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Ancora sulla prece per l’ebraismo:
inutilità e danni dell’ecumenismo
di Agobardo
SiSi-NoNo periodico, Anno XXXIV, n. 6, 31 marzo 2008

Il
fatto
Benedetto XVI (il 4 febbraio 2008)
ha riformato la preghiera per gli Ebrei del Venerdì Santo, ma, pur
avendo addolcito i toni dell’antica prece del Messale Romano
(edizione del 1962), ha insistito sul concetto di conversione a
Cristo e non ha ripreso, come avevano chiesto i rabbini d’Italia,
quella di Paolo VI (NOM del 1970) in cui si chiedeva non la
conversione, ma la fedeltà d’Israele all’Alleanza [antica] che
Dio aveva stretto con esso, come se l’Antica Alleanza non
fosse stata abrogata dalla “Nuova ed Eterna Alleanza”. Tutto ciò
ha indispettito i rabbini del mondo intero, che hanno minacciato
di interrompere il “dialogo interreligioso” con la Chiesa
cattolica. La stampa ha ora diffuso la notizia di un prossimo
incontro tra il Segretario di Stato Vaticano e il rabbinato
mondiale.
Israele non accetta che si preghi per la sua conversione.
Ma, mentre la Chiesa caritatevolmente prega Dio perché illumini
l’ebraismo, questo ancora oggi non cessa di dir male di Nostro
Signore Gesù Cristo, della Sua Santissima Madre e della Chiesa.
L’antievangelo ebraico: le “Toledòth Jéshu”
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, consulente dell’Istituto
Superiore di Studi Ebraici, è l’autore della prima traduzione
italiana delle Toledòth Jeshu. Sulla sua opera, apparsa
venti anni or sono, ci baseremo per trattare quest’argomento nel
presente articolo.
Secondo gli Atti degli Apostoli, le sinagoghe furono la
prima sede della predicazione degli Apostoli, la quale provocò fin
dall’inizio la reazione ostile dei Giudei (Atti XIII,
45-50) e perfino un’opposizione organizzata e spesso violenta. “È
difficile non ammettere – scrive Di Segni – che non fosse stata
messa in discussione anche la stessa vicenda personale di Gesù
[…]. Da questi dati si deduce l’esistenza di una vivace polemica
già nei primi decenni dalla morte di Gesù, nella quale vanno
collocate le lontane origini della letteratura delle Toledòth”.
“Toledòth” è un termine che compare nell’ebraico biblico con il
duplice significato di “discendenze” o “storia”, sia al singolare
che al plurale. Toledòth Jéshu quindi vuol dire la storia o le
storie di Gesù: una serie di racconti ebraici su e contro Gesù e
le origini del Cristianesimo. “La produzione delle Toledòth è un
processo durato per secoli… una interpretazione polemica della
vicenda di Gesù sarebbe iniziata già durante la sua vita (Mc
IV, 22 e 30) e subito dopo la morte (Mt XXVIII, 15).
L’elaborazione di narrazioni alternative e polemiche è proseguita
fino agli ultimi decenni del secolo scorso”.
“Le Toledòth Jéshu” – ammette Di Segni – godono di una fama
negativa e sinistra. Le storie che raccontano sono così
dissacranti, e la forma tanto polemica che il mondo cristiano le
ha sempre respinte con forti critiche e anatemi”.
Wagenseil le definiva come “nefandum et abominabilem libellum”;
de Rossi lo chiamava “nefandum ac pestilentissimum opuscolum”.
Nel 1958 il Dizionario Ecclesiastico parafrasando don Giuseppe
Ricciotti, scriveva: “Blasfemo e calunnioso libello, circolante in
varie redazioni fin dai secoli VIII-IX, riassume fantastiche ed
oscene calunnie manipolate dagli ambienti giudaici dell’epoca e
gabellate come fonti autentiche della vita di Gesù”.
“Alla condanna del mondo cristiano ha fatto riscontro da parte
ebraica l’imbarazzo per un’opera che in vari momenti della storia
è apparsa poco seria e precisa, scomoda ed inopportuna”.
Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni nel suo libro sulle
Toledòth (sulle quali – a quel che sembra – non ha nulla da
rimproverarsi) prosegue: “Questo imbarazzo spiega le resistenze a
diffondere l’opera… Si è perfino tentato… di attribuire alcune
versioni dell’opera ad antisemiti che se ne sarebbero serviti per
attizzare l’odio cristiano per gli ebrei”.
Il
Talmùd conferma l’origine ebraica delle Toledòth
Purtroppo, però, le medesime storie calunniose su Gesù sono
contenute anche nel Talmud e nella letteratura post talmudica.
