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Questo testo di replica, fa seguito alla
pubblicazione di 3 lettere apparse sul sito e la
rivista Terra Santa.net,
le quali fanno parte di un breve scambio d'opinioni
tra padre David Maria Jaeger, Vicario della
Delegazione romana di Terra Santa, giudeo israeliano
di nascita, nonchè patriota sionista dichiarato
(che esprime sue opinioni personali e non, grazie a
Dio, il pensiero della Chiesa o della Custodia, mentre altri frati e
sacerdoti consultati hanno idee diverse in merito)
ed un semplice fedele cattolico, buon conoscitore e
perciò convinto oppositore dell'ideologia sionista e
della sua prassi nefasta.
Con logica semplice e disarmante, questo umile
fedele rigetta i tentativi di discredito di
cui egli è oggetto da parte del frate,
ebreo-sionista per sua personale ammissione, e
illustra meglio i motivi per cui un cristiano, per
di più cattolico, non possa difendere il sionismo,
neppure se ebreo convertito. A meno che di non voler
prendere in considerazione impronunciabili ipotesi.
Alle volte le persone più
semplici riescono ad essere più sensibili alle
ingiustizie. In questo caso quelle commesse dall'autorità
israeliana ai danni di un popolo, quello autoctono arabo
palestinese, spogliato negli anni della terra, delle case,
del diritto ad una vita normale, imprigionato in
città-lager, decimato nelle sue migliori vite e aspirazioni
future, tutt'ora impossibilitato a tornare nelle proprietà
dalle quali venne scacciato a più riprese nel corso di oltre
sessant'anni, ad opera di stranieri che mai, nè loro nè i
loro padri, calcarono la terra di Terra Santa, della quale
si impossessarono attraverso lunghi, spregiudicati, sporchi
intrighi politici e coloniali, per soddisfare le necessità
militari di un impero in disfacimento e troppo impegnato su
molti fronti di guerra: quello britannico.
Le vittime di ieri diventarono
i carnefici di un popolo, quello arabo di Palestina, che non
aveva responsabilità alcuna nelle vicissitudini dei giudei
europei. Tutt'oggi milioni di nativi palestinesi sono
interdetti dal rientrare in possesso delle proprietà rubate
col terrore, e basta solo recarsi in visita a Betlemme, la
città dei Martiri Innocenti, per rendersi conto chi sia in
possesso delle chiavi di quella galera chiamata Palestina.
Voler equiparare la
speculazione ideale nazional-sionista ai movimenti
risorgimentali patriottici, come tenta di fare Jaeger
nella sua prima lettera, oltre ad essere fuori luogo ed
una chiara forzatura (i
movimenti risorgimentali si svilupparono per lo più nei
luoghi dove i protagonisti vivevano ed erano cresciuti, a
parte la parentesi garibaldina nel sud Italia, vera congiura
inglese, e quella napoleonica francese, entrambi opere di
potenze straniere e quindi classificabili meglio come
campagne di colonizzazione anch'esse...), comporta
dei rischi notevoli, a parte tutte le implicazioni
anticlericali e massoniche connesse al termine storico (il
Risorgimento, piaccia o no, è stata l'opera delle logge
massoniche e delle sette segrete anticristiane e
antipapiste). Mentre sarebbe invece più corretto parlare di
operazione coloniale in grande stile, che ha potuto godere,
e gode ancora, di ingenti finanziamenti stranieri, senza i
quali, ieri come oggi, fanatici coloni armati sino ai denti
non potrebbero permettersi di angariare la gente di
Palestina sin dentro le sue case e proprietà.
Operazioni di terrorismo puro iniziarono la campagna
"risorgimentale di una minoranza composta da giudei
euroasiatici, persone fortemente
ideologizzate e aizzate dal rabbinato talmudico, i cui
antenati difficilmente calcarono mai il suolo palestinese
essendo per lo più di origini kazaro-caucasiche,
che massacrarono contadini e civili arabi, radendo al
suolo i villaggi che questi ultimi si erano
frettolosamente lasciati alle spalle per salvare la vita
delle loro famiglie.
Un "risorgimento" criminale, che non si fece scrupolo ad
iniziare una stagione di sangue la quale sarebbe
continuata, tra botta e risposta tra le varie fazioni
israelo-palestinesi, sini ai giorni nostri e che continua
tutt'ora, avendo lasciato sul terreno oltre 7000 morti,
all'85% palestinesi, di cui più di 1000 bambini.
Un "risorgimento che non finirà mai, perchè è un falso
ideologico, a meno che non si uccidano tutti gli arabi
palestinesi rimasti, nelle enclavi circondate da muri e
check-point, o nei campi profughi ai confini d'Israele.

YouTube
è zeppo di video amatoriali che mostrano in tutta la loro
crudezza i comportamenti vili e sadici di nullafacenti
ragazzoti e ragazzotte, con i capelli rossi e le lentiggini,
che molestano i palestinesi al lavoro o mentre vano a
scuola.
Che ciazzecca il Risorgimento
con tutto ciò?
Senza il fiume di dollari che riempie le casse israeliane,
quei ragazzotti non avrebbero il tempo per infastidire la
popolazione della quale occupano la terra: perchè dovrebbero
andare a lavorare per guadagnarsi il pane, invece di campare
come delle zecche sulle spalle dei contribuenti
internazionali, particolarmente di quelli americani. E senza le armi automatiche americane a
difenderli, sarebbero già stati cacciati a pedate da un
pezzo.
La cinica strategia
geopolitica non si è fatta scupolo alcuno di usare
le sofferenze degli scampati alla shoah per
trarne vantaggio, giustificare un'escalation
coloniale in piena regola, paralizzare
psicologicamente l'opinione
pubblica mondiale e le autorità internazionali, che
nonostante innumerevoli risolzioni delle Nazioni
Unite non sono riuscite a ridurre alla ragione la
leadership politico-religioso-militare
israeliano-sionista, che continua a seminare morte e
disperazione in campo arabo. Le legittime reazioni
d'istinto alla sopravvivenza e
all'autodeterminazione vengono poi strumentalizzate
e stravolte da una campagna di informazione deviata
in favore di Israele, presentata falsamente quale
eterna vittima.
Questo
commento esprime semplicemente un desiderio di maggior
chiarezza.
È necessario esprimersi semplicemente,
in modo che chiunque possa facilmente capire, anche senza
troppe conoscenze ed erudizioni dottrinali o filosofiche, le
quali non possono e non devono servire a confondere la
vittima con il suo carnefice, od invertirne i ruoli reali.
Concetti
chiari e senza tanti giri di parole.
I sofismi servono a poco.
Sono i morti sul campo che parlano.
È l'area rimasta a disposizione per vivere che fa testo.
La mancanza di libertà di movimento.
La mancanza di tutto.
L'apostasia e l'accidia delle nazioni, con il fumo di satana
che confonde le parti, il carceriere e il carcerato, con
l'unica autorità data dalle armi il primo, con l'unica colpa
di essere arabo il secondo.
Non c'è discorso imbonitore
che tenga di fronte alle atrocità, ai veri crimini contro
l'umanità, compiute ieri, oggi e che sono già in programma
per domani, a danno del popolo arabo di Palestina. Cristiano
e musulmano.
Qualsiasi discorso che tenda
a minimizzare o porre sullo stesso piano chi opprime e chi è
oppresso, chi ruba e chi è derubato, è un tentativo di
relativizzare una sofferenza che dura da troppi decenni, di
minimizzare colpe troppo gravi, di discreditare chi vuole
che la verità non sia taciuta o stravolta.
Su tale punto non si può e
non si deve transigere o tacere.
A poco valgono le chiacchiere
e i giri di parole.
Sono i
palestinesi ad essere stati cacciati dalle loro terre da un
esercito composto di stranieri. Sono i palestinesi che si
sono visti portare via case e terre, spesso distrutte e rase
al suolo. Sono i palestinesi che sono rinchiusi in cittadine
cintate da muri di cemento armato alti otto metri, con
sentinelle a vegliarne gli accessi. Sono 12mila i
palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, spesso solo
per reati d'opinione, senza diritti e sotto tortura, anche
minorenni, contro un solo Shalit, il soldato isareliano
prigioniero a Gaza. Sono 5400 i palestinesi uccisi dal 2000,
44 solo lo scorso mese di maggio (tra cui 7 bambini). Sono
sempre i palestinesi, arabi di Terra Santa da millenni,
costretti in territori occupati militarmente da coloni
occidentali, europei, russi, americani, che impediscono loro
i movimenti, o li rendono molto difficoltosi. Sono i
palestinesi che sono assediati a Gaza, e che muoiono per
malattie, per bombardamenti, mentre nelle spiagge del Mar di
Galilea e del Mar Morto, ad un pugno di chilometri, chi
occupa le loro terre con la forza di armi provenienti
d'oltre oceano, abbronza la sua pelle, troppo chiara per
reclamare discendenze genetiche che riportino alla
Palestina. Semmai all'Impero Khazaro.
Perchè non c'è la certezza della discendenza
dal ceppo originale ebraico per la maggior parte degli
abitanti israeliti israeliani. A maggioranza askenazi essi
sono più facilmente discendenti delle popolazioni khazare o
nord europee, mescolatisi ed accoppiatisi infine nel corso
dei secoli con uomini e donne di altri ceppi non ebraici.
Checchè ne dicano i capi delle "chiese", se non c'è la certezza della discendenza
carnale non si può parlare neppure di "popolo", o di diritto
al ritorno.
Ammesso che ai palestinesi possa interessare
questo discorso, dopo 2000 anni di assenza.
Si potrebbe proporre un esame del DNA per tutti
gli israeliani? Basta essere ebreo per reclamare la terra
sulla quale vive un altro popolo da millenni? Molti ebrei e
rabbini non la pensano così.

Quello colorato di verde è ciò che resta del territorio
palestinese oggi. Forse meno.
Il sionismo non è un valore
da difendere o a cui dare un'onorabilità che non ha e non
potrà mai avere: esso è una deformazione in chiave politico-ideologica
moderna del talmudismo giudaico anticristiano.
Se dai frutti poi li dobbiamo
riconoscere, allora il fiume di sangue innocente versato
negli anni, le terribili ingiustizie patite da gioventù
rubate, la devastazione dei giardini di Palestina, il dolore
e la disperazione di molte generazioni, la mancanza totale
di volontà da parte isareliana a riparare i danni inferti
(taluni irreparabili), al di là delle farse mediatiche,
indicano che la pianta sionista è destinata
a procurare ancora e solo morti e lutti.
Senza dubbio noi per primi,
come cristiani e persone di buona volontà, dobbiamo cercare
di portare la pace di Cristo nell'esempio e nei cuori,
sapendo contagiare al bene e alla speranza con quella fede
che ci arde in petto e che traspare dalle nostre azioni.
Ma qualsiasi azione,
qualsiasi parola, qualsiasi gesto, non potrà essere
portatore di frutto se non sarà capace di esternare quella
carità che ha le sue radici nella verità.
La Verità ci farà liberi: non
compromessi relativisti.
Non ignoriamo la perdita di
vite ebraiche, dono di Dio come tutte le vite, e
sinceramente non potremmo anche lo volessimo, vista la
martellante campagna per tenere viva la "Memoria". Solo ci
farebbe piacere che ogni tanto, almeno proporzionalmente
alle vite che quotidianamente calpesta Israele, ci si
ricordasse anche di quelle palestinesi, libanesi, arabe di
Terra Santa. Proporzionalmente.
Circa 6000 palestinesi uccisi uccisi
in pochi anni, oltre ai quasi 1500 libanesi dal 2006 ("dal
2006", non "del 2006", perchè nel frattempo continuano a
mietere vittime le cluster-bombs disseminate dagli
israeliani a fine conflitto), ci permettono e ci obbligano a
parlare di sterminio.
Caro padre Jaeger,
dispiace e addolora sinceramente che lei abbia voluto
liquidare l'impegno e l'amore per la Terra Santa di qualche
onesto volontario cattolico, cercando di screditarne la
testimonianza quale retorica ed eccessiva, tentando di
svilirne e demoralizzarne gli intenti ed il lavoro solo
perchè non ha dato il dovuto rispetto a quel nazionalismo,
a quel "sionismo mal inteso", dal quale lei pare sia affetto.
Le sue parole tuttavia ci
aiutano a capire meglio quale aria tiri in qualche settore
francescano, la cui diffusione speriamo sia circoscritta.
Beati i tempi, ormai
andati, in cui in Delegazione di Terra Santa, a Roma,
c'erano gli anziani frati. Quelli che s'erano vissuti la
Nakba sulla pelle sin dall'inizio. Che avevano visto le
atrocità e gli atti di terrorismo compiuti dal sionismo in
erba. Che avevano vissuto i campi di prigionia inglesi. Che
erano stati sputacchiati dagli ebrei per anni e che lo sono
tutt'ora. Loro sapevano, e sanno, tutt'ora bene cosa sia il sionismo
realizzato in uno stato: terrore, omicidi, segregazione, muri, posti di
blocco, sopprusi e prepotenze, furto di case e di terreni,
anche di proprietà francescana. Loro avevano, ed hanno, la
perfetta consapevolezza di cosa sia il sionismo. L'hanno
bene inteso, o per meglio dire l'avevano. Diciamo l'avevano, non perchè siano
morti, grazie a Dio non ancora, ma perchè sono stati isolati, messi nelle condizioni
di impotenza, qualcuno privato persino della linea
telefonica, relegati in monasteri dove non potessero dare
intralcio al nuovo corso. Quello
che vuole venirci a spiegare come debba essere interpretato
il sionismo da noi cristiani, per non essere male inteso ma
invece bene accetto, come un semplice moto risorgimentale:
invece di Garibaldi e Nino Bixio, viva Jabotisky, Teodoro Erzl e Moshé
Dayan. Tutti massoni, anticristiani e mangia preti.
Bell'esempio di coerenza
cattolica da parte di un discepolo di San Francesco.
Lei poteva scrivere
parole per cercare di smorzare gli animi ai suoi
connazionali, un po' troppo fanatici e pericolosamente
armati, che di Cristo e di cristiani non vogliono sentir
parlare. Loro bruciano Bibbie e Vangeli, sparano sui
contadini e rubano loro i raccolti, quando non li
distruggono semplicemente.
Questo avrebbe cercato di
fare San Francesco.
Avrebbe potuto cogliere
la palla al balzo, lanciatagli da quel volontario cattolico,
e rimbalzarla tra quei ministri di Dio che avrebbero potuto
coglierla (e lei è nella posizione di poterlo fare),
ascoltando le rimostranze di chi soffre ogni volta che si
reca in Terra Santa e la vede prigioniera di senzaDio
(perchè se amassero Dio non odierebbero le Sue creature ed i
loro fratellastri semiti arabi).
"Voi avete per padre il
diavolo e volete soddisfare i desideri del padre vostro.
Egli era omicida fin da principio, e non perseverò nella
verità, perchè le verità non è in lui. Quando dice la
menzogna, parla del suo, perchè è bugiardo e padre di
quella. (...) Chi è da Dio ascolta le parole di Dio, ecco
perchè voi non le ascoltate: perchè non siete da Dio" (Gv.
VIII, 44-46).
Invece lei ha creduto più
opportuno umiliare quel fedele cattolico che ingenuamente le si
era rivolto, troppo retorico ed eccessivo nel
reclamare la fine dell'assedio a Gaza e dei Territori
palestinesi Occupati, il ritiro delle colonie abusive, il
ritorno dei profughi, la giustizia più elementare. E poi
egli aveva commesso il grave errore di non menzionare le vittime
ebraiche, oggi le sole vittime sacralizzate sull'altare
olocaustico mediatico, anche se sono
sempre figlie di Dio. Ma questo pensiamo che quel fedele
cattolico lo sapesse già. Solo che mentre tutti, e con gran
risonanza mediatica, si occupano esclusivamente delle
vittime ebraiche, pochi si ricordano che mentre celebrano
la "memoria" e piantano un ulivo nel "giardino dei giusti",
altri compatrioti in kippa estirpano e danno alle fiamme ettari
interi di piante d'ulivo palestinesi.
C'è equità in tutto ciò?
Perchè quel fedele
sarebbe retorico ed eccessivo nel far notare la discrepanza,
meritando di essere screditato, e invece chi tace, o non
parla a sufficienza per denunciare tali delitti, non
dovrebbe essere accusato d'omissione di soccorso, che è complicità nei crimini contro
l'umanità che Israele commette impunemente con il plauso dei
potenti?
Ciò che scredita la cattolicità, in realtà,
non sono i piccoli uomini, la cui voce può sembrare talvolta
un po' forte, magari imprecisa nelle battute, da cui nessuno si aspetta granchè,
ma che lavorano in silenzio per i fratelli.
Ciò che scredita veramente la cattolicità è il
silenzio e l'ambiguità di tanti uomini di Chiesa, da cui il
popolo si aspetterebbe invece, oggi più che mai, maggior
coraggio e forza nella fede. Cristo i mercanti li cacciava
dal tempio e i farisei li chiamava "razza di vipere", non li
blandiva.
