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L’OLOCAUSTO
In
questo articolo voglio fornire ai lettori cattolici le indicazioni
storiche su tale avvenimento, poiché di esse ci si serve
teologicamente
(a partire da Jules Isaac) per potare avanti le
novità dottrinali (“Nostra Aetate”, 1965) e liturgiche
(Preghiera del Venerdì Santo, del Messale riformato da Paolo VI nel
1970) iniziate col Vaticano II e continuate
nel ‘post-concilio’.
È
soltanto per questo motivo, puramente religioso e teologico,
che parlo di questo problema, che tanto disordine e male ha introdotto
nell’ambiente ecclesiale. Per nulla animato da spirito polemico,
partitico, ‘politico’ o di odio razziale, mi permetto di scrivere queste
righe, sperando che illuminino i lettori cattolici e facciano riflettere
anche gli israeliti, infatti la loro reazione, qualora fosse
sproporzionata e ‘arrogante’, li potrebbe rendere di nuovo invisi in
ambiente cattolico. Il celebre scrittore israelita
bernard lazare (L’antisemitisme
son histoire et ses causes, [1849] Documents et Témoignages, rist.
Vienne, 1969) ha scritto che “gli ebrei, almeno in parte, hanno
causato i loro mali” (p. 12) e che “la causa delle persecuzioni
contro il giudaismo va ricercata proprio nello spirito del Talmud e
non nel comportamento dei popoli ospitanti” (p. 14).
Speriamo
che queste righe portino luce alle menti e pace nei cuori.

Pio XII e
l’olocausto
Pio XII è stato accusato,
a partire dal 1963, di essere stato filo-hitleriano, di aver taciuto, di
fronte alla ‘shoah’, tale accusa è stata ripresa con forza da ambienti
israelitici per chiedere a Benedetto XVI di non beatificare papa
Pacelli. Una buona difesa di Pio XII è stata fatta da uno storico
social-comunista francese, Paul
Rassinier (L’opération “Vicarie”. Le rôle de Pie XII devant
l’Histoire, Paris, La Table Ronde, 1965). Lo storico francese è
stato membro della resistenza anti-tedesca ed è stato internato in un
campo di concentramento, torturato dalla Gestapo e reso invalido al 95
%. Tuttavia ha avuto il coraggio di scrivere la verità: «L’azione di Pio
XII non era ispirata unicamente agli interessi della Chiesa,
contrariamente a ciò che si vuol far credere, e gli ebrei non erano
esclusi dalla sua sollecitudine» (Ibidem, p. 19). Sino al 20 febbraio
1963, giorno in cui un regista protestante Hochhuth, mise in scena una
“commedia” intitolata “Il Vicario”, fortemente denigratoria di Pacelli,
i personaggi più in vista del mondo ebraico, avevano lodato
pubblicamente papa Pacelli, per la sua azione – durante il conflitto –
in favore degli ebrei. Ma a partire dal 1963 i primi a divulgare la
“commedia” di Hochhuth furono proprio il “Movimento Sionista Mondiale”
appoggiato dallo Stato d’Israele (Ibidem, p. 15). Mentre Hochhuth da
buon protestante, per odio al Papato, asseriva che Pio XII non avendo
parlato esplicitamente dell’Olocausto di sei milioni di ebrei, si era
macchiato di “crimini contro l’umanità”, Rassinier, agnostico e non
animato da odio anti-papista, Pio XII era intervenuto «per salvare la
pace di tutti» (Ivi). Sarebbe stato, quindi, altamente sconveniente che
il Papa avesse parlato solo o specialmente a favore degli israeliti,
trascurando e mettendo in secondo piano gli altri uomini che hanno
sofferto terribilmente le conseguenze della seconda guerra mondiale, si
pensi agli otto milioni di tedeschi. Rassinier vede nel «tentare tutto
contro la guerra, senza abbandonare il resto dell’umanità a se stessa,
pensando ai soli ebrei » (Ibidem, p. 23), la grandezza di Pio XII.
Invece l’ebraismo internazionale gli rimprovera soprattutto questo.
Dunque il Papa comprese la salvezza degli israeliti in quella di tutti
gli uomini, di ogni razza e religione, come Pastore universale
(cattolico) del genere umano. Egli non ha mai voluto prendere parte per
uno dei belligeranti contro l’altro, anche sotto minaccia, prima del
nazional-socialismo e poi dell’anglo-americanismo.
L’entità della
persecuzione anti-ebraica
Esiste un documento
(telegramma) scritto da Harold
Tittmann, collaboratore di Myron Taylor, rappresentante personale
del presidente americano Roosvelt presso la S. Sede, spedito il 5
gennaio 1943, in cui si legge: «Pio XII, mi ha detto che temeva che i
rapporti sulle atrocità segnalategli dagli Alleati, fossero
fondati, ma mi ha fatto capire che pensava potessero essere
esagerati per scopi di propaganda bellica» (Documenti
diplomatici del Dipartimento di Stato, sulla seconda guerra mondiale,
serie II).
