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La Shoah Palestinese.

 

 

Una voce cattolica fuori dal coro:

La Shoah Palestinese.

 

ULTIME ORE: 120 PALESTINESI UCCISI, TRA CUI DECINE DI BAMBINI.
DIVERSE CENTINAIA I FERITI.
CI RIFERISCONO DA BETLEMME CHE IN TUTTA LA CISGIORDANIA LA VITA È PARALIZZATA, SCUOLE CHIUSE, NEGOZI SERRATI, CHECK-POINT E ACCESSI ALLE PORTE DEI MURI BLOCCATI.
UN POPOLO PRIGIONIERO IN CASA PROPRIA...E LE GIORNATE DELLA "MEMORIA" SONO APPENA TRASCORSE...

 

di Filo De Fero

 

 

È da parecchi mesi che lo diciamo, da quando Israele decise di sedersi nuovamente al tavolo delle trattative con il Vaticano per discutere di questioni che ristagnavano da anni: se Israele dice che entro Natale le trattative saranno risolte, aspettiamoci imminente un attacco in grande stile contro Gaza ed i Territori Occupati.

 

Individuammo immediatamente in questo segnale di disponibilità e distensione verso la cattolicità, da parte israeliana, la punta d'iceberg di un disegno strategico-militare più ampio, che stava per entrare nella sua fase conclusiva e più sanguinosa.

 

Israele, che se ne era fregata altamente sino a quel momento di tutto e di tutti, aveva sempre dimostrato di essere compiacente nei confronti di gesti teatrali che potessero accreditarne il volto umano e democratico, solo quando era in procinto di spingere la sua macchina bellica e di conquista coloniale oltre quel limite che tutti gli osservatori internazionali non si sarebbero immaginati, o che fingevano di non immaginare.

Era quindi plausibile e prevedibilissimo che la mossa di inchiodare la gerarchia cattolica, ultimo baluardo indipendente da politiche ed interessi sovranazionali (checchè ne dicano gli anticlericali ciechi), non fosse altro che il tentativo di annichilire sino all’ultimo, sino al fatto compiuto, quell’unica voce rimasta fuori dal coro che potesse allertare le coscienze e opporsi, seppur verbalmente, a fronte di azioni di barbarie inaudita. Perchè quando Roma parla, lo fa di fronte ad una platea di miliardi di anime.

 

La contemporanea e forzata finta trattativa di pace di Annapolis dava ulteriore carburante alle speranze di tutti coloro i quali, animati da buoni sentimenti, troppo buoni, non avevano ancora capito che dello Stato sionista israeliano ci si può fidare come di una serpe in seno.

 

Una trattativa di pace finta a tal punto da invitare tutti a quel tavolo, meno coloro con i quali la pace si sarebbe dovuta cercare con onestà ed impegno: gli ultimi resistenti, i reclusi di Gaza.

 

Mentre tutti si riempivano la bocca di “pace”, indignandosi nei confronti di chi li chiamava “illusi”, Israele continuava la sua campagna di repressione nei confronti della resistenza palestinese e degli oppositori di quel Abu Mazen che oggi si vorrebbe riciclare padre della Patria palestinese, ma che sino a ieri banchettava con gli sterminatori del suo popolo, in cerca di riconoscimenti internazionali e di qualche briciola di potere.

 

A chi ci accusò di non nutrire abbastanza spirito di speranza per il processo di pace, rispondemmo con un editoriale dal titolo “La pace si può fare solo con i nemici”.

Ma con “l’entità nemica” Israele non aveva intenzione alcuna di trattare.

Oggi è chiaro il perchè. Doveva istigare e provocare quell’entità, uccidendone in gran numero i figli, affamandola al limite della sopportazione, assediandola senza pietà alcuna per la popolazione civile, affinchè qualcuno dei vari gruppi della vasta galassia di resistenti palestinesi non alzasse il tiro.

 

È solo questo che attendevano gli strateghi militari di Tsahal per poter schiacciare il pulsante rosso e dichiarare al mondo, allibito di fronte al massacro in atto, che lo facevano semplicemente perchè è un loro diritto difendersi.

È con questo falso pretesto che da sempre Israele ha aggredito, invaso, occupato, rubato terra, insanguinato la Terra Santa. La loro shoah li autorizzava, agli occhi del mondo, per infliggere ad altri un’altra shoah.

 

Ovviamente nessuno si è domandato, e nessuna testata giornalistica ha avuto il coraggio di scriverlo, perchè il diritto alla legittima difesa sia solo appannaggio di Israele e non della popolazione araba di Palestina.

Perchè chi è assediato, bombardato, affamato, privato anche del rispetto delle più elementari regole stabilite dalle Convenzioni di Guerra Internazionali, non avrebbe diritto  alla legittima difesa, mentre chi detiene le chiavi della galera sulla quale si fa un facile tiro al bersaglio invece potrebbe?

 

Ed oggi assistiamo a quell'epilogo che era facilmente prevedibile.

 

Con crudeltà sfacciata e arroganza senza limiti, ci sono poi penne in kippa che lamentano su quotidiani nazionali italiani la debolezza europea di fronte a chi, a Gaza, non si vorrebbe lasciar trucidare senza opporre resistenza.

 

Una proposta ce l’avrei da applicare a Fiamma Nierenstine e consimili, giusto per aiutarli a riuscire a dare il meglio della loro capacità giornalistica: rinchiudeteli a Gaza, in una qualsiasi zona di Gaza, in un qualsiasi appartamento, così da essere più vicini alla popolazione e raccogliere testimonianze di verità.

Lasciateli a pane, poco, e acqua, inquinata e che non è possibile bollire per mancanza di combustibile, sotto il fuoco dell’aviazione a loro tanto cara. Lasciateli ad osservare l’incancrenirsi di eventuali loro ferite, per mancanza di antibiotici e medicinali. Fate loro passare qualche notte a riposare mentre sibilano i missili sopra le loro teste.

Vedrete che al ritorno, se riusciranno a ritornare interi, la smetteranno di fare i presuntuosetti ed arroganti.

Ma con loro manderei anche i direttori delle testate giornalistiche che si permettono di oltraggiare i morti ed i morti-viventi di Palestina, lasciando le prime pagine in balia di tale giornalismo scadente, senza onore e senza morale.

 

Filo De Fero

3/3/2008

 

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