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"Notizie dalla Terra Santa"

 

Anno VI - 2010

                                    www.TerraSantaLibera.org         www.HolyLandFree.org

Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.


IN RICORDO DEI 62 ANNI DI AL NAKBA (La Catastrofe)


RISORGIMENTO E SIONISMO SONO AFFINI E ONOREVOLI ?
 

Redazionale di Terrasantalibera.org del 14 maggio 2010, in risposta all'articolo di Vito Kahlun su "Fare Futuro" (riportato di seguito) del 19 aprile 2010

 

Membri dell'organizzazione terroristica-sionista "Haganah"

espellono cittadini arabi palestinesi dalle loro case ad Haifa (12/5/1948).

Tutto ciò più che "Risorgimento" si può definire con un solo termine: pulizia etnica

 

 

Chi afferma, insieme a noi, che il Risorgimento fu un'operazione della Massoneria italo/inglese, guidata dell'intelligence britannica, con obiettivi strategici geopolitici contrari agli interessi degli italiani e di Roma, (e non sono poche le prove in tal senso: vedi anche solo "L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie", Ermino De Biase, ed. Controcorrente, Napoli 2002) non ha nessuna difficoltà a concordare con quanto affermato nel titolo dell'articolo a seguire, anche se poi bisogna dissentire nelle motivazioni e conclusioni dell'autore riguardo a tali operazioni coloniali, che andarono invece a discapito del reale futuro delle popolazioni e della loro storia.

 

L'assogettamento dell'economia italiana ai poteri forti bancari stranieri e la malversazione del sud-Italia, a causa dello sfruttamento coloniale iniziato in epoca savoiarda e contemporaneamente preda di quella stessa mafia politica che rientrò sdoganata sul suolo italico scortata dalle forze d'occupazione americane, ne sono la riprova.

 

Quello che invece risulta una grande bufala è il riferirsi al sionismo israelita in Terra Santa di Palestina come a qualche cosa che possa avere a che fare coi moti risorgimentali italiani.

 

Il Risorgimento italiano, con tutte le obiezioni e revisioni storiche dalla vulgata ufficiale, fu comunque un'operazione bellica in cui furono protagonisti, nel bene e nel male, abitanti della penisola italica.

 

Quella sionista in Terra santa invece è stata un'operazione coloniale nel vero senso della parola, anche se avvallata da pezze giustificative onusiane (sponsorizzate e caldeggiate dall'amministrazione USA dell'epoca).

 

Chi partecipò all'esproprio, ma sarebbe meglio dire al furto, della terra, case e cose di proprietà arabo-palestinese, non furono abitanti della medesima area mediorientale, per cui si potrebbe dire che il fulcro del potere (come successe nell'Italia risorgimentale) sia passato di mano tra abitanti della stessa area.

 

Chi partecipò all'esproprio della Palestina, che "Fare Futuro", in perfetto stile filosionista, definisce "Risorgimento ebraico", furono coloni russi ed occidentali, provenienti da varie parti del mondo, che mai abitarono la Palestina, nè loro nè i loro antenati.

 

La definizione di "Risorgimento ebraico", abbinata a quello italiano è totalmente fuori luogo, idealmente e storicamente.

Ci fu l'occasione di ribadire e contestare tali elementari concetti travisati, anche a "padre" Davide Maria Jaeger, ebreo convertito al cristianesimo che rivendica a sproposito non tanto la sua ebraicità biologica, della quale sinceramente non ci frega nulla, anche se potremmo contestarne la sicura autenticità del DNA (se proprio vogliamo fare i pistini: perchè se dobbiamo essere accusati di antisemitismo, gli altri devono almeno provare di essere veramente semiti, altrimenti crolla l'accusa: o no?), quanto le origini "risorgimentali" del colonialismo sionista, giungendo così per assurdo, cosa grave per per un frate francescano della Custodia, a giustificare, seppur indirettamente, gli espropri di terre e case, nonchè tutte le sofferenze causate alla popolazione autoctona araba palestinese, cristiana e musulmana. Ciò è inqualificabile se espresso da un rappresentante della cristianità in Terra Santa. Non dimentichiamo che la cristianità, più di tutti, ha patito la piaga dell'esodo dalla Terra Santa a causa dell'occupazione sionista.

 

Farsi quindi un vanto d'essere "sionisti risorgimentali", da parte di chicchessia ci fa veramente sorridere, ma da parte ecclesiale ci fa cascare letteralmente le braccia.

Chi volesse leggere lo scambio di battute tra noi e Davide Maria Jaeger può andare a questo link: http://www.terrasantalibera.org/SiatePiuEsplicitiDifenderePalestinesi.htm

 

Se queste sono comunque le genialità degli intellettuali di destra, ebrei o cattolici che si professino, allora siamo proprio messi male, e se il futuro deve avere solide basi nella storia, possiamo sicuramente affermare che con tali premesse "Fare Futuro", paradossalmente, non ha affatto alcun futuro.

 

Ma da tale "finiana" associazione, stando alle capriole ideologiche e culturali della sua guida, non ci si sarebbe potuto aspettare diversamente e di meglio...

 

Redazionale


Analogie e similitudini nella nascita dello Stato italiano e di quello ebraico

 

Quel legame profondo tra Risorgimento e Sionismo

 

di Vito Kahlun - Fare Futuro Magazine - 19 aprile 2010

Quando alle 20.00 del 19 Aprile 2010 cala il buio, si passa da Yom Ha’Azikaron, ovvero il giorno dedicato alla memoria delle vittime di guerra e del terrorismo, alla festa di Yom Ha’Azmaut. Ogni anno il 5 di Iyar, ottavo mese del calendario ebraico, israeliani ed ebrei di tutto il mondo festeggiano la proclamazione dell’indipendenza dello Stato di Israele.

Un’indipendenza che in un certo senso ha dei legami con il nostro bel paese. Israele e Italia oltre che a succedersi nell’elenco alfabetico delle nazioni (Islanda, Israele, Italia..), ad avere delle repubbliche democratiche anagraficamente coetanee, a disporre di un patrimonio storico ed artistico di incredibile valore e ad avere al loro interno forti organismi religiosi, sono anche congiunte da un legame ideale ben più profondo: quello tra Risorgimento e Sionismo.

Nella prefazione al libro di Maurizio Molinari Ebrei in Italia: un problema di identità(1870-1938) Giovanni Spadolini, politico, giornalista e primo docente universitario di storia contemporanea del nostro paese, afferma che «Una cosa è certa. Il sionismo sta al Risorgimento ebraico così come il mazzinianesimo sta al Risorgimento nazionale italiano». A partire dal primo Risorgimento infatti «il grande profeta del sionismo – Theodor Herzl – ha sempre guardato all’esempio e all’insegnamento di Giuseppe Mazzini».

Se il padre del sionismo ebbe un occhio di riguardo verso il nostro paese fu anche perché «l’Italia – secondo lo storico Arnaldo Momigliano – è forse stato l’unico paese in Europa in cui gli ebrei sono stati bene accetti dall’Esercito e dalla Marina e hanno potuto raggiungere i gradi più alti senza alcuna difficoltà»”. In tal senso basti pensare che nel 1907 Ernesto Nathan divenne sindaco di Roma e che basterà attendere il 1910 perché l’Italia abbia il suo primo Presidente del Consiglio di religione ebraica: Luigi Luzzatti.

Un legame che traspare anche nel libro Roma e Gerusalemme(1861) di Moses Hess, che oltre ad essere colui che convertì Engels al Comunismo, introdusse Marx ai problemi sociali ed economici e in buona parte fu uno “dei più diretti maestri di Herzl”, ripetendo i ritmi e le cadenze della terza Roma di Mazzini elabora un parallelismo fra la ricostruzione del popolo italiano in unità e il ritorno del popolo ebraico alla “terra promessa”.