“Gesù è chiamato Notzrì (Nazareno), altre volte Pandera o Ben
Pandera, con evidente collegamento alle notizie pagane [ma di
derivazione ebraica] sulla sua paternità… chiamato ben Stada e
figlio di una relazione adulterina… si parla della lapidazione di
Gesù alla vigilia di Pasqua, sotto l’accusa di stregoneria e di
corruzione… Questi dati non attestano l’esistenza delle Toledòth,
almeno nella forma in cui le conosciamo […]. Attestano comunque
l’esistenza di una vivace letteratura in proposito. Tutto questo
gruppo di informazioni è già completo alla fine del quarto secolo”.
I Padri della Chiesa confermano l’esistenza di una serie di
credenze ebraiche ed anche pagane ma di derivazione ebraica. Il
Talmùd accusa Gesù di essere mago e corruttore del popolo, scrive
S. Giustino martire. S. Pionio martire dice che, secondo gli
Ebrei, Cristo aveva praticato la negromanzia e in virtù di essa
era risuscitato dopo la morte. Il pagano Celso apprende la lezione
contro Gesù da un ebreo: la madre di Gesù sarebbe stata cacciata
dal marito perché sospettata di adulterio con un soldato romano di
nome Panthera. Tertulliano asserisce che i nemici di Gesù lo
qualificano come figlio di un fabbro e di una prostituta. Tutti
dati che si ritrovano nelle Toledòth. “Ce n’è abbastanza per
supporre l’ esistenza di storie alternative ai Vangeli circolanti
tra gli oppositori del cristianesimo”.
Tuttavia bisogna arrivare al IX secolo per avere una notizia
precisa di una storia completa su Gesù, raccontata dagli Ebrei. Il
primo a parlarne esplicitamente è S. Agobardo, arcivescovo di
Lione (778-840). Nel De Iudaicis superstitionibus, S.
Agobardo scrive: “Gli Ebrei dicono che Gesù era stato un giovane
presso di loro onorevole… e che aveva avuto numerosi discepoli, a
uno dei quali, per la durezza e il torpore mentale aveva dato il
nome di Cefa, ossia Pietro […]. Infine, accusato di molte
menzogne, fu rinchiuso in carcere per decisione di Tiberio, perché
aveva fatto crescere nel grembo della figlia di questi… un feto di
pietra. Fu quindi appeso ad una forca come uno spregevole mago, e
qui colpito con una pietra in capo fu ucciso; fu sepolto accanto
ad un acquedotto… ma di notte fu sommerso da un improvviso
straripamento degli acquedotti; per ordine di Pilato fu cercato
per dodici mesi e non fu fino ad allora trovato. Allora Pilato
promulgò una legge di questo tipo: “È evidente che è risorto, come
aveva promesso, colui che da voi è stato ucciso per invidia…”. Ma
tutte queste cose le inventarono gli scribi… allo scopo di
annullare l’intera verità del valore della passione di Cristo».
«Le scoperte di questo secolo – commenta il Di Segni - hanno dato
un’ulteriore importanza alla nota di Agobardo; questi è, per
esempio, l’unico a parlare di un feto di pietra nel grembo della
figlia di Cesare; la circostanza è confermata e ampiamente
spiegata nel frammento aramaico pubblicato da Ginzberg nel 1928.
Dal successore di Agobardo, Amolone (arcivescovo di Lione dall’
841 all’852), apprendiamo ulteriori particolari. Il testo è
l’Epistola (o il Liber) contra Judeos, attribuita
erroneamente da alcuni autori a Rabano Mauro. L’autore cita in
generale le blasfeme accuse che gli Ebrei rivolgono alla religione
cristiana, tra le quali alcune rivestono interesse per la nostra
analisi: «Chiamano i santi Apostoli “apostati”...Non sanno che
Gesù fu appeso alla croce con dei chiodi... ma dicono in modo
infamante che fu punito nello stesso modo dei briganti che ora
vengono appesi; e... fu deposto dal legno e gettato nel sepolcro
in un orto pieno di cavoli, affinché la loro terra non fosse
contaminata. Lo stesso N. S. Gesù Cristo... chiamano nella loro
lingua Dissipator Aegyptius... Il culto che in tutto il
mondo gli prestano i fedeli, chiamano culto di Baal e religione di
un dio straniero... Dicono che Egli fu empio e figlio di empio,
cioè non so di quale pagano che chiamano Pandera, dal quale dicono
che la madre del Signore fu corrotta e quindi nacque colui nel
quale noi crediamo».
Dello stesso periodo è la testimonianza di Rabano Mauro
arcivescovo di Magonza nell’847. Nella sua opera Contra Judeos,
riporta le stesse notizie tramandateci da Amolone: nascita da un
adulterio con un pagano chiamato Pandera; la punizione come
brigante; la sepoltura nell’orto dei cavoli, eccetera. La
successiva testimonianza risale alla fine del XIII secolo.
