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Firma del
protocollo di Téhéran (17 maggio 2010). Da sinistra a destra :
Celso
Amorim, Luiz Inácio Lula da Silva, Manouchehr Mottaki, Mahmoud
Ahmadinejad, Recep Tayyip Erdoğan et Ahmet Davutoğlu.
Il dibattito sull'esistenza di un
eventuale nucleare bellico iraniano non è che fumo negli occhi. Le
grandi potenze hanno bloccato il trasferimento di tecnologia dalla
caduta dello Scià di Persia e la Rivoluzione Islamica ha condannato
il ricorso alla bomba atomica. I sospetti avanzati dagli occidentali
non sono che scuse per isolare uno Stato che mette in discussione il
dominio militare ed energetico delle potenze nucleari ed il loro
diritto di veto presso il Consiglio di Sicurezza.
La Casa Bianca ha diffuso un dossier con cui spiega ai giornalisti
la risoluzione n. 1929 del Consiglio di Sicurezza (1). Il contenuto
del documento -con tutta la vasta campagna di stampa- è stato
ripreso come al solito dai grandi mezzi di comunicazione occidentali
senza la minima critica.
Secondo la stampa occidentale -cioè secondo la Casa Bianca di cui si
è fatta portavoce per l'occasione- la risoluzione è stata adottata
da una "ampia base" e costituisce "una risposta al continuo rifiuto
da parte dell'Iran di sottoporsi agli obblighi internazionali
relativamente al suo programma nucleare". Guardiamone il contenuto.
Su 15 membri del Consiglio di Sicurezza, 12 hanno votato a favore
(fra i quali i 5 membri permanenti), 1 si è astenuto, e 2 hanno
votato contro.(2)
Questa "base molto ampia" maschera in realtà una nuova frattura: per
la prima volta nella storia del Consiglio, un blocco di nazioni
emergenti (il Brasile e la Turchia, tenuti assieme dall'assemblea
dei paesi non-allineati) si oppone ai membri permanenti (Cina, Stati
Uniti, Francia, Regno Unito, Russia) e ai loro alleati. Così, questa
"unanimità meno due membri" esprime in realtà una contraddizione fra
la dirigenza dei Cinque Grandi e quelli che si possono chiamare per
la prima volta il Terzo Mondo (come analogia al Terzo Stato-3-),
cioè di quelli il cui parere non conta.
Il Brasile ha svolto un ruolo centrale per la stesura del trattato
di Tlatelolco, che proclama l'America Latina una "zona libera da
armi nucleari". La Turchia si adopera attivamente per fare del
Medio-Oriente un'altra "zona libera da armi nucleari". Nessuno mette
in dubbio che questi due Stati si oppongano veramente alla
proliferazione delle armi nucleari. Nessuno mette in dubbio che la
Turchia, che ha confini con l'Iran, sia vigilante in modo specifico
per impedire che Teheran si munisca della bomba atomica. Allora
perché hanno votato contro la risoluzione n. 1929? Come possiamo
vedere, la problematica imposta dalle grandi potenze non è che fumo
negli occhi per nascondere un dibattito di fondo in cui l'Iran e i
paesi non-allineati pongono il problema dei loro diritti.
Il mito della bomba dell'Iran
Quando regnava lo Scià Reza Pahlevi, gli Stati Uniti e la Francia
mettevano in campo un vasto programma per fornire Teheran della
bomba atomica. E' stato ammesso, considerando la storia del paese
stesso, che l'Iran non è un Paese che vuole espandersi e che le
grandi potenze gli potevano fornire senza problema quel tipo di
tecnologia. Quel programma è stato interrotto dall'Occidente
all'inizio della Rivoluzione Islamica e ciò ha dato il via a un
lungo contenzioso finanziario a proposito della società Eurodif.
Secondo le autorità iraniane, il programma non è più stato ripreso.
L'ayatollah Khomeini e i suoi successori hanno condannato la
fabbricazione, lo stoccaggio, l'utilizzo e la minaccia di usare
l'arma nucleare come contrario ai loro valori religiosi. Secondo
loro non è moralmente accettabile usare armi di distruzione di massa
che possono uccidere senza distinzione civili e militari, sia quelli
che parteggiano che quelli che sono contrari ad un governo. Questo
divieto ha preso forza di legge con il decreto emanato dalla suprema
Guida della Rivoluzione, l'ayatollah Kamenei, il 9 agosto 2005. I
dirigenti iraniani hanno già dimostrato di essere coerenti con
questa linea di principio e il popolo iraniano l'ha già pagata
caramente. Questo durante la guerra contro l'Irak (1980-88).
Saddam Hussein lanciò missili non guidati contro le città iraniane.
