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Notizie dalla Terra Santa

 

Anno II, Comunicato n. xx (italiano), del xx/x/2007

 

 

SE QUESTO NON È TERRORISMO,

ALLORA COS'È?


Bombe israeliane contro un gruppo di bambini palestinesi: 3 i morti

29-08-2007 Gaza
Bombardamento dell'artiglieria israeliana contro Beit Hanoun, a nord della Striscia di Gaza, uccide 3 bambini palestinesi appartenenti alla stessa famiglia: Sara Abu Nazal, 10 anni; Mahmoud Musa Abu Nazal, 10 anni; Yahya Ramadan Abu Nazal, 11 anni.
Fonti mediche hanno annunciato il decesso del giovane Sameh Naser As-Sawafri, 20 anni, ferito gravemente giovedì 23 agosto a seguito di un bombardamento israeliano contro un gruppo di resistenti, a est del quartiere Az-Zaytoun. Agenzia on-line InfoPal
Se uccidere quotidianamente bambini non è terrorismo, allora cosè?
 
Non vogliamo immaginare cosa sarebbe successo se a morire per ordigni di guerra fosse stato anche un solo bambino israeliano.
Testate cubitali nelle prime pagine dei giornali, condanne solenni contro il terrorismo da parte dei soliti manichini e comparse della politica, adunate in piazza dei mestatori di professione, di associazioni filo-sioniste con gran sventolio delle solite bandiere bianco-celesti, probabilmente qualche messaggio di cordoglio e condanna da parte di presidenti di repubbliche, camere e senato, mentre i pochi appelli ad una pace improbabile sarebbero stati comunque coperti dalle grida di chiamata alle armi dei generali e colonnelli dello "Scontro di Civiltà".
Ed invece nulla, neppure una voce, nessuno sdegno e condanna del terrorismo questa volta. Solo poche parole frettolose di un'annunciatrice di Tiggì, inserite tra notizie di economia e mondanità, una breve didascalia e via: l'informazione è salva.
Ma erano creature di Dio anche loro!!! Sara, Mahamoud, Yahya erano solo dei bambini di dieci anni!!!
Spezzare una vita è cosa grave, agli occhi degli uomini come di fronte a Dio. Ma spezzarne una che ancora non aveva avuto il tempo di affacciarsi sulle cose del mondo è cosa ancor più grave. Sia questo giovane semita arabo o ebreo, cristiano o musulmano, la gravità della cosa è identica e la condanna che pesa sul capo dei responsabili è senza appello.
Chi non si accorge, specie in tali frangenti estremi, che si usino palesemente due pesi e due misure per considerare le diverse etnie e confessioni in campo, o è totalmente instupidito dalla propaganda che gli ha completamente lavato il cervello, o è in evidente malafede.
In Palestina si ripetono gli stessi eccidi a cui assistemmo un anno or sono in Libano. Solo che ora avvengono in sordina, con il silenziatore. Fa poco rumore la morte di un palestinese, bambino o adulto che sia. E se un po' d'eco qualche notizia riesce a suscitare, non preoccupatevi che verrà prontamente soffocata e l'attenzione del pubblico distratta da ghiotte notizie riguardanti qualche palestrato, velina o debosciato, veri miti ed icone da emulare.
"Che si scannino e crepino tutti, arabi ed ebrei", pensa l'uomo di strada comune, che dalle poche e distorte notizie ricevute dai guru dell'Olimpo mediatico, si è fatto un'idea per la quale percepisce sempre più fastidio rispetto a quel che succede in Medioriente e Terra Santa.
Lo so: perchè mi capita spesso, a meeting, esposizioni d'artigianato palestinese, mostre video-fotografiche sulla Terra Santa, di incontrare persone incuriosite su quel che realmente accade da quelle parti, ma che manifestano sin dalle prime battute un'insofferenza verso una situazione in cui attribuiscono a priori un'etichetta di terroristi ed estremisti islamici alla maggioranza degli arabi. Scoprendo solo successivamente che invece è proprio il contrario e che i fanatici sono invece una minoranza, ben pilotata. Scoprono che solo in Italia un musulmano si sogna di rimuovere crocifissi e Madonne, mentre in Terra Santa a riguardo si respira un'aria del tutto diversa, e che è normale che convivano da sempre, una di fianco all'altra, diverse confesioni.
Non è voler fare ecumenismo facile, da quattro soldi, ma prendere atto di una realtà che è più complessa e radicata di quanto si possa immaginare. Non che non ci siano stati nel passato motivi di attrito e scontro tra famiglie, etnie e confessioni, in Terra Santa, ma non oggi, che la popolazione araba, cristiana e musulmana, soffre delle stesse discriminazioni e persecuzioni da parte di esercito, coloni e politicanti al seguito, dei quali solo sino ad una generazione fa neppure conoscevano l'esistenza.
Ed oggi invece la fanno da padroni e li rinchiudono in recinti come si fa come con il bestiame.
E come tutti si sono già dimenticati dei massacri e bombardamenti che hanno dilaniato migliaia di famiglie libanesi in poche settimane, devastato strutture e servizi, inquinato mari e cosparso il territorio di milioni di bombe cluster, le mine giocattolo antiuomo (o meglio anti-bambino, perchè sono loro, i bambini, il bersaglio di tali ordigni diabolici, che solo menti in preda a possessioni da esorcista e da psicanalisi possono aver congeniato), ancor più in fretta si scorderanno di Sara, Mahamoud, Yahya, come di Mahmoud Al-Qarnawi, morto solo un paio di giorni prima, o di Wael e Haala al-Kafarneh, fratello e sorella, uccisi circa una settimana fa. Tutti bambini sui dieci anni, come Abir, sparata in testa all'uscita della scuola, e come i tanti tanti altri solo in questi ultimi anni.
Se questo non è terrorismo, allora cosè?
Se massacrare impunemente e quotidianamente la gioventù, di un'etnia della quale ci si vorrebbe sbarazzare, non lo chiamiamo genocidio, allora come?
E se questo è uno Stato che pratica palesemente il terrorismo e la pulizia etnica, rinchiudendo dentro lager la popolazione dei territori che occupa, nel suo inarrestabile processo coloniale, come possiamo definirlo democratico e considerarlo degno di entrare a far parte del sodalizio di nazioni e culture che storicamente compongono l'Europa?
Solo perchè permette a qualche suo concittadino, rigorosamente circonciso, di esternare qualche compassata critica su un quotidiano di Tel Aviv? O a qualche soldatessa di mostrare le grazie?
Basta possedere qualche Università ed un nutrito gruppo di intellettuali, sguinzagliati nel mondo nei posti chiave nell'informazione, della politica, dell'economia, per rilasciare ad un governo di killer professionisti, e di lunga data, Nobel o non, il pass d'accesso al "mondo civilizzato"?
Quando ci si renderà conto che il vero fanatismo, quello ben fornito di mezzi, quattrini, tecnologia ed armi (comprese parecchie testate atomiche) per fare il bello ed il cattivo tempo, quello seriamente pericoloso, quello che semina morte e disperazione, quotidianamente, ai danni del popolo autoctono arabo-palestinese,  è legato all'ideologia segregazionista ed esclusivista sionista? Ce ne renderemo conto solo quando saremo noi ad essere minacciati, per aver finalmente deciso di non volerci prestare più al gioco al massacro?
E quando vorremo spiegare ai nostri figli, ai nostri colleghi, ai nostri amici, ed anche ai nostri nemici, che abbiamo tutti i diritti di criticarlo, condannarlo, considerandolo al pari di altre funeste ideologie che hanno macchiato di sangue i secoli?
Perchè, come quelle ideologie, è destinato a dissolversi e scomparire, lasciando dietro sè solo un'ombra di sange, nelle pagine di storia. Ma anche la storia verrà seppellita.
 
