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Dopo la dimostrazione al mondo, e
ai confinanti arabi, di spietatezza e forza a Gaza, la campagna di
propaganda filo-sionista dei parlamentari/giornalisti italiani al
servizio di Sion, la campagna TV iniziata con Matrix martedì sera con
pubblico tutto schierato contro la resistenza palestinese (anche la
Morgantini...), ora anche l'attacco al Papa e la decisione di
interrompere unilateralmente i colloqui cattolico-ebraici da parte del
rabbinato itlaiano. Strano, alla vigilia del viaggio del Santo Padre
in Terra Santa e con la "Commissione Permanente" aperta...Se
aggiungiamo che ben 36 sono i "fratelli maggiori" che hanno portato
alla vittoria e fanno parte della presidenza Obama, più lo
strangolamento economico delle famiglie (ben orchestrato dalla
lobby dei guru apolidi della finanza)
che impedisce di avere molto
altro tempo a disposizione per rendersi conto di tutto ciò, e da
ultimo il proclama della false-flag Ciadista Bin Laden, il quadro
è abbastanza chiaro:
è in atto un ben
pianificato progetto da parte della
Comunità
rabbinico-Sionista, all'attacco non solo nel mondo, ma ora anche, è
chiaro, in Italia

Rav Elia Enrico
Richetti, rabbino capo di Venezia, bel sorriso
IL RABBINATO
ITALIANO PROCLAMA
l'interruzione
della
collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa
(Deo gratias)
Sono all'attacco,
agguerriti e baldanzosi, più sfacciati che mai.
A chi non vi presti la dovuta
attenzione, cioè alla stragrande maggioranza del pubblico, alle
prese con le miserie di una quotidianità sempre più economicamente
difficile da portare avanti, certi eventi, apparentemente slegati tra
loro, dicono poco e non mutano le problematiche da affrontare.
In realtà, a osservare meglio e
cronometrando i tempi, questi eventi, e altri ancora, hanno un filo
che li unisce e li rende utili, ognuno secondo la sua funzione, ad una
stessa pianificazione di lavoro.
Li elenco subito brevemente e poi li
andremo ad analizzare meglio.
1 - Canale 5, Matrix, "Comprendere
Gaza", presenti, tra sala e in videoconferenza, l'europarlamentare
vicepresidente signora Morgantini,
Riccardo Pacifici, presidente delle Comunità ebraiche, il
giornalista Capuozzo, l'on. Siano del PD, e il corrispondente per il
Sole 24ore da Gerusalemme.
2 -
Manifestazione pro-Israele, oggi 14 gennaio 2009, a Montecitorio,
indetta dall'Associazione Parlamentare Amicizia Israele-Italia. Un
mare di chiacchiere con la crema dei
camerieri e maggiordomi di Sion.
3 -
L'interruzione
della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa (Deo
gratias), dichiarata dal rabbino capo di Venezia Elia Enrico
Richetti e prontamente amplificata dalla rivista gesuita
Popoli (un
tempo cattolica ed oggi antipapista e antiromana)
4 - L'imminente tormentone in
arrivo sul "giorno della memoria" (corta e a senso unico)
5 - La crisi economica che si è
abbattuta sulle famiglie, soffocandole ed impedendo loro di riuscire a
trovar tempo e voglia per occuparsi d'altro che di una sopravvivenza
sempre più precaria
6 - L'attacco militare in grande stile,
da terra-mare-cielo, alla Palestina di Gaza, con la scusa dei razzi di
Hamas ma per dare una dimostrazione di forza a tutto il mondo arabo
circostante che l'Apocalisse ebraica era iniziata
7 - I proclami del Ciadista false-flag Bin
Laden, sempre puntualmente presente quando c'è da dare una mano e
motivazioni ai falsi crociati a stelle(di davide) e strisce.
Ce n'è abbastanza per farsi due conti e
prendere coscenza che siamo entrati in una fase avanzata
dell'ambizioso progetto giudaico-rabbinico, di forzatura per la
realizzazione escatologica del delirio biblico sionista.
Solo chi voglia negare l'evidenza dei
fatti può non rendersene conto, per mala fede o mala informazione. Ma
veniamo ai fatti ne alla loro analisi.
Ore 22,30 circa: Mentana, su
Canale 5, catalizza l'attenzione del pubblico interessato
all'argomento del momento, Gaza, che arrossa recentemente le prime
pagine dei giornali, per via del sangue che scorre e della vergogna
del giornalismo italiano. Presenti in sala tre rappresentanti politici
e due giornalisti. Apparentemente sembrerebbero avere posizioni
contrastanti, in realtà, a parte alcune differenziazioni, sono tutti
schierati contro il movimento che rappresenta la maggioranza dei
palestinesi.
Da parte della vicepresidente del
parlamento Europea, la "compagna" Luisa Morgantini, che tanto ha detto in
questi anni sull'occupazione sionista, ci si sarebbe aspettato qualche
cosa di più. Invece nulla: anche lei a prendere le distanze e a
condannare a gran voce l'unica formazione democraticamente eletta dal
popolo a rappresentarlo. Perchè un popolo carcerato e stritolato da
un'occupazione criminale non ha diritto a difendersi. Deve lasciarsi
schiavizzare senza opporre resistenza. I palestinesi non sono
abbastanza gandiani...
Avevamo già appreso poc'anzi che il fior
fiore della scodinzolante lobby sionista italiana si preparava per una
dura "maratona oratoria" (e quello solo sanno fare, sproloquiare
forbitamente) in Parlamento in sostegno del diritto di Israele a
continuare a compiere i suoi rituali omicidi.
Tali si possono considerare i circa 1000
morti ammazzati dall'esercito israeliano, se eseguiti, come abbiamo
visto da foto e filmati, dopo la loro
preghierina rituale, con kippa, laccetti alle braccia, cubetto in
testa, ciondolanti come degli autistici: e poi vai con le bombe,
benedette però.
Senza vergogna e senza il minimo di
sensibilità, con i cadaveri di mille persone, più di un terzo bambini,
ancora caldi e per i quali non si riesce a trovare neppure spazio per
la sepoltura tra le macerie di Gaza, mentre le bombe continuano a
piovere e mietere altre vittime, questi cicisbei prezzolati della
politica nostrana, che un giorno, non troppo lontano, saranno
giudicati per la loro complicità esplicita con i criminali di guerra
di Tel Aviv, hanno la faccia tosta di manifestare in solidarietà con i
carnefici. Incredibile se non fosse vero......................continua...............
Il rabbino capo di Venezia: Ratzinger
cancella 50 anni di dialogo con gli ebrei
gazzettino.it
VENEZIA (13 gennaio) - Il mensile dei
gesuiti
Popoli ha pubblicato un'editoriale di Elia Enrico Richetti, rabbino
capo di Venezia, che contiene una dura critica al pontificato di
Benedetto XVI, sotto il quale la Chiesa sta cancellando i suoi
ultimi “cinquanta anni di storia” nel dialogo tra ebraismo e
cattolicesimo. Richetti nell'editoriale spiega i motivi che hanno
portato il rabbinato italiano a non partecipare alla prossima Giornata
sull'ebraismo, indetta per il 17 gennaio dalla Confrenza episcopale
italiana.
Il rabbino
di Venezia ricorda innanzitutto la decisione di Benedetto XVI di
reintrodurre, con il messale pre-conciliare, la preghiera del Venerdì
Santo per la conversione degli ebrei. Il rabbinato italiano - riferisce
Richetti - ha chiesto spiegazioni ed un ripensamento: con risposte
ufficiose, “una risposta della Conferenza episcopale, sia pure
sollecitata, è mancata”. La Chiesa, afferma l'esponente ebraico, ha
fatto presente che "gli ebrei non hanno niente da temere", in quanto "la
speranza espressa dalla preghiera Pro Judaeis è puramente escatologica,
è una speranza relativa alla fine dei tempi e non invita a fare
proselitismo attivo".
"Queste
risposte - osserva tuttavia Richetti - non hanno affatto accontentato il
Rabbinato italiano. Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che
il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non
rispetto la sua identità. Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si
tratta del più banale senso del rispetto dovuto all'altro come creatura
di Dio. Se a ciò aggiungiamo le più recenti prese di posizione del Papa
in merito al dialogo, definito inutile perché in ogni caso va
testimoniata la superiorità della fede cristiana, è evidente che stiamo
andando verso la cancellazione degli ultimi cinquant'anni di storia
della Chiesa".
"In
quest'ottica - conclude Richetti -, l'interruzione della collaborazione
tra ebraismo italiano e Chiesa è la logica conseguenza del pensiero
ecclesiastico espresso dalla sua somma autorità".
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=42052&sez=NORDEST&npl=N
Giornata dell'ebraismo: «Le ragioni del nostro no»
Rav
Elia Enrico Richetti
Rabbino capo di Venezia
L'Assemblea
dei rabbini d'Italia ha comunicato che, almeno per quest'anno, non vi
sarà collaborazione fra le Comunità ebraiche d'Italia e le istituzioni
cattoliche per la celebrazione della Giornata dell'ebraismo (17
gennaio). È
la logica conseguenza di un momento particolare che sta vivendo il
dialogo interconfessionale oggi, momento i cui segni hanno cominciato a
manifestarsi quando il Papa, liberalizzando la messa in latino, ha
indicato nel Messale tridentino il modulo da seguire. In quella
formulazione, nelle preghiere del Venerdì Santo è contenuta una
preghiera che auspica la conversione degli ebrei alla «verità» della
Chiesa e alla fede nel ruolo salvifico di Gesù. A onor del vero, quella
preghiera, che nella prima formulazione definiva gli ebrei «perfidi»,
ossia «fuori dalla fede» e ciechi, era già stata «saltata» (ma mai
abolita) da Giovanni XXIII. Benedetto XVI l'ha espurgata dai termini più
offensivi e l'ha reintrodotta.
Fin dal primo momento, l'Assemblea dei rabbini d'Italia ha preso una
pausa di riflessione, sospendendo temporaneamente gli incontri
interreligiosi. I mesi successivi sono stati caratterizzati da un
susseguirsi di contatti, incontri e mediazioni con diversi esponenti,
anche ad alto livello, del mondo ecclesiastico, alcuni dei quali si sono
dimostrati sinceramente preoccupati per il futuro di un dialogo che
stava procedendo in maniera fruttuosa e che registrava un allargarsi del
senso di rispetto e di pari dignità delle fedi.
Purtroppo, i risultati si sono dimostrati deludenti. Si sono registrate
reazioni «offese» da parte di alte gerarchie vaticane: «Come si
permettono gli ebrei di giudicare in che modo un cristiano deve pregare?
Forse che la Chiesa si permette di espungere dal rituale delle preghiere
ebraiche alcune espressioni che possono essere interpretate come
anticristiane?». Altri prelati hanno ritenuto che l'atteggiamento dei
rabbini italiani fosse dettato da una «ipersensibilità» ebraica ai
tentativi di proselitismo, ipersensibilità non giustificata dai fatti.
Invece, e questa è stata la risposta più o meno ufficiale (una risposta
della Conferenza episcopale, sia pure sollecitata, è mancata), gli ebrei
non hanno niente da temere: la speranza espressa dalla preghiera «Pro
Judaeis» è «puramente escatologica», è una speranza relativa alla «fine
dei tempi» e non invita a fare proselitismo attivo (peraltro già vietato
da Paolo VI).
Queste risposte non hanno affatto accontentato il Rabbinato italiano. Se
io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba
diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua
identità. Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si tratta del più
banale senso del rispetto dovuto all'altro come creatura di Dio. Se a
ciò aggiungiamo le più recenti prese di posizione del Papa in merito al
dialogo, definito inutile perché in ogni caso va testimoniata la
superiorità della fede cristiana, è evidente che stiamo andando verso la
cancellazione degli ultimi cinquant'anni di storia della Chiesa. In
quest'ottica, l'interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano
e Chiesa è la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso
dalla sua somma autorità.
È vero, la Chiesa non si permette di correggere le preghiere ebraiche
(anche se un tempo la censura ecclesiastica è stata alquanto attiva). Ma
è da dire che le preghiere che qualcuno vuole interpretare come
anticristiane sono in realtà contro «coloro che si inchinano agli idoli»
e contro «i calunniatori e gli eretici». Perché dei cristiani dovrebbero
sentirsi presi di mira? Che cosa pensano di se stessi?
È vero, non sta agli ebrei insegnare ai cristiani come devono pregare o
che cosa devono pensare, e nessuno fra gli ebrei o i rabbini italiani
pretende di farlo. Ma è chiaro che dialogare vuol dire rispettare ognuno
il diritto dell'altro ad essere se stesso, cogliere la possibilità di
imparare qualcosa dalla sensibilità dell'altro, qualcosa che mi può
arricchire. Quando l'idea di dialogo come rispetto (non come sincretismo
e non come prevaricazione) sarà ripristinata, i rabbini italiani saranno
sempre pronti a svolgere il ruolo che hanno svolto negli ultimi
cinquant'anni.
Da Popoli, mensile
dei Gesuiti
http://www.popoli.info/
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