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"Notizie dalla Terra Santa"

 

Anno VI - 2010

                                    www.TerraSantaLibera.org         www.HolyLandFree.org

Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.

AFGANISTAN   STUPEFACENTE

 

 
  • L’oppio afghano invade la Russia

  • Afghanistan: Accuse dalla Russia agli Usa di connivenza con il narcotraffico

  • Truppe USA impediscono distruzione oppio

  • A Marjah il vero obiettivo era l'oppio

  • Narcotrafficanti sotto contratto Nato

  • L'oppio di Marjah

  • L'ex Senatore USA David Duke spiega che la Mafia Russa è ebraica (20 video correlati)

L’oppio afghano invade la Russia

Secondo il rapporto dell’Ufficio sulle Droghe ed il Crimine dell’ONU, presentato lo scorso febbraio a Vienna durante i lavori della relativa Commissione, la Russia oggi è seconda solo all’Europa nell’uso di derivati dall’oppio di produzione afghana (eroina inclusa), e prima tra i singoli Stati.
Quando era ancora in Afghanistan, Osama bin Laden predisse che “essi moriranno per le nostre droghe”. Per “essi” egli intendeva la Russia, che all’epoca sosteneva attivamente il rivale storico Ahmad Shah Massud.
Bin Laden mantenne la parola: la sua dichiarazione risale al 1999, e nel successivo decennio il numero dei tossicodipendenti in Russia si è decuplicato. Ogni anno vengono consumate circa 80 tonnellate di eroina afghana, il 20% della produzione totale di tale sostanza nel Paese centro-asiatico ed il 90% di quella complessivamente consumata in Russia. Che conta per il 15% del consumo delle droga afghana, mentre ad esempio la Cina, con la sua enorme popolazione, “solo” per il 12%.
Nemmeno la riduzione significativa della superficie coltivata ad oppio, da 193.000 ettari nel 2007 a 123.000 nel 2009, modifica i termini della questione, in quanto è contemporaneamente incrementata la relativa produttività e lo scorso anno la produzione si è attestata attorno alle 7.000 tonnellate, per un valore di 65 miliardi di dollari.
Tutti questi dati di fonte ONU vengono confermati dalle autorità russe. Viktor Ivanov, responsabile del Servizio Federale per il Controllo della Droga, ha affermato che in Russia vi sono tra 2 e 2,5 milioni di tossicodipendenti, dei quali solo 500.000 ufficialmente censiti. Il numero di tossicodipendenti cresce di 80.000 all’anno, mentre vi sono fra i 30.000 e 40.000 decessi legati all’uso di droghe, annualmente.
Tre sono le rotte attraverso cui la droga esce dall’Afghanistan. La più importante, per il 35-40% del totale, passa per l’Iran e poi giunge in Europa occidentale dai Balcani. La seconda, che vale per un 25-30%, è quella che più di tutte convoglia la droga verso la Russia attraverso le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. La terza, per un restante 25-30%, passa per il Pakistan e poi arriva fino in Europa via mare.
E’ quindi comprensibile l’indignazione che la Russia va esprimendo ultimamente nei confronti del ruolo fallimentare della NATO nel contrastare la coltivazione di oppio in Afghanistan. Ad iniziare dall’ambasciatore russo presso l’Alleanza, Dmitry Rogozin, che ha definito “l’aggressione dell’eroina” come “la principale minaccia” al proprio Paese, dicendosi sicuro che la NATO non adotterà misure aggiuntive contro i narcotrafficanti afghani per evitare ulteriori perdite di truppe. Continuando con Alexander Kozlovsky, vice presidente del comitato affari esteri del Parlamento russo, che ha duramente criticato la NATO in quanto “praticamente si è messa a guardia dei campi dove le droghe vengono coltivate”.
Il già citato Ivanov ha riferito che il numero di arresti di narcotrafficanti in Afghanistan è diminuito di 13 volte e la chiusura di laboratori per la lavorazione della materia prima di 10 volte, negli ultimi tre anni. Si è inoltre registrato un sensibile declino nel volume di oppio sequestrato, nel 2009 solo 140 tonnellate, un misero 2% del prodotto totale.
Ivanov ha quindi espresso forte preoccupazione anche per l’allarmante aumento del transito di droga verso il Daghestan, l’instabile regione nel Caucaso russo, che favorisce la criminalità e le attività terroristiche. Ha infine fatto notare come negli ultimi anni l’ONU abbia sempre più eluso le proprie responsabilità nell’attuazione dei programmi di lotta alla droga, lasciando campo libero alla NATO la quale a sua volta ha delegato le autorità locali.
Quelle medesime autorità che, dopo aver assunto il controllo della città di Marjah e dell’intero distretto di Nadali al termine della recente operazione Moshtarak condotta dalle truppe dell’ISAF congiuntamente all’esercito afghano, hanno informalmente concesso ai contadini di continuare a produrre oppio. ”L’unico vero scopo dell’operazione Moshtarak – ha spiegato a Peacereporter Safatullah Zahidi, un giornalista locale – era mettere le mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di Marjah e del suo distretto, Nadali, sono le più grandi e produttive di tutto l’Afghanistan. Grazie all’operazione Moshatarak sono tornate sotto controllo del governo e degli americani, giusto in tempo per il raccolto di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar”.