La storia, lo sappiamo, si ripete. Gli zeloti
di ieri, i patrioti, i sionisti d'oggi, sono liberi di
commettere i loro crimini: i sacerdoti, gli scribi e i
farisei, i rabbini ed il loro popolo li
difendono.
Tanto ad essere crocifissi sono sempre i
poveri Cristi.
Grazie padre Jaeger, per averci illuminato
maggiormente: sul danno che può causare alle anime il
sionismo, quando viene ben interpretato da un nativo colono israeliano,
giudeo convertito, vogliamo credere, come lei.
Ci fermiamo qui, riservandoci di approfondire altri aspetti e
comportamenti di quello strano francescanesimo,
filo-sionista e giudaicamente personalizzato nel quale,
quali francescani laici, non possiamo riconoscerci e non
possiamo riconoscere la voce del poverello d'Assisi, il
quale, ne siamo certi, avrebbe scelto di vivere tra i
diseredati ed i reietti delle città-lager palestinesi di
Cisgiordania, senza riconoscere la benchè minima dignità e
bontà a chi calpesta la vita dei fratelli in nome di
ideologie perverse, frutto del messianismo spurio inventato
dal rabbinato talmudico.
"Dai loro frutti li riconoscerete": e 60 anni dopo la
nascita d'Israele, la strage degli innocenti continua.
La Redazione di
TerraSantaLibera.org

"...Oggi
sarai con me in Paradiso..."
Per
un sionismo ben inteso
di padre David-Maria A. Jaeger, ofm
|
(TerraSanta.net) - In
relazione al tema del sionismo cristiano, stigmatizzato
dalla
Dichiarazione
firmata a Gerusalemme il 22 agosto scorso da alcuni
responsabili delle Chiese cristiane di Terra Santa,
riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di
padre David-Maria Jaeger datata 4 settembre 2006.
L'autore è un frate minore di origini ebraiche, giurista
ed esperto di relazioni ebraico-cristiane.
Caro direttore,
premettendo la doverosa piena condivisione dei contenuti
sostanziali della Dichiarazione di alcuni tra i massimi
pastori cristiani di Gerusalemme - riportata da
Terrasanta.net
il 4 settembre 2006 - che deplora e «respinge» una
delirante forma nociva di «sionismo cristiano»,
nettamente contraria alla fede e alla morale biblica e
cristiana, mi preme comunque offrire, quasi una nota in
calce alla pagina, anche questa modesta precisazione
riguardo al termine «sionismo».
Questo termine ha subito, in certi ambiti
di discorso, serie degradazioni, specie a partire dalla
guerra del 1967. È da allora che certuni, tra
sostenitori e oppositori, lo reinterpretano nel senso
giustamente respinto dai sullodati pastori. In origine,
però, e secondo la sua propria verità, il sionismo non è
che il movimento nazionale del popolo ebraico, in
qualche modo analogo, per esempio, al Risorgimento
italiano. Esso, nato verso la fine del XIX secolo,
rappresenta la brama di libertà, di indipendenza
nazionale, per gli ebrei, e perciò la volontà di
trasformazione della collettività ebraica da una mera
minoranza religiosa sparsa quà e là, in nazione.
Con il sionismo cambia l'autoconcezione
degli ebrei che ad esso aderiscono (e non sono mai stati
tutti). Una volta creato lo Stato di Israele, frutto
ideale del movimento sionista, il sionismo, per un ebreo
israeliano, non è più distinguibile dal patriottismo. I
sostenitori cristiani del sionismo, in quest'ottica,
sono i cristiani non di ceppo ebraico che simpatizzano
per le aspirazioni di libertà nazionale degli ebrei, ma
anche, e più significativamente, gli ebrei israeliani di
fede autenticamente cristiana, per i quali la libera e
consapevole scelta di riconoscere in Gesù il Messia
d'Israele non cancella - e non deve cancellare -
l'identità nazionale, il sano patriottismo.
Così come, nelle parole della
Dichiarazione surriferita, «i palestinesi, musulmani e
cristiani, sono un solo popolo», pure gli ebrei
israeliani, seguaci della religione giudaica e
cristiani, sono un solo popolo, condividendo un solo
patriottismo - che per i credenti in Cristo, di
qualsiasi nazionalità essi siano, deve sempre essere un
«patriottismo critico», professato e vissuto sotto la
crisis, il giudizio, del Vangelo.
