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L’Arabo tra gli Arabi
Tratto da “Il Martello”, Novembre
2009
Zenit –
Primavalle

E’ nostro sentito interesse occuparci della figura misteriosa ed
affascinante di
quell’uomo dagli occhi chiari, dalla carnagione candida e dai tratti del
viso
disegnati in modo nitidamente pulito; di quell’uomo dalla fisionomia
tipicamente
anglosassone, ma elegantemente avvolto da quella bianca veste che
contraddistingue gli arabi. Vogliamo scoprirne l’avvincente storia che lo ha
reso protagonista, il suo spirito puro e romantico del guerriero d’altri
tempi trovatosi immischiato in un groviglio di intrighi di carattere
meramente politico, senza però scalfirne la fama quale figura preponderante
e genuina della storia del Medio Oriente.
Egli risponde al nome del brillante archeologo, politico e militare inglese
Thomas Edward Lawrence, comunemente conosciuto come Lawrence d’Arabia.
Il contesto politico in cui il giovane Lawrence fa la sua comparsa nel corso
della storia è quello degli anni ’10 del secolo scorso; anni di guerra
mondiale, di scontro frontale tra due enormi blocchi di influenza
geopolitica che vogliono accaparrarsi le risorse non soltanto d’Europa,
bensì anche d’Africa del Nord e di Arabia: l’una, quella dei cosiddetti
imperi centrali, composta principalmente dalle monarchie di Germania ed
Austro-Ungheria vorrebbe mantenere una stabilità fondata su antichi principi
imperiali; l’altra, formata da Gran Bretagna, Francia e Russia intende
invece imporre un nuovo sistema d’equilibrio sfaldando le autorità politiche
degli avversari col metodo di innescare velleità indipendentiste tra le
popolazioni
entro i confini imperiali avversari, una nuova e più speculativa versione
del dividi
et impera.
La paternità di questo fermento istigatorio spetta all’astuzia tipicamente
britannica, caratterizzata da accordi sottotraccia, promesse e tradimenti.
Fermento che troverà manifestazione durante la I guerra mondiale: svolgendo,
prima il ruolo di innesco con l’uccisione dell’arciduca asburgico Francesco
Ferdinando da parte del nazionalista serbo Gavrilo Princip (appartenente
alla “Mano nera”, organizzazione nazionalista organica appunto agli
interessi di Albione), diventando poi la chiave per aprire enormi spaccature
nei possedimenti in Medio Oriente degli ottomani, considerati il ventre
molle dell’alleanza tra gli imperi centrali.
In tal senso, la Gran Bretagna individua nello sceicco della Mecca
al-Husayn, nelle sue ambizioni panarabe - di costituire una grande nazione
che accomuni le litigiose tribù del deserto - un utile strumento per
affondare l’artiglio leonino in tale ventre molle rappresentato dalla
mezzaluna fertile turca. Londra promette al capo hascemita (discendente
diretto del profeta Maometto) il proprio appoggio ad una guerra di
indipendenza contro gli ottomani, attraverso armi, finanziamenti e uomini.
E’ qui che il destino designa in Lawrence l’elemento centrale di questo
accordo.
All’epoca brillante studente di archeologia ad Oxford, il giovane Lawrence
si trova spesso nel Medio Oriente per approfondire i suoi studi su una zona
geografica che lo affascina molto, in particolare si occupa del periodo
delle crociate e delle fortificazioni costruite dai cristiani. I suoi studi
lo portano spesso a scoperte assolutamente attuali, quali la struttura
politica e militare dell’autorità ottomana su questi vasti territori.
La Gran Bretagna ne individua dunque le potenzialità come spia del nemico e
lo arruola nella sua intelligence: lo invia tra le file dei rivoltosi
arabi - data le sue esclusive conoscenze della cultura e della lingua araba
- per guidarne la ribellione. E’ il giugno del 1916 e l’atto del sincero
Lawrence di stringere la mano al principe Faysal I, terzo figlio maschio di
al-Husayn, sancisce ufficialmente l’inizio della Rivolta Araba, segnata da
un’alleanza con la perfida Albione che si rivelerà fatale per il Medio
Oriente.