http://byebyeunclesam.wordpress.com/2010/03/22/l%e2%80%99oppio-afghano-invade-la-russia/   

 

 

Afghanistan: Accuse dalla Russia agli Usa di connivenza con il narcotraffico

 

Il rifiuto della Casa Bianca di far sradicare le piantagioni di oppio ai marines inviati nell'Helmand fa gridare allo scandalo Mosca

La Russia ha accusato gli Usa di essere sostanzialmente conniventi con i trafficanti di droga dell'Afghanistan vista la loro decisione di non distruggere le piantagioni di papavero da oppio nel sud del Paese. In un comunicato diffuso ieri dalla sua ambasciata a Kabul, nel giorno della visita lampo a sorpresa del presidente Barack Obama, Mosca ricorda che i Marines americani che sono entrati nella provincia di Helmand hanno assicurato agli agricoltori che non è loro intenzione impedire la produzione. I progetti statunitensi prevedono infatti l'acquisto di tutto il papavero prodotto e la vendita ai coltivatori di semi di altri prodotti da piantare in sostituzione. «Riteniamo però - sostiene il ministero degli Esteri russo - che questa posizione sia in contrasto con le decisioni sui problemi del narcotraffico in Afghanistan prese nell'ambito dell'Onu e di altri organismi internazionali». Se la Nato non vuole procedere direttamente allo sradicamento delle piantagioni, insiste il comunicato russo, allora dovrebbe fornire adeguata copertura all'esercito afghano incaricato dell'azione di bonifica. Non distruggere le piantagioni di papavero, si dice infine, significa «ignorare il fatto che migliaia di persone muoiono per l'uso di eroina, anche nello stesso Afghanistan».

http://it.peacereporter.net/articolo/21029/Afghanistan,+oppio:+'Accuse+dalla+Russia+agli+Usa+di+connivenza+con+il+narcotraffico'

 

Afganistan: i soldati del generale Stanley McChrystal impediscono

alle truppe di Kabul di distruggere le coltivazioni d’oppio

 

 

(AGI) – New York, 21 marzo 2010 – Pur di conquistare i ‘cuori e le menti’, ma soprattutto le pance degli afghani, le truppe Usa in Helmand non solo non sradicano piu’ i campi d’oppio, principale se non unica fonte di sostentamento dei contadini locali. Non solo. I soldati del generale Stanley McChrystal impediscono anche alle truppe di Kabul di distruggere le coltivazioni di papavero.
Questa la nuova strategia adottata, secondo il New York Times, nella zona di Marjah, teatro di una violenta offensiva congiunta, dove il “60/70% dei contadini” vive grazie all’oppio .

 

Afghanistan. A Marjah il vero obiettivo era l’oppio
di Ferdinando Calda


I marines statunitensi e le truppe britanniche che si sono insediate nel distretto di Nad Alì e nella città di Marjah dopo l’imponente offensiva di febbraio – la più grande dall’invasione dell’Afghanistan nel 2001 – non contrasteranno la produzione di oppio e, anzi, impediranno alle autorità di Kabul di distruggere le piantagioni di papaveri nella regione appena conquistata. Dopo diverse indiscrezioni in proposito, la conferma è giunta dai reportage da Marjah del New York Times e del Miami Herald. “Noi non siamo venuti qui per sradicare i papaveri”, ha dichiarato il maggiore dei marines David Fennell al Miami Herald. Mentre il comandante Jeffrey Eggers, membro del gruppo di consulenza strategica del generale McChrystal, ha confermato al New York Times che “Marjah è un caso speciale. Noi non calpestiamo i mezzi di sostentamento di coloro che stiamo cercando di battere”.
La controversa decisione del comando Usa di non distruggere le piantagioni di papaveri dell’Helmand appena conquistata (l’Onu stima che la provincia da sola produca quasi il 60% dell’oppio afgano) non è piaciuta ad alcuni ufficiali afgani, che vorrebbero dare un segnale forte agli agricoltori che sostengono il narcotraffico. “Sono i talibani a trarre profitto dall’oppio – ha dichiarato Zulmai Afzali, portavoce del ministero Antinarcotici di Kabul – in questo modo finanziamo il nostro nemico”. Era stato lo stesso Afzali, pochi giorni prima, ad assicurare alla stampa che le autorità afgane avrebbero “distrutto le piantagioni di papavero di Marjah e Nadalì, perché la produzione di oppio è illegale”.
Tuttavia, già allora, era arrivata una prima smentita attraverso un esponente anonimo del governo di Kabul. La fonte aveva dichiarato a Irin News, l’agenzia giornalistica dell’Onu, che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, “il governo ha garantito (agli agricoltori ndr) che nessuna distruzione di piantagioni verrà effettuata a Marjah e Nadalì, almeno per quest’anno”.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, che cita la testimonianza di un coltivatore, l’obiettivo sarebbe di attendere l’imminente raccolto per comprare l’oppio direttamente dai coltivatori e distruggerlo. In questo modo si priverebbero i talebani della principale fonte di finanziamento senza mettere in difficoltà gli agricoltori ai quali verrebbero poi offerte colture alternative.
Tuttavia, oltre al dichiarato tentativo di conquistare “i cuori e le menti” della popolazione locale – il Nyt scrive che oltre il 60% dei contadini della regione vive grazie all’oppio – in molti in Afghanistan sospettano che il vero scopo dell’operazione Mushtarak (e di quella in corso nella vicina provincia di Kandahar) sia stato proprio quello di permettere alle corrotte forze di sicurezza afgane di avere il controllo delle piantagioni di oppio in tempo per il raccolto.
“L’unico vero scopo dell’operazione Mushtarak – ha dichiarato a Peacereporter il giornalista locale Safatullah Zahidi – era mettere le mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di Marjah e del suo distretto, Nadalì, sono le più grandi e produttive di tutto l’Afghanistan. Grazie all’operazione Mushtarak sono tornate sotto controllo del governo e degli americani giusto in tempo per il raccolto di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar”.
Un’interpretazione condivisa anche dall’ex parlamentare Malalai Joya, che spiega: “L’obiettivo di queste operazioni militari non è quello di sconfiggere i talibani, che vengono regolarmente avvertiti prima in modo da poter fuggire altrove. I talibani e i terroristi servono agli americani per mantenere il mio Paese nell’insicurezza, così da avere un pretesto per rimanere in Afghanistan assicurandosi il controllo di questa regione strategica, vicina all’Iran, alla Cina e ai Paesi dell’Asia centrale ricchi di gas e petrolio, ma anche per continuare a fare affari con lo sporco business dell’oppio. Oppio che, trasformato in eroina, frutta enormi guadagni sia al governo afgano che alle forze americane, che portano la droga fuori dall’Afghanistan con i voli militari che decollano dalle basi aeree di Kandahar e di Bagram”.
“Quest’ultima offensiva in Helmand, che tra l’altro – sottolinea la Joya – ha causato molte più vittime civili di quelle pubblicamente dichiarate, è l’ennesima conferma di ciò: l’obiettivo non era colpire i talibani, che hanno avuto tutto il tempo di scappare, ma semplicemente riprendere il controllo della principale zona di produzione di oppio di tutto il Paese”.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=1170

 

 

Afghanistan: narcotrafficanti sotto contratto Nato?

di Enrico Piovesana

25/03/2010


Impresa privata tedesco-albanese che da anni fornisce servizi logistici alle basi Isaf in Afghanistan, sospettata di traffico internazionale di eroina

In Germania è scoppiato uno scandalo - subito silenziato - che rafforza i sempre più diffusi sospetti sul coinvolgimento delle forze d'occupazione occidentali in Afghanistan nel traffico internazionale di eroina - di cui questo paese è diventato, dopo l'invasione del 2001, il principale produttore globale.

Ecolog, servizi alle basi Nato e traffico di eroina. Un servizio mandato in onda a fine febbraio dalla radio-televisione pubblica tedesca Norddeutsche Rundfunk (Ndr) ha rivelato che la Nato e il ministero della Difesa di Berlino stanno investigando sulle presunte attività illecite della Ecolog: multinazionale tedesca di proprietà di una potente famiglia albanese macedone - i Destani, di Tetovo - che dal 2003 opera in Afghanistan sotto contratto Nato, fornendo servizi logistici alle basi militari Isaf dei diversi contingenti nazionali (compreso quello italiano) e all'aeroporto militare di Kabul. E che, secondo recenti informative segrete e rapporti confidenziali ricevuti dalla stessa Nato, sarebbe coinvolta nel contrabbando internazionale di eroina dall'Afghanistan.
"C'è il rischio che sia stata contrabbandata droga, quindi valuteremo se la Ecolog è ancora un partner affidabile per noi", ha dichiarato alla Ndr il generale tedesco Egon Ramms, a capo della Nato Joint Force Command di Brussum, in Olanda.
"Siamo al corrente della questione e stiamo investigando con le autorità competenti", ha confermato un portavoce della Difesa tedesca ai microfoni dell'emittente pubblica.

Dietro l'impresa, il clan albanese-macedone dei Destani. Il servizio della Ndr spiega che già nel 2006 e poi nel 2008, dipendenti della la Ecolog sono finiti sotto inchiesta in Germania con l'accusa di traffico di eroina - centinaia di chili - dall'Afghanistan e di riciclaggio di denaro sporco. E che nel 2002, quando la Ecolog operava in Kosovo al servizio delle basi del contingente tedesco della Kfor, i servizi segreti di Berlino avevano informato i vertici Nato che il clan Destani, strettamente legato ai gruppi armati indipendentisti albanesi (Uck e Kla), controllava ogni sorta di attività e traffico illegale attraverso il confine macedone-kosovaro: dalla droga, alle armi, al traffico di esseri umani.
La Ecolog, che ha la sua sede principale a Düsseldorf (con filiali in Macedonia, Turchia, Emirati Arabi, Kuwait, Stati Uniti e Cina) è stata fondata nel 1998, ed è oggi amministrata, dal giovane Nazif Destani, figlio del capofamiglia Lazim, già condannato a Monaco di Baviera nel 1994 per dettenzione illegali di armi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il 90 per cento dei quasi quattromila dipendenti della Ecolog sono albanesi macedoni.

La Ecolog smentisce e fa rimuovere il servizio giornalistico. L'esplosivo servizio della Ndr è stato subito ripreso e amplificato dai mass media tedeschi: dall'emittente nazionale Deutsche Welle al settimanale Der Spiegel.
La reazione della Ecolog è stata immediata e durissima. Thomas Wachowitz, braccio destro di Nafiz Destani, ha bollato come "assurde" e "completamente infondate" le accuse contenute nel servizio, in quanto basate su una "confusione di nomi", e ha chiesto l'intervento della magistratura.
Il 4 marzo, il tribunale federale di Amburgo ha accolto l'esposto della Ecolog, emettendo un'ingiunzione che, senza entrare nel merito del contenuto del servizio giornalistico, impedisce all'emittente Ndr di "sollevare ulteriori sospetti" sull'azienda. La Ndr, dal canto suo, ha dichiarato di ritenere false le argomentazioni della Ecolog e ha annunciato un ricorso contro l'ingiunzione.

Fonte: Peacereporter - http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=31529

 

L'oppio di Marjah

Enrico Piovesana

18/03/2010

 

 

Le autorità afgane consentiranno ai contadini di continuare a coltivare papaveri da oppio. Malali Joya: "Lo scopo dell'operazione a Marjah era riprendere il controllo delle principali piantagioni del paese"

L'operazione 'Moshtarak' - la più grande offensiva militare alleata dall'invasione dell'Afghanistan nel 2001 - ha consentito alle autorità afgane di riprendere il controllo della cittadina di Marjah e dell'intero distretto rurale di Nadalì, nella provincia meridionale di Helmand. Gli emissari del governo Karzai, che sono tornati ad amministrare queste terre dopo oltre due anni di contropotere talebano, hanno promesso di riaprire le scuole, ristabilire le libertà civili della popolazione e di sradicare la coltivazione dei papaveri da oppio.

Marjah, la capitale dell'eroina. "Distruggeremo le piantagioni di papavero di Marjah e Nadalì, perché la produzione di oppio è illegale", ha dichiarato alla stampa Zalmai Afzali, portavoce del ministero Antidroga, suscitando le proteste della popolazione locale, la cui sussistenza dipende interamente dal 'tariàk', la preziosa resina marrone che si estrae dai papaveri.
Secondo l'ultimo rapporto del dipartimento antidroga delle Nazioni Unite (Unodc), la provincia di Helmand produce da sola quasi il 60 per cento di tutto l'oppio afgano (4 mila delle 6.900 tonnellate totali e 70 mila ettari di piantagioni su un totale nazionale di 123 mila), e il distretto di Helmand in cui maggiormente si concentra la produzione (e la raffinazione) è proprio quello di Marjah-Nadalì: zona non a caso nota come 'la capitale afgana dell'eroina'. Ma anche capitale mondiale, visto che l'Afghhanistan produce il 90 per cento dell'eroina che circola sul pianeta.

Nessuno distruggerà le piantagioni. Ma nei giorni scorsi, un esponente del governo afgano, che ha chiesto di non rendere pubblico il suo nome, ha dichiarato a Irin News, l'agenzia giornalistica dell'Onu, che al di là delle dichiarazioni ufficiali, le autorità hanno informalmente concesso ai contadini del distretto di continuare a produrre oppio, per non alienarsi il sostegno della popolazione locale che, senza i guadagni dell'oppio, finirebbe sul lastrico. "Il governo – spiega la fonte – ha garantito che nessuna distruzione di piantagioni verrà effettuata a Marjah e Nadalì, almeno per quest'anno".
Una conferma esplicita viene dal nuovo governatore di Marjah: "Bisogna stare attenti con la questione dell'oppio: non lotteremo contro il narcotraffico distruggendo le piantagioni", ha dichiarato Haji Abdul Zahir all'inviato del Miami Herald, che a Marjah ha parlato anche con il maggiore dei Marines David Fennell: "Noi non siamo venuti qui per sradicare i papaveri".
Rimane da capire che fine farà il prossimo raccolto. 

Il vero scopo dell'Operazione 'Moshtarak'. "L'unico vero scopo dell'operazione 'Moshtarak' - spiega a Peacereporter Safatullah Zahidi, un giornalista locale - era mettere le mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di Marjah e del suo distretto, Nadalì, sono le più grandi e produttive di tutto l'Afghanistan. Grazie all'operazione Moshatarak sono tornate sotto controllo del governo e degli americani, giusto in tempo per il raccolto di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar".
Un'interpretazione dei fatti clamorosa, ignorata in Occidente ma largamente condivisa in Afghanistan. Anche da personaggi molto noti e autorevoli, come l'ex parlamentare democratica Malalai Joya, nota in tutto il mondo per il coraggio che ha sempre dimostrato nel denunciare i crimini e la corruzione dei governanti afgani finanziati e protetti dall'Occidente.

Malalai Joya: "Americani coinvolti nel narcobusiness''. "L'obiettivo di queste operazioni militari - ci spiega Malalai - non è quello di sconfiggere i talebani, che vengono regolarmente avvertiti prima in modo da poter fuggire altrove. I talebani e i terroristi servono agli americani per mantenere il mio paese nell'insicurezza, così da avere un pretesto per rimanere in Afghanistan assicurandosi il controllo di questa regione strategica, vicina all'Iran, alla Cina e ai paesi dell'Asia centrale ricche di gas e petrolio, ma anche per continuare a fare affari con lo sporco business dell'oppio. Oppio che, trasformato in eroina, frutta enormi guadagni sia al governo afgano che alle forze americane, che portano la droga fuori dall'Afghanistan con i voli militari che decollano dalle basi aeree di Kandahar e di Bagram. Quest'ultima offensiva in Helmand, che tra l'altro - sottolinea la Joya - ha causato molte più vittime civili di quelle pubblicamente dichiarate, è l'ennesima conferma di ciò: l'obiettivo non era colpire i talebani, che hanno avuto tutto il tempo di scappare, ma semplicemente riprendere il controllo della principale zona di produzione di oppio di tutto il paese".

http://it.peacereporter.net/articolo/20825/L%27oppio+di+Marjah

Link a questa pagina: http://www.terrasantalibera.org/afganistan_stupefacente.htm

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