Raimondo Martini, domenicano, fu autore di vari scritti contro
Musulmani ed Ebrei. Nel Pugio Fidei (il pugnale della fede)
l’autore riportava una storia che gli Ebrei raccontavano su Gesù,
facendola precedere da tale introduzione: «Poiché N. S. Gesù
Cristo compì innumerevoli miracoli possibili solo a Dio, la
perfidia giudaica, a cui giammai vien meno né manca una furbizia
di volpe, tentò di deturpare con bestemmie tutto quanto. Composero
pertanto contro Cristo un libro in cui inventarono questa favola».
Segue, in ordine cronologico, una preziosa testimonianza ebraica.
Si tratta dell’Éven Bòchan (pietra di verifica) scritta in Spagna
nel 1385 da Shem Tov ibn Shaprut. «Un capitolo di questo libro è
dedicato alla confutazione di tesi antiebraiche... Shem Tov
fornisce delle informazioni fondamentali sulle Toledòth».
Scrive
il Di Segni: “È difficile dire, dato che tra gli ebrei non
esistono dogmi o dottrine canoniche, che cosa sia per gli ebrei
Gesù; è più facile specificare cosa non è... Non può essere né
Dio, né Figlio di Dio nel senso in cui lo si intende nel dogma
della Trinità. Una tale concezione è per gli ebrei non solo un
sacrilegio e una bestemmia, ma una cosa
incomprensibile. Non è neppure un Messia... non può essere
neppure considerato come un Profeta».
È certo, però, che il rifiuto della divinità di Gesù da parte di
un gran numero di Giudei ha dato luogo a una letteratura polemica
di controinformazione calunniosa nei riguardi del Fondatore del
Cristianesimo. Le medesime storie calunniose su Gesù sono
contenute nel Talmùd e nella “letteratura post talmudica, che è
poi l’unica cosa in cui gli ebrei hanno creduto per tutto il XIX
secolo e che molti, specialmente in Israele, credono ancora oggi.
Quelle narrazioni ebbero un peso determinante nella formazione
dell’ atteggiamento negativo degli ebrei nei confronti del
cristianesimo” – scrive un altro ebreo di cui parleremo –. “Tale
atteggiamento… deriva dall’ odio verso Gesù e dagli epiteti
ingiuriosi accumulati nei secoli per definirlo”.
“Di fatto – scrive il rabbino convertito al cattolicesimo e
divenuto gesuita Joseph
Bonsirven – il Talmùd contiene il nocciolo delle storie,
raccolte e sviluppate sotto il titolo Toledoth Jesu, un
infame libello pubblicato in Germania verso il IX secolo (…).
Isidoro Loeb [ebreo e grande esperto di giudaismo] riconosce che
“non vi è nulla di stupefacente che il Talmùd contenga attacchi
contro Gesù. Sarebbe strano se non ve ne fossero” (Revue des
études juives, t. it., p. 256). […]. Troviamo nel Talmùd la
condanna severa dei minim, molti vi vedono una designazione
dei cristiani. (…)”.
Félix Vernet
aggiunge che: “La parola minim (…), servì a designare i
cristiani; lo stesso vale per la parola goyim […].
L’atteggiamento del Talmùd verso Gesù Cristo è cattivo. Vi si
ritrovano bestemmie e volgarità contro Gesù: la sua nascita
illegittima, insulti alla Madonna (…). Si possono leggere tutti i
testi talmudici relativi a Gesù, non in un’ edizione purgata di
esso, ma nelle edizioni complete, o nelle antologie compilate da
G. Dalman, in
H. Laible, Jesus
Christus in Talmùd, Berlino, 1891”.
Ecco un sunto dei passaggi più significativi del Talmùd.
a)
Nostro Signore Gesù Cristo, Maria Santissima e i Santi
Nel Trattato “Kallah 1 b (18 b)” si narra che Gesù fosse un
bastardo e figlio di una donna impura. Che aveva in sé l’anima di
Esaù ed era stolto, prestigiatore, seduttore, idolatra. Fu
crocifisso e sepolto nell’ inferno e divenne l’idolo dei
cristiani. Nel “Sanhedrin 67 a”, si legge che Gesù era figlio di
una meretrice, che fu crocifisso la sera di Pasqua, che sua madre
fu la prostituta Maria Maddalena. La Madonna è chiamata
meretrix o “Stada” poiché aveva tradito il marito con
adulterio (cfr. anche “Sanhedrin cap. VII, verso la fine”; e
“Lebhammoth cap. ultimo”; Mosè Maimonide in “Hilkohoth Akum v. 3,
4, 5”).
Nello “Schabbath 104 b” Gesù è chiamato stolto e demente,
prestigiatore e mago. Lo “Zohar 282 b” dice che Gesù morì come una
bestia e fu sepolto tra le bestie. Nello “Iore dea 150, 3. Hagah”
e “141, 1. Hagah” si tratta del disprezzo da portare alla Croce,
che “deve essere ritenuta come un idolo e non è lecito usarne
prima di distruggerla”.
Nello “Abhoda zarah 6 a. Toseph” si dichiara che il cristiano è
chiunque “segue l’errore di colui che comandò di santificare il
primo giorno dopo il Sabato”.
