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Ricordate!
di Malcom
Lagauche, Uruknet
traduzione di
Rolando M.
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Parte superiore della fotografia, da
sinistra a destra: Saddam Hussein — Presidente iracheno; Ali
Hassan al-Majeed — Generale iracheno; Awad Hammad Bandar
al-Saadoun — Capo della Corte rivoluzionaria irachena.
Parte inferiore, da da sinistra a destra : Barzan
al-Tikriti — Capo dei servizi di sicurezza iracheni; Hussein
Rasheed al-Tikriti — Vice-comandante delle operazioni delle
Forze armate; Taha Ramadan — Vicepresidente iracheno; Sultan
Hashim Ahmad — Ministro iracheno della difesa
13 Dicembre 2008
Per il caso che non lo sapeste, sappiate che le persone
di questa foto sono gia’ state impiccate o lo saranno presto,
per mano dei vigliacchi che si fanno chiamare Governo
Iracheno.
Appena sei anni fa questi martiri tenevano in piedi in Irak un
governo efficiente
nonostante fosse ancora in vigore l’embargo. L’Irak era in
pace, la notte le strade di Baghdad erano piene di gente che
viveva la sua vita, mentre sui marciapiedi musicanti e artisti
mostravano la loro abilita’ e i molti ristoranti erano pieni
di clienti che assaporavano cibi deliziosi. Di benzina ce
n’era quanta se ne voleva, e fare il pieno costava solo uno o
due centesimi di dinar. E non sto dicendo chiacchiere: una
volta Baghdad era proprio cosi’. E’ facile capire come per gli
iracheni di oggi una Baghdad cosi’, bella e tranquilla, sia
tanto lontana dalla realta’ da non potersi neanche concepire
che appena cinque anni fa chi abitava a Baghdad non rischiava
la pelle soltanto aprendo la porta di casa per uscire in
strada.
Le persone che mostra la foto mantenevano l’Irak libero e
sovrano.
Avevano impedito all’Iran di esportare nel mondo arabo la sua
Rivoluzione Islamica. Avevano tenuto i terroristi fuori
dai confini del paese, e persino con l’embargo in vigore
avevano impedito che il paese andasse in pezzi. E,
naturalmente, milioni di altri iracheni sentivano l’orgoglio
di mantenere l’Irak indipendente da aiuti esterni. Alcuni di
quelli che allora governavano l’Irak non sono stati ancora
ammazzati, ma stanno marcendo nelle carceri americane. Tariq
Aziz si sta spengendo lentamente. Non gli e’ stato imputato
alcun crimine, ma gli Stati Uniti, pur non accusandolo di
nulla, non lo lasceranno andare. E dove sta Mohammed Saleh?
Nel 1987 era il Ministro del Commercio iracheno e aveva
realizzato il compito miracoloso di incrementare il commercio
nazionale sia prima che dopo l’embargo. Venne catturato il 23
Aprile 2003 dai soldati americani e attualmente non si sa
nemmeno dove sia. Un altro funzionario del partito Baath,
Abdul-Ghani Abdul Ghafur, e’ stato condannato a morte pochi
giorni fa da un altro tribunale abominevole come quello che
processo’ Saddam.
Ora
guardiamo un po’ chi sono gli assassini dei martiri.
Al-Maliki venne condannato a morte per aver tentato di
rovesciare il governo iracheno, scappo’ e corse a rifugiarsi
dai suoi padroni in Iran. Non ha la minima considerazione per
l’Irak e manca delle qualita’ indispensabili per ricostruirlo.
In altre parole e’ esattamente il perfetto tirapiedi che serve
agli Stati Uniti. Alcuni maggiorenti religiosi sono tornati in
Irak e hanno trasformato il paese in un incubo settario.
Adesso le donne sono prigioniere in casa loro e non possono
vestirsi come vogliono; persone d’ingegno, come degli
archeologi, sono state cacciate dai loro impieghi e
rimpiazzate con ideologi religiosi che non hanno la minima
idea dei compiti spettanti ai ministeri dei quali sono stati
messi a capo; quasi tutto il settore medico, poi - che era uno
dei migliori del Medio Oriente - e’ in mano a dei facenti
funzione senza alcuna esperienza medica.