L'esercito iraniano rispose alla stessa maniera fino a che
intervenne l'iman Khomeini. Egli fece cessare i lanci, proprio in
virtù di quel principio, vietando di tirare alla cieca sulle città
nemiche. Il paese scelse di seguire una guerra più lunga piuttosto
che vincerla usando delle armi di sterminio.(4)
Tenuto conto del modo di funzionamento del paese, non sembrava
possibile che individui passassero oltre questa indicazione di
carattere religioso e il ricordo dei martiri di quella guerra per
mettere in atto un vasto programma di ricerca segreta e di
fabbricazione della bomba atomica.
La posizione iraniana anticipa quello che è il diritto
internazionale. E' soltanto dal 1996 che la Corte internazionale di
Giustizia dell'Aia ha ricordato che ogni distruzione di massa è un
crimine, e che il principio stesso della dissuasione nucleare, cioè
la minaccia di perpetrare un crimine, costituisce un crimine esso
stesso(5).
Nonostante ciò, il parere della Corte non era vincolante, per cui le
grandi potenze non ne sono vincolate.(6).
Il mito di un programma militare iraniano è stato forgiato dagli
anglo-sassoni appena dopo l'invasione dell'Afganistan e dell'Irak.
Il loro piano strategico prevedeva di accerchiare l'Iran cominciando
dai suoi due paesi confinanti. In quel periodo, i servizi degli
Stati Uniti e britannici hanno diffuso false informazioni su questo
stato alla stessa maniera di come lo hanno fatto a proposito del
preteso programma d'armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
I dati trasmessi agli Alleati e alla stampa erano più spesso forniti
attraverso un gruppo di esiliati iraniani, i Mujaedins del Popolo.
Questo è stato messo in atto dopo che questi esuli inventarono
queste notizie di volta in volta e a mano a mano che ne avevano
bisogno. Del resto, stavano in Irak e, anche col sostegno di
famiglie locali, non erano però in grado di penetrare
nell'organizzazione blindata dei Guardiani della Rivoluzione. Oggi
gli esperti USA riconoscono che questa fonte d'informazione era
senza valore. Soltanto i neo-conservatori e i loro servizi segreti
francesi, che proteggono in Francia la sede mondiale dei Mujaedin,
continuano a crederci(7).
Di questo si ha un riferimento nelle risoluzioni n.1737 (del 23
dicembre 2006)-8- e n.1747 (del marzo 2007-9-).
Le accuse contro l'Iran sono state abbandonate da Washington, fin
dal 3 dicembre 2007, allorquando il direttore nazionale
dell'Informazione il vice-ammiraglio John Michael McConnel rese
pubblico un rapporto sintetico. Da codesto rapporto si apprendeva
che l'Iran aveva cessato da anni qualsiasi programma nucleare
militare e che, se lo riproponeva, non era in grado nella maniera
più assoluta di produrre la bomba atomica se non dopo il 2015(10).
Pubblicando il rapporto McConnell non solo era spinto a chiudere la
polemica, ma intendeva soprattutto -seguendo la linea di un gruppo
di ufficiali superiori attorno al vecchio generale Brent Scowcroft-
voler sospendere il progetto di guerra contro l'Iran, gli USA non
avevano più nemmeno i mezzi economici e militari(11). I nostri
lettori ricorderanno che io ho analizzato questi avvenimenti nei
nostri articoli, mettendo in evidenza il cambiamento della politica
di Washington già sei ore prima della pubblicazione a sorpresa del
rapporto steso.(12).
Un accordo fu concluso fra il comandante del CentCom, l'ammiraglio
William Fallon, e i suoi omonimi iraniani, con il consenso del
segretario della Difesa Robert Gates sotto la supervisione della
testa pensante degli ufficiali superiori, il generale Scowcroft. Uno
scenario di distensione era stato stabilito per permettere agli
Stati Uniti di uscire dall'Irak a testa alta. Ma ciononostante, il
clan Bush-Cheney, che sperava ancora in questa guerra, riusciva a
far votare nuove sanzioni contro l'Irak con la risoluzione n.1803
(del marzo 2008)(13), immediatamente seguita dalle dimissioni
dell'ammiraglio Fallon(14). Lì ancora, i nostri lettori si
ricorderanno di questo episodio che ho descritto dettagliatamente
sulle nostre colonne(15).
Alla fine, c'è stato il tentativo del clan Bush-Cheney di deformare
l'opposizione dello stato-maggiore degli Stati Uniti come colei che
sospettava un attacco da parte dell'Iran contro Israele. In questa
prospettiva, Tsahal aveva affittato due basi militari aeree in
Georgia, da dove i bombardieri avrebbero potuto colpire l'Iran senza
bisogno di rifornimenti in volo. Ecco là! ma questo progetto fu
inaspettatamente interrotto a causa della guerra nell'Ossezia del
Sud e i bombardamenti delle basi israeliane dalla Georgia attraverso
la Russia.