Inoltre la Madonna Santissima è chiamata “Charia” o escremento, i
Santi son chiamati “Kedeschim” ovvero viziosi, le Sante
“Kedeschot” ovvero meretrici.
b)
I Cristiani
I cristiani sono chiamati idolatri; secondo Maimonide in
“Ililkhoth Maakhaloth asavoroth cap. IX”, sono peggiori dei
turchi.
Sono detti anche omicidi in “Abhodah 22 a” e in “Iore dea 153, 2”
ed anche in “Abhodah zarah 25 b”. Immondi o impuri in “Schabbath
145 b” ed in “Aboda zaza 22 b”: «Perché sono impuri i cristiani?
Perché non furono al monte Sinai. Poiché quando il serpente
giacque con Eva la insozzò. Cessò il peccato per i giudei che
furono al Sinai ma non per i cristiani che non erano presso il
monte». Sono detti simili allo sterco in “Orach chaiim 55, 20”;
non uomini, ma simili alle bestie in “Kerithuth 6 b, pag. 78”;
“Midrash Talpioth fol. 255 d”; “Orach chaiim 376, a”; “Zohar II,
64 b”. Sono anche detti figli del diavolo in “Zohar I, 28 b”.
c)
I precetti circa i cristiani
Quasi tutti i precetti del Talmùd rabbinico circa i cristiani si
risolvono nel dovere di evitarli, cfr. “Chullin 91 b”; “Sanhedrin
58 b”, “Chagigah 15 b”.
Tuttavia, sempre che sia possibile farlo senza provocare reazioni
il giudeo deve eliminare i cristiani senz’alcuna misericordia. Il
giudeo dovrà perciò astenersi dal far del bene al cristiano, cfr.
“Zohar I, 25 b”, Mosè Maimonide: “Hilkhoth Akum X, 6”; “Iore dea
148,12.
Hagah”; né gli è lecito aiutare il cristiano ammalato, cfr. “Iore
dea 158, 1”; anzi deve infierire su di lui “Choschen hammischpat
425, 5”; “Iore dea 158, 1”.
I giudei inoltre sono i padroni dei cristiani, i quali, essendo
bestie, devono essere al servizio degli israeliti. In “Baba bathra
54 b”, si legge: “Tutte le sostanze del cristiano sono come il
deserto, chi arriva primo ne è il padrone”. È quindi lecito
frodare i cristiani, cfr. “Baba Kama 113 b”, “Choschen ham. 156,
5. Hagah”.
È lecito pel giudeo far finta di essere cristiano, al fine di
maggiormente ingannarli, cfr. “Iore dea 157, 2. Hagah” (è noto il
fenomeno dei cosiddetti ‘marrani’ o falsi convertiti che ha
afflitto e continua ad affliggere il mondo cattolico). Il giudeo
può esercitare l’usura verso i cristiani, cfr. “Abhodah zarah
54a.”; “Iore dea 159, 1”.
Il giudeo che uccide un cristiano non solo non commette peccato,
ma offre a Dio un sacrificio graditissimo, cfr. “Sepher Or Israel
177 b”; “ibidem fol. 180”; “Ialkut Simoni 245 c. n. 772”;
“Bamidbar rabba 229 c”.
A coloro che uccidono i cristiani è promesso nel paradiso il posto
più elevato, cfr.
“Zohar I, 38 b. e 39 a.”; “Hilkhoth Akum X, 1”; “ibidem X, 7”.
Abbattere la Religione cattolica è l’unico fine di tutte le azioni
e di tutte le preghiere di Israele, cfr. “Shabbath 118 a;
Sanhedrin 98 b”.
Ancora oggi?
Riccardo Di Segni ha asserito (Corriere della Sera, 10
marzo 2008, p. 15) che le bestemmie contro Nostro Signore Gesù
Cristo, la Sua Santissima Madre, i Santi e i cristiani oggi sono
state abrogate; invece alcuni autori ebrei onestamente ammettono
che esse sono ancora in uso nelle scuole rabbiniche e nelle
famiglie ebraiche ortodosse.
È uscito in questi ultimi anni, ad esempio, un interessante libro
del professor Israel Shahak, destinato a restare un punto fermo
nella storia degli studi sul Giudaismo, come il libro di Bernard
Lazare sull’ Antisemitismo. Esso, oltre a fare piena luce sugli
aspetti meno conosciuti del Giudaismo talmudico, è rigorosamente
documentato (cita con cognizione di causa il Talmùd ed anche i
migliori commenti talmudici), è di un autore ebreo e perciò non
sospettabile di antisemitismo, ed è recente. Opere analoghe,
infatti, risalgono al secolo scorso e non sono aggiornate
all’esperienza sionista, che è di capitale importanza per il
nostro argomento.
Razzismo
ebraico
L’autore scrive: «Avevo visto [attorno al 1990] coi miei occhi, a
Gerusalemme, un ebreo
ultra-ortodosso rifiutare che si utilizzasse il suo
telefono, di sabato, per chiamare un’ autoambulanza, per
soccorrere il suo vicino di casa non ebreo, colpito da un grave
malore […]. Ho domandato udienza al tribunale rabbinico di
Gerusalemme, che è composto di rabbini nominati dallo Stato
d’Israele. Ho chiesto loro se questo modo di fare s’accordasse con
la loro interpretazione della religione ebraica. Mi hanno risposto
che l’ebreo in questione si era comportato correttamente, ed anche
piamente, e mi hanno rinviato ad un certo versetto di un compendio
delle leggi talmudiche compilato nel nostro secolo: […]
Un ebreo non deve violare il sabato, per salvare la vita ad un
non-ebreo».
Israele crede nella “redenzione”della sua terra, intesa come
riduzione progressiva del numero dei non-ebrei abitanti in
Israele: «Il vecchio proprietario non-ebreo può essere il più
virtuoso degli uomini, l’acquirente il peggiore dei criminali: se
è ebreo, la transazione opererà la “redenzione”o la
“salvezza”della terra. Al contrario, se il peggiore degli ebrei
cede la sua proprietà al migliore dei non-ebrei, la terra fino
allora “redenta e salvata”, ricadrà nella “dannazione”… La
conclusione logica di tali teorie è l’espulsione… di tutti i
non-ebrei dalla terra “redenta”».
Un
periodo di crisi
Abbiamo parlato di ebrei ortodossi. Ci spieghiamo. Fino al 1780,
il termine “ebreo” coincideva con ciò che tutti gli ebrei
consideravano come l’essenza della loro identità cioè con la
religione giudaica; anzi i precetti della religione
giudaico-talmudica dirigevano, fin nei minimi dettagli, tutti gli
aspetti della vita sociale e privata degli ebrei, sia tra loro che
nei rapporti coi gojim: «Era impensabile, fino allora, che
un ebreo potesse bere un bicchiere d’acqua presso un non-ebreo».
Gli ebrei occidentali acquistarono a partire dal 1780 la libertà e
l’ uguaglianza civile e cominciarono ad assimilarsi ai non-ebrei,
col rischio di perdere la loro identità. Fu così che il Gran Kahal
conobbe un periodo di crisi (in Occidente e non in Oriente, ove il
fenomeno dell’ emancipazione e dell’assimilazione non fu diffuso).
Tuttavia il movimento anti-assimilazionista, difeso dal rabbinato
ortodosso e dal Gran Kahal, riprese il sopravvento con la nascita
del movimento sionista e con la fondazione (1843) del B’nai
B’rith: «Secondo la Càbala i gentili sono considerati alla
lettera “membri fisici” di Satana, ad eccezione di coloro che si
convertono al Giudaismo»:
non è quindi lecito assimilarsi ad essi.
I
cristiani scoprono il Talmùd e gli ebrei corrono ai ripari
Nel corso del XIII secolo vi furono i famosi attacchi dei
Cristiani contro il Talmùd, ma ciò avvenne, come spiega Shahak,
perché degli Ebrei convertiti avevano rivelato le nefandezze
contenute in tale opera. Infatti «prima, le autorità cristiane
attaccavano il Giudaismo con argomenti generali o tratti dalla
Bibbia, ma sembravano ignorare tutto del Talmùd. […] Essi l’hanno
attaccato grazie alla conversione di alcuni ebrei, versati nella
scienza talmudica… Innanzitutto riconosciamo che il Talmùd
…contiene delle espressioni… assai ingiuriose soprattutto nei
confronti del Cristianesimo. Per esempio il Talmùd, oltre una
litania di accuse oscene contro Gesù, dice che il suo castigo in
inferno è di essere immerso in uno stagno di escrementi bollenti…
Citiamo anche il precetto di bruciare, pubblicamente se possibile,
ogni esemplare del Nuovo Testamento. Precetto non abolito e
applicato recentemente: il 23 marzo 1980, centinaia di
esemplari del Nuovo Testamento sono stati bruciati pubblicamente e
ritualmente a Gerusalemme».
Né vi è soltanto il Talmùd, vi è anche tutta una letteratura
talmudica, per esempio il Mishneh Torah di Maimonide,
«opera piena di precetti i più ingiuriosi riguardo ai pagani, ma
anche di violenti attacchi chiarissimi contro Gesù e il
Cristianesimo, che l’autore menziona sempre con l’aggiunta:
“Perisca il nome dell’ infame!”».
Occorre sapere che il nome di Gesù equivale, per l’ Ebraismo
ortodosso, ad un’ingiuria ed ogni volta che si vuol insultare
qualcuno gli si dice: “Gesù”!
Siccome la reazione al Talmudismo era diventata troppo forte, gli
Ebrei escogitarono di «sopprimere o modificare i passaggi
talmudici ostili al Cristianesimo o ai non-ebrei… Inutile dire che
tutto ciò fu una menzogna deliberata… infatti a partire
dalla fondazione dello Stato d’Israele, i rabbini sentendosi al
sicuro, hanno ristabilito tutti i passaggi ingiuriosi in tutte le
nuove edizioni».
Per esempio, il Talmùd (Trattato Berakhot, 58 b) ingiunge
ad ogni ebreo che passa davanti ad un cimitero di benedirlo se è
un cimitero ebraico, e di maledire le madri dei defunti se è un
cimitero non-ebraico. Il professor Shahak commenta: «Questi usi
non possono essere spiegati come semplici reazioni
all’Antisemitismo; essi derivano da un’ostilità selvaggia nei
riguardi di tutti i non-ebrei».
«Nel 1962, una parte del Codice di Maimonide “Il Libro della
conoscenza”, che contiene le regole elementari della fede e della
morale giudaica post-templare, è apparso a Gerusalemme in edizione
bilingue (ebraico-inglese). Il testo ebraico è stato restaurato
nella sua “purezza” originale e l’ordine di sterminare tutti gli
ebrei infedeli vi appare esplicitamente: “è un dovere sterminarli
con le proprie mani”. Ma chi sarebbero questi infedeli? “Gesù di
Nazareth e i suoi discepoli”».
Idee false dei cristiani sul Giudaismo ortodosso
L’autore fornisce una spiegazione assai dettagliata del sistema
teologico-giuridico del Giudaismo classico, fatto proprio
dall’attuale Giudaismo ortodosso. Egli dissipa alcune idee false,
assai abusate oggi; soprattutto quella dei valori comuni della
cultura giudaico-cristiana, come ad esempio, l’idea che gli Ebrei
siano nostri “fratelli maggiori nella Fede di Abramo”.
L’Ebraismo talmudico non ha la Fede di Abramo; ed inoltre i
fratelli maggiori della Bibbia (Caino, Ismaele, Esaù) sono il tipo
del reprobo, proprio come la Sinagoga talmudica riprovata da Dio e
soppiantata dal fratello minore: la Chiesa di Cristo. Occorre,
infatti, distinguere il Giudaismo post-biblico o talmudico (che
odia Cristo e i Cristiani) dall’Antica Alleanza che
prefigurativamente era cristiana (annunciava in Gesù Cristo il
Messia venturo).
Il Giudaismo cabalistico, poi, non è per nulla monoteista. Secondo
la Càbala spuria il mondo non è retto da un solo Dio, ma da una
miriade di eoni o intermediari divini, che emanano dalla
Divinità (Panteismo emanazionista). Inoltre alcune «preghiere o
atti rituali, secondo i cabalisti, hanno per scopo di ingannare
gli Angeli (sorta di divinità minori o semi-dèi) oppure di
rendere Satana propizio…
[egli] apprezza molto le preghiere e i rituali ebraici… Sempre
secondo i cabalisti, alcune delle vittime offerte in sacrificio
erano destinate a Satana».
Il Giudaismo post-biblico in realtà è anti-biblico. Shahak ci
informa che tutte queste nozioni non possono essere cercate
nei libri in lingua vernacolare, ma solo in ebraico, in testi
scritti per un pubblico specializzato.
«Un’idea falsa assai diffusa tra i Cristiani oggi… è che il
Giudaismo sarebbe una religione biblica; che
l’Antico Testamento avrebbe la stessa importanza che ha tra i
Cristiani… Mentre tutto è decretato dal Talmùd e non dalla Bibbia».
La
maggior parte dei versetti biblici che prescrivono dei precetti
religiosi sono spiegati dal Giudaismo ortodosso con un significato
completamente diverso da quello della Bibbia. Per esempio: «1°)
“Non rubare”… è interpretato come la proibizione del “furto”, cioè
del rapimento ad un ebreo… Mentre il rapimento ai pagani da parte
degli Ebrei è lecito secondo la legge talmudica… 2°) Alcuni
termini come: “il tuo simile”, “uomo”, sono presi in senso
esclusivistico e sciovinista. Per esempio: “Amerai il prossimo tuo
come te stesso”, è inteso dal Giudaismo classico ed ortodosso
attuale come l’ordine di amare il prossimo ebreo, e non l’uomo in
genere».
Così, osserva il professor Shahak, più uno legge la Bibbia, meno
ne sa sul Giudaismo ortodosso: la Bibbia che leggono gli ebrei
ortodossi è un’altra (quanto al significato) rispetto a quella che
leggono i non-ebrei o anche gli ebrei non-ortodossi.
Sionismo e antisemitismo
«Vi sono sempre state relazioni strette tra i sionisti e gli
antisemiti – scrive il prof. Shahak –. I sionisti pensavano di
avvantaggiarsi dall’ aspetto demoniaco dell’ antisemitismo e di
utilizzare gli antisemiti per i propri scopi».
Ed è proprio ciò che son riusciti a fare negli anni trenta
quaranta.
