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Anno IV,  Comunicato del 23 giugno 2009

 
     
 

QUESTA Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tuttE le dichiarazioni degli autori

nei testi citati, reputa che esse siano comunque UTILi fonti di informazione, testimonianza e riflessione.

Non omologati in nessuno schieramento e in rispetto di quella libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo IRRINUNCIABILE E giustO dare spazio a MOLTE voci del dissenso, ALTROVE NEGATE.

 
 

di Dagoberto Husayn Bellucci

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"

 

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L' ISLAM  SHI'ITA

 

 

"Nella democrazia la sovranità appartiene al popolo, mentre nell'Islam la sovranità appartiene a Dio, di cui il popolo è il "khalìfa" , ovvero il 'luogotenente'. In democrazia è la maggioranza che si fabbrica le sue leggi, mentre nell'Islam il popolo deve seguire e obbedire le leggi (Sharì'a) , da da Dio per mezzo del Suo Messaggero. Nella democrazia, il governo si impegna a eseguire la volontà popolare; nell'ordinamento politico islamico il governo e il popolo devono, l'uno e l'altro, perseguire gli obiettivi da Dio."

( Abù A'là al-Maududi - "Vivere l'Islam" - Ediz. "S.I.T.A." - Ancona 1979 )

 

 

 

 

 

"La democrazia è l'Occidente, e noi non ne vogliamo sapere. Non vogliamo saperne dell'Occidente e della sua anarchia."

( Imam Sayyed Ruhollah al Mousavi al Khomeini )

 

 

 

 

 

 

 

L'Islam shi'ita rappresenta una delle 'varianti' ed insieme una delle possibilità offerte, in questo ciclo spazio-temporale contraddistinto da inequivocabili 'segni' discendenti e da caratteristiche proprie dell'Età Ultima, il Kali Yuga o Età Oscura; l'epoca dello sfaldamento di tutti i valori e della sovversione di qualsivoglia etica e morale, all'individuo moderno deambulante nel marasma esistenziale della contorta quotidianità della società contemporanea.

 

Unitamente alla 'versione' maggioritaria dell'Islam sunnita (e non omettendo di ricordare quì il Sufismo , sorta di 'ponte' tra Sunnismo e Shi'ismo) la Shi'ia rappresenta una possibilità di riconnessione alla Tradizione Informale interna alla Religione Islamica. "L'Islam - scrive Maurizio Lattanzio (1) - è una forma tradizionale legittima e ortodossa che consente , in questo crepuscolo di ciclo cosmico e in conformità con le rispettive equazioni personali e comunitarie, ai singoli e ai popoli la partecipazione spirituale alla dimensione intemporale della Tradizione Unica."

 

Maurizio Lattanzio, soldato-politico nichilista e fautore del progetto "Eurasia-Islam" (magistralmente espresso nella forma articolistico-scrittoria sulle pagine del mensile trapanese "Avanguardia" nel periodo compreso tra il 1991 e il 1997 e , successivamente, sulla nostra agenzia di stampa "Islam Italia" nel biennio 2003-2004 ), scriverà in proposito: "La Tradizione informale, la cui dimensione metafisica si situa su di un piano cosmico trascendente, consiste in un'unica essenza. Essa, sul piano storico, si manifesta, svolge e attualizza nel quadro di forme tradizionali organicamente differenziate e , quindi, adeguate alla mentalità e alle disposizioni spirituali delle comunità umani a cui essa si rivolge." (2)

 

L'adesione ad una determinata idea del mondo (weelthanshauung) è conforme 'stilema' di combattimento degli uomini di 'razza'. Inevitabilmente nella dispersione di ideali e valori, nel vuoto post-nichilista della contemporaneità rovesciata all'interno della quale si muovono 'sgangheratamente' soggetti antropologicamente 'contorti' e nell'affermazione di un'identità che vuole riconnettersi alla Tradizione occorre oggi riconoscere la valenza anti-modernista e tradizionale dell'Islam, vettore rivoluzionario 'puntato' contro il Sistema giudaico-mondialista e forma 'scolpita' di una Teofania che impone all'essere umano un insieme di Valori e di Leggi divinamente ispirate. L'Islam in questa fase ultima è anche il baluardo dei valori di tutte le precedenti religioni rivelatesi quali manifestazioni della Verità Celeste e del suo messaggio atemporale che invita gli uomini e le nazioni a rifiutare le logiche dello sfruttamento e della prevaricazione, del dispotismo e dell'arroganza, 'affioranti' e determinanti qualunque Potere espressione di forze sovversive ed anti-tradizionali. L'Islam dunque come baluardo per i popoli oppressi e diseredati del pianeta e difensore ultimo della Verità.

