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"Notizie dalla Terra Santa"

 

Anno VI - 2010

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Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.

L’Arabo tra gli Arabi

 

Tratto da “Il Martello”,  Novembre 2009

Zenit – Primavalle

 

 

 

E’ nostro sentito interesse occuparci della figura misteriosa ed affascinante di quell’uomo dagli occhi chiari, dalla carnagione candida e dai tratti del viso disegnati in modo nitidamente pulito; di quell’uomo dalla fisionomia tipicamente

anglosassone, ma elegantemente avvolto da quella bianca veste che  contraddistingue gli arabi. Vogliamo scoprirne l’avvincente storia che lo ha reso protagonista, il suo spirito puro e romantico del guerriero d’altri tempi trovatosi immischiato in un groviglio di intrighi di carattere meramente politico, senza però scalfirne la fama quale figura preponderante e genuina della storia del Medio Oriente.

  

Egli risponde al nome del brillante archeologo, politico e militare inglese Thomas Edward Lawrence, comunemente conosciuto come Lawrence d’Arabia.

  

Il contesto politico in cui il giovane Lawrence fa la sua comparsa nel corso della storia è quello degli anni ’10 del secolo scorso; anni di guerra mondiale, di scontro frontale tra due enormi blocchi di influenza geopolitica che vogliono accaparrarsi le risorse non soltanto d’Europa, bensì anche d’Africa del Nord e di Arabia: l’una, quella dei cosiddetti imperi centrali, composta principalmente dalle monarchie di Germania ed Austro-Ungheria vorrebbe mantenere una stabilità fondata su antichi principi imperiali; l’altra, formata da Gran Bretagna, Francia e Russia intende invece imporre un nuovo sistema d’equilibrio sfaldando le autorità politiche degli avversari col metodo di innescare velleità indipendentiste tra le popolazioni entro i confini imperiali avversari, una nuova e più speculativa versione del dividi et impera.

 

La paternità di questo fermento istigatorio spetta all’astuzia tipicamente britannica, caratterizzata da accordi sottotraccia, promesse e tradimenti.

 

Fermento che troverà manifestazione durante la I guerra mondiale: svolgendo, prima il ruolo di innesco con l’uccisione dell’arciduca asburgico Francesco Ferdinando da parte del nazionalista serbo Gavrilo Princip (appartenente alla “Mano nera”, organizzazione nazionalista organica appunto agli interessi di Albione), diventando poi la chiave per aprire enormi spaccature nei possedimenti in Medio Oriente degli ottomani, considerati il ventre molle dell’alleanza tra gli imperi centrali.

 

In tal senso, la Gran Bretagna individua nello sceicco della Mecca al-Husayn, nelle sue ambizioni panarabe - di costituire una grande nazione che accomuni le litigiose tribù del deserto - un utile strumento per affondare l’artiglio leonino in tale ventre molle rappresentato dalla mezzaluna fertile turca. Londra promette al capo hascemita (discendente diretto del profeta Maometto) il proprio appoggio ad una guerra di indipendenza contro gli ottomani, attraverso armi, finanziamenti e uomini. E’ qui che il destino designa in Lawrence l’elemento centrale di questo accordo.

  

All’epoca brillante studente di archeologia ad Oxford, il giovane Lawrence si trova spesso nel Medio Oriente per approfondire i suoi studi su una zona geografica che lo affascina molto, in particolare si occupa del periodo delle crociate e delle fortificazioni costruite dai cristiani. I suoi studi lo portano spesso a scoperte assolutamente attuali, quali la struttura politica e militare dell’autorità ottomana su questi vasti territori.

  

La Gran Bretagna ne individua dunque le potenzialità come spia del nemico e lo arruola nella sua intelligence: lo invia tra le file dei rivoltosi arabi - data le sue esclusive conoscenze della cultura e della lingua araba - per guidarne la ribellione. E’ il giugno del 1916 e l’atto del sincero Lawrence di stringere la mano al principe Faysal I, terzo figlio maschio di al-Husayn, sancisce ufficialmente l’inizio della Rivolta Araba, segnata da  un’alleanza con la perfida Albione che si rivelerà fatale per il Medio Oriente.