«L’esempio più scioccante, secondo l’Autore, è la gioia con la
quale alcuni dirigenti sionisti accolsero l’ascesa di Hitler al
potere, poiché avevano in comune la fede nel primato della razza e
l’ostilità all’ assimilazione degli Ebrei».
Erano, però, in disaccordo sul fatto che per i sionisti la razza
pura era quella ebraica, mentre per i nazionalsocialisti era
quella germanica.
Le
leggi contro i non-ebrei
La
Halakhah ovvero il sistema di leggi del Giudaismo
ortodosso, si fonda sul Talmùd babilonese. Il primo codice o
commento della legge talmudica, d’importanza fondamentale, è la
Mishneh Torah, scritta da Mosè Maimonide alla fine del XII
secolo. Il più autorevole di questi commenti al Talmùd è lo
Shulhan ‘Arukh (La tavola imbandita) di Joseph Caro,
della fine del XVI secolo. Esso è un compendio, ad uso del popolo,
di un’altra sua opera, Beit Josef (La casa di Giuseppe),
un commento assai voluminoso, destinato agli eruditi. Numerosi
commenti sono stati scritti sullo Shulhan ‘Arukh,
soprattutto nel XVII secolo, e ne esiste anche uno contemporaneo
di una certa importanza e si chiama Mishnah Berura. Nel
1950 infine è stata pubblicata in Israele, in ebraico,
L’Enciclopedia talmudica, che è un buon compendio di tutta la
letteratura talmudica. Ad esempio, «secondo la legge giudaica,
l’uccisione di un ebreo è un crimine capitale… Il caso è del tutto
differente se la vittima è un non-ebreo. L’ebreo che uccide
deliberatamente un non- ebreo è colpevole soltanto di un peccato
contro le leggi del cielo, punibile solo da Dio e non dall’uomo.
Se si è causa indiretta della morte di un non-ebreo, non vi è
alcun peccato. Così… se si tratta di un gentile… gli si può far
del male indirettamente, per esempio togliendo una scala quando è
caduto in un fosso… Tuttavia, se ciò comporta il rischio di
suscitare l’ostilità contro gli ebrei, non bisogna farlo».
Inoltre «in tempo di guerra, tutti i pagani, appartenendo ad una
popolazione nemica, possono, o anche debbono essere uccisi. A
partire dal 1973, questa dottrina è propagata pubblicamente
tra i soldati israeliani religiosi»
.
Inoltre un medico ebreo (ortodosso) non deve curare un malato
non-ebreo, tuttavia, se ciò rischia di suscitare l’ostilità contro
gli ebrei, lo si può curare.
Infine si può violare il sabato per salvare la vita ad un ebreo.
Ma se si tratta di un gentile? Il Talmùd risponde che è proibito
anche durante la settimana; tuttavia si pongono dei “casi di
coscienza”. Supponiamo che uno stabile sia abitato da nove gentili
e da un solo ebreo. Supponiamo che di sabato lo stabile crolli. Si
sa che uno dei dieci, non si sa se ebreo o gentile, al momento del
crollo non era in casa. «Bisogna iniziare le ricerche e violare il
sabato, pur dubitando che colui che è assente sia proprio
l’ebreo?... Sì, poiché vi sono forti probabilità (nove contro una)
che l’ebreo si trovi sotto le macerie. Ma supponiamo che nove
erano usciti e che uno solo, s’ignora quale, sia restato in casa.
In tal caso non occorre fare le ricerche, poiché vi sono forti
probabilità (nove contro una) che l’ebreo non sia la persona sotto
le macerie».
Comportamenti ingiuriosi
Le
leggi della Halakha inculcano odio e disprezzo nei
confronti dei non-ebrei. Cominciamo coi testi di alcune preghiere
«Le diciotto benedizioni contengono una maledizione diretta
originariamente contro i Cristiani, gli ebrei convertiti al
Cristianesimo e gli altri ebrei eretici [questa preghiera non è
diretta contro gli ebrei convertiti all’Islàm]: “Che gli Apostati
non abbiano alcuna speranza,e che tutti i Cristiani periscano
all’istante”. Questa formula risale alla fine del I secolo… Poco
prima del 1300 divenne: “Che gli Apostati non abbiano alcuna
speranza e che tutti gli eretici periscano all’istante”. […] Dopo
il 1967, molte comunità… hanno ristabilita la versione originaria:
“Che i Cristiani periscano all’ istante”. Questo cambiamento è
avvenuto nel momento in cui… Giovanni XXIII, sopprimeva dalla
Liturgia del Venerdì Santo la preghiera “Pro perfidis Judeis”
giudicata antisemita».
Ma – aggiungiamo noi – Riccardo Di Segni, rispondendo alla
richiesta di “reciprocità”, ha dichiarato, mentendo, che “a oggi
non esiste alcun riferimento ai cristiani nelle nostre preghiere
che sono state cambiate secoli fa, molto prima del Concilio
vaticano II” (Corriere della Sera 10 marzo 2008, p. 15).