Un sionismo – come ricordava giustamente Spadolini – che nonostante le sue vibrazioni messianiche era comunque destinato ad «emanciparsi, nella sua complessa esperienza politica, da ogni residuo teocratico». «Un processo di trasformazione – prosegue Spadolini – che non mancò nelle stesse file del mazzinianesimo e della democrazia repubblicana italiana senza mai annullare quel valore di fermento profetico e quasi millenaristico che la speranza mazziniana aveva suscitato agli albori in un paese frantumato, proprio nella intuizione di un legame indissolubile fra valori politici e valori di coscienza, fra morale religiosa e morale civile».

Un apporto quello dell’ebraismo italiano alla costituzione dello Stato d’Israele più qualitativo che quantitativo. Dei quasi quattromila ebrei italiani che contribuirono alla costruzione dello Stato di Israele – scrive Spadolini - molti ebbero ruoli di grande prestigio nel campo dell’università e della cultura «nel nesso profondo fra civiltà ebraica e civiltà italiana, complementari e mai contrapposte, intrecciate e non divise nel corse dei secoli».

Un apporto quello dello Stato e della politica italiana al sionismo che fu innanzitutto di carattere politico. Vittorio Emanuele III – lo stesso Re che promulgò le leggi razziali – definì la Palestina come «un paese essenzialmente ebraico» anche se poi quando si trattò di muoversi presso Costantinopoli si tirò indietro non andando oltre espressioni di simpatia e di stima verso gli ebrei.
Politico perché – come scrisse Spadolini – il movimento democratico italiano, fra primo e secondo Risorgimento, fu sempre dalla parte degli ebrei. Per i democratici integrali infatti «sionismo è sempre stato sinonimo di patriottismo e di fedeltà al diritto di nazionalità».

A 62 anni dalla nascita di Israele e a 150 anni dall’Unità di Italia il popolo senza terra ha uno Stato e il territorio senza popolo ha una sua identità. Tuttavia troppo spesso si mettono in discussione entrambe le conquiste. Parte del mondo arabo e diverse organizzazioni terroristiche si ostinano a non riconoscere il diritto all’esistenza di Israele senza però rendersi conto che l’ideale che lega un popolo prescinde dall’esistenza su carta di uno Stato.

Da noi invece la situazione è un’altra. Negli ultimi anni è infatti in atto un processo di delegittimazione del processo politico e culturale che ci ha portato all’Unità. C’è chi senza pudore alcuno, ma soprattutto ingigantendo singoli episodi, osa degli accostamenti tra Risorgimento e medioevo. Larghi settori del Parlamento, e del Governo, sembrano disinteressarsi alle celebrazioni dei 150 anni dall’Unità di Italia che rischiano di trasformarsi in simboli non riconoscibili.

Se di fatto gli ideali mazziniani furono in grado di ispirare un popolo senza stato oggi, in occasione del 62esimo anniversario dello Stato di Israele, dovremmo riflettere su quella che è la nostra condizione attuale. Quali sono gli ideali e la visione in cui si riconoscono i cittadini e i politici? Quanto investiamo nella formazione di un sentimento patriottico fondato su una visione storica condivisa? Quanto crediamo in noi stessi come italiani e agli ideali alla base della nostra Costituzione?

Personalmente non ho una visione molto positiva in tal senso. Ciò non toglie che se davvero si vuole riformare un paese, che troppo spesso si sente estraneo a se stesso, è il caso di lavorare prima ai valori che dovrebbero ispirare il cambiamento e poi ai titoli, capi, sezioni, articoli e commi che lo materializzano. Il presente può dare sicuramente delle ottime indicazioni sulle esigenze attuali ma se non si ha una visione del futuro condivisa, o se peggio ancora si rinnega e non si riconosce l’importanza storica del nostro passato, si rischia di costruire un cambiamento fondato sulla pasta frolla.

19 aprile 2010

Fonte: http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=5194&Cat=1&I=immagini/Foto%20R-T/roma_gerusalemme.gif&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&Codi_Cate_Arti=41
 

Link a questa pagina: http://www.terrasantalibera.org/analogie_risorgimento_sionismo.htm

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