Oggi in sostanza, il generale Scowcroft e il suo cavallo di
battaglia, Barak Obama, hanno ripreso questa polemica e la
utilizzano per far avanzare i loro piani. Non si tratta più di
preparare una guerra contro l'Iran, ma di iniziare una forte
pressione su Teheran per obbligarla a cooperare con gli
anglo-sassoni in Afganistan e anche in Irak. In effetti, le forze
occidentali si sono cacciate nel pantano di due operazioni,
allorquando e mentre gli iraniani hanno dalla loro dei potenti punti
d'appoggio da parte delle popolazioni azere afgane e sciite irakene.
Così, il generale Scowcroft, che aveva smentito il mito del nucleare
iraniano a dicembre 2007 e interpretato come una provocazione le
sanzioni contro l'Iran di marzo 2008, adesso è diventato il
propagandista di queste stesse sanzioni nel 2010.
L'indipendenza energetica degli Stati Emergenti.
Da più di sessant'anni, l'Iran si preoccupa della sua indipendenza
energetica. Durante la monarchia imperiale, il Primo ministro
Mohammad Mossadegh, nazionalizzò l'Anglo-Iranian Oil Company, ed
espulse la maggioranza dei consiglieri e dei tecnici britannici.
Nelle sue intenzioni e in quelle degli altri sudditi dello Scià, non
si trattava di recuperare una fonte di finanziamento ma di
appropriarsi dei mezzi di sviluppo economico. Il petrolio iraniano
avrebbe assicurato la crescita di un'industria iraniana.
Londra allora si sentì lesa nei suoi diritti e portò la questione
davanti alla Corte di Giustizia Internazionale dell'Aia. E perse. I
Britannici sollecitarono allora gli Stati Uniti ad organizzare un
colpo di Stato(16). Alla fine dell'operazione Aiax", Mossadegh fu
arrestato mentre gli successe l'ex generale nazista Fazlollah
Zahedi. Il regime dello Scià divenne allora il regime più repressivo
del pianeta.
La Rivoluzione Islamica, che detronizzò lo Scià, riprese nel
programma questa esigenza di indipendenza energetica. Mentre si
effettuavano le ricerche petrolifere, Teheran comprese nel suo vasto
programma di ricerche scientifiche e tecnologiche lavori sul
nucleare civile. Intanto, secondo i geologi iraniani, il paese
scopriva di poter sfruttare l'uranio, molto più importante del
petrolio. Non avendo combustibile nucleare, Teheran si rifornì
grazie al presidente argentino Raùl Alfonsine. Furono siglati tre
accordi con l'Argentina, nel 1987 e nel 1988. Le prime consegne di
uranio arricchito al 19,75% si ebbero nel 1993(17). Ma questi
accordi furono interrotti dagli attentati di Buenos Aires nel 1992 e
nel 1994, accusando l'Iran, ma probabilmente furono organizzati dal
Mossad che si era inserito nel paese durante la dittatura del
generale Videla(18).
Nel 2003, l'Iran firmò il Protocollo aggiunto del Trattato di non
proliferazione, che teneva conto delle scoperte scientifiche. In
virtù di queste nuove disposizioni i firmatari dovevano segnalare
all'Agenzia Internazionale dell'energia atomica, gli impianti
nucleari che stavano per essere costruiti, diversamente dal passato
quando non dovevano essere resi noti che sei mesi prima la loro
messa in funzione. Sulla base del cambiamento delle regole, Teheran
rende noto la costruzione in corso di impianti nuovi a Natanz e
Arak. Il Protocollo aggiunto non prevedeva misure transitorie da un
sistema precedente a quello nuovo, allora il Presidente Khatami
accetta di discutere le modalità con un gruppo di contatto composto
dall'Unione Europea, la Germania, la Francia e il Regno Unito (UE +
3), e sospende l'arricchimento dell'uranio in segno distensivo.
Eletto presidente della Repubblica a metà del 2005, Mahmoud
Ahmadinejad valuta che il suo paese ha concesso un tempo sufficiente
all'AIEA per poter effettuare i controlli necessari per il periodo
di passaggio, e che il Gruppo dei Tre vuole trascinare a lungo le
cose per prolungare in maniera indefinita la moratoria a carico
dell'Iran. Decide dunque di riprendere il processo di arricchimento
dell'uranio.
