AFGANISTAN STUPEFACENTE
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L’oppio afghano
invade la Russia
22 marzo 2010 -
Byebyeunclesam.Wordpress.com
Secondo il
rapporto dell’Ufficio sulle Droghe ed il Crimine dell’ONU, presentato lo
scorso febbraio a Vienna durante i lavori della relativa Commissione, la
Russia oggi è seconda solo all’Europa nell’uso di derivati dall’oppio di
produzione afghana (eroina inclusa), e prima tra i singoli Stati.
Quando era ancora in Afghanistan, Osama bin Laden predisse che “essi
moriranno per le nostre droghe”. Per “essi” egli intendeva la Russia,
che all’epoca sosteneva attivamente il rivale storico Ahmad Shah Massud.
Bin Laden mantenne la parola: la sua dichiarazione risale al 1999, e nel
successivo decennio il numero dei tossicodipendenti in Russia si è
decuplicato. Ogni anno vengono consumate circa 80 tonnellate di eroina
afghana, il 20% della produzione totale di tale sostanza nel Paese
centro-asiatico ed il 90% di quella complessivamente consumata in
Russia. Che conta per il 15% del consumo delle droga afghana, mentre ad
esempio la Cina, con la sua enorme popolazione, “solo” per il 12%.
Nemmeno la riduzione significativa della superficie coltivata ad oppio,
da 193.000 ettari nel 2007 a 123.000 nel 2009, modifica i termini della
questione, in quanto è contemporaneamente incrementata la relativa
produttività e lo scorso anno la produzione si è attestata attorno alle
7.000 tonnellate, per un valore di 65 miliardi di dollari.
Tutti questi dati di fonte ONU vengono confermati dalle autorità russe.
Viktor Ivanov, responsabile del Servizio Federale per il Controllo della
Droga, ha affermato che in Russia vi sono tra 2 e 2,5 milioni di
tossicodipendenti, dei quali solo 500.000 ufficialmente censiti. Il
numero di tossicodipendenti cresce di 80.000 all’anno, mentre vi sono
fra i 30.000 e 40.000 decessi legati all’uso di droghe, annualmente.
Tre sono le rotte attraverso cui la droga esce dall’Afghanistan. La più
importante, per il 35-40% del totale, passa per l’Iran e poi giunge in
Europa occidentale dai Balcani. La seconda, che vale per un 25-30%, è
quella che più di tutte convoglia la droga verso la Russia attraverso le
ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. La terza, per un restante
25-30%, passa per il Pakistan e poi arriva fino in Europa via mare.
E’ quindi comprensibile l’indignazione che la Russia va esprimendo
ultimamente nei confronti del ruolo fallimentare della NATO nel
contrastare la coltivazione di oppio in Afghanistan. Ad iniziare
dall’ambasciatore russo presso l’Alleanza, Dmitry Rogozin, che ha
definito “l’aggressione dell’eroina” come “la principale minaccia” al
proprio Paese, dicendosi sicuro che la NATO non adotterà misure
aggiuntive contro i narcotrafficanti afghani per evitare ulteriori
perdite di truppe. Continuando con Alexander Kozlovsky, vice presidente
del comitato affari esteri del Parlamento russo, che ha duramente
criticato la NATO in quanto “praticamente si è messa a guardia dei campi
dove le droghe vengono coltivate”.
Il già citato Ivanov ha riferito che il numero di arresti di
narcotrafficanti in Afghanistan è diminuito di 13 volte e la chiusura di
laboratori per la lavorazione della materia prima di 10 volte, negli
ultimi tre anni. Si è inoltre registrato un sensibile declino nel volume
di oppio sequestrato, nel 2009 solo 140 tonnellate, un misero 2% del
prodotto totale.
Ivanov ha quindi espresso forte preoccupazione anche per l’allarmante
aumento del transito di droga verso il Daghestan, l’instabile regione
nel Caucaso russo, che favorisce la criminalità e le attività
terroristiche. Ha infine fatto notare come negli ultimi anni l’ONU abbia
sempre più eluso le proprie responsabilità nell’attuazione dei programmi
di lotta alla droga, lasciando campo libero alla NATO la quale a sua
volta ha delegato le autorità locali.
