarà completato. Maale
Adumim, importante perché controlla una delle
principali vie d`accesso a Gerusalemme, è una
colonia particolarmente controversa in quanto, pur
trovandosi "solo" qualche chilometro ad est di
Gerusalemme, si estende molto addentro alla
Cirsgiordania spezzandone la continuita`
territoriale, e chiudendo di fatto la città per
mezzo di una "cintura" di altre colonie disposte
tutt`attorno a Gerusalemme. Maale Adumim ha
ricevuto molte sovvenzioni da parte dei governi
israeliani, ragion per cui ha conosciuto un veloce
sviluppo ed una rapida espansione, e presenta tutti
i servizi e le comodità che ai palestinesi di
Gerusalemme est vengono negate. La colonia è
perfettamente collegata a Israele ed alle altre
colonie da una fitta rete di strade e autostrate non
accessibili ai palestinesi, isolando i villaggi
palestinesi l`uno dall`altro e inprigionandoli in
questa fitta rete di strade dell`apartheid (qualcuno
sa indicarmi un termine piu` esatto?) . Attualmente,
Maale Adumim rimane il simbolo della colonizzazione
dei Territori palestinesi, oltre che uno dei
principali ostacoli alla formazione di un futuro
stato palestinese. |