A partire da quel momento, gli europei- che considerano con
disprezzo l'Iran come il "regime dei mullah"(19)- rimproverano agli
Iraniani di essere venuti meno alla parola data. L'amministrazione
Ahmadinejad dichiara in merito a quella definizione, che come tutti
i governi del mondo, è legata al Trattato ratificato dal suo
Parlamento, ma non è legato alla politica del governo che lo ha
preceduto. E' l'inizio del conflitto giuridico. La Germania, la
Francia ed il Regno Unito ottengono il sostegno del G8 e convincono
il Consiglio dei governi dell'AIEA a portare il conflitto davanti al
Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Il voto del Consiglio dei governatori (4 febbraio 2006) preannuncia
quello del Consiglio di sicurezza del 9 giugno 2010. Le Grandi
Potenze formano un blocco, meno Cuba, la Siria e il Venezuela che
votano contrari.
Temendo di essere umiliata, l'amministrazione Ahmadinejad decide di
ritirare la firma iraniana al Protocollo aggiunto. Questo ritrattare
fa cadere gli impegni dell'amministrazione Khatami e chiude la
polemica col gruppo UE+3. Il Consiglio di sicurezza risponde
esigendo una nuova sospensione dell'arricchimento dell'uranio
(risoluzione n.1696 del 31 luglio 2006)(20). Riguardo al diritto
internazionale questa risoluzione non ha fondamento giuridico. La
Carta delle Nazioni Unite non dà il mandato al Consiglio di
sicurezza per esigere da uno Stato membro che venga meno a uno dei
suoi diritti per "ristabilire la fiducia" degli altri al suo
interno.
Da quel momento allora l'Iran, sostenuto da 118 Stati non allineati-
rifiuta di uniformarsi alle richieste successive del Consiglio in
virtù dell'articolo 25 della Carta. Esso infatti stabilisce che gli
Stati membri non sono tenuti ad accettare le decisioni del Consiglio
solamente per quelle conformi alla Carta. Inevitabilmente, il
dibattito giuridico internazionale passa attraverso il controllo
attraverso l'AIEA sul programma iraniano attraverso un braccio di
ferro fra le grandi potenze e quelle emergenti. O piuttosto è
tornato al punto di partenza degli anni 50; la questione del
controllo attraverso l'AIEA non è stato che un episodio nella
contraddizione fra le Potenze dominanti ed il Terzo Mondo.
Dopo il petrolio, l'uranio
Il confronto tra il comportamento delle grandi potenze davanti al
problema del petrolio iraniano ieri e dinanzi a quello dell'uranio
iraniano oggi, è sconvolgente.
All'indomani della Seconda Guerra Mondiale, gli Anglo-sassoni
avevano imposto contratti capestro all'Iran per l'estrazione del
petrolio senza pagarne il giusto prezzo(21). Essi avevano anche
impedito all'Iran di attrezzarsi di grandi raffinerie per
trasformarlo. E' in queste condizioni che l'Iran doveva importare ad
un prezzo maggiore quel petrolio che la BP aveva prodotto
raffinandolo all'estero rispetto a quello che aveva sottratto loro
in patria.
Oggi, le grandi potenze vorrebbero vietare all'Iran di arricchire il
proprio uranio per farne combustibile. In tal modo, il paese non
avrebbe la possibilità di utilizzare le sue proprie ricchezze
minerali e sarebbe costretto a venderle a basso prezzo. Nel 2006,
gli anglo-sassoni fanno adottare dal Consiglio di sicurezza una
risoluzione che esige che Teheran sospenda le sue attività legate
all'arricchimento, compresa la ricerca per lo sviluppo. In seguito,
hanno proposto agli iraniani di comprare loro dell'uranio appena
estratto e di vendergliene di quello arricchito.
La reazione di Mahmoud Ahmadinejad a questo scambio è esattamente
quello fatto da Mohandas K.Gandhi in una situazione analoga. Gli
Inglesi avevano vietato agli Indiani di tessere il cotone. Ne
acquistavano ad un prezzo basso una materia prima che non potevano
utilizzare, in seguito gliela rivendevano al prezzo maggiorato sotto
forma di tessuti col loro cotone a Manchester. Il Mahatma Gandhi
violò la legge imperiale e si mise a filare lui stesso il cotone su
di un telaio rudimentale che diventò il simbolo del suo partito
politico. (anche se il cotone non era uranio, n.d.t.).
Allo stesso modo gli Inglesi si era appropriati di un monopolio del
sale e applicavano una tassa eccessiva su questo prodotto di prima
necessità. Gandhi andò contro la legge imperiale, attraversando il
paese con una marcia epica, andò lui stesso a raccogliere il sale.
E' attraverso questo tipo d'azione che l'India conquistò la sua
indipendenza economica.
Le dichiarazioni sconvolgenti di Mahmoud Ahmadinejad al momento
della messa in opera delle centrifughe vanno intese in questo modo.
Esse esprimono la volontà dell'Iran di sfruttare lui stesso le fonti
minerarie e di fornirsi così di energia indispensabile per il
proprio sviluppo economico.
Del resto, niente nel Trattato di non proliferazione vieta a nessuno
di arricchire l'uranio (22).
(anche se la filosofia di Gandhi era pacifista e mistica mentre
quella iraniana utilizzò anche presidenti ex nazisti, n.d.t.).
Il Protocollo di Teheran
In occasione del summit di Washington sulla sicurezza nucleare (12 e
13 aprile 2010), il presidente del Brasile Lula da Silva presenta le
sue richieste al suo omonimo statunitense. Egli gli chiede quali
misure ci potrebbero essere per ristabilire la fiducia per arrestare
la spirale delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza.
Lula da Silva, che ha l'ambizione di diventare segretario generale
delle Nazioni Unite, agisce come intermediario fra le grandi e le
piccole potenze. A sorpresa, il presidente Obama si riserva di
rispondere. Finalmente, gli invia una lettera, il 20 aprile(23). In
essa viene indicato un provvedimento negoziato nel novembre 2009,
poi abbandonato, che costituirebbe una buona possibilità. L'Iran
avrebbe il consenso di vendere dell'uranio scarsamente arricchito
con dell'uranio debolmente arricchito. Questo scambio si potrebbe
effettuare in un paese terzo, la Turchia per esempio. Teheran
potrebbe allora alimentare di combustibile il suo reattore per usi
sanitari senza aver necessità di arricchire da solo l'uranio. Tale
lettera per conoscenza fu inviata da Obama al suo omologo turco, ma
non è stata resa pubblica.
Il presidente del Brasile si dirige immediatamente a Mosca dove, in
occasione di una conferenza stampa comune (14 maggio) il presidente
Medvedev conferma che dal punto di vista russo questo provvedimento
sarebbe considerato al pari di una soluzione accettabile(24).
Lula da Silva raggiunge il primo ministro turco a Teheran e firma il
documento auspicato col presidente Ahmadinejad (17 maggio)(25).
Cosiffatto, Mahmoud Ahmadinejad conferma che, se si applicherà
l'accordo, il suo paese non avrà affatto bisogno di procedere
all'arricchimento, ma che per premunirsi da un’eventuale infrazione
del Protocollo, esso avrebbe dovuto padroneggiare codesta tecnica-
L'Iran proseguirà dunque nelle sue ricerche.
Con un voltafaccia, Washington deposita al Consiglio di sicurezza un
progetto di risoluzione che aveva già preparato precedentemente con
gli altri membri permanenti. Appena dopo tre settimane di dramma e
tensione psicologica, quel testo testé emendato viene dibattuto in
seno al Consiglio. Formalmente, i negoziatori occidentali inviano
per fax a Teheran le loro osservazioni sul Protocollo quattro ore
prima di iniziare la riunione(26). Non esigono più un accordo
provvisorio, ma esigono che l'Iran rinunci alla tecnica di
arricchimento. La risoluzione n.1929 è adottata, comprendendo anche
la Russia e la Cina (9 giugno)(27).
Per il Brasile, la Turchia, l'Iran e i 118 paesi non- allineati che
li sostengono, lo choc è pesante. E' del tutto chiaro che la
preoccupazione delle grandi potenze non è tanto di impedire all'Iran
l'arricchimento dell'uranio per fabbricare bombe, ma di impedire la
conoscenza dell'autosufficienza che garantirebbe la sua
indipendenza.
Le conseguenze della risoluzione n.1929
Nel corso dei giorni successivi, i dirigenti russi lasciano
intravedere i loro disaccordi interni. Una cascata di dichiarazioni
contraddittorie confermano e stabiliscono che l'embargo previsto con
la risoluzione n.1929 si applicherà anche ai missili terra-aria
S-300 russi in corso di rifornimento. A questo punto il presidente
Medvedev entra nel vivo: i rifornimenti d'armi anti-aerea sono
interrotti, e ciò implica che, da un punto di vista tecnico, è
credibile un bombardamento dell'Iran come opzione militare.
Sempre in tal senso, Washington aggiunge a delle sanzioni dell'ONU
delle proprie, e l'Unione Europea gli tiene dietro. Questo nuovo
dispositivo è indirizzato a privare l'Iran dell'energia che gli è
necessaria alla sua economia. Vieta alle società che hanno interessi
in Occidente di vendere del petrolio raffinato o qualsiasi altro
carburante a Teheran(28). Prima conseguenza di queste misure
unilaterali, la Total è costretta a ritirarsi dall'Iran. Il ministro
del Brasile per gli affari esteri Celso Amorim annuncia che per
quanto gli compete, le società agro-industriali del suo paese non
possono assumersi il rischio di fornire di etanolo l'Iran. Per tali
rotture con conseguenti catastrofi economiche non solo per gli
iraniani, ma per francesi ed anche brasiliani.
A Mosca inizia il subbuglio. I sostenitori del Primo ministro
Vladimir Putin si ritengono imbrogliati. Per loro, le sanzioni
contro l'Iran non devono andare a destabilizzare il paese. Avevano
permesso una posizione al presidente Dmitry Medvedev in
collaborazione con gli Stati Uniti a condizione che ci si limitasse
a sanzioni stabilite dall'ONU. Si trovano ormai dinanzi al fatto
compiuto: la risoluzione del Consiglio di sicurezza serve come
giustificazione per misure unilaterali secondo Washington e
Bruxelles allo scopo di disarmare l'Iran. Ascoltato dal Senato, il
segretario USA alla Difesa Robert Gates si fa scherno della
confusione che regna al Cremlino e per il suo "approccio
schizofrenico" sulla questione iraniana.
Nel prosieguo della linea, la Germania si comporta con zelo. La
cancelliera Angela Merkel fa confiscare materiali destinati per la
costruzione della centrale nucleare civile a Busher e interpella gli
ingegneri russi che l'allestiscono. La tensione si alza a Mosca e
l'ambasciatore Churkin richiama i suoi partners del Consiglio di
sicurezza alla ragione.
A Pechino, le cose non sono più chiare. La Cina accetta il voto per
la risoluzione n.1929 in cambio alla rinuncia da parte di Washington
a nuove sanzioni contro la Corea del Nord. Pechino, che non
immaginava misure per la difesa sia di Teheran che di Pyongyang, ha
dovuto cedere terreno in quanto gli Stati Uniti si riservano di dar
loro cappotto al G8 a Toronto.
In una dichiarazione, il Supremo Consiglio (iraniano) di sicurezza
nazionale sottolinea che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite non avrebbe la competenza di adottare la risoluzione
n.1929(29). Come eco, il presidente del Venezuela, Hugo Chavez,
annuncia che il suo paese non applicherà decisioni senza fondamento
giuridico. In senso concreto, Caracas rifornirà Teheran di benzina e
le proporrà servizi bancari che oggi le vengono rifiutati.
L'Iran decide di manifestare il malumore rinviando di un mese ogni
nuovo negoziato e ponendo condizioni per la ripresa delle
trattative. Capovolgendo la retorica dominante, Teheran accetta di
discutere l'applicazione del Trattato di non proliferazione per
"ristabilire la fiducia" con gli occidentali, alla condizione che
essi "rinnovino la fiducia" con l'Iran e i non-allineati. A tale
scopo il presidente Ahmadinejad esige che i negoziatori esprimano
una dichiarazione solenne secondo la quale non frapporranno problemi
sulla base della buona fede e toglieranno di mezzo il presupposto
del "due pesi, due misure": dovranno esigere che Israele firmi il
TNP (e di conseguenza accetti la regola delle ispezioni da parte
dell'AIEA e la denuclearizzazione progressiva) nell'impegno
all'applicazione anche per loro del TNP (cioè che inizino a
distruggere le loro rimanenze di armi nucleari).
Da parte occidentale questa risposta è sembrata dilatoria: Teheran
pone condizioni non realistiche che denotano la propria volontà di
rottura. Da parte dei membri del Terzo Mondo, Teheran pone la
contraddizione fondamentale sul TNP che permetterebbe dopo
quarant'anni alle grandi potenze di preservare il loro vantaggio
nucleare, militare e civile, per il dominio del mondo impedendo alle
potenze emergenti di ricongiungersi al club nucleare.
Senza scomporsi Washington rilancia la polemica. Il direttore della
CIA, Leon Panetta, dichiara in una trasmissione molto seguita che
secondo le recenti informazioni, l'Iran avrebbe ormai abbastanza
uranio debolmente arricchito per fabbricare bombe(30).
L'accusa è infondata dal momento che l'Iran non dispone che di
uranio arricchito meno del 20% quando le bombe atomiche hanno
bisogno di uranio arricchito nella misura del 70, anzi 80%.
Poco importano i fatti e la logica, "La ragione del più forte ha
sempre la meglio".
Conclusioni
31 anni dopo l'inizio della Rivoluzione islamica, l'Iran non è
andato fuori dalla sua traiettoria. Malgrado la guerra per procura
che le grandi potenze gli hanno regalato, malgrado gli embarghi e le
sanzioni di ogni tipo, esso continua a pensare alla costruzione
delle relazioni internazionali e a battersi per la sua indipendenza
e per quella delle altre nazioni. Se si rileggono gli interventi
retrospettivamente quelli dei diplomatici e dei dirigenti presso
l'ONU, si può notare che questi non hanno smesso di denunciare alla
direzione che le grandi potenze esercitano sul resto del mondo
attraverso la loro posizione permanente ed il loro diritto di veto
al Consiglio di sicurezza. E se si rilegge la stampa occidentale, si
vede che quella mette in risalto scandali successivi per non aver
dato conto alle proposte dei diplomatici e dirigenti iraniani(31).
In questo quadro, la posizione iraniana sul nucleare è invariata
anzi si è approfondita. L'Iran ha proposto di fare del vicino
Oriente una zona denuclearizzata e Teheran non ha smesso di portare
il suo progetto che sarà esaminato dall'ONU malgrado l'opposizione
feroce di Israele(32).
L'Iran ha preso numerose iniziative a favore degli Stati del Terzo
Mondo condividendo il loro punto di vista sul nucleare, l'ultima
occasione è stata la Conferenza internazionale sul disarmo nucleare
che è stata organizzata nell'aprile del 2010 (33).
In quell'impegno il problema centrale non era l'Iran ma il rifiuto
delle grandi potenze di uniformarsi ai loro impegni di firmatari del
Trattato di non-proliferazione: distruggere più velocemente i loro
stocks di armi nucleari. Adesso, lungi dall'impegnarsi su questa
strada, l'amministrazione Obama ha reso pubblica la sua nuova
dottrina nucleare nella quale essa prevede di far uso dell'arma
atomica non solo in risposta ad un attacco nucleare ma come primo
colpo contro gli Stati non-nuclearizzati che gli oppongono
resistenza.
Thierry Meyssan, è analista politico
francese, presidente-fondatore della Rete Voltaire e della
conferenza Axis per la Pace. Pubblica ogni settimana cronache di
politica estera sulla stampa araba e russa. Ultima opera pubblicata:
L'incredibile falso 2, ed. JP Bertand (2007).
Fonte:
http://www.voltairenet.org/article166176.html
NOTE:
(1) "I fatti della Casa Bianca coperti dal nuovo Consiglio di
Sicurezza ONU per le Sanzioni contro l'Iran", Voltaire Network, 9
giugno 2010.
(2) Vedere il processo-verbale della seduta relativa alla
Risoluzione n.1929, Rete Voltaire, 9 giugno 2010.
(3) In Francia, durante l'Ancien Régime, la società era suddivisa in
tre classi; la nobiltà, il clero ed il terzo stato. Quest'ultimo era
privato di ogni potere politico anche se rappresentava il 95% della
popolazione.
(4) "L'Iran non ha bisogno di alleanze militari", da Kourosh
Ziabari, Voltaire Network, 2 aprile 2010.
(5) "Ammissione della minaccia o dell'impiego nucleare", Bollettino
dell'8 luglio 1996, Corte internazionale di Giustizia, C.I.J.,
Raccolta 1996, p.226.
(6) "La dissuasione nucleare è contraria al diritto
internazionale!", di Francis Boyle, Rete Voltaire, 21 ottobre 2009.
(7) Vedere il nostro dossier "Mujahedin-e Khalq".
(8) "Risoluzione n.1737 del Consiglio di sicurezza", Rete Voltaire,
23 dicembre 2006.
(9) "Risoluzione n.1747 del Consiglio di sicurezza", Rete Voltaire,
24 marzo 2007.
(10) "Iran: intenzioni e potenzialità nucleari", estratto dal
Bilancio Preventivo Nazionale (NIE), Rete Voltaire/Orizzonti e
Dibattiti,17 dicembre 2007.
(11) "Perché McConnell ha pubblicato il rapporto sull'Iran?", Rete
Voltaire/Orizzonti e dibattiti, 17 dicembre 2007.
(12) "Washington decreta un anno di tregua mondiale", di Thierry
Meyssan, Rete Voltaire, 3 dicembre 2007.
(13) "Risoluzione n. 1803 del Consiglio di sicurezza", Rete
Voltaire, 3 marzo 2008.
(14) "Perché William Fallon ha dato le dimissioni?", Rete
Voltaire/Nuove Notizie Oriente, 14 marzo 2008.
(15) "Le dimissioni dell'ammiraglio Fallon rilancia le ostilità in
Irak", di Thierry Meyssan, Rete Voltaire,13 marzo 2008.
(16) Tutti gli uomini dello Scià; Sul colpo americano e le radici
del terrore nel Vicino Oriente, di Stefan Kinzer (John Wiley &
Figli, 2003).
(17) "L'Iran guarda all'Argentina per i rifornimenti nucleari" di
Kaveh L. Afrasiabi, Voltaire Network, 9 novembre 2009.
(18) "Washington vuole registrare gli attentati di Buenos Aires", di
Thierry Meyssan; "Attentati sotto falso nome in Argentina: 1992 e
1994", di James Fetzer e Adriano Salbuchi; Rete Voltaire, 13 luglio
2006 e 9 novembre 2009.
(19) Questa espressione suscita il riso. In effetti Mahmoud
Ahmadinejad rappresenta i veterani della guerra Irak-Iran e non
assolutamente l'alto clero sciita cui gli si oppone di più.
(20) "Risoluzione n.1696 del Consiglio di sicurezza", Rete Voltaire,
31 luglio 2006.
(21) "BP-Amoco, unità petrolifera anglosassone" di Arthur Lepic,
Rete Voltaire, 10 giugno 2004.
(22) "Trattato sulla non- proliferazione delle armi nucleari(TNP)",
Rete Voltaire.
(23) "Lettera a Lula da Silva", di Barack Obama, Voltaire Network,
20 aprile 2010.
(24) "Nuova Conferenza dell'Unione" di Dmitry Medvedev e Luiz
Ignacio Lula da Silva, Voltaire Network, 14 marzo 2010.
(25) "Dichiarazione congiunta di Iran Turchia e Brasile sull'energia
nucleare", Voltaire Network, 9 giugno 2010.
(26) "Il gruppo di Vienna in risposta alla Dichiarazione congiunta
di Teheran", Voltaire Network, 9 giugno 2010.
(27) "La risoluzione n.1929 del Consiglio di sicurezza", Rete
Voltaire, 9 giugno 2010.
(28) L'Iran esporta come Stato il petrolio, ma - tenuto conto
dell'embargo di cui è oggetto dall'inizio della Rivoluzione
islamica-, non dispone di raffinerie ed è obbligato ad importare
benzina.
(29) "La Repubblica islamica dell'Iran Dichiarazione in risposta
alla Risoluzione n. 1929", Voltaire Network, 18 giugno 2010.
(30) Incontro fra Leon Panetta e Jake Tapper, La settimana, ABC, 27
giugno 2010.
(31) Il lettore ricorderà probabilmente come la Francia avesse
creato una segreteria di Stato per i Diritti dell'uomo la cui
principale attività era di sabotare la partecipazione iraniana alla
conferenza di Ginevra contro il razzismo ("Durban II"). Il
segretario di Stato Rama Yade aveva destinato fondi diplomatici a
militanti sionisti per disturbare il discorso del presidente
iraniano, per far tacitare la sala dagli ambasciatori delle potenze
europee secondo un piano preordinato. Il lettore potrà rileggere il
discorso di M.Ahmadinejad ed apprezzarlo per quello che viene detto
nella sua analisi. Esso ruota sul ruolo del Consiglio di sicurezza
sul fatto che l'apartheid di Israele non è punito (Vedere :"Discorsi
alla Conferenza di Durban II", di Mahmoud Ahmadinejad, Rete
Voltaire, 20 aprile 2009. Perché la censura sia completa, l'alto
funzionario francese Bruno Guigne, che si era indignato
pubblicamente per la presentazione dei mass-media di questa faccenda
è stato rilevato immediatamente la funzione svolta dal presidente
Sarkozy (leggere:"Quando la lobby pro-israeliana si scatena contro
l'ONU" di Bruno Guigne, Rete Voltaire, 24 marzo 2008.
(32) "La capacità nucleare israeliana" Risoluzione adottata alla
decima riunione plenaria dell'AIEA, Rete Voltaire, 18 settembre
2009. "Applicazione delle garanzie dell'AIEA in Medio-Oriente",
Risoluzione adottata alla nona riunione plenaria, Rete Voltaire 17
settembre 2009. "Creazione di una zona esente d'armi nucleari in
Medio-Oriente", Rapporto presentato dalla Repubblica islamica
dell'Iran alla Conferenza delle Commissioni incaricate di esaminare
il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari 2010, Rete
Voltaire, 4 marzo 2010.
(33) "Messaggio alla prima Conferenza internazionale sul disarmo
nucleare" di Ali Khamenei; "Messaggio della Conferenza
Internazionale sul disarmo nucleare" di Mahmoud Ahmadinejad;
"Messaggio della Conferenza Internazionale sul Disarmo nucleare", di
Saeed Jalili; Rete Voltaire, 17 aprile 2010.
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