Verrà il loro Messia-AntiCristo, durerà poco, e pure lui sarà precipitato negli abissi della storia, per scomparire.
La scimmia di Dio avrà il suo tempo e la sua fine. Creatura finita, come noi tutti.
Il Creatore, l'Infinito, resterà.
 
Goffredo Drafts
31-agosto-2007
 

REPLICA AD UN LETTORE (blù il lettore, marrone noi)

 

Non sono d’accordo con voi: i bambini di cui parlate sono stati uccisi, come avete detto voi stessi, da ordigni di guerra sparati in risposa a razzi lanciati contro Isralele;
Forse dimentichiamo che da quasi sessant'anni sono le milizie sioniste che compiendo massacri di massa di interi villaggi si introducono in territorio palestinese provocando la reazione di legittima autodifesa dei propri legittimi confini? Un po' di storia letta non solo sui libri dei vincitori, ma anche su quelli dei vinti, non guasterebbe una corretta informazione.
Il lancio di razzi palestinese contro obiettivi civili è deprecabile e definibile quale terrorista, ma gli attacchi armati israeliani contro villaggi palestinesi lo sono altrettanto.
O sono tutti terroristi o sono tutte azioni di guerra. Non si possono definire terroristi solo gli uni e non gli altri. Quando a perire sono civili, tanto più se bambini, la definizione "terrorista" si adatta bene ugualmente, siano essi palestinesi che israeliani. Altrimenti giustifichiamo tutto e permettiamo tutto. Anche l'ingiustificabile. Questo è giocare con le parole, girare e rigirare la frittata come meglio ci aggrada. Cattivo servizio all'onestà intellettuale ed alla serenità di giudizio spassionato.
 
