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25
agosto 2008
"Minore: ogni essere umano di età inferiore a 18 anni".
Convenzione sui diriti dell'Infanzia. Disposizione
dell'ONU per la protezione dei minori privati di
libertà.
Gaza - L’associazione Waed per la Difesa dei Diritti
umani ha reso noto che le autorità di occupazione
israeliane, dall’inizio dell’Intifada di al-Aqsa a oggi,
hanno arrestato più di 3500 bambini. Attualmente 340,
tra cui 7 ragazzine, si trovano ancora in carcere.
I giovani detenuti vivono in condizioni molto difficili.
Essi sono rinchiusi in diversi centri: 104 sono nella
prigione Talmud, 80 a Ofer, 38 nel Negev, 54 a Megiddo,
il resto si trova in altre strutture.
213 bambini stanno già scontando una condanna, 107 sono
in attesa di processo, e 10 sono agli arresti
amministrativi, cioè senza accusa e processo.
Il primato nella detenzione di minori arrestati spetta
alla città di Nablus, con 83 sequestri; segue Betlemme
con 52; Ramallah con 50.
Il rapporto spiega che 82 bambini sono sotto i 15 anni,
di cui 2 minori di 13 anni. 450 sono sono stati
arrestati quando erano bambini e diventati maggiorenni
in prigione. Il 99% dei minori arrestati hanno subito
torture di vario tipo e percosse.
Bambini malati.
L’associazione Waed ha sottolineato che le leggi
internazionali parlano con chiarezza della necessità di
prestare cure mediche ai detenuti: gli articoli 91 e 92
della Convenzione di Ginevra richiedono che in ogni
prigione sia presente un’infermeria adeguata, diretta da
un medico specializzato, dove i detenuti possano
ricevere le cure gratuitamente. Ai prigionieri devono
essere garantiti controlli medici almeno una volta al
mese. Essi hanno diritto all’alimentazione, all’igiene,
e, almeno una volta all'anno, a esami radiografici.
Tuttavia, le direzioni carcerarie - sia quella
appartenenti all’esercito sia all’Ente delle Prigioni -
non rispettano tali regole internazionali, anche quando
i prigionieri sono minorenni o malati.
Tra i bambini detenuti ci sono 100 malati, cioè, il 30%.
Essi sono privati delle cure mediche: spesso viene loro
somministrato l’Acamol come cura per tutte le malattie.
Sovente nelle infermerie delle prigioni non c’è un
medico, ma solo un infermiere. Le direzioni carcerarie
non permettono neanche che i bambini siano curati fuori
dalla prigione.
Le cause principali della diffusione delle malattie sono
la sporcizia, la presenza di insetti e di topi. La
mancanza di igiene, in particolare, aiuta la diffusione
delle malattie della pelle. Attualmente, tra i detenuti
ci sono anche 18 ragazzini feriti, 10 soffrono di dolori
alla testa e altri 8 hanno problemi psicologici.
Privazione dei diritti.
Il rapporto spiega che le autorità di occupazione
privano i bambini detenuti del minimo dei diritti
garantiti loro dalle convenzioni internazionali: diritti
basilari, senza distinzione di fede, razza o sesso. Tali
diritti comprendono quello di avere, per esempio, un
avvocato, di conoscere il motivo dell’arresto e, per la
famiglia, quello di sapere dove è rinchiuso il proprio
figlio; il diritto a un processo, a opporsi alle accuse,
ad avere un contatto con il mondo esterno, a ricevere un
trattamento umano.
La detenzione di minori nelle prigioni israeliane viola
l’art. 33 della Convenzione sulla Protezione del Bambino
che recita: "Gli stati coinvolti devono adottare i mezzi
necessari per proteggere il bambino dall’uso illegale
delle droghe o dei prodotti che influiscono
negativamente sul suo cervello, in base agli accordi
internazionale correlati". Mentre l'art. 34 prevede: "I
paesi coinvolti promettono di proteggere il bambino da
ogni forma di sfruttamento e dalle violenze sessuali".
Condizioni di arresto molto dure.
Il rapporto aggiunge che i bambini detenuti nelle
prigioni vivono in condizioni disumane e che neanche il
minimo di quanto garantito loro dalle leggi
internazionali viene soddisfatto: il cibo è poco e di
pessima qualità, manca l'igiene, ci sono molti insetti,
gli spazi sono affollati, poco areati, scarsamente
illuminati e promiscui (cioè, con adulti presenti nelle
stesse celle), le cure e l'istruzione scolastica sono
assenti, mancano i vestiti. Vivono isolati dal mondo
esterno e sono privati delle visite dei famigliari,
mancano gli assistenti sociali e spesso si trovano a
vivere rinchiusi insieme a criminali.
Al danno si aggiunge la beffa: le autorità di
occupazione hanno un forte ritorno economico prodotto da
sanzioni molto alte. Nessuna condanna, infatti, viene
comminata senza una "multa" di 10 mila shekel (2000
dollari). Ciò aggrava le già drammatiche condizioni
economiche delle famiglie.
Testimonianze.
Un ragazzino di 17 anni di Betlemme, arrestato dalle
forze di occupazione israeliane due mesi fa, ha
raccontato che un grande spiegamento di militari invase
la sua abitazione, a mezzanotte. Fu bendato, legato e
portato via su una jeep verso la colonia di Maale
Adumim. Lì venne rinchiuso in una stanza per essere
interrogato. A quel punto iniziarono le torture: fu
percosso finché non cadde a terra. Poi, i soldati lo
picchiarono con un bastone. Tale situazione durò diverse
ore. Una lampada venne puntata a lungo contro la sua
faccia, provocandogli ustioni, visibili fino ad oggi sul
viso e sul naso. Poi, fu la volta delle minacce con un
cane feroce, in Abu Ghraib style. Durante
l’interrogatorio, che durò fino al mattino successivo,
lo obbligarono a firmare documenti in lingua ebraica
senza che egli ne conoscesse il contenuto. Venne infine
trasferito, con gli occhi bendati, al campo militare di
Abu Dis, denominato al-Jabal (il monte). Durante il
tragitto, i soldati continuarono a picchiarlo. Quattro
ore dopo fu trasportato nella prigione di Etzion, dove i
soldati lo spogliarono in maniera umiliante e disumana,
per perquisirlo. Il ragazzino si trova attualmente
ancora rinchiuso in quella prigione.
L’associazione Waed ha denunciato l’insistenza delle
autorità israeliane nel trattenere i minori nelle
prigioni, senza includerli nelle liste dei detenuti da
"liberare" nel "gesto di buona volontà" verso il
presidente Mahmoud Abbas.
Mentre agli occhi dei media, e dunque dell'opinione
pubblica internazionale, Israele fa mostra di
"magnanimità" liberando gruppi di prigionieri
palestinesi, l'esercito sequestra decine e decine di
cittadini, bambini compresi, che vanno a sommarsi alle
migliaia già imprigionati.
Contro ogni convenzione internazionale, Israele
considera i bambini arrestati dei "terroristi", ma
questo non provoca scandalo alcuno nella cosiddetta
"comunità internazionale".
L’associazione ha rivolto un appello alle Nazioni Unite,
alla commissione internazionale della Croce Rossa e a
tutte le organizzazioni umanitarie affinché esercitino
pressioni sul governo israeliano e lo inducano a
rispettare la IV Convenzione di Ginevra e le convenzioni
sull'Infanzia.
www.infopal.it/testidet.php?id=9153 |