Quelle medesime autorità che, dopo aver assunto il controllo della città
di Marjah e dell’intero distretto di Nadali al termine della recente
operazione Moshtarak condotta dalle truppe dell’ISAF congiuntamente
all’esercito afghano, hanno informalmente concesso ai contadini di
continuare a produrre oppio. ”L’unico vero scopo dell’operazione
Moshtarak – ha spiegato a Peacereporter Safatullah Zahidi, un
giornalista locale – era mettere le mani sulle piantagioni di papavero
da oppio. E quelle di Marjah e del suo distretto, Nadali, sono le più
grandi e produttive di tutto l’Afghanistan. Grazie all’operazione
Moshatarak sono tornate sotto controllo del governo e degli americani,
giusto in tempo per il raccolto di marzo. E ora faranno lo stesso con le
piantagioni della seconda principale zona di produzione di oppio, quella
di Kandahar”.
http://byebyeunclesam.wordpress.com/2010/03/22/l%e2%80%99oppio-afghano-invade-la-russia/
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Afghanistan:
Accuse dalla Russia agli Usa di connivenza con il narcotraffico
Il rifiuto della Casa Bianca
di far sradicare le piantagioni di oppio ai marines inviati
nell'Helmand fa gridare allo scandalo Mosca
La Russia ha accusato gli
Usa di essere sostanzialmente conniventi con i trafficanti di
droga dell'Afghanistan vista la loro decisione di non distruggere
le piantagioni di papavero da oppio nel sud del Paese. In un
comunicato diffuso ieri dalla sua ambasciata a Kabul, nel giorno
della visita lampo a sorpresa del presidente Barack Obama, Mosca
ricorda che i Marines americani che sono entrati nella provincia
di Helmand hanno assicurato agli agricoltori che non è loro
intenzione impedire la produzione. I progetti statunitensi
prevedono infatti l'acquisto di tutto il papavero prodotto e la
vendita ai coltivatori di semi di altri prodotti da piantare in
sostituzione. «Riteniamo però - sostiene il ministero degli Esteri
russo - che questa posizione sia in contrasto con le decisioni sui
problemi del narcotraffico in Afghanistan prese nell'ambito
dell'Onu e di altri organismi internazionali». Se la Nato non
vuole procedere direttamente allo sradicamento delle piantagioni,
insiste il comunicato russo, allora dovrebbe fornire adeguata
copertura all'esercito afghano incaricato dell'azione di bonifica.
Non distruggere le piantagioni di papavero, si dice infine,
significa «ignorare il fatto che migliaia di persone muoiono per
l'uso di eroina, anche nello stesso Afghanistan».
http://it.peacereporter.net/articolo/21029/Afghanistan,+oppio:+'Accuse+dalla+Russia+agli+Usa+di+connivenza+con+il+narcotraffico'
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Afganistan: i soldati del generale
Stanley McChrystal impediscono
alle truppe di Kabul di distruggere
le coltivazioni d’oppio

(AGI) –
New York, 21 marzo 2010 – Pur di conquistare i ‘cuori e le menti’, ma
soprattutto le pance degli afghani, le truppe Usa in Helmand non solo
non sradicano piu’ i campi d’oppio, principale se non unica fonte di
sostentamento dei contadini locali. Non solo. I soldati del generale
Stanley McChrystal impediscono anche alle truppe di Kabul di distruggere
le coltivazioni di papavero.
Questa la nuova strategia adottata, secondo il New York Times, nella
zona di Marjah, teatro di una violenta offensiva congiunta, dove il
“60/70% dei contadini” vive grazie all’oppio .
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Afghanistan. A
Marjah il vero obiettivo era l’oppio
di Ferdinando Calda

I marines statunitensi e le truppe britanniche che si sono insediate nel
distretto di Nad Alì e nella città di Marjah dopo l’imponente offensiva
di febbraio – la più grande dall’invasione dell’Afghanistan nel 2001 –
non contrasteranno la produzione di oppio e, anzi, impediranno alle
autorità di Kabul di distruggere le piantagioni di papaveri nella
regione appena conquistata. Dopo diverse indiscrezioni in proposito, la
conferma è giunta dai reportage da Marjah del New York Times e del Miami
Herald. “Noi non siamo venuti qui per sradicare i papaveri”, ha
dichiarato il maggiore dei marines David Fennell al Miami Herald. Mentre
il comandante Jeffrey Eggers, membro del gruppo di consulenza strategica
del generale McChrystal, ha confermato al New York Times che “Marjah è
un caso speciale. Noi non calpestiamo i mezzi di sostentamento di coloro
che stiamo cercando di battere”.