Anche lo storico israelita
George Mosse deve
ammettere che:«Chi affermava la realtà dello sterminio non
era creduto […]. Pio XII disse: “fornitemi una documentazione completa
sui fatti, e non esiterò a condannare lo sterminio degli ebrei”.
Naturalmente nessuno era in grado di fornire una tale documentazione» (Intervista
sul nazismo, Milano, Mondatori, 1992, p. 76).
Il pericolo di una
difesa “incompleta” di Pio XII
I cattolici, spinti da una
sorta di complesso di inferiorità, cercano di difendere, timidamente,
Pacelli sostenendo che se avesse parlato avrebbe peggiorato la
situazione. Rassinier, invece, dice che il Papa voleva salvare tutti e
non solo una parte (fossero ebrei o no). Inoltre egli, giustamente,
parlava solo davanti a notizie certe.
Ancora oggi, le prove
certe della volontà di sterminio fisico degli ebrei, da parte del III
Reich germanico non ci sono. Ci sono solo affermazioni di espulsione
(soluzione definitiva geografica e non fisica del problema ebraico). Nel
1960 il dottor Kubovy del Centro di documentazione di Tel-Aviv doveva
ammettere che non si trovava alcun documento, firmato da Hitler, Himmler
o Heydrich, che parli di sterminio fisico degli ebrei. Nel 1981
Laqueur (Le terribile
secret, Francoforte, 1981, p. 190) scriveva: «sino ad oggi non si è
trovato alcun ordine scritto di Hitler per eliminare la comunità ebraica
europea». La scrittrice israelita Hanna Arendt, nel suo libro Eichman
à Jérusalem scrive «in aprile 1944, due mesi prima dello sbarco in
Normandia, vi erano ancora 250 mila ebrei nella Francia occupata dai
tedeschi e tutti sono sopravvissuti» (p.270). Addirittura nell’aprile
1944, Eichmann propose al delegato sionista Brandt lo scambio di un
milione di ebrei in cambio di 10 mila camion (Bauer,
Juifs à vendre, Paris, Liana Levi, 1996, pp. 227-229), ma lo
scambio venne rifiutato.
La questione spinosa
delle “camere a gas” e dei “forni crematori”
Nessuno storico nega
l’esistenza di campi da concentramento o da lavoro tedeschi (come pure
di ogni altra nazione belligerante). È altresì certo che vi furono delle
deportazioni di ebrei (come di altri prigionieri di guerra),
naturalmente sono stati maltrattati, come ogni internato in campo di
prigionia, più di qualcuno è stato malmenato sino alla morte, quando non
aveva più la forza di lavorare, il che è un delitto. Ma la questione
capitale, è quella se vi siano state delle camere a gas o forni
crematori, per uccidere sei milioni di ebrei.
Roger Garaudy, internato
per 33 mesi in un campo di concentramento tedesco, ha chiesto un
dibattito scientifico per appurare la verità, senza negare o affermare
nulla ‘a priori’. Il Garaudy scrive: «ho notato che l’unico film
presentato ai giudici del tribunale di Norimberga rappresentava la
camera a gas di Dachau che (…) non fu mai terminata e quindi mai
funzionante. (..) È possibile che si tratti di una montatura fabbricata
dai servizi americani operanti a Dachau (…). Ciò non implica
necessariamente la negazione dell’esistenza di qualsiasi
camera a gas, quindi non arrivo a tale negazione. Domando soltanto
un dibattito scientifico e pubblico per stabilire definitivamente
quale fosse l’arma del delitto» (I miti fondatori della politica
israeliana, Genova, Graphos, 1997, p. 108). Il filosofo francese
continua «più di un terzo degli ebrei, scomparsi dall’Europa – secondo
il Reitlinger – morì non di violenza fisica diretta ma di lavori
forzati, di malattie, di fame, di mancanza di cure mediche. La diversità
di questi diversi metodi di assassinio, dei quali non affermo né
nego nessuno, esige un grande sforzo di ricerca» (I miti
fondatori…, pp. 108-112).
Quello che è importante da
un punto di vista teologico è che la neo-religione laica dell’
“olocaustismo ebraico” tende a rimpiazzare l’Olocausto di Gesù Salvatore
dell’umanità. Ora siccome l’ “olocaustismo ebraico” deve essere provato,
cerchiamo di chiedere, gentilmente ma fermamente, le prove del supposto
sterminio fisico totale (tramite gas o crematori) del popolo ebraico
europeo, né più né meno come fece Pio XII.
