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Notizie
dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato AGOSTO 2007
|
Senza
laicità, sarà la fine del sionismo
• da
Il Riformista
del 20 luglio 2007, pag. 1
di Anna Momigliano«
Molto
presto lo Stato d’Israele, così come la
conosciamo, potrebbe non esistere più. Tra appena
dodici anni, infatti, se le statistiche sono
corrette, la maggioranza della popolazione
israeliana sarà anti-sionista. Del fattore
demografico, una vera e propria bomba a orologeria
per i sostenitori dell’ideale sionista, si è già
detto e scritto molto: dopotutto, fu anche la
crescita costante della popolazione araba
israeliana a spingere Ariel Sharon al ritiro da
Gaza. Eppure, a guardare bene i numeri, non sono
gli arabi a minacciare l’attuale assetto di
Israele, almeno non solo. Il problema sono gli
ultra-ortodossi, che non riconoscono Israele come
lo Stato degli ebrei. Se n’è accorto, di recente,
un giornalista di Haaretz, Nehemia Strasler, il
quale ha notato che già oggi ultra-ortodossi e
arabi raggiungono, insieme, la maggioranza della
popolazione israeliana. Moltissimi sono ancora
bambini, ma Strasler ha calcolato che già nel 2019
arabi israeliani e ultra-ortodossi costituiranno
la metà della popolazione votante, con un
conseguente stravolgimento della politica
israeliana: «Sarà la fine del sionismo», sostiene
il giornalista. [F Nehemia Strasler,
The End of Zionism,
Haaretz, July 19, 2007]
Il corollario sionista si basa sul concezione di
uno Stato, laico e democratico, a maggioranza
ebraica: Theodor Herzl, dopotutto, parlava di uno
Stato degli ebrei (Judenstaat), e non di uno Stato
ebraico (il termine, spesso usato impropriamente
per indicare Israele, fa ancora accapponare la
pelle ai sionisti duri e puri). Non appena viene a
cadere uno di questi tre elementi - laicità,
democrazia e maggioranza ebraica - il progetto
sionista viene meno.
Gli ebrei ultra-ortodossi (in ebraico haredim,
pii) sono una comunità in continua espansione,
come gli arabi israeliani fanno molti più figli
degli ebrei laici e come gli arabi israeliani, pur
vivendo pacificamente con il resto della
popolazione, non riconoscono la natura sionista di
Israele. La maggioranza degli ultra-ortodossi, che
non vanno confusi con i sionisti religiosi (in
ebraico datiim, o religiosi, a colpo d’occhio li
si riconosce per l’abbigliamento più moderno), non
riconosce la sovranità di Israele. La loro
opposizione da un lato nasce da una fisiologica
antipatia per le autorità secolari, dall’altro da
credenze specifiche.
Il Talmud (Ketubot 111) spiega che gli ebrei non
devono ritornare alla loro terra prima della
venuta del Messia. Per chi segue
un'interpretazione letterale del Talmud, quindi,
il sionismo è una vera e propria eresia.
L'atteggiamento degli ebrei ultra-ortodossi non è
però così univoco. Tecnicamente, tutti respingono
il sionismo. Ma di fatto alcune correnti
ostacolano apertamente Israele, per esempio i
Latvish Satmar, o i Neturei Karta (questi ultimi
vantano pure una sincera amicizia con
Ahmadinejad), mentre altre (per esempio i
Lubacitch, considerati molto moderni) hanno
accettato di fatto l'esistenza di Israele,
chiudendosi in quello che potrebbe definirsi un
«silenzio assenso». Alcuni accettano persino di
votare, nel tentativo di rendere Israele quanto
meno eretica possibile, e hanno fondato persino un
partito, chiamato "Bandiera della Torah".
Insomma, anche i più rigidi osservanti delle
scritture possono dimostrare un certo senso
pratico, ed è difficile pensare che quando gli
ulta-ortodossi saranno la maggioranza della
popolazione propongano di smantellare lo Stato di
Israele. Il rischio, piuttosto, è che la crescita
della popolazione ultra-ortodossa possa
comprometterne la laicità. E anche questo, in
fondo, sarebbe una sconfitta per Herzl e per il
suo sogno di uno Judenstaat. Insomma, la
fine del sionismo.
« Nata a Milano nel 1980,
Anna Momigliano
ha vissuto in Israele e negli
Stati Uniti. Laureata in antropologia (University
of Pennsylvania '02), ha cominciato a lavorare al
Daily Pennsylvanian, per poi trasferirsi al
Foglio. Oggi tiene le pagine di esteri del
Riformista e collabora con Io Donna.
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