 

"Dato il carattere universale e riassuntivo che le è proprio, la tradizione islamica ha potuto riconoscere nei Sapienti d'ogni tempo e d'ogni paese cronologicamente anteriori a Muhammad ( "sigillo dei profeti e degli inviati" ) altrettanti portatori d'un'unica conoscenza d'origine divina, da loro trasmessa ed esposta nei termini più adeguati alla comprensione e alla mentalità della comunità umana cui appartenevano - scrive 'Umar Amin alias Claudio Mutti (3) - E' così che fra i Musulmani Platone viene detto "imam dei filosofi" e molti lo chiamano Sayyidnà Iflitùn , ossia "nostro signore Platone" , ritenendolo un profeta mandata da Allah ai Greci. Nulla di strano , quindi, che Khomeynì sia stato "affascinato da Aristotele e Platone" , ma non è esatto affermare che sia stata la 'Politeìa' platonica a "fornire a Khomeynì il modello concettuale della repubblica islamica col re-filosofo sostituito dal teologo musulmano.". Le fonti della dottrina politica alla quale si ispira l'azione dell'Imam si trovano essenzialmente nel Libro di Allah e nell'esempio operativo lasciato dal Profeta; il fatto che esistano sostanziali analogie con l'insegnamento di Platone conferma appunto l'idea islamica secondo cui l'ultima rivelazione compendia tutti i vari messaggi sapienziali che l'hanno preceduta. Ai 'philòsophoi' di Platone corrispondono dunque , nel progetto islamico, gli ulàma, che non è del tutto corretto definire come i 'teologi musulmani'."

 

A differenza delle quattro scuole islamiche sunnite - maggioritarie nel mondo musulmano - nella scuola shi'ita duodecimana esiste una gerarchia 'ecclesiastica': il clero che dall'avvento della Rivoluzione Islamica iraniana nel gennaio 1979 detiene il potere a Teheran è l'espressione più alta di questa autorità 'piramidale' che, dalle scuole teologiche delle città sante persiane di Qòm e Mashad, forma l'insindacabile vertice della società islamica e detiene - anche attraverso la formula espressa dalla dottrina khomeinista della "Walayath et Faqì" = il Governo del Giuriesperto - il potere supremo nella Teocrazia iraniana. Un potere al quale obbediscono milioni di musulmani di fede shi'ita di nazionalità non persiana e di altre razze: gli arabi libanesi, irakeni, i turcofoni azeri e molti altri individui presenti nei quattro angoli del pianeta che hanno riconosciuto in questa Gerarchia religiosa un 'segno' dinamico di avvento - parusia - delle verità tradizionali e l'estremo 'bunker' di autodifesa attiva contro i processi e le dinamiche dissolutive del mondo moderno.

 

La Repubblica Islamica dell'Iran e le sue Guide spirituali quale "metastorica" apparizione di insindacabili Valori Eterni o, per dirla con due autori italiani (4) che nei primi anni Ottanta diedero alle stampe forse il miglior contributo ad una comprensione 'altra' del ruolo che attualmente svolge Teheran quale 'centro' o motore immobile del fronte dei diseredati del pianeta contro le logiche usurocratiche e ricattatorie del 'pescecanismo' economico-finanziario della Plutocrazia giudaico-mondialista, "un'ideale metafisico nella realtà del XXmo secolo".

 

L'Iran islamico khomeinista (5) quale 'vettore' tradizionale antimodernista, anti-capitalista e anti-imperialista per eccellenza; paese-cerniera tra Oriente ed Occidente, 'sponda' tra Turan e mondo arabo, 'ponte' di dialogo interreligioso e interconfessionale tra Islam, Cristianesimo Ortodosso e Cristianesimo Cattolico, 'axis mundi' di un'idea tradizionale incarnatasi nell'archetipo di "Stato teocratico" costituitosi dopo la vittoria delle forze islamiche ed il processo rivoluzionario che interesserà la società iraniana a partire dai primi anni Sessanta e fino alla fine dei Settanta del XXmo secolo.

 

"Con un’estensione territoriale pari a 1 645 258 kmq, relativamente vasta se confrontata con gli altri paesi della regione mediorientale, situato nell’intersezione dei due assi ortogonali Nord-Sud e Est-Ovest, rispettivamente costituiti dalle direttrici Russia-Oceano Indiano e Cina-India-Mar Mediterraneo, l’Iran, ieri importante segmento della Via della seta e delle spezie, oggi seconda riserva mondiale di gas e terzo esportatore di petrolio, rappresenta il centro di gravità di molteplici interessi geostrategici e geopolitici che si dispiegano su scala regionale, continentale e mondiale. - scrive Tiberio Graziani (6) - (...) Agli elementi sopra riportati, posizione e imponente forziere di risorse energetiche, veri e propri atout geopolitici, occorre aggiungere, ai fini dell’ analisi geopolitica dell’Iran, altri fattori di equivalente importanza, tra cui:

- una popolazione, numerosa di oltre 65 milioni, con un’età media di 25 anni e largamente alfabetizzata;

- un’aspettativa di vita medio-alta valutata oltre i 70 anni;

- una forte identità politica che, nonostante la varietà etnoculturale stratificatasi nel corso dei secoli, la memoria e la rappresentazione collettiva contemporanea fanno risalire almeno all’epoca achemenide (648 a.C. – 330 a. C.), se non a quella del regno dei Medi (758 a.C. – 550 a.C.);

- una peculiarità religiