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BALFOUR NON ERA SCEMO, PURTROPPO
di John
Kleeves

Chaim Weizmann e Lord Balfour
Voglio fare
un favore agli amici palestinesi: voglio dire loro la verità.
Quella che mi sembra nessuno gli abbia ancora detto: che Israele esiste
non per volontà della sola Inghilterra prima e poi anche e soprattutto
degli Stati Uniti. Israele esiste per volontà di tutto il mondo
praticamente, diciamo di tutto quello che per lo stesso Israele conta.
Immaginate
che Israele debba capitolare in guerra e che non possa più esistere così
come lo abbiamo sempre conosciuto, uno Stato razzista riservato solo
agli ebrei biologicamente documentati dove quegli altri che per vari
motivi devono essere tollerati sono però sempre odiosamente
discriminati, maltrattati, umiliati. Credete che gli ebrei che ora vi
abitano rimarrebbero là?
Neanche per
idea: ciò che volevano era uno Stato esclusivo per loro, esattamente
come quello che hanno fatto, e se questo non c’è più se ne andranno.
Cosa
significherebbe questo? Che 5 milioni di ebrei si riverserebbero nei
“loro” soliti Paesi, negli Usa per cominciare, e poi in Gran Bretagna,
Francia, Germania, Russia, Polonia e molti altri collaterali; in Italia
potrebbero arrivare 300.000 ebrei, raddoppiando in un botto la loro
presenza! Quale di quei Paesi si auspicherebbe una cosa del genere? Ve
lo dico io: nessuno. Quello era proprio lo scopo della Gran Bretagna
quando enunciò la Dichiarazione Balfour nel 1917 e quando - finalmente -
fu “costretta” a cedere di fronte all’occupazione della Palestina nel
1948 da parte di bande di terroristi ebrei: liberarsi, o almeno
alleggerirsi il più possibile, dei propri ebrei, mandarli via in un modo
elegante e insospettabile, all’inglese in effetti. Gli altri Paesi
interessati al fenomeno stentarono in un primo tempo a capire la mossa
ma poi vi aderirono entusiasti, senza darlo a vedere naturalmente; la
Russia l’ha capita solo ieri praticamente, dopo quella Perestrojka che
ha fatto ripensare a tutta la politica estera russa.
Il fatto è che nessuno ama, ha mai amato, gli ebrei. Neanche gli
inglesi, neanche gli americani. E’ stato così nella Storia, è stato così
ieri, è così oggi. Voi credete che gli americani sono affascinati dagli
ebrei, addirittura che ne sono plagiati per la politica estera. Niente
affatto! Sino agli anni Cinquanta gli ebrei negli Usa erano disprezzati
né più né meno che da tutte le altre parti, atteggiamento che non
risaltava troppo perché riservato anche alle altre minoranze, come alla
italiana per esempio.
Poi gli USA sciolsero il Nodo Ebreo: si accorsero dei vantaggi
propagandistici offerti dall’atteggiarsi a “protettori” degli ebrei
(l’Olocausto, vero o presunto), dei vantaggi economici di avere un
Israele guardiano nel Medio Oriente (petrolio), del vantaggio sociale
costituito dall’esistenza stessa di Israele (meno ebrei a casa propria),
e così divennero i grandi “amici” degli ebrei. Ma non ne vogliono un
altro milione o due. Probabilmente anzi incoraggiano i piani del Grande
Israele, dal Nilo all’Eufrate, dal Sinai alla Siria, perché sperano che
ci vadano anche quegli 8 milioni che già hanno. Chissà se gli
astutissimi ebrei americani che si credono di “fare” la politica estera
Usa - i vari Brezinski, Kissinger, Albright eccetera - hanno mai capito
questa tacita politica Wasp, o se come tutti gli altri e come sempre si
sono fatti prendere per il naso da quei “gentili” che loro disprezzano
tanto ma che sono tanto più svegli di loro.
In ogni caso è questa la forza di Israele come Stato. Tutti al mondo
sanno che Israele non solo è un Paese fuorilegge, perché tortura
carcerati, manda killer a uccidere personaggi in altri Paesi (compresa
l’Italia di Argo 16), traffica in droga e armi, fa l’apartheid eccetera,
ma anche che è illegale, perché fondato su una occupazione coloniale di
terra altrui. Tutti al mondo sanno questo, come no. Ma anche tutti i
governi al mondo apprezzano che 5 milioni di ebrei siano là e non una
parte a casa loro. Paradossalmente è la repulsione verso gli ebrei che
tiene in piedi Israele: fa troppo
comodo a tutti che ci sia.
Così, i palestinesi non devono farsi illusioni: inutile che cerchino
aiuto in Europa, in Russia, negli Usa; nessuno qui li aiuterà, se non a
parole. Non decreteranno neanche l’embargo economico totale a Israele,
neanche se questi farà un genocidio. Figurarsi all’Onu.....(...).....
Anche è
inutile che sperino nell’aiuto dei “fratelli” arabi: Giordania, Arabia
Saudita e Egitto sono nelle mani di cerchie filoamericane
collaborazioniste e traditrici, mentre i Paesi seri - Siria, Iraq [nota:
l’articolo risale a prima dell’invasione dell’Iraq], Iran, Libia - non
hanno ricevuto dall’Urss a suo tempo quelle armi nucleari che invece gli
Usa hanno dato a Israele (così come le hanno date al Pakistan) e quindi
nulla, ma proprio nulla, possono.
In pratica ciò che ho detto agli amici palestinesi è che sono soli. Lo
ritengo un favore: eviteranno di cullarsi nell’illusione che qualcun
altro caverà le castagne dal fuoco per loro, come hanno fatto sinora
perdendo tempo su tempo. Sono in guerra, sono stati attaccati, anzi da
più di mezzo secolo lo sono: che rispondano, loro in prima
persona..........(...).........
John Kleeves
Inviato da A.G.
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