 invece i bambini israeliani, fino alla costruzione del muro, venivano uccisi da kamikaze che li andavano a cercare nei ristoranti, nelle piazze, sui mezzi pubblici.
Quindi lei per giustificare la sacrosanta uccisone di bambini, oggi e non negli anni passati, approva l'erezione di muri e villaggi lager. Evidentemente lei non sa di cosa sta parlando, non ha mai viaggiato nei territori occupati da isarele, non ha mai varcato la soglia delle prigioni a cielo aperto di Betlemme e di tutti i villaggi del bantustan israeliano. Approvare l'erezione dei muri, con la scusa di attacchi suicidi (orrore della degradazione e disperazione culturale e umana), è come dire che siccome alcuni brigatisti vivevano a Bologna o Torino bisogna rinchiudere tutti i bolognesi e torinesi nelle loro città, negargli il transito, sradicare tutte le piante dai giardini e parchi, assetarli e affamarli, ogni tanto ammazzarne qualcuno per tenerli sotto controllo, chi capita capita. Un po' eccessivo mi pare. Mi sembra di ricordare che anche i nazisti facessero altrettanto. Non sono i muri a fermare la violenza e la disperazione, ma al contrario le alimentano ed incoraggiano. Ma ad una potenza coloniale non interessano la distensione e la pace, ma l'annientamento della popolazione autoctona, l'occupazione ed il controllo dei territori. 
Quella israeliana era un’azione di guerra, con l’obbiettivo di colpire dei soldati (o guerriglieri) rispondendo ad una aggressione dello stesso tipo, quella palestinese era terrorismo, con l’obbiettivo appunto di spargere il terrore massacrando degli innocenti.
Ecco i famosi e classici due pesi e due misure di cui parlavo, con le quali si giudicano azioni di guerra le une e atti terroristici gli altri. Ogni qualvolta gli obiettivi sono civili e non militari, indipendentemente dal fatto che ci siano civili ostaggi di miliziani, ed ogni qualvolta persone innocenti perdono la vita in attacchi militari o di guerriglia, noi ci troviamo innanzi a perfetti atti di puro terrorismo, qualsiasi siano i militari coinvolti e di qualsiasi bandiera si fregino la divisa. Che a compierle sia un delinquente od un premio nobel, sempre di azioni di terrorismo si tratta. La convenzione di Ginevra e parecchie risoluzioni ONU hanno definito già abbondantemente la materia. Ed israele ha sempre disatteso tali risoluzioni. Anche legare bambini sul cofano delle jeep per penetrare nei villaggi sotto autorità palestinese è considerata azione terrorista. Se noi ne giustifichiamo una, allora poi saremo costrettia giustificarne altre ed il confine tra operazione militare di guerra ed azione delinquenziale terroristica svanisce. Ammesso e non concesso che le azioni militari nell'area mediorientale e sino all'Afganistan ed oltre si possano considerare legittime operazioni di guerra e non avventure coloniali per sconvolgere lo scacchiere geopolitico internazionale ed acquisire fonti energetiche e nuove posizioni strategiche neo-imperiali.  
Sino a prova contraria sono tutti innocenti i civili non coinvolti in azioni militari, siano essi israeliti o arabi. Non ce n'è uno più innocente di un altro o viceversa. Se però andiamo a contare i morti, vedremo che il numero di civili ammazzati dalle armate israeliane negli ultimi decenni sono di sette volte quelli palestinesi. Un rapporto di squilibrio così evidente non può non porre sul banco degli imputati anche i sionisti. Quindi smettiamola di difendere sempre e comunque tutte le porcherie che commettono i sionisti israeliani, e troviamo il coraggio di chiamare i crimini che commettono con il loro vero nome: assassinii, e per giunta della peggior specie quelli che si accaniscono su dei bambini e adolescenti.
Se incarcerati nelle nostre patrie galere troverebbero una popolazione carceraria desiderosa di spiegar loro il confine tra operazione militare e crimine contro l'infanzia. Perchè anche il peggior delinquente non ama che si faccia del male a dei bambini. Gli assassini dei giovani arabi palestinesi, presi come tirare al piccione in una piccionaia, non li vorrebbero neppure in galera.

