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Anno III, Comunicato n. 51 , del 20 GIUGNO 2008

 

 

CRONACA AGGIORNATA:

TESTI dall@Agenzia InfoPal.it


 

Tregua israelo-palestinese: l'analisi degli esperti.

19-06-2008 Gaza-Cisgiordania

 

 Gaza-  Secondo gli analisti del conflitto israelo-palestinese, l’accordo verbale di tregua offre al movimento di Hamas, a Israele e ad altri, a livello regionale, l’occasione per prendere una pausa dalle continue pressioni e dall’escalation militare contro la Striscia di Gaza assediata.

Gli esperti ritengono che l’accordo si collochi nell’ambito di una strategia portata avanti da tre parti - Hamas, Israele e Egitto. Quest’ultimo, da quattro mesi, sta preparando l’accordo in base alle indicazioni dell’amministrazione americana. A fine del 2007, infatti, Bush aveva promesso la costituzione dello stato palestinese entro il 2008 (quindi, prima della fine del suo mandato presidenziale, ndr). 

La tregua è la prima del genere tra Hamas, che governa Gaza, e Israele che ha un esecutivo in seria crisi interna. Gli analisti credono che il successo della tregua sia legato all’apertura del valico di Rafah, all’avvio del dialogo inter-palestinese e all’accelerazione della risoluzione del caso Shalit, il soldato israeliano sequestrato a Gaza due anni fa. 

L’esperto. In collegamento telefonico con il corrispondente di Infopal, Ayman Yusef, professore di relazioni internazionali all’università americana di Jenin, afferma che, attraverso la tregua, “Hamas tenta di liberarsi dall’assedio e di alleggerire la sofferenza di 1,5 milioni di persone”. Ciò garantirebbe la calma necessaria per avviare il dialogo con il movimento di Fatah e con il presidente Mahmud Abbas. Tuttavia, poiché Hamas non riconosce Israele, diventa difficile raggiungere un accordo con il capo di Fatah e dell’ANP - che ha passato gli ultimi nove mesi in trattative con il governo di Olmert, trattative che hanno avuto come risultato ulteriori insediamenti coloniali in Cisgiordania e a Gerusalemme est. 

Secondo Yusef, la strategia del governo Olmert sta nella ricerca di una via d’uscita per il caso Shalit, per la crisi del suo esecutivo, e nella necessità di rivedere l'opzione militare che non è riuscita a schiacciare le fazioni della resistenza palestinese a Gaza.

 Questione Shalit. Attraverso uno dei suoi dirigenti di spicco, Khaled Mishaal, capo del suo ufficio politico a Damasco, Hamas ha ribadito che la questione Shalit è separata dalla tregua: il soldato sequestrato non verrà liberato prima che Israele rimetta in libertà tutti i detenuti elencati dal movimento.  

Egitto. Secondo Yusef, anche il Cairo insegue obiettivi strategici dietro la tregua: alleggerire le pressioni popolari contro la chiusura del valico di Rafah, giocare un ruolo da protagonista tra Hamas e Israele.

 Fazioni palestinesi. Qualche fazione palestinese non ha apprezzato l’annuncio della tregua, come il Jihad Islamico e il FPLP che, tuttavia, hanno garantito che “non la faranno fallire”.

 Attenzione alle provocazioni. Il dott. Ayman Yusef ha messo in guardia: “Israele potrebbe provocare attivisti del movimento del Jihad islamico in Cisgiordania per spingerli a rispondere da Gaza” e far fallire la tregua, accusando così i palestinesi di non essere in grado di mantenere le promesse. 

L’analista. Il professore Abdelsattar Qasem, noto per le posizioni critiche nei confronti dell’asse israelo- americano, ha dichiarato: “L’accordo verbale non ha alcun valore, e l’Egitto, che lo ha patrocinato, non è parte neutra, perché gravita nell’orbita israelo-americana”.

E ha aggiunto: “La tregua non resisterà. Israele è uno stato aggressore e criminale, come fa a rispettare un accordo non scritto o inesistente a livello internazionale?”.

 

Palestinesi e media (e governi), la realtà capovolta: da vittime a carnefici

19-06-2008

Da Al-Awda -Italia

http://palestinethinktank.com/2008/06/17/cartoon-of-the-day-21/



 
"Mio padre mi ha detto che voi Arabi siete dei malvagi terroristi
animali" dice il bambino ebreo, e quello palestinese risponde: "mio
padre non mi ha detto niente, è stato assassinato dal tuo!".


 A volte una vignetta è più efficace e fulminante di cento
statistiche, riesce a fotografare perfettamente una realtà tragica e
disperata con una battuta che strappa nulla più di un sorriso amaro,
come amara è la consapevolezza del dramma senza fine vissuto dal
popolo palestinese e dell'incredibile sovvertimento della realtà reso
possibile dalla grancassa della propaganda sionista,
dall'acquiescenza e dalla disinformazione sparsa a piene mani dai
media, dal servilismo dei governi
.

Per le cancellerie degli Stati occidentali e per i media di regime, i Palestinesi e Hamas rappresentano il male, il terrore, la strage di civili inermi, mentre Israele, la potenza occupante brutale e
spietata, viene dipinta come la vittima di un'eterna aggressione e di
un odio immotivato, uno Stato che si limita a difendersi dando prova
di cautela e moderazione
.

 Eppure le statistiche ufficiali – disponibili a iosa per chi solo voglia consultarle – mostrano una realtà affatto diversa.

 http://ochaonline.un.org/

Secondo gli ultimi dati forniti dallo United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (oPt Protection of Civilians – Reports to the end of May 2008), nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2005 e il 31 maggio di quest'anno, i morti e i feriti delle
due parti ammontavano alle seguenti cifre:

  2005: Palestinesi uccisi 216 (60 bambini), feriti 1.260
Israeliani uccisi 48 (6 bambini), feriti 484
rapporto uccisi 4,5:1

 2006: Palestinesi uccisi 678 (140 bambini), feriti 3.194
Israeliani uccisi 25 (2 bambini), feriti 377
rapporto uccisi 27:1

 2007: Palestinesi uccisi 396 (53 bambini), feriti 1.844
Israeliani uccisi 13 (0 bambini), feriti 322
rapporto uccisi 30,4:1

 2008: Palestinesi uccisi 397 (80 bambini), feriti 1.225
Israeliani uccisi 24 (4 bambini), feriti 170
rapporto uccisi 16,5:1

 Già questi dati rivelano come il concetto di "risposta" israeliano sia molto più simile a quello di una "rappresaglia" di stampo nazista piuttosto che a quello di una "autodifesa" di uno Stato aggredito,
posto che sia concepibile definire come vittima di una aggressione
una nazione che porta avanti da più di quarant'anni un'occupazione
militare ormai unica al mondo
, caratterizzata dalla ferocia, dalla
brutalità, dal totale disinteresse per il concetto stesso di diritti
umani.

Ma l'obiezione che più spesso si avanza alla cruda realtà dei numeri
e del massacro della popolazione palestinese è: sì, d'accordo, ma
i "terroristi" colpiscono indiscriminatamente i civili, gli
Israeliani al contrario cercano sempre di salvaguardarne
l'incolumità; ma anche questa tesi naufraga miseramente alla luce dei
dati statistici.

 Nel periodo sopra considerato, dei 110 Israeliani uccisi dai
Palestinesi, soltanto 29 (pari al 26,4%) erano civili, mentre il
restante 73,6% delle vittime appartenevano all'Idf e sono state
uccise durante raid militari.

Di contro, nello stesso lasso di tempo, dei 1.687 Palestinesi uccisi
dall'esercito israeliano (escludendo quindi le vittime delle fucilate
dei settlers…), il 47,13% erano militanti uccisi in combattimento, il
43,62% erano civili inermi e il restante 9,25% erano vittime di
eliminazioni "mirate" o wanted persons uccise durante operazioni di
arresto.

 Per riassumere, dunque, nel periodo 1° gennaio 2005 – 31 maggio 2008 gli Israeliani hanno ucciso 1.687 Palestinesi, dei quali il 43% erano civili inermi e innocenti, mentre i Palestinesi hanno ucciso 110 Israeliani, dei quali il 26% erano civili inermi e innocenti, in un
rapporto di 15,3:1 per quanto riguarda il totale delle persone
uccise, rapporto che diventa di 24,4:1 se ci si limita a considerare
la popolazione civile.

  Eppure, anche di fronte a queste cifre, i Palestinesi continuano ad essere considerati terroristi anziché vittime e gli Israeliani vittime anziché assassini e carnefici, in un diabolico sovvertimento della realtà che trova difficilmente riscontri nella storia.

Copertura mediatica sulle morti di palestinesi e israeliani: http://www.ifamericansknew.org/media/ap-report.html

 


 

Delegazione presidenziale a Gaza, ma non incontra premier Haniyah

20-06-2008 Gaza

 

Gaza -  Ieri, una delegazione presidenziale si è recata nella Striscia di Gaza per incontrare politici, leader ed esponenti religiosi. 

La delegazione di Ramallah era guidata dai consiglieri di Mahmoud Abbas, Hikmat Zeid e Marwan Abdelhamid, ed è stata ricevuta dal governatore di Gaza, Muhammad al-Qudwa.

Zeid ha dichiarato ai suoi interlocutori che "questi importanti incontri si stanno svolgendo nello stesso giorno in cui ha preso il via la tregua nella Striscia di Gaza. Siamo felici di visitarvi e il presidente Abbas ha fatto ogni sforzo per raggiungere questo cessate il fuoco nell'interesse dei palestinesi. Speriamo che questo accordo contribuisca a creare un'atmosfera favorevole per il dialogo interno basato sugli accordi di Sana'a. Siamo orgogliosi di restaurare l'unità nazionale tra i palestinesi e tra le due parti della nostra terra".

E ha aggiunto che Abbas visiterà presto la Striscia.

Tuttavia, la delegazione di Fatah ha annullato un incontro con il premier della Striscia, Isma'il Haniyah, e con i dirigenti di Hamas, che avrebbe dovuto svolgersi ieri sera.

In un comunicato di cui il corrispondente di Infopal ha ricevuto copia, il movimento ha espresso la propria meraviglia per tale decisione: la riunione era programmata per le 21, nella sede del Consiglio dei ministri, e avrebbe dovuto coinvolgere il primo ministro e altri dirigenti di Hamas. L'incontro era stato richiesto ufficialmente dalla stessa delegazione di Fatah.

Il movimento islamico ha precisato: "Speravamo che l’obiettivo fosse l’unità nazionale e il tentativo di ricucire la divisione inter-palestinese, ma sembra abbiano altre mete, lontane dall’interesse della pacificazione del nostro popolo".

Mercoledì, la delegazione di Fatah aveva incontrato il portavoce del governo Haniyah, Taher an-Nuno, con cui aveva discusso l’iniziativa del dialogo nazionale lanciata dal presidente Abbas.

La delegazione, che è arrivata a Gaza martedì 17 giugno attraverso il valico di Eretz, ha incontrato rappresentanti del movimento del Jihad islamico a Gaza, il Comitato per il Lavoro nazionale - che comprende l’OLP e personalità indipendente -, e dirigenti del movimento di Fatah.

Si tratta della prima visita da quando Hamas ha preso il controllo sulla Striscia, un anno fa.

 

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