Lawrence appare fin dai primi momenti dell’insurrezione un intelligente
comandante ed un coraggioso commilitone dei volenterosi guerrieri arabi,
abili
nell’antica arte bellica a cavallo e dell’attacco improvviso ed astuto, ma
estremamente disorganizzati per via di un retroterra di innumerevoli
divisioni tribali. Egli sa valorizzare proprio quest’attitudine tutta araba,
facendo della guerriglia la loro arma in più: sabotaggi, dirottamenti di
linee ferroviarie ed esplosioni in punti strategici sono la vera spina nel
fianco dell’impero ottomano.
Le avanzate degli uomini di Lawrence non sembrano conoscere tregua e sono
inarrestabili fino all’importantissima città di Aqaba, sbocco portuale sul
Mar
Morto. E’ qui che una miscela di coraggio e di lucida follia si mischiano al
sangue
anglosassone di Lawrence, ispirandone un’impresa che resterà negli annali.
La
cittadina di Aqaba è considerata una vera e propria roccaforte
inespugnabile: se da un lato affaccia sul mare col suo porto, per il resto è
contornata da un vasto territorio desertico e caratterizzato da promontori
apparentemente inaccessibili. La
controffensiva ottomana è concentrata dunque esclusivamente in direzione
mare,
convinta che nessun esercito potrebbe sferrare un attacco da una zona
alquanto
impervia. Nessun esercito, a parte i reggimenti di pazzi arabi che
rispondono
con elettrica sobillazione alla proposta estremamente rischiosa del loro
folle
condottiero inglese. Il 6 luglio 1917 gli ottomani sono costretti a subire
il furioso ed inaspettato attacco alle spalle dei rivoltosi arabi; la
controffensiva si rivela inutile ed il tentativo di far fronte alla furia
cieca di questi funamboli a cavallo armati di sciabole e baionette è
altrettanto vano.
Aqaba è presto sgombera da truppe ottomane. Dopo quattro secoli l’impresa è
riuscita! Da questo episodio scaturisce un prosieguo di offensive positive,
coordinate con le truppe britanniche del Generale Allenby che conquistano
Gerusalemme nel dicembre 1917.
La guerra fa quindi di Lawrence un uomo poliedrico, non più soltanto il
colto archeologo alla ricerca delle orme dei crociati per il deserto, bensì
anche l’uomo che sa imitarne le gesta tra i campi di battaglia, rendendo
fede ad un concetto di
guerra che trova espressione nella trascendenza dell’atto eroico. Ma, anche
e
soprattutto, fa di Lawrence l’eroe romantico, che abbandona ogni richiamo
borghese all’ozio ed al compromesso, all’utilità, al merito effimero
dell’attestato
istituzionale della sua nazione, per gettarsi anima e corpo in una battaglia
che non è più soltanto materiale, poiché Lawrence si lascia persuadere dai
propositi nobili dei suoi nuovi camerati e la abbraccia con profondo
sentire: diventa arabo tra gli
arabi.
Un fautore della dottrina spirituale “la mia patria è laddove si combatte
per la mia idea”. Dalla sua autobiografia ‘I sette pilastri della saggezza’:
“Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di
notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono, al loro
risveglio, la vanità di quelle immagini; ma quelli che sognano di giorno,
sono uomini pericolosi, perchè può darsi che recitino il loro sogno ad occhi
aperti, per attuarlo”.
Ma egli, nonostante la sincera catarsi, rimane, suo malgrado, una spia di
sua
maestà britannica. I suoi camerati non sanno che dietro l’affabile
condottiero che li sta guidando verso l’emancipazione da un dominio ottomano
che dura da quattro
secoli, si cela la spietata tracotanza britannica, già pronta ad
accoltellare alle
spalle i valorosi arabi, ricambiandoli con qualche danaro ma appropriandosi
della loro terra, del prezioso petrolio non appena saranno riusciti a far
cessare la minaccia dell’impero ottomano, così sferrando inoltre un colpo
mortale agli imperi centrali.
