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"L'ultimo
treno per Bush"
di Giuseppe Caffulli
per
www.TerraSanta.net

e il nostro editoriale di
dissenso per le sue "illusioni"
L'ultimo treno di Bush
di Giuseppe Caffulli
per
www.Terrasanta.net
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Meglio tardi che mai, recita un
proverbio. Mentre i giornali di tutto il
mondo erano occupati a raccontare la
corsa dei nuovi candidati alla Casa
bianca, George W. Bush ha compiuto dal 9
all'11 gennaio il suo primo viaggio in
Terra Santa dopo sette anni di mandato
presidenziale.
Il viaggio di Bush è il primo frutto
(speriamo non l'unico) del Vertice di
Annapolis voluto dalla stessa
amministrazione americana a fine
novembre, per cercare di disegnare i
contorni di una pace possibile ma che a
tutti (e per colpa di molti) sembra
irraggiungibile. Le questioni in gioco
sono tante e complesse. E non basterà
certo un viaggio dell'Air Force One a
sbloccarle. «Occorre avere lungimiranza
- ha sottolineato il presidente Usa - in
modo da arrivare alla creazione di uno
Stato palestinese una volta rispettati
gli obblighi della
road
map».
Già, ma quali sono questi obblighi? Da
una parte l'impegno palestinese per lo
sradicamento del terrorismo, dall'altra
la fine degli insediamenti israeliani in
Cisgiordania (121 quelli esistenti oggi,
un centinaio invece gli avamposti
cosiddetti «illegali»), per esempio.
Oltre a garantire il diritto di ritorno
dei profughi palestinesi, la fine
dell'occupazione israeliana, lo stop
alla costruzione del muro di separazione
(che taglia interi villaggi arabi), la
scarcerazione dei prigionieri
palestinesi detenuti in Israele, la
continuità territoriale del futuro Stato
palestinese (oggi «a macchia di
leopardo») e la soluzione della
questione di Gerusalemme.
Il problema vero è che, sia in campo
israeliano che in campo palestinese, non
c'è un vero consenso sul prezzo -
inevitabile - da pagare per raggiungere
la pace. La destra nazionalista
israeliana spinge perché si continuino a
costruire insediamenti . Hamas, d'altra
parte, ha sbeffeggiato la visita del
presidente Usa definandola una
«pagliacciata».
Bush si è detto convinto di poter
favorire una pace duratura entro il
2008. Tutti coloro che hanno a cuore la
Terra Santa lo sperano fortemente. Il
compito - dato il poco tempo a
disposizione - sembra arduo, ma dopo
tante disillusioni non costa nulla
crederci ancora una volta. |
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http://www.terrasanta.net/terrasanta/ter_det.jsp?wi_number=975&wi_codseq=TS0801
Nostro editoriale di
dissenso per le sue "illusioni"
Caro Giuseppe Caffulli,
ho
letto il suo ultimo, "Ultimo treno per Bush", e sono
meravigliato da certe affermazioni che non posso
condividere, come cattolico e come amico della Terra Santa.
Che
tutti quanti, o quasi, si voglia la pace è fuori ogni ombra
di dubbio, specie per quel che riguarda noi cristiani
cattolici, e ritengo quindi retorico sottolineare che chi è
favorevole a nutrire speranze per Annapolis sia per la pace,
come se chi invece non ne nutrisse non fosse per la pace.
Detto
questo, ritengo altresì che questa illusione per le
strategie e scenografie politico-militari di Bush e Olmert,
e soci, e dati i risultati di recenti massacri perpetrati
dalle milizie sioniste, sia comparabile ad un atto di
omissione di soccorso, non avendo detto chiaro e tondo i
pericoli che si stavano delineando all'orizzonte. Aver poi
plaudito, come ho letto tempo fa in alcuni suoi scritti,
all'estromissione dell'ala radicale palestinese di Hamas, ha
contribuito ancor più ad allontanare ogni eventuale processo
di pace, ed ha reso, chi ha sostenuto tale isolamento, un
gran servizio di complicità inconscia alle strategie omicide
militari israeliane.
Questo
non per voler sostenere le posizioni di Hamas, ma perchè è
ovvio che la pace, se veramente la si vuole, la si deve
trattare con i nemici, non con le comparse.
Definire quindi una "pagliacciata" la visita di Bush non è
fuori luogo, ma semmai anche troppo generoso, perchè in
realtà le forniture di armi con le quali si continua a
bersagliare e decimare la popolazione di Terra Santa, e
alcune anche non convenzionali..., sono di provenienza
statunitense.
Illudersi, crederci ancora una volta, come dice lei caro
amico, non è vero che non costi nulla. Costa la vita a
civili innocenti, bersagliati perche noi non siamo stati
capaci, non abbiamo avuto il coraggio, di parlare con
estrema franchezza ai "fratelli maggiori" d'Israele.
Di
questo sono assolutamente convinto, lo scrivo e dico da
mesi, e i recenti fatti mi hanno dato ragione purtroppo.
Confiteor...quia peccavi nimis, cogitatione, verbo et opere.
Nimis,
le omissioni, sono il nostro grave peccato oggi.
Con
amicizia cristiana,
Filippo Fortunato Pilato
www.GerusalemmeTerraSanta.org
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