La controversa decisione del comando Usa di non distruggere le
piantagioni di papaveri dell’Helmand appena conquistata (l’Onu stima che
la provincia da sola produca quasi il 60% dell’oppio afgano) non è
piaciuta ad alcuni ufficiali afgani, che vorrebbero dare un segnale
forte agli agricoltori che sostengono il narcotraffico. “Sono i talibani
a trarre profitto dall’oppio – ha dichiarato Zulmai Afzali, portavoce
del ministero Antinarcotici di Kabul – in questo modo finanziamo il
nostro nemico”. Era stato lo stesso Afzali, pochi giorni prima, ad
assicurare alla stampa che le autorità afgane avrebbero “distrutto le
piantagioni di papavero di Marjah e Nadalì, perché la produzione di
oppio è illegale”.
Tuttavia, già allora, era arrivata una prima smentita attraverso un
esponente anonimo del governo di Kabul. La fonte aveva dichiarato a Irin
News, l’agenzia giornalistica dell’Onu, che, al di là delle
dichiarazioni ufficiali, “il governo ha garantito (agli agricoltori ndr)
che nessuna distruzione di piantagioni verrà effettuata a Marjah e
Nadalì, almeno per quest’anno”.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, che cita la testimonianza
di un coltivatore, l’obiettivo sarebbe di attendere l’imminente raccolto
per comprare l’oppio direttamente dai coltivatori e distruggerlo. In
questo modo si priverebbero i talebani della principale fonte di
finanziamento senza mettere in difficoltà gli agricoltori ai quali
verrebbero poi offerte colture alternative.
Tuttavia, oltre al dichiarato tentativo di conquistare “i cuori e le
menti” della popolazione locale – il Nyt scrive che oltre il 60% dei
contadini della regione vive grazie all’oppio – in molti in Afghanistan
sospettano che il vero scopo dell’operazione Mushtarak (e di quella in
corso nella vicina provincia di Kandahar) sia stato proprio quello di
permettere alle corrotte forze di sicurezza afgane di avere il controllo
delle piantagioni di oppio in tempo per il raccolto.
“L’unico vero scopo dell’operazione Mushtarak – ha dichiarato a
Peacereporter il giornalista locale Safatullah Zahidi – era mettere le
mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di Marjah e del
suo distretto, Nadalì, sono le più grandi e produttive di tutto
l’Afghanistan. Grazie all’operazione Mushtarak sono tornate sotto
controllo del governo e degli americani giusto in tempo per il raccolto
di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda
principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar”.
Un’interpretazione condivisa anche dall’ex parlamentare Malalai Joya,
che spiega: “L’obiettivo di queste operazioni militari non è quello di
sconfiggere i talibani, che vengono regolarmente avvertiti prima in modo
da poter fuggire altrove. I talibani e i terroristi servono agli
americani per mantenere il mio Paese nell’insicurezza, così da avere un
pretesto per rimanere in Afghanistan assicurandosi il controllo di
questa regione strategica, vicina all’Iran, alla Cina e ai Paesi
dell’Asia centrale ricchi di gas e petrolio, ma anche per continuare a
fare affari con lo sporco business dell’oppio. Oppio che, trasformato in
eroina, frutta enormi guadagni sia al governo afgano che alle forze
americane, che portano la droga fuori dall’Afghanistan con i voli
militari che decollano dalle basi aeree di Kandahar e di Bagram”.
“Quest’ultima offensiva in Helmand, che tra l’altro – sottolinea la Joya
– ha causato molte più vittime civili di quelle pubblicamente
dichiarate, è l’ennesima conferma di ciò: l’obiettivo non era colpire i
talibani, che hanno avuto tutto il tempo di scappare, ma semplicemente
riprendere il controllo della principale zona di produzione di oppio di
tutto il Paese”.
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=1170
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Afghanistan: narcotrafficanti sotto
contratto Nato?
di Enrico Piovesana
25/03/2010

Impresa privata
tedesco-albanese che da anni fornisce servizi logistici alle basi Isaf
in Afghanistan, sospettata di traffico internazionale di eroina
In Germania è
scoppiato uno scandalo - subito silenziato - che rafforza i sempre più
diffusi sospetti sul coinvolgimento delle forze d'occupazione
occidentali in Afghanistan nel traffico internazionale di eroina - di
cui questo paese è diventato, dopo l'invasione del 2001, il principale
produttore globale.
Ecolog,
servizi alle basi Nato e traffico di eroina.
Un servizio mandato in onda a fine febbraio dalla radio-televisione
pubblica tedesca Norddeutsche Rundfunk (Ndr) ha
rivelato che la Nato e il ministero della Difesa di Berlino stanno
investigando sulle presunte attività illecite della Ecolog:
multinazionale tedesca di proprietà di una potente famiglia albanese
macedone - i Destani, di Tetovo - che dal 2003 opera in Afghanistan
sotto contratto Nato, fornendo servizi logistici alle basi militari Isaf
dei diversi contingenti nazionali (compreso quello italiano) e
all'aeroporto militare di Kabul. E che, secondo recenti informative
segrete e rapporti confidenziali ricevuti dalla stessa Nato, sarebbe
coinvolta nel contrabbando internazionale di eroina dall'Afghanistan.
"C'è il rischio che sia stata contrabbandata droga, quindi valuteremo se
la Ecolog è ancora un partner affidabile per noi", ha
dichiarato alla Ndr il generale tedesco Egon Ramms, a capo
della Nato Joint Force Command di Brussum, in Olanda.
"Siamo al corrente della questione e stiamo investigando con le autorità
competenti", ha confermato un portavoce della Difesa tedesca ai
microfoni dell'emittente pubblica.
Dietro
l'impresa, il clan albanese-macedone dei Destani.
Il servizio della Ndr spiega che già nel 2006 e poi nel 2008,
dipendenti della la Ecolog sono finiti sotto inchiesta in
Germania con l'accusa di traffico di eroina - centinaia di chili -
dall'Afghanistan e di riciclaggio di denaro sporco. E che nel 2002,
quando la Ecolog operava in Kosovo al servizio delle basi del
contingente tedesco della Kfor, i servizi segreti di Berlino avevano
informato i vertici Nato che il clan Destani, strettamente legato ai
gruppi armati indipendentisti albanesi (Uck e Kla), controllava ogni
sorta di attività e traffico illegale attraverso il confine
macedone-kosovaro: dalla droga, alle armi, al traffico di esseri umani.
La Ecolog, che ha la sua sede principale a Düsseldorf (con
filiali in Macedonia, Turchia, Emirati Arabi, Kuwait, Stati Uniti e
Cina) è stata fondata nel 1998, ed è oggi amministrata, dal giovane
Nazif Destani, figlio del capofamiglia Lazim, già condannato a Monaco di
Baviera nel 1994 per dettenzione illegali di armi e favoreggiamento
dell'immigrazione clandestina. Il 90 per cento dei quasi quattromila
dipendenti della Ecolog sono albanesi macedoni.
La
Ecolog
smentisce e fa rimuovere il servizio giornalistico.
L'esplosivo servizio della Ndr è stato subito ripreso e
amplificato dai mass media tedeschi: dall'emittente nazionale
Deutsche Welle al settimanale Der Spiegel.
La reazione della Ecolog è stata immediata e durissima. Thomas
Wachowitz, braccio destro di Nafiz Destani, ha bollato come "assurde" e
"completamente infondate" le accuse contenute nel servizio, in quanto
basate su una "confusione di nomi", e ha chiesto l'intervento della
magistratura.
Il 4 marzo, il tribunale federale di Amburgo ha accolto l'esposto della
Ecolog, emettendo un'ingiunzione che, senza entrare nel merito
del contenuto del servizio giornalistico, impedisce all'emittente Ndr di
"sollevare ulteriori sospetti" sull'azienda. La Ndr, dal canto
suo, ha dichiarato di ritenere false le argomentazioni della Ecolog
e ha annunciato un ricorso contro l'ingiunzione.
Fonte: Peacereporter -
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=31529
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L'oppio di Marjah
Enrico Piovesana
18/03/2010
Le autorità afgane
consentiranno ai contadini di continuare a coltivare papaveri da oppio.
Malali Joya: "Lo scopo dell'operazione a Marjah era riprendere il
controllo delle principali piantagioni del paese"
L'operazione 'Moshtarak'
- la più grande offensiva militare alleata dall'invasione
dell'Afghanistan nel 2001 - ha consentito alle autorità afgane di
riprendere il controllo della cittadina di Marjah e dell'intero
distretto rurale di Nadalì, nella provincia meridionale di Helmand. Gli
emissari del governo Karzai, che sono tornati ad amministrare queste
terre dopo oltre due anni di contropotere talebano, hanno promesso di
riaprire le scuole, ristabilire le libertà civili della popolazione e di
sradicare la coltivazione dei papaveri da oppio.