Il
Talmùd (Trattato Berakhot, 58 b) prescrive all’ebreo che
passa davanti ad una casa abitata da non-ebrei di domandare a Dio
di distruggerla, e se è già in rovina, di ringraziarlo della sua
vendetta. Lo stesso dicasi per le Chiese e i luoghi di culto delle
altre religioni, tranne l’Islàm.
Atteggiamento verso il Cristianesimo e l’Islam
Anni orsono, durante una conferenza in Torino per la presentazione
del libro di Elio Toaff: Essere ebreo, Gad Lerner ha
raccontato che quando da bimbo tossiva, sua nonna gli dava dei
buffetti sulle spalle dicendo alla tosse: “va da un goj, va
da un goj”!
«Il Giudaismo – conferma il prof. Shahak – nutre un odio viscerale
nei confronti del Cristianesimo… esso risale ai tempi in cui il
Cristianesimo era ancora debole e perseguitato (tra gli altri
proprio dagli Ebrei) ed è stato manifestato dagli Ebrei che non
avevano subito mai persecuzioni da parte di Cristiani… Questo
atteggiamento ha due fonti principali:
1°) L’odio per Gesù… i racconti fantasiosi e diffamatori del
Talmùd e della letteratura talmudica… questi falsi racconti hanno
determinato buona parte dell’attitudine ostile degli Ebrei contro
il Cristianesimo. […] Tutte le fonti ebraiche classiche, che
parlano dell’esecuzione di Gesù ne rivendicano la responsabilità e
ne gioiscono… i Romani non son neanche nominati. […] Il nome di
Gesù è per gli Ebrei un simbolo di tutte le abominazioni
possibili…
2°) […] L’insegnamento rabbinico classifica il Cristianesimo tra
le religioni idolatre, … mal interpretando il dogma della Trinità
e dell’ Incarnazione… Al contrario l’Islàm, gode di una relativa
clemenza… Il Corano, a differenza del Nuovo Testamento non è da
bruciare. Non è circondato dalla profonda venerazione che la Legge
islamica ha per i rotoli sacri degli Ebrei, ma almeno, è un libro
come gli altri».
Conclusione
Israel Shahak è un ebreo, razionalista, strenuo sostenitore dei
diritti dell’uomo e nemico di ogni integralismo: non si potrebbe
veramente trovare qualcuno più lontano da noi di questo ammiratore
di Spinoza e di Voltaire. Le sue pagine, scritte da un ebreo
neppure convertito al Cristianesimo, sono pertanto al disopra di
ogni sospetto e fanno piena luce sull’essenza del Giudaismo
talmudico o ortodosso.
Recentissimamente (2007) un altro studioso di origine ebraica,
Ariel Stefano. Levi Di
Gualdo ha scritto un libro (Erbe amare. Il secolo del
sionismo, Acireale, Bonanno) in cui conferma che le
maledizioni contro i cristiani sono ancora presenti nei libri
liturgici ebraici, ma che non vengono rese pubbliche per timore
della reazione dei non ebrei (Ibidem, pp. 169-173).
*
* *
Riccardo Di Segni nell’occasione ha detto: “A questo punto ha
senso chiedersi a che cosa serve il dialogo” (Shalom
marzo 2008 p. 5). Veramente noi ce lo chiediamo da 40 anni. E
non tanto perché, come essi dichiarano, “un dialogo che ha per
scopo la nostra conversione […] non interessa gli ebrei” (ivi)
quanto perché la Chiesa ha ricevuto da Nostro Signore Gesù
Cristo la missione non di “dialogare”, ma di annunziare il
Vangelo a tutte le genti.
Agobardo
SiSi-NoNo periodico, Anno XXXIV, n. 6, 31 marzo 2008
Del Talmud
esistono due versioni: quella di Gerusalemme e quella di
Babilonia. Quest’ultima è la più importante ed è quella più
citata. Quando si parla del Talmud gerosolomitano, lo si
specifica; se non vi sono indicazioni particolari si tratta
del Talmud di Babilonia.
Inoltre i testi della
MISNÀ si citano cominciando col trattato, poi il capitolo ed
infine il paragrafo (per esempio Baba Mezia 1, 2.). Se si
tratta invece di un testo della GHEMARÀ, si indica prima il
trattato, poi il folio, il cui recto è indicato con la lettera
“a” ed il verso con la lettera “b” (per esempio Baba Mezia 59
a).
I. Shahak,
Histoire juive, Religion juive.
Le poids de trois
millénaires,
La Vielle Taupe, Paris, 1996.Edizione italiana: Storia
ebraica e giudaismo, Centro Librario Sodalitium, Verrua
Savoia 1997.
I. Shahak,
Histoire juive… pagg. 12-13.
I riferimenti in nota
sono da riferirsi all’edizione francese.
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