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Con ogni punizione crudele ed inusitata,
inflitta ai palestinesi dei villaggi di Cisgiordania,
Israele fomenta un odio sempre maggiore contro il proprio
stesso popolo
4 settembre 2008
"Appena Israele è stato creato, ammiravo molto, rispettavo
molto gli ebrei; ora voglio buttarli tutti a mare". La
scelta delle espressioni non era casuale: chi parlava voleva
rendere chiarissimi gli effetti su di sé e sulla propria
famiglia di più di 40 anni di occupazione israeliana.
Eravamo seduti nella sua tenda, nel villaggio beduino di Umm
al-Kheir, situato proprio al di fuori del recinto
perimetrale della colonia cisgiordana di Karmel. Grazie a
questa vicinanza, i beduini sono molestati quasi
quotidianamente (1) dai coloni e dalla loro squadra di
sicurezza: di qui il caustico voltafaccia del capofamiglia a
riguardo delle opinioni sugli israeliani.
Agli abitanti di Umm al-Kheir, e di diversi altri villaggi
in quest'area, si impedisce di costruire sul proprio
terreno, o pascolare il gregge nei prati vicini, a causa
delle rigide restrizioni imposte dall'esercito (IDF) e dalla
polizia. Per proteggere le colonie, che continuano ad
espandersi, si annette sempre più terra, mascherandolo con
l'istituire "zone di sicurezza": di fatto, si strangola la
crescita naturale delle comunità palestinesi, distruggendo,
in un sol colpo, i loro mezzi di sussistenza.
Questa triste situazione non è affatto isolata; si usano
tattiche repressive simili in tutta la Cisgiordania. Questa
politica mi è stata descritta da un attivista locale come
una "pulizia etnica, di soppiatto": lo scopo ultimo è di
rendere la vita così difficile ai palestinesi che per
disperazione mettano le mani in alto e si trasferiscano
altrove. Dove vadano - a condizione che sia abbastanza
lontano perché la terra abbandonata sia redistribuita ad una
nuova generazione di coloni - è di scarso interesse per chi
tiene le redini del potere in Israele.
Questo tipo di prepotenza di basso livello non è abbastanza
sensazionale, ne' abbastanza violenta, perché ne risultino
regolarmente titoli sui media del luogo o internazionali, ma
gli effetti non sono percepiti in modo meno duro solo perché
i metodi usati sono meno violenti di una forza totalmente
bruta. Erigere posti di blocco all'ingresso di villaggi, per
obbligare gli abitanti a percorsi che durano ore; non
intraprendere alcuna azione contro coloni che pestano e
maltrattano, di routine(2), i bambini palestinesi mentre
vanno a scuola; demolire baracche costruite in pieno
deserto, con il pretesto che costituiscano un pericolo per
la sicurezza: gli atti dell'IDF hanno un ruolo
importantissimo, nel rendere dieci volte più dura la vita,
già difficile, dei palestinesi in miseria.
L'ebraismo insegna(3) ad i propri aderenti a non "mettere un
inciampo davanti a un cieco"; tuttavia – come si vede molto
spesso – pur essendo apparentemente uno stato ebraico,
Israele fa pochissima attenzione alle regole della nostra
religione, e conduce i propri affari secondo regolamenti del
tutto diversi. Su questo sfondo, è facile vedere perché il
capo clan di Umm al-Kheir abbia perso ogni fiducia negli
israeliani, sotto il cui controllo è costretto a vivere.
C'è stato un effetto simile(4) sul villaggio di Ni'lin, che
ho visitato il giorno dopo. A questa cittadina si schiaccia
via lentamente la vita dai polmoni: vaste aree di terra
agricola sono annesse dall'IDF, e il muro di separazione è
costruito nei loro campi. Nelle recenti proteste, due
ragazzi sono morti per mano dell'IDF; decine di altri sono
stati seriamente feriti da pallottole (rivestite) di gomma e
da proiettili in grado di uccidere, ciò che non fa che
rinfocolare l'ira, già molto intensa, nel cuore degli
abitanti.
Una
famiglia che ho visitato aveva un'enorme bandiera di Hamas
appesa in modo prominente al centro della sala,
testimonianza del crescente disinganno rispetto all'idea di
poter mai vivere pacificamente con chi occupa ed opprime. Il
bambino più piccolo della casa ha vuotato in silenzio una
borsa di proiettili usati sul tavolino, volendo far ingoiare
agli ospiti il genere di esperienza con cui crescevano,
all'ombra dell'IDF.
Proiettili (rivestiti) di gomma, candelotti di lacrimogeni,
flash-bang e bombe suono sono tutte state esposte a nostro
beneficio: manine grassocce che afferrano le armi da guerra
e occhi che hanno visto di gran lunga troppo, a sbirciare i
visitatori per vedere quale risposta susciti la mostra.
"Possono persino capire, solo dal rumore, qual è il tipo di
munizioni che i militari sparano", ha spiegato il padre,
scuotendo la testa; intanto, fuori, i fratelli più grandi si
preparavano per un'altra dimostrazione ancora, contro i
bulldozer che si falciano la strada attraverso gli oliveti
della cittadina.
Se lo scopo delle autorità di Israele è davvero quello di
proteggere i propri cittadini, allora queste tattiche hanno
un massiccio effetto contrario. Come ho già detto(5), capita
questo: Israele, semplicemente, crea ciò che teme, spingendo
palestinesi qualunque fra le braccia aperte degli
estremisti. Al culmine del film Adulthood(6), Sam – che,
maneggiando una pistola carica, fissa i nemici con gli occhi
in fiamme – da' un avvertimento: "Non provocare chi non ha
niente da perdere": questo slogan potrebbe essere il motto
dei palestinesi, in lungo e in largo nei Territori Occupati.
Con ogni giorno che passa, e con ogni punizione crudele ed
insolita inflitta a contadini, abitanti di vollaggi,
studenti e braccianti, senza distinzione, Israele fomenta
sempre più odio contro il proprio stesso popolo,
assicurandosi mesi ed anni di futuro conflitto. In più, mina
lo scopo desiderato, quello di una soluzione a due Stati:
scavare la Cisgiordania, per far posto a strade di accesso
solo per ebrei, e a zone cuscinetto intorno alle colonie,
erode ogni possibilità che si formi uno Stato palestinese
autosufficiente.
Coloro che sono troppo ciechi per vedere che è questo quanto
avviene sotto il loro naso sono gli stessi che si convincono
che il vero obiettivo di Israele è vivere in pace con i
vicini. I palestinesi, tuttavia, vivono e respirano la
realtà ogni santo giorno, e non è così facile prenderli in
giro. E se si vuole evitare che abbiano la sensazione di non
avere alcunché da perdere, e che ricorrano ancora una volta
alla resistenza armata, dev'esserci un cambiamento di
prim'ordine nel modo in cui Israele tratta i diritti umani e
le necessità loro, e dei loro figli.
1.
http://villagesgroup.wordpress.com/2008/03/24/umm-al-kheir-b
edouin-village-suffers-settler-harrassment/ ...
2.
http://www.imemc.org/article/56214
3.
http://jlaw.com/Articles/placingstumbling.html
4.
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jun/09/israelan
dthepalestinians.middleeast
5.
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jun/22/israelan
dthepalestinians.fear
6.
http://www.adulthoodthemovie.co.uk/
Fonte:
www.uruknet.info
Link:
www.rete-eco.it/approfondimenti/politiche-israeliane/
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