  

Lawrence appare fin dai primi momenti dell’insurrezione un intelligente comandante ed un coraggioso commilitone dei volenterosi guerrieri arabi, abili nell’antica arte bellica a cavallo e dell’attacco improvviso ed astuto, ma estremamente disorganizzati per via di un retroterra di innumerevoli divisioni tribali. Egli sa valorizzare proprio quest’attitudine tutta araba, facendo della guerriglia la loro arma in più: sabotaggi, dirottamenti di linee ferroviarie ed esplosioni in punti strategici sono la vera spina nel fianco dell’impero ottomano.

  

Le avanzate degli uomini di Lawrence non sembrano conoscere tregua e sono inarrestabili fino all’importantissima città di Aqaba, sbocco portuale sul Mar Morto. E’ qui che una miscela di coraggio e di lucida follia si mischiano al sangue

anglosassone di Lawrence, ispirandone un’impresa che resterà negli annali. La cittadina di Aqaba è considerata una vera e propria roccaforte inespugnabile: se da un lato affaccia sul mare col suo porto, per il resto è contornata da un vasto territorio desertico e caratterizzato da promontori apparentemente inaccessibili. La controffensiva ottomana è concentrata dunque esclusivamente in direzione mare, convinta che nessun esercito potrebbe sferrare un attacco da una zona alquanto impervia. Nessun esercito, a parte i reggimenti di pazzi arabi che rispondono con elettrica sobillazione alla proposta estremamente rischiosa del loro folle condottiero inglese. Il 6 luglio 1917 gli ottomani sono costretti a subire il furioso ed inaspettato attacco alle spalle dei rivoltosi arabi; la controffensiva si rivela inutile ed il  tentativo di far fronte alla furia cieca di questi funamboli a cavallo armati di sciabole e baionette è altrettanto vano.

  

Aqaba è presto sgombera da truppe ottomane. Dopo quattro secoli l’impresa è riuscita! Da questo episodio scaturisce un prosieguo di offensive positive, coordinate con le truppe britanniche del Generale Allenby che conquistano Gerusalemme nel dicembre 1917.

  

La guerra fa quindi di Lawrence un uomo poliedrico, non più soltanto il colto archeologo alla ricerca delle orme dei crociati per il deserto, bensì anche l’uomo che sa imitarne le gesta tra i campi di battaglia, rendendo fede ad un concetto di

guerra che trova espressione nella  trascendenza dell’atto eroico. Ma, anche e soprattutto, fa di Lawrence l’eroe romantico, che abbandona ogni richiamo borghese all’ozio ed al compromesso, all’utilità, al merito effimero dell’attestato

istituzionale della sua nazione, per gettarsi anima e corpo in una battaglia che non è più soltanto materiale, poiché Lawrence si lascia persuadere dai propositi nobili dei suoi nuovi camerati e la abbraccia con profondo sentire: diventa arabo tra gli arabi. Un fautore della dottrina spirituale “la mia patria è laddove si combatte per la mia idea”. Dalla sua autobiografia ‘I sette pilastri della saggezza’: “Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono, al loro risveglio, la vanità di quelle immagini; ma quelli che sognano di giorno, sono uomini pericolosi, perchè può darsi che recitino il loro sogno ad occhi aperti, per attuarlo”.

  

Ma egli, nonostante la sincera catarsi, rimane, suo malgrado, una spia di sua maestà britannica. I suoi camerati non sanno che dietro l’affabile condottiero che li sta guidando verso l’emancipazione da un dominio ottomano che dura da quattro secoli, si cela la spietata tracotanza  britannica, già pronta ad accoltellare alle spalle i valorosi arabi, ricambiandoli con qualche danaro ma appropriandosi della loro terra, del prezioso petrolio non appena saranno riusciti a far cessare la minaccia dell’impero ottomano, così sferrando inoltre un colpo mortale agli imperi centrali.