Tuttavia in Lawrence permane quella componente di ingenuità che
contraddistingue ogni vero guerriero; egli crede davvero che le mire
britanniche
possano esaurirsi in qualche piccolo accordo commerciale ed un leale patto
d’amicizia ed interscambio culturale con la nascitura nazione araba. Ma
Londra, lido di sciacalli, non s’accontenta certo di esigui bottini,
figurarsi di progetti filantropici.
E’ così che il 3 ottobre 1918 quella che - con la presa di Damasco congiunta
tra le truppe di Lawrence e di Allenby e la definitiva resa dei turchi - da
considerare una data di festa, si rivela invece una delusione immane.
L’indipendenza tanto agognata è una truffa: al giogo ottomano si sostituisce
quello
liberista. Un accordo tra Francia e Gran Bretagna, stipulato nel ’16 e
tenuto segreto agli arabi ed allo stesso Lawrence, stabilisce una
spartizione del territorio arabo tra le due potenze vincitrici della guerra
mondiale.
Alla Francia spettano Libano e Siria, alla Gran Bretagna Palestina,
Transgiordania e Iraq. Inoltre, ad ulteriore beffa, un gesto del governo
britannico, al fine di convincere gli ebrei a trascinare in guerra al loro
fianco gli USA, segna per sempre la storia del Medioriente: la Dichiarazione
Balfour del 1916 assicura alle popolazioni ebraiche l’appoggio alla nascita
di un focolare ebraico in Palestina.
L’espansione coloniale ed il realpolitik sono gli unici fini degli
occidentali. Altro che indipendenze nazionali! I sogni di Lawrence si
infrangono al cospetto dell’arroganza pretestuosa del suo paese che, oltre
ad averlo ingannato, lo ha reso bieco doppiogiochista agli occhi di quelli
che ha amato chiamare per tre anni suoi camerati: i guerrieri arabi. Tradito
e disilluso, l’avventuriero si rifugia in un’ideale prigione in cui
angustiarsi tra i suoi tormenti: sfugge agli effimeri onori
istituzionali e fa il servizio militare come soldato semplice nell’esercito
inglese sotto un’altra identità e, una volta congedato, si chiude nella
soffitta di una sua casa lontana dalla città dedicandosi esclusivamente allo
studio. L’unico diversivo che si concede sono delle folli corse in moto per
le strade di campagna, quasi a riempire con un po’ d’adrenalina una vita
resa ormai grama dagli eventi che l’hanno segnata. Proprio una di queste
corse è l’ultima azione di una vita vissuta pericolosamente.
Il 19 maggio 1935 un incidente, la cui dinamica resta avvolta nel mistero,
risulta mortale a Lawrence. Anni più tardi testimoni racconteranno di una
automobile nera impegnata in una manovra palesemente atta a causare
l’incidente motociclistico a Lawrence, fuggendo ad alta velocità una volta
lasciatolo privo di vita sul terriccio. L’ipotesi di un omicidio è
tutt’altro che peregrina: del resto è ormai nota agli storici l’amicizia tra
Lawrence e Mosley, capo del Partito Fascista Britannico di cui Lawrence era
un estimatore. Coincidenza: qualche ora prima dell’incidente, Lawrence si
era recato all’ufficio postale del suo paese per inviare
una lettera ad Adolf Hitler. Contenuto della missiva? Una risposta
affermativa ad un precedente invito tedesco a fissare un incontro
diplomatico - in veste di
pluridecorato da sua maestà - finalizzato a scongiurare l’ipotesi di una
guerra anglotedesca.
Non sapremo mai la verità, la stessa macchina di propaganda che ha tenuto
all’oscuro dagli intrighi britannici Lawrence durante la Rivolta Araba non
potrà mai esporsi in tal senso, anche qualora questa teoria avesse riscontri
accertati. Dal canto nostro, vogliamo credere che Lawrence, una personalità
intraprendente, una mente aperta ed uno spirito guerriero, abbia saputo
scorgere in Berlino una possibilità di riscatto eroico a quella meschinità
di Londra che aveva tarpato le ali al suo bel sogno vissuto in mezzo al
deserto…
Tratto da “Il Martello”,
Anno
quarto – Numero tre – Novembre 2009 - “Zenit – Primavalle”:
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