Marjah, la
capitale dell'eroina. "Distruggeremo le
piantagioni di papavero di Marjah e Nadalì, perché la produzione di
oppio è illegale", ha dichiarato alla stampa Zalmai Afzali, portavoce
del ministero Antidroga, suscitando le proteste della popolazione
locale, la cui sussistenza dipende interamente dal 'tariàk', la
preziosa resina marrone che si estrae dai papaveri.
Secondo l'ultimo rapporto del dipartimento antidroga delle Nazioni Unite
(Unodc), la provincia di Helmand produce da sola quasi il 60 per cento
di tutto l'oppio afgano (4 mila delle 6.900 tonnellate totali e 70 mila
ettari di piantagioni su un totale nazionale di 123 mila), e il
distretto di Helmand in cui maggiormente si concentra la produzione (e
la raffinazione) è proprio quello di Marjah-Nadalì: zona non a caso nota
come 'la capitale afgana dell'eroina'. Ma anche capitale mondiale, visto
che l'Afghhanistan produce il 90 per cento dell'eroina che circola sul
pianeta.
Nessuno
distruggerà le piantagioni. Ma nei
giorni scorsi, un esponente del governo afgano, che ha chiesto di non
rendere pubblico il suo nome, ha dichiarato a Irin News,
l'agenzia giornalistica dell'Onu, che al di là delle dichiarazioni
ufficiali, le autorità hanno informalmente concesso ai contadini del
distretto di continuare a produrre oppio, per non alienarsi il sostegno
della popolazione locale che, senza i guadagni dell'oppio, finirebbe sul
lastrico. "Il governo – spiega la fonte – ha garantito che nessuna
distruzione di piantagioni verrà effettuata a Marjah e Nadalì, almeno
per quest'anno".
Una conferma esplicita viene dal nuovo governatore di Marjah: "Bisogna
stare attenti con la questione dell'oppio: non lotteremo contro il
narcotraffico distruggendo le piantagioni", ha dichiarato Haji Abdul
Zahir all'inviato del Miami Herald, che a Marjah ha parlato
anche con il maggiore dei Marines David Fennell: "Noi non siamo venuti
qui per sradicare i papaveri".
Rimane da capire che fine farà il prossimo raccolto.
Il vero
scopo dell'Operazione 'Moshtarak'.
"L'unico vero scopo dell'operazione 'Moshtarak' - spiega a
Peacereporter Safatullah Zahidi, un giornalista locale - era
mettere le mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di
Marjah e del suo distretto, Nadalì, sono le più grandi e produttive di
tutto l'Afghanistan. Grazie all'operazione Moshatarak sono tornate sotto
controllo del governo e degli americani, giusto in tempo per il raccolto
di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda
principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar".
Un'interpretazione dei fatti clamorosa, ignorata in Occidente ma
largamente condivisa in Afghanistan. Anche da personaggi molto noti e
autorevoli, come l'ex parlamentare democratica Malalai Joya, nota in
tutto il mondo per il coraggio che ha sempre dimostrato nel denunciare i
crimini e la corruzione dei governanti afgani finanziati e protetti
dall'Occidente.
Malalai
Joya: "Americani coinvolti nel narcobusiness''.
"L'obiettivo di queste operazioni militari - ci spiega
Malalai - non è quello di sconfiggere i talebani, che vengono
regolarmente avvertiti prima in modo da poter fuggire altrove. I
talebani e i terroristi servono agli americani per mantenere il mio
paese nell'insicurezza, così da avere un pretesto per rimanere in
Afghanistan assicurandosi il controllo di questa regione strategica,
vicina all'Iran, alla Cina e ai paesi dell'Asia centrale ricche di gas e
petrolio, ma anche per continuare a fare affari con lo sporco business
dell'oppio. Oppio che, trasformato in eroina, frutta enormi guadagni sia
al governo afgano che alle forze americane, che portano la droga fuori
dall'Afghanistan con i voli militari che decollano dalle basi aeree di
Kandahar e di Bagram. Quest'ultima offensiva in Helmand, che tra l'altro
- sottolinea la Joya - ha causato molte più vittime civili di quelle
pubblicamente dichiarate, è l'ennesima conferma di ciò: l'obiettivo non
era colpire i talebani, che hanno avuto tutto il tempo di scappare, ma
semplicemente riprendere il controllo della principale zona di
produzione di oppio di tutto il paese".
http://it.peacereporter.net/articolo/20825/L%27oppio+di+Marjah
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