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Anno III, Comunicato n. 23-2, del 6 marzo 2008

 

 

 

"L'ultimo treno per Bush"

di Giuseppe Caffulli

per www.TerraSanta.net

 

e il nostro editoriale di dissenso per le sue "illusioni"

 


L'ultimo treno di Bush

di Giuseppe Caffulli

per www.Terrasanta.net


Meglio tardi che mai, recita un proverbio. Mentre i giornali di tutto il mondo erano occupati a raccontare la corsa dei nuovi candidati alla Casa bianca, George W. Bush ha compiuto dal 9 all'11 gennaio il suo primo viaggio in Terra Santa dopo sette anni di mandato presidenziale.

Il viaggio di Bush è il primo frutto (speriamo non l'unico) del Vertice di Annapolis voluto dalla stessa amministrazione americana a fine novembre, per cercare di disegnare i contorni di una pace possibile ma che a tutti (e per colpa di molti) sembra irraggiungibile. Le questioni in gioco sono tante e complesse. E non basterà certo un viaggio dell'Air Force One a sbloccarle. «Occorre avere lungimiranza - ha sottolineato il presidente Usa - in modo da arrivare alla creazione di uno Stato palestinese una volta rispettati gli obblighi della road map».

Già, ma quali sono questi obblighi? Da una parte l'impegno palestinese per lo sradicamento del terrorismo, dall'altra la fine degli insediamenti israeliani in Cisgiordania (121 quelli esistenti oggi, un centinaio invece gli avamposti cosiddetti «illegali»), per esempio. Oltre a garantire il diritto di ritorno dei profughi palestinesi, la fine dell'occupazione israeliana, lo stop alla costruzione del muro di separazione (che taglia interi villaggi arabi), la scarcerazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Israele, la continuità territoriale del futuro Stato palestinese (oggi «a macchia di leopardo») e la soluzione della questione di Gerusalemme.

Il problema vero è che, sia in campo israeliano che in campo palestinese, non c'è un vero consenso sul prezzo - inevitabile - da pagare per raggiungere la pace. La destra nazionalista israeliana spinge perché si continuino a costruire insediamenti . Hamas, d'altra parte, ha sbeffeggiato la visita del presidente Usa definandola una «pagliacciata».
Bush si è detto convinto di poter favorire una pace duratura entro il 2008. Tutti coloro che hanno a cuore la Terra Santa lo sperano fortemente. Il compito - dato il poco tempo a disposizione - sembra arduo, ma dopo tante disillusioni non costa nulla crederci ancora una volta.

http://www.terrasanta.net/terrasanta/ter_det.jsp?wi_number=975&wi_codseq=TS0801

 


 

Nostro editoriale di dissenso per le sue "illusioni"

Caro Giuseppe Caffulli,

ho letto il suo ultimo, "Ultimo treno per Bush", e sono meravigliato da certe affermazioni che non posso condividere, come cattolico e come amico della Terra Santa.

Che tutti quanti, o quasi, si voglia la pace è fuori ogni ombra di dubbio, specie per quel che riguarda noi cristiani cattolici, e ritengo quindi retorico sottolineare che chi è favorevole a nutrire speranze per Annapolis sia per la pace, come se chi invece non ne nutrisse non fosse per la pace.

Detto questo, ritengo altresì che questa illusione per le strategie e scenografie politico-militari di Bush e Olmert, e soci, e dati i risultati di recenti massacri perpetrati dalle milizie sioniste, sia comparabile ad un atto di omissione di soccorso, non avendo detto chiaro e tondo i pericoli che si stavano delineando all'orizzonte. Aver poi plaudito, come ho letto tempo fa in alcuni suoi scritti, all'estromissione dell'ala radicale palestinese di Hamas, ha contribuito ancor più ad allontanare ogni eventuale processo di pace, ed ha reso, chi ha sostenuto tale isolamento, un gran servizio di complicità inconscia alle strategie omicide militari israeliane.

Questo non per voler sostenere le posizioni di Hamas, ma perchè è ovvio che la pace, se veramente la si vuole, la si deve trattare con i nemici, non con le comparse.

Definire quindi una "pagliacciata" la visita di Bush non è fuori luogo, ma semmai anche troppo generoso, perchè in realtà le forniture di armi con le quali si continua a bersagliare e decimare la popolazione di Terra Santa, e alcune anche non convenzionali..., sono di provenienza statunitense.

Illudersi, crederci ancora una volta, come dice lei caro amico, non è vero che non costi nulla. Costa la vita a civili innocenti, bersagliati perche noi non siamo stati capaci, non abbiamo avuto il coraggio, di parlare con estrema franchezza ai "fratelli maggiori" d'Israele.

Di questo sono assolutamente convinto, lo scrivo e dico da mesi, e i recenti fatti mi hanno dato ragione purtroppo.

Confiteor...quia peccavi nimis, cogitatione, verbo et opere.

Nimis, le omissioni, sono il nostro grave peccato oggi.

Con amicizia cristiana,

Filippo Fortunato Pilato

www.GerusalemmeTerraSanta.org


 

 

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