Ogni vita è sacra, e ogni morte violenta, specie se di bambini, è terribile; ma non si può fare di ogni erba un fascio. Giocare con le parole non aiuta né la verità né la pace.
Chi gioca con le parole, anche se in buona fede sono certo e senza neppure rendersene conto, è lei, che pur di sostenere l'insostenibile non vuole ammettere che per aiutare la pace occorre verità e giustizia. Da entrambi i fronti.
Vada a raccontarlo alla popolazione civile preda dell'embargo, rinchiusa in ghetti, affamata, angariata, bombardata (con armi di alta tecnologia made in USA e non sgangherati razzetti artigianali) e presa in giro anche da persone che, comode comode e ascoltando sempre e solo una nota della campana, emettono giudizi affrettati e di parte, autorizzando di fatto l'annullamento della loro identità e dignità. Complimenti, bel servizio alla colonizzazione globale del nuovo millennio. La pace non è un concetto astratto, ma un percorso difficile e dove servono grosse doti di buona volontà, ascoltando le esigenze di tutti e cercando soluzioni che siano giuste per tutti. Il rientro dei profughi-la restituzione delle terre rubate-l'abbattimento dei muri-la liberazione dei prigionieri politici che non hanno preso parte ad azioni violente-la restituzione di tutto il capitale congelato rubato da israele-lo smantellamento delle colonie ebraiche-ortodosse composte per lo più da russi e slavi kazari che nulla hanno mai avuto a che vedere con quelle terre, sono le richieste primarie, le quali se non vengono seriamente affrontate e prese in considerazione per essere risolte, vanificano ogni farsesco teatrino in cui parlare di pace è solo una presa in giro per tutti e per tergiversare.
Tergiversare nell'attesa che i vecchi muoiano, che i giovani dimentichino, che i profughi si rassegnino a veder svanire le possibilità di poter tornare alle proprie case e nell'attesa vengano attratti da ogni tipo d'espedienti e mode, che la comunità internazionale si distragga, che tutto rimanga com'è, o che nuovi scenari di guerra offuschino l'aria e permettano il compimento dei progetti espansionisti sionisti e di consolidamento di potere sulle terre arabe rubate. Le invio anche una mappa dell'espansionismo sionista negli anni.
Ho personalmente diversi amici ebrei, onesti e corretti, che sono stati molte volte in israele e palestina, e che negano ogni avvallo alla politica sionista, con la quale non voglione essere confusi, come ebrei e come uomini liberi e di buona volontà. Essi sanno e hanno scritto abbondantemente riguardo ai ladrocini e crimini commessi in nome della loro religione da uomini senza scrupoli che con l'ebraismo non hanno nulla a che fare.
Incredibilmente si trovano più filo-sionisti tra le persone non ebree che tra gli ebrei stessi. Strano vero?
Sarà il frutto della propaganda di massa, che fa presa maggiormente su chi è estraneo a tale realtà, oltre a chi ha invece ottimi e lucrosi motivi per sostenerla?
 
Si vada a leggere lei questo bell'articolo che le propongo, scritto da un ebrea cresciuta in Israele, e lo legga con attenzione. Forse scoprirà che le è sfuggito qualcosa di tutta la storia, e questo qualcosa non lo troverà mai scritto sul Sole24.
Quanto all'articolo inviatomi ed apparso sul Sole24ore le posso solo rispondere che Farfur, il Topolino arabo, è stato ucciso tre volte: nella trasmissione televisiva di Hamas, nella carne dei bambini uccisi dalle armate sioniste che hanno così avvallato la storia televisiva di Hamas, nell'esempio di insensibilità e regresso civile dimostrati da chi nel nostro libero e democratico mondo vuole dare lezioni di etica a chi sta morendo di fame e bombe, oltre che nel cuore.
Di fronte alle vite rubate ed alla disperazione di milioni di famiglie, parole come le sue suonano come una condanna ed un insulto alla memoria di infanzie negate.
Sicuramente un cattivo esempio della nostra "civiltà". Ma di "maestri" di nulla e di falsità sono piene le redazioni accreditate. Loro sono la voce della democrazia. Io sono solo un povero e stupido illuso che crede ancora nell'onestà e nella giustizia, ben sapendo che non sono cose di questo mondo.
  
