|
Shlomo Sand: 'Come fu inventato il popolo ebraico'
Jonathan Cook,
13 ottobre 2008
The
National,
traduzione di
Antiwar.com
Uno storico israeliano afferma che l’idea di un popolo ebraico
è un’invenzione
Best-seller israeliano infrange il tabù nazionale

Nessuno è rimasto maggiormente sorpreso di
Shlomo Sand
quando
il suo ultimo lavoro accademico è rimasto per 19 settimane
nella classifica dei best-sellers israeliani, e che tale
successo questo professore di storia lo abbia ottenuto a
dispetto del fatto che il suo libro contesta il più grande
tabù di Israele.
Il dott. Sand sostiene che l’idea di una nazione ebraica, la
cui necessità come sicuro rifugio è stata originariamente
sostenuta per giustificare la fondazione dello stato di
Israele, è soltanto un mito inventato poco più di un secolo
fa.
Esperto di storia europea all’Università di Tel Aviv, il dott.
Sand ha condotto estese ricerche storiche ed archeologiche
volte a sostenere non solo questa sua affermazione ma anche
molte altre, tutte egualmente controverse.
Oltre a ciò, Sand afferma anche che gli ebrei non furono mai
esiliati dalla Terrasanta, che la maggior parte degli ebrei
attuali non ha alcun collegamento storico con la regione
chiamata Israele, e che abolire lo stato ebraico è l’unica
soluzione politica per porre fine al conflitto con i
palestinesi.
Il successo di “Come e quando fu inventato il Popolo Ebraico”
(traduzione letterale del titolo inglese dell’opera, N.d.T.)
sembra destinato a ripetersi in tutto il mondo; la prima
edizione francese, uscita il mese scorso, si sta vendendo così
in fretta che sono già state necessarie tre ristampe.
Le traduzioni procedono in almeno una dozzina di lingue
diverse, incluso l’Arabo e l’Inglese, ma si prevede una forte
opposizione della lobby pro-Israele quando il libro verrà
presentato negli Stati Uniti dal suo editore inglese, la Verso
Books, l’anno prossimo.
Per contro Sand dichiara che gli israeliani si sono
dimostrati, se non proprio solidali, almeno curiosi nei
confronti di tale argomento. Tom Segev, uno dei principali
giornalisti del paese, ha definito il libro “affascinante e
stimolante”.
Sorprendentemente, ha dichiarato il dott. Sand, la maggior
parte degli accademici israeliani suoi colleghi si sono
astenuti dal confutare le sue argomentazioni, con l’unica
eccezione di Israel Bartal, professore di Storia Ebraica
all’Università ebraica di Gerusalemme. Scrivendo sul
quotidiano israeliano Ha’aretz, il dott. Bartal non si è
impegnato tanto nel controbattere le argomentazioni del dott.
Sand; ha piuttosto dedicato la maggior parte dell’articolo a
difendere la propria professione, limitandosi a suggerire che
gli storici israeliani non erano così ignoranti circa la
natura inventata della storia ebraica, come sosteneva il dott.
Sand.
L’idea del libro cominciò a prendere forma molti anni fa,
racconta Sand, ma volle attendere fino a poco tempo fa. “Non
posso affermare di essere particolarmente coraggioso nel
pubblicare quest’opera solo ora” ha dichiarato “ho preferito
aspettare fino a quando sono diventato professore di ruolo.
C’è un prezzo da pagare nel mondo accademico israeliano se si
esprimono punti di vista di tal genere.”
La principale argomentazione del dott. Sand è che, fino a poco
più di un secolo fa, gli ebrei si ritenevano tali solo in
virtù della comune religione. All’inizio del XX secolo,
afferma, gli ebrei sionisti misero in dubbio questa idea e
cominciarono a creare una storia nazionale intentando l’idea
che gli ebrei fossero esistiti come popolo separato dalla
propria religione.
Ugualmente, aggiunge, l’idea sionista attuale che gli ebrei
fossero obbligati a tornare dall’esilio alla Terra Promessa,
era completamente estranea al giudaismo.
“Il sionismo ha cambiato l’idea di Gerusalemme. In passato i
luoghi santi erano visti come posti da desiderare, non da
viverci. Per 2.000 anni gli ebrei sono rimasti lontani da
Gerusalemme non perché non potessero tornarci, ma bensì perché
la loro religione lo proibiva fino a che non fosse tornato il
messia.”
La sorpresa maggiore durante le sue ricerche si ebbe quando
cominciò a esaminare i reperti risalenti all’epoca biblica.