  

Tuttavia in Lawrence permane quella componente di ingenuità che contraddistingue ogni vero guerriero; egli crede davvero che le mire britanniche possano esaurirsi in qualche piccolo accordo commerciale ed un leale patto d’amicizia ed interscambio culturale con la nascitura nazione araba. Ma Londra, lido di sciacalli, non s’accontenta certo di esigui bottini, figurarsi di progetti filantropici.

  

E’ così che il 3 ottobre 1918 quella che - con la presa di Damasco congiunta tra le truppe di Lawrence e di Allenby e la definitiva resa dei turchi - da considerare una data di festa, si rivela invece una delusione immane.

  

L’indipendenza tanto agognata è una truffa: al giogo ottomano si sostituisce quello liberista. Un accordo tra Francia e Gran Bretagna, stipulato nel ’16 e tenuto segreto agli arabi ed allo stesso Lawrence, stabilisce una spartizione del territorio arabo tra le due potenze vincitrici della guerra mondiale.

 

  

 

Alla Francia spettano Libano e Siria, alla Gran Bretagna Palestina, Transgiordania e Iraq. Inoltre, ad ulteriore beffa, un gesto del governo britannico, al fine di convincere gli ebrei a trascinare in guerra al loro fianco gli USA, segna per sempre la storia del Medioriente: la Dichiarazione Balfour del 1916 assicura alle popolazioni ebraiche  l’appoggio alla nascita di un focolare ebraico in Palestina.

  

L’espansione coloniale ed il realpolitik sono gli unici fini degli occidentali. Altro che indipendenze nazionali! I sogni di Lawrence si infrangono al cospetto  dell’arroganza pretestuosa del suo paese che, oltre ad averlo ingannato, lo ha reso bieco doppiogiochista agli occhi di quelli che ha amato chiamare per tre anni suoi camerati: i guerrieri arabi. Tradito e disilluso, l’avventuriero si rifugia in un’ideale prigione in cui angustiarsi tra i suoi tormenti: sfugge agli effimeri onori

istituzionali e fa il servizio militare come soldato semplice nell’esercito inglese sotto un’altra identità e, una volta congedato, si chiude nella soffitta di una sua casa lontana dalla città dedicandosi esclusivamente allo studio. L’unico diversivo che si concede sono delle folli corse in moto per le strade di campagna, quasi a riempire con un po’ d’adrenalina una vita resa ormai grama dagli eventi che l’hanno segnata. Proprio una di queste corse è l’ultima azione di una vita vissuta pericolosamente.

  

Il 19 maggio 1935 un incidente, la cui dinamica resta avvolta nel mistero, risulta mortale a Lawrence. Anni più tardi testimoni racconteranno di una automobile nera impegnata in una manovra palesemente atta a causare l’incidente motociclistico a Lawrence, fuggendo ad alta velocità una volta lasciatolo privo di vita sul terriccio. L’ipotesi di un omicidio è tutt’altro che peregrina: del resto è ormai nota agli storici l’amicizia tra Lawrence e Mosley, capo del Partito Fascista Britannico di cui Lawrence era un estimatore. Coincidenza: qualche ora prima dell’incidente, Lawrence si era recato all’ufficio postale del suo paese per inviare una lettera ad Adolf Hitler. Contenuto della missiva? Una risposta affermativa ad un precedente invito tedesco a fissare un incontro diplomatico - in veste di pluridecorato da sua maestà - finalizzato a scongiurare l’ipotesi di una guerra anglotedesca.

 

Non sapremo mai la verità, la stessa macchina di propaganda che ha tenuto all’oscuro dagli intrighi britannici Lawrence durante la Rivolta Araba non potrà mai esporsi in tal senso, anche qualora questa teoria avesse riscontri accertati. Dal canto nostro, vogliamo credere che Lawrence, una personalità intraprendente, una mente aperta ed uno spirito guerriero, abbia saputo scorgere in Berlino una possibilità di riscatto eroico a quella meschinità di Londra che aveva tarpato le ali al suo bel sogno vissuto in mezzo al deserto…

 

 

Tratto da “Il Martello”,

Anno quarto – Numero tre – Novembre 2009 - “Zenit – Primavalle”: http://assculturalezenit.spaces.live.com

 

 

 

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