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Tutti a scuola! Ma non c'è rientro
per gli 82 bambini uccisi quest'anno...

L’educazione palestinese è condizionata e stravolta profondamente
dall'occupazione militare e dagli scontri tra Hamas e Fatah. Più
di un milione di studenti palestinesi sarebbero dovuti ritornare a
scuola alla fine del mese scorso, per rivedere i loro amici e
rientrare in classe. Ma gli studenti palestinesi affrontano rischi
e difficoltà uniche che non si possono immaginare facilmente.
La Relief and Works Agency delle Nazioni Unite, che segue i
rifugiati, riporta che “82 bambini non ritorneranno a scuola. Sono
stati uccisi quest’anno, vittime della violenza che permea la vita
quotidiana dei bambini. E' mostruoso: 76 sono stati uccisi nel
conflitto con Israele e 6 dalla violenza interna palestinese.”
Il sistema scolastico palestinese si prende cura del 70% degli
studenti nella West Bank e a Gaza, l’UNRWA ne serve il 24%, e le
scuole private il 6%. Ma l'85% delle scuole UNRWA a Gaza e il 20%
delle scuole dell’autorità palestinese nella West Bank, sono
costretti a fare due turni di scuola al giorno, riducendo il tempo
di apprendimento. Anche se più dell’80% dei bambini va a scuola
regolarmente, un numero sempre più elevato sta a casa perché le
famiglie non possono affrontare le spese per le divise, i libri e
il trasporto.
Traumatizzati da una violenza costante, i bambini sono sempre
disattenti e non riescono a concentrarsi nello studio.
Basti ricordare che i bambini e gli insegnanti devono affrontare
un'odissea tutte le mattine per sperare di raggiungere la scuola:
i più di 500 check-point israeliani sono spesso ostacoli
insormontabili. Le truppe israeliane fanno a volte incursioni
nelle scuole come anche nei parchi gioco. E se gli studenti
rispondono con lanci di pietre, i soldati israeliani lanciano
lacrimogeni, bombe sonore, e 'pallottole di gomma' che uccidono e
mutilano.
A Gaza, molti bambini ed insegnanti non possono andare a scuola
perché manca la benzina a causa dell'embargo israeliano. Israele
non ha consentito i rifornimenti alle scuole della Striscia e gli
abitanti sono costretti a comperarli dal contrabbando egiziano.
Anche le ostilità tra Fatah e Hamas minacciano la vita dei piccoli
studenti. Il 24 agosto, il primo giorno di scuola, l’unione degli
insegnanti di Fatah è scesa in sciopero. Hamas si è vendicata
licenziando gli insegnanti assenti (60-65%) e rimpiazzandoli con
nuovi laureati. Gli insegnanti che scioperano hanno paura delle
punizione di Hamas mentre quelli che vanno al lavoro prevedono
ritorsioni da Fatah.
Nonostante Israele abbia bloccato le importazioni di materiale
edile per ben 90 milioni di dollari (63 milioni di euro) del
programma di costruzione di scuole, l’UNRWA ha aperto nuove scuole
e ha dato ad ogni studente un sussidio di 25 dollari.
E le restrizioni non finiscono mai: Israele ha autorizzato
solamente 58 studenti su 600 ad iscriversi ad università
straniere. Sebbene un numero imprecisato è stato autorizzato ad
uscire dal valico di Rafah che l’Egitto ha recentemente aperto,
molti studenti non lo richiedono per paura di venir intrappolati.
Tutti gli impiegati delle nove università palestinesi stanno
facendo uno sciopero a singhiozzo, richiedendo un aumento di
stipendio. Per Ghassan Khatib, vice presidente dell’università
Birzeit “i salari sono così bassi che pregiudicano la qualità
dell’educazione. Gli insegnanti stanno abbandonando la
professione”.
Se i professori abbandonano, i genitori palestinesi sono sfiniti e
psicologicamente provati. Fin dalla fondazione di Israele 60 anni
fa, le famiglie palestinesi hanno puntato sull’educazione per un
futuro migliore per i loro figli. Ma oggi quel sogno diventato
progetto educativo tra i più allargati a tutti sembra non
alimentarsi più...
Michael Jansen, The Irish Time, 11 settembre 2008
Tradotto
dal team di Bocche Scucite settembre 2008 |