Non è forse fuori luogo osservare che la
ri-definizione sionista dell'essenziale identità ebraica
- non più solo religiosa, ma anzitutto nazionale - ha
reso possibile ai figli del «primo Israele» di entrare a
far parte del «nuovo Popolo di Dio» in un modo del tutto
normale, come lo farebbero i membri di qualsiasi altra
nazione, senza subire necessariamente il trauma
dell'apparente perdita della propria appartenenza umana
a un popolo e a una cultura particolari. Lo so bene,
perchè è stata questa la mia esperienza, da ebreo
israeliano che ha seguito Cristo ed è entrato nella sua
Chiesa, senza che ciò significhi alcuna rottura dei
legami naturali, umani, con la propria nazione di
appartenenza «in questo mondo». In tal modo il sionismo,
rettamente inteso, potrebbe anche essere visto come, in
un certo senso, la preparazione provvidenziale (oltre
l'intento, si capisce, dei suoi fondatori) di una via
per il Signore.
La tragedia (ancora in atto) è questa,
che il risveglio nazionale del popolo ebraico, nelle
manifestazioni concrete del suo movimento
«risorgimentale» - del sionismo - non ha saputo tener in
debito conto la presenza nella terra degli avi - oramai
da tanto, tantissimo tempo - di un altro popolo, che
stava felicemente sviluppando in pari tempo la propria
consapevolezza di essere nazione, vivendo il proprio
desiderio di libertà (fino ad oggi non esaudito).
Solo il reciproco riconoscimento - effettivo e non solo
a parole - di questi due movimenti nazionali, e l'equa
con-divisione dell'antica patria di entrambi, destinata
oramai a diventare il territorio di due repubbliche
libere e indipendenti, potrà mettere fine a questa
tragedia.
Nella ricerca di questo esito, i
cristiani da una parte e dall'altra sono certamente
chiamati a interpretare un ruolo insostituibile
nell'offrire ai rispettivi connazionali l'esempio di
patriottismo - e quindi, per gli ebrei israeliani, di
sionismo - professato e vissuto «criticamente».
Ecco perché, caro direttore, vorrei che
la Dichiarazione delle guide spirituali delle Chiese non
sia fraintesa come se «respingesse» il «sionismo» o
anche solo il «sionismo cristiano», rettamente inteso e
vissuto, secondo la realtà del suo significato storico e
originale, che non cessa di essere anche attuale, o
comunque da recuperare.
Padre
David-Maria A. Jaeger, ofm |
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Siate più espliciti nel
difendere i palestinesi |
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(TerraSanta.net) -
Un lettore scrive a padre David
M. Jaeger a margine dei suoi interventi su
Terrasanta.net
e sul bimestrale Terrasanta.
Caro Padre Jaeger, lei in Cristo
non è più giudeo, né greco, ma solo un cristiano
come noi, perseguitati, emarginati, impauriti,
ieri come oggi, mentre il popolo dalla cui
elezione carnale lei si è affrancato (padre
Jaeger è di stirpe ebraica - ndr), è quello che,
almeno in Israele, ma non solo, perseguita,
emargina, impaurisce.
Capisco che certe trattative impongano prudenza
e massima diplomazia, che io condivido, ma forse
il «popolo eletto», almeno in Israele, ha
superato quel limite umanamente accettabile per
cui non far sentire la nostra voce e denunciarne
le atrocità rappresenta a tutti gli effetti
un'omissione più che un atto di prudenza. E
certe omissioni sono colpe che poi si pagano, in
un modo o in un altro. Se non potete voi come
francescani e custodi dei luoghi sacri e delle
pietre vive, pressate perché almeno qualche
altro prelato di qualche altro ordine gerarchico
intervenga a far sentire la sua voce chiara e
forte. E il vostro parlare sia Sì-Sì. No-No.
Io come cattolico, ultimo tra gli ultimi, non
posso accettare di veder sterminare i miei
fratelli palestinesi, cristiani e musulmani,
senza far nulla. Voi o chi per voi dovete fare
sentire la voce della Chiesa cattolica più forte
e chiara.
Perdoni il mio sfogo, non sono critiche che io
rivolgo direttamente a lei, ma lei sicuramente
sarà più bravo di me nel farle arrivare dove è
necessario. Non siamo pochi noi cattolici che
auspichiamo posizioni più ferme e coraggiose.
È solo la nostra viltà e timore nel dire tutta
la verità che rende forte il mistero d'iniquità,
il mentitore ed omicida sin dall'inizio.
In Cristo,
Filippo Fortunato Pilato
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