Ma non voglio dilungarmi sull’attuale situazione dell’Irak,
perche’ tutti la conoscono. Voglio solo mantener viva la
storia di questo paese per impedire che essa scompaia sotto il
fuoco di fila della propaganda dell’occidente, dei tirapiedi
iracheni, di Israele e dell’Iran. Nell’Irak del sud se ne
vedono gia’ dei segni nella lingua Farsi, e tutto cio’ a cui
avevano lottato per opporsi gli eroi ai quali accennavo e’ ora
cosa corrente in molte parti del paese. E gia’ parecchie
nazioni arabe hanno cominciato a sudar freddo per paura che la
contaminazione iraniana passi i loro confini: avrebbero dovuto
pensarci prima di dare agli Stati Uniti il via libera per
invadere l’Irak. Saddam Hussein aveva trasformato una societa’
ancora all’antica in una societa’ moderna e produttiva, e per
due decenni l’Irak aveva fornito a tutto il mondo arabo
medici, ingegneri e scienziati. E adesso i lacche’ che sono a
capo di paesi arabi che erano gelosi di Saddam cominciano a
nutrire dubbi sulla parte che hanno avuto nella sua caduta.
Perche’ cominciano a rendersi conto
che la situazione dei loro paesi sarebbe stata molto migliore
se avessero collaborato col presidente iracheno, invece di
cercare di liberarsene. Oggi i capi arabi si sentono a disagio
a causa della sempre crescente importanza che Israele, l’Iran
e gli Stati Uniti hanno ormai acquisito nel Medio Oriente, ma
possono soltanto battersi il petto. In un incontro fra paesi
arabi che si svolse in Giordania nel Febbraio 1990 Saddam
Hussein li aveva avvertiti: "il paese che esercita la
maggiore influenza sul Golfo e sul suo petrolio sara’ quello
che consolidera’ la sua superiorita’ come superpotenza senza
rivali. Cio’ significa che se i popoli del Golfo - e di tutto
il mondo arabo - non staranno bene attenti, tutta questa zona
finira’ col venire governata secondo i desideri degli Stati
Uniti".
Gli iracheni che mostra la foto
non sono soltanto le vittime di alcuni fanatici che hanno
preso parte al "cambiamento di regime" iracheno fabbricato in
America. Essi erano dei pionieri che avevano messo in valore
un paese arabo che assicurava diritti uguali a tutti i
cittadini, un paese arabo che impiegava i suoi proventi del
petrolio per incrementare la scienza, l’ingegneria,
l’istruzione pubblica e la medicina. I cittadini iracheni
avevano energia elettrica, acqua pulita, cibo a buon mercato e
abitazioni a basso prezzo. E la propaganda dell’occidente ha
definito questi capi come "criminali"! E’ esattamente il
contrario: i criminali sono quelli che li hanno processati nel
piu’ risibile processo dei tempi moderni, quelli che li hanno
impiccati e che in Irak sono ancora al potere.
Coloro che essi hanno impiccato
erano dei rivoluzionari veri i quali avevano ottenuto dei
risultati che non vanno dimenticati, perche’ l’Irak di quella
gente era una societa’ che funzionava ed era anche molto
orgogliosa di se’ stessa. L’Irak di oggi, invece, e’ una
parodia di nazione dove vi e’ solo violenza e confusione. Ma
e’ come gli Stati Uniti la volevano. E questo non piace
neanche ai loro tirapiedi iracheni, perche’ ora a Baghdad essi
possono restare vivi soltanto entro un’area di poche miglia
quadrate. Un vecchio detto americano dice: "Non desiderate una
cosa troppo intensamente, perche’ potete finire con
l’ottenerla". E’ proprio il caso dei collaborazionisti
iracheni: hanno ottenuto esattamente quello che volevano.
Link originale:
http://www.uruknet.info/?p=m37394&hd=&size=1&l=e
Traduzione a cura di Rolando M.
Link a
questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/RicordareIraq.htm
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