“Non sono stato allevato come sionista, ma come tutti gli
altri israeliani ho sempre dato per scontato che gli ebrei
fossero un popolo che viveva in Giudea, e che nel 70 dopo
Cristo ne fossero stati scacciati dai Romani. Ma quando
cominciai ad esaminare le prove scoprii che i regni di Davide
e di Salomone erano soltanto leggende”.
“Allo stesso modo per quanto riguarda l’esilio. In effetti è
impossibile spiegare l’essere ebrei senza l’esilio; ma anche
in quel caso, quando cominciai a cercare libri di storia che
descrivessero gli eventi relativi a questo esilio, non riuscii
a trovarne alcuno; neppure uno solo”.
“Ciò perché i Romani non esiliarono il popolo: come dato di
fatto, gli ebrei in Palestina erano principalmente contadini,
e tutte le prove confermano che rimasero sulle loro terre”.
Sand crede invece che una teoria alternativa sia molto più
plausibile: l’esilio fu un mito propagandato dai primi
cristiani per convertire gli ebrei alla nuova fede. “I
cristiani volevano che le successive generazioni di ebrei
credessero che i loro antenati erano stati esiliati come
punizione divina”.
Così, se non c’è stato un esilio, come è accaduto che
moltissimi ebrei si siano ritrovati dispersi per il mondo
prima che l’attuale stato di Israele cominciasse ad
incoraggiarli a “tornare”?
Il dott. Sand afferma che, nei secoli immediatamente
precedenti e successivi all’era cristiana, il giudaismo erano
una religione di proselitismo alla disperata ricerca di
conversioni. “Questo si ritrova nella Letteratura romana
dell’epoca”.
Gli ebrei viaggiavano in altri paesi cercando gente da
convertire, specialmente nello Yemen e fra le tribù berbere
del Nord Africa; secoli dopo il popolo del regno Cazaro, in
quella che è l’attuale Russia meridionale, si sarebbe
convertito in massa al giudaismo, dando origine agli ebrei
askenaziti dell’Europa centrale ed orientale. Il dott. Sand
evidenzia lo strano stato di negazione nel quale vive la
maggior parte degli israeliani, facendo notare che i giornali
avevano dato ampio risalto alla recente scoperta della
capitale del regno Cazaro vicino al Mar Caspio.
Ynet, il sito web del più popolare quotidiano israeliano,
Yedioth Ahronot, titolò: "Archeologi russi trovano la capitale
ebrea da lungo perduta". Eppure nessun altro giornale,
aggiunge Sand, aveva considerato l’importanza di questa
scoperta in confronto con la tradizione corrente della storia
ebraica.
Il resoconto del dott. Sand suscita, come lui stesso annota,
una ulteriore domanda: se la maggior parte degli ebrei non ha
neppure mai lasciato la Terrasanta, che cosa è stato di loro?
“Non si insegna nelle scuole di Israele, ma molti dei primi
leaders sionisti, incluso David Ben Gurion (primo capo del
governo di Israele), ritenevano che i palestinesi fossero i
discendenti degli ebrei originari di quell’area; e ritenevano
anche che si fossero successivamente convertiti all’Islam”.
Il dott. Sand attribuisce la reticenza dei suoi colleghi a
confrontarsi con lui ad un’implicita ammissione da parte di
molti che l’intero edificio della “storia ebraica” insegnata
nelle università israeliane sia costruito come un castello di
carte.
Il problema con l’insegnamento della storia in Israele, spiega
Sand, risale ad una decisione, presa nel 1930, ridividere la
storia in due discipline distinte: la storia generale e la
storia ebraica. Si è ritenuto opportuno che la storia ebraica
avesse un suo proprio campo di studio in quanto l’esperienza
ebraica era considerata unica.
“Non c’è alcun dipartimento di politica o sociologia ebraica
in alcuna università. Soltanto la storia viene insegnata in
questo modo, e ha consentito agli specialisti di storia
ebraica di vivere in un mondo molto isolato e conservatore,
nel quale non sono toccati dai moderni sviluppi della ricerca
storica.
Sono stato criticato in Israele per aver scritto di storia
ebraica quando invece la mia specializzazione è la storia
europea. Ma un libro come questo richiedeva uno storico che
avesse familiarità con gli standards concettuali della ricerca
storica utilizzati dagli accademici di tutto il resto del
mondo”.
by Jonathan Cook
Fonte :The
National,
Abu Dhabi - 9/10/2008
Traduzione a cura di
Antiwar.com
L'articolo di Shlomo Sand, da cui questo commento-sintesi di
Cook trae spunto, è stato pubblicato a settembre su Le
Monde Diplomatique, con il titolo: "Come fu inventato il
popolo ebraico". |