"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno III,  Comunicato n. 94 , del 18 DICEMBRE  2008

Ricordate!

 

di Malcom Lagauche, Uruknet

traduzione di Rolando M.

 

 

Parte superiore della fotografia, da sinistra a destra: Saddam Hussein — Presidente iracheno; Ali Hassan al-Majeed — Generale iracheno; Awad Hammad Bandar al-Saadoun — Capo della Corte rivoluzionaria irachena.

Parte inferiore, da da sinistra a destra : Barzan al-Tikriti — Capo dei servizi di sicurezza iracheni; Hussein Rasheed al-Tikriti — Vice-comandante delle operazioni delle Forze armate; Taha Ramadan — Vicepresidente iracheno; Sultan Hashim Ahmad — Ministro iracheno della difesa



13 Dicembre 2008

Per il caso che non lo sapeste, sappiate che le persone di questa foto sono gia’ state impiccate o lo saranno presto, per mano dei vigliacchi che si fanno chiamare Governo Iracheno.

Appena sei anni fa questi martiri tenevano in piedi in Irak un governo efficiente nonostante fosse ancora in vigore l’embargo. L’Irak era in pace, la notte le strade di Baghdad erano piene di gente che viveva la sua vita, mentre sui marciapiedi musicanti e artisti mostravano la loro abilita’ e i molti ristoranti erano pieni di clienti che assaporavano cibi deliziosi. Di benzina ce n’era quanta se ne voleva, e fare il pieno costava solo uno o due centesimi di dinar. E non sto dicendo chiacchiere: una volta Baghdad era proprio cosi’. E’ facile capire come per gli iracheni di oggi una Baghdad cosi’, bella e tranquilla, sia tanto lontana dalla realta’ da non potersi neanche concepire che appena cinque anni fa chi abitava a Baghdad non rischiava la pelle soltanto aprendo la porta di casa per uscire in strada.

Le persone che mostra la foto mantenevano l’Irak libero e sovrano. Avevano impedito all’Iran di esportare nel mondo arabo la sua Rivoluzione Islamica. Avevano tenuto i terroristi fuori dai confini del paese, e persino con l’embargo in vigore avevano impedito che il paese andasse in pezzi. E, naturalmente, milioni di altri iracheni sentivano l’orgoglio di mantenere l’Irak indipendente da aiuti esterni. Alcuni di quelli che allora governavano l’Irak non sono stati ancora ammazzati, ma stanno marcendo nelle carceri americane. Tariq Aziz si sta spengendo lentamente. Non gli e’ stato imputato alcun crimine, ma gli Stati Uniti, pur non accusandolo di nulla, non lo lasceranno andare. E dove sta Mohammed Saleh? Nel 1987 era il Ministro del Commercio iracheno e aveva realizzato il compito miracoloso di incrementare il commercio nazionale sia prima che dopo l’embargo. Venne catturato il 23 Aprile 2003 dai soldati americani e attualmente non si sa nemmeno dove sia. Un altro funzionario del partito Baath, Abdul-Ghani Abdul Ghafur, e’ stato condannato a morte pochi giorni fa da un altro tribunale abominevole come quello che processo’ Saddam.

Ora guardiamo un po’ chi sono gli assassini dei martiri. Al-Maliki venne condannato a morte per aver tentato di rovesciare il governo iracheno, scappo’ e corse a rifugiarsi dai suoi padroni in Iran. Non ha la minima considerazione per l’Irak e manca delle qualita’ indispensabili per ricostruirlo. In altre parole e’ esattamente il perfetto tirapiedi che serve agli Stati Uniti. Alcuni maggiorenti religiosi sono tornati in Irak e hanno trasformato il paese in un incubo settario. Adesso le donne sono prigioniere in casa loro e non possono vestirsi come vogliono; persone d’ingegno, come degli archeologi, sono state cacciate dai loro impieghi e rimpiazzate con ideologi religiosi che non hanno la minima idea dei compiti spettanti ai ministeri dei quali sono stati messi a capo; quasi tutto il settore medico, poi - che era uno dei migliori del Medio Oriente - e’ in mano a dei facenti funzione senza alcuna esperienza medica.

Ma non voglio dilungarmi sull’attuale situazione dell’Irak, perche’ tutti la conoscono. Voglio solo mantener viva la storia di questo paese per impedire che essa scompaia sotto il fuoco di fila della propaganda dell’occidente, dei tirapiedi iracheni, di Israele e dell’Iran. Nell’Irak del sud se ne vedono gia’ dei segni nella lingua Farsi, e tutto cio’ a cui avevano lottato per opporsi gli eroi ai quali accennavo e’ ora cosa corrente in molte parti del paese. E gia’ parecchie nazioni arabe hanno cominciato a sudar freddo per paura che la contaminazione iraniana passi i loro confini: avrebbero dovuto pensarci prima di dare agli Stati Uniti il via libera per invadere l’Irak. Saddam Hussein aveva trasformato una societa’ ancora all’antica in una societa’ moderna e produttiva, e per due decenni l’Irak aveva fornito a tutto il mondo arabo medici, ingegneri e scienziati. E adesso i lacche’ che sono a capo di paesi arabi che erano gelosi di Saddam cominciano a nutrire dubbi sulla parte che hanno avuto nella sua caduta.

Perche’ cominciano a rendersi conto che la situazione dei loro paesi sarebbe stata molto migliore se avessero collaborato col presidente iracheno, invece di cercare di liberarsene. Oggi i capi arabi si sentono a disagio a causa della sempre crescente importanza che Israele, l’Iran e gli Stati Uniti hanno ormai acquisito nel Medio Oriente, ma possono soltanto battersi il petto. In un incontro fra paesi arabi che si svolse in Giordania nel Febbraio 1990 Saddam Hussein li aveva avvertiti: "il paese che esercita la maggiore influenza sul Golfo e sul suo petrolio sara’ quello che consolidera’ la sua superiorita’ come superpotenza senza rivali. Cio’ significa che se i popoli del Golfo - e di tutto il mondo arabo - non staranno bene attenti, tutta questa zona finira’ col venire governata secondo i desideri degli Stati Uniti".

Gli iracheni che mostra la foto non sono soltanto le vittime di alcuni fanatici che hanno preso parte al "cambiamento di regime" iracheno fabbricato in America. Essi erano dei pionieri che avevano messo in valore un paese arabo che assicurava diritti uguali a tutti i cittadini, un paese arabo che impiegava i suoi proventi del petrolio per incrementare la scienza, l’ingegneria, l’istruzione pubblica e la medicina. I cittadini iracheni avevano energia elettrica, acqua pulita, cibo a buon mercato e abitazioni a basso prezzo. E la propaganda dell’occidente ha definito questi capi come "criminali"! E’ esattamente il contrario: i criminali sono quelli che li hanno processati nel piu’ risibile processo dei tempi moderni, quelli che li hanno impiccati e che in Irak sono ancora al potere.

Coloro che essi hanno impiccato erano dei rivoluzionari veri i quali avevano ottenuto dei risultati che non vanno dimenticati, perche’ l’Irak di quella gente era una societa’ che funzionava ed era anche molto orgogliosa di se’ stessa. L’Irak di oggi, invece, e’ una parodia di nazione dove vi e’ solo violenza e confusione. Ma e’ come gli Stati Uniti la volevano. E questo non piace neanche ai loro tirapiedi iracheni, perche’ ora a Baghdad essi possono restare vivi soltanto entro un’area di poche miglia quadrate. Un vecchio detto americano dice: "Non desiderate una cosa troppo intensamente, perche’ potete finire con l’ottenerla". E’ proprio il caso dei collaborazionisti iracheni: hanno ottenuto esattamente quello che volevano.

 



Link  originale:
http://www.uruknet.info/?p=m37394&hd=&size=1&l=e

Traduzione a cura di Rolando M.

 

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