In base all’
“olocaustismo” si chiede (teologicamente) di non beatificare Pio XII
perché ha taciuto sulla “shoah”, di non promulgare il Messale Romano del
1962, poiché contiene una preghiera anti-semita. Come si vede il mito
dell’ “olocausto” è un’arma non solo politica per la fondazione e il
mantenimento dello Stato d’Israele (cfr.
ariel toaff, Ebraismo
virtuale, Milano, Rizzoli, 2008); economica per ottenere
finanziamenti (cfr. normann
finkelstein, L’industria dell’olocausto, Milano, Rizzoli,
2002) per le organizzazioni dei “cacciatori di nazisti”; di ricatto per
poter bombardare col fosforo bianco i Palestinesi, ma anche
“teologica” per sminuire il cristianesimo e innalzare l’ebraismo. È,
quindi, nostro dovere sacerdotale difendere l’Olocausto di Gesù vero
Redentore soprannaturale dell’uomo e rivisitare, mettendo al suo reale
posto storico e contingente, la “shoah”. L’olocausto è l’unica
“religione” (laica) di Stato ad essere protetta e garantita dal braccio
secolare: nessuno è punito se bestemmia Cristo, ma se si opina sulla
reale entità dell’olocausto ebraico si finisce in galera.
Vi è, addirittura, una
corrente “a-teologica” sviluppatasi dopo e secondo la “shoah”, la quale
nega l’onnipotenza, la provvidenza e anche l’esistenza di Dio, poiché
non è intervenuto e ha taciuto (come il suo Vicario in terra, papa
Pacelli) durante l’olocausto, essa è stata portata avanti da pensatori
israeliti hans jonas (Il
concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica, Genova, Il
Melangolo, 1989) e protestanti
johan baptist metz (Cristiani ed ebrei dopo Auschwitz,
Brescia, Queriniana, 1981). Quindi – in quanto “Quindicinale cattolico
antimodernista” - non possiamo non prendere posizione di fronte
all’olocausto, poiché esso è tirato in ballo per negare, niente po’ po’
di meno che, l’esistenza di Dio. Non si può ignorare il problema, anche,
anzi specialmente, dal punto di vista religioso.
Lo storico tedesco
Ernest Nolte stigmatizza
la tendenza di coloro che accusano di antisemitismo o “negazionismo”
(negazione assoluta di ogni persecuzione degli ebrei da parte nazista) e
ammette il fondamento di scientificità storica del “revisionismo”
(rivisitare le fonti e i documenti riguardanti la “shoah” , per giungere
ad una valutazione oggettiva, serena e meno emotiva o ‘interessata’
della sua entità). Egli scrive che: «L’intensificazione della tesi
dell’unicità della ‘shoah’ (…) potrebbe, un giorno (…) avere per
conseguenza il contrario esatto di ciò che viene perseguito» (Controversie.
Nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del
Novecento, Milano, Corbaccio, 1999, p. 17). Egli continua «è
possibile che [Hitler]. Pensasse alla ‘soluzione finale territoriale’
(…). Tuttavia, sino all’ottobre del 1941 l’emigrazione degli ebrei
tedeschi fu permessa» (Ibidem, p. 30). Perciò »l’opinione diffusa che
qualsiasi dubbio sull’olocausto e i sei milioni di vittime debba venir
considerato come (…) un atteggiamento malvagio, disumano e da proibire,
non può assolutamente essere accettato dalla scienza» (ibidem, pp.
56-57). Inoltre lo stesso Nolte spiega che: «In un telegramma di Gerhard
Rieger, rappresentante del World Jewish Congress a Ginevra, il
numero complessivo degli ebrei che si trovavano sotto la giurisdizione
tedesca viene stimato tra i 3,5 e i 4 milioni circa» (Ibidem, p62).
Quindi la cifra dei sei milioni, che è diventata un “dogma”, andrebbe
rivisitata.
Certamente, l’uccisione di
un innocente è sempre un crimine, onde l’odio e la violenza fisica
contro un ebreo in quanto ebreo è un delitto inaccettabile, ma anche la
sacralizzazione, l’assolutizzazione, la mitizzazione della persecuzione
degli ebrei, quasi fosse un “unicum aeternum” è una forzatura,
che si rivela, infine, per l’eterogenesi dei fini, controproducente.
L’ambasciatore Sergio Romano
scrive «la regola secondo cui ogni fatto storico è costretto, prima o
poi, a passare in seconda fila, soffre di un’eccezione. Vi è un
avvenimento – il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra
mondiale – che diventa col passar degli anni sempre più visibile,
incombente ed ingombrante» (Lettera a un amico ebreo, Milano,
Longanesi, 1997, p. 15).
Conclusione
Si parla tanto di
“dialogo”, “anti-inquisizione”, “tolleranza”, “libertà di pensiero”, ma
guai solo a chiedersi se, storicamente, la persecuzione che gli ebrei
europei hanno realmente subito nel 1942-45, sia stata quella dello
sterminio totale, fisico, tramite ‘camere a gas’ e ‘forni crematori’.
Anzi si son fatte fare delle leggi “inquisitorie” che proibiscono
persino di porsi tale domanda, sotto pena di incarcerazione. Infine ci
serve di tale “dogma” per scopi politici, economici, bellici e
persino teologici, negando Dio e ingiungendo al Papa di fare o non fare
questo o quello, in nome dell’antisemitismo e della ‘shoah’.
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