Complimenti ancora per l'elevato senso umanitario, degno di un vero membro di una società avanzata.
Cordialmente,
Goffredo D.
 

Dalla lettera scritta da Dalia Landau, ebrea israeliana, all'avvocato palestinese Bashir Kayri, militante dell'OLP, pubblicata sul quotidiano "Jerusalem Post" il 14 gennaio 1988. La lettera appare nell'opuscolo: "Donne per la pace" del Centro-Donne, pubblicato l'8 Marzo 1991. 

 
Caro Bashir,

ci siamo conosciuti 20 anni fa in circostanze insolite e impreviste. Adesso mi dicono che stanno per obbligarti all'esilio, accusato di terrorismo. Visto che sei in prigione, e che questa e' l'ultima occasione per comunicare con te, ho scelto di scriverti questa lettera sul giornale, affinche' tu possa leggerla.

Dapprima voglio ricordare ancora una volta la nostra storia. Dopo la Guerra dei Sei Giorni sei venuto qui a Ramleh, insieme a due altre persone, a vedere la casa in cui sei nato. Quello e' stato il mio primo incontro con dei Palestinesi.

Io, con la mia famiglia, vivevo in quella casa dal 1948, proprio dal momento in cui la tua famiglia era stata obbligata ad andarsene - tu allora eri un bambino di sei anni, io avevo solo un anno.

Io e la mia famiglia eravamo venuti nello stato di Israele con altri cinquantamila ebrei bulgari e la tua casa, considerata "proprieta' abbandonata", ci era stata data dal nostro governo.

Dopo la tua prima visita nel 1967, ho accettato il tuo invito a venire a Ramallah. Abbiamo parlato per ore e tra noi e' nata una forte amicizia. Tuttavia fu subito chiaro che le nostre scelte politiche erano molto diverse. Ognuno di noi guardava la storia e il futuro attraverso le lenti della sofferenza del suo popolo. Il mio modo di vedere, pero', comincio' a cambiare.

Un giorno che non dimentichero' mai, venne a casa nostra, a Ramleh, tuo padre. Allora lui era vecchio e cieco. Si mise a toccare le pietre rugose della casa. Poi chiese se l'albero dei limoni stava ancora nel giardino. Lo portammo vicino all'albero pieno di frutti che proprio lui aveva piantato molti anni prima. Lo accarezzo' e rimase li' in silenzio. Le lacrime gli scorrevano sul viso.

Molti anni dopo, tuo padre era morto e tua madre mi disse che ogni volta che si sentiva triste e scoraggiato la notte si metteva a camminare su e giu' nel vostro appartamento preso in affitto a Ramallah, tenendo in mano un limone ormai secco. Era lo stesso limone che gli aveva dato mio padre quel giorno della sua visita alla vecchia casa.

Fin da quando ti ho conosciuto, mi ha cominciato a crescere dentro il sentimento che questa casa spaziosa, con gli alti soffitti, le grandi finestre, i vasti terreni intorno, non era piu' soltanto una "casa araba". Dietro, ora, c'erano dei volti. I muri evocavano ricordi e lacrime di un'altra gente. Per me e' stato molto doloroso da giovane, venti anni fa, aprire gli occhi su alcuni fatti tenuti fino ad allora molto ben nascosti. Per esempio, ci era stato fatto credere che la popolazione araba di Ramleh e Lod fosse scappata all'avanzare dell'esercito israeliano nel '48, lasciandosi dietro tutto in una fuga precipitosa e vigliacca. Questa certezza ci rassicurava: serviva a prevenire il senso di colpa e i rimorsi. Dopo il 1967, pero', ho conosciuto non solo te, ma anche un ebreo israeliano che mi racconto' la storia come l'aveva vissuta di persona*. L'amore per il mio paese stava perdendo la sua innocenza..."

 
*"Yigal Allon ha chiesto a Ben Gurion cosa si dovesse fare con i civili. Ben Gurion ha fatto un cenno con la mano come a dire: mandateli via. 'Mandarli via ' e' un termine con un suono cattivo. Psicologicamente, era una delle azioni piu' difficili da fare. La popolazione di Lydda e Ramleh non ando' via spontaneamente. Non c'era modo di evitare l'uso della forza e sparammo per far marciare la gente quelle dieci-quindici miglia, finché incontrarono la legione araba".  
            (Yitzak Rabin, Service Diary, citato da David Shepler, NY Times, 22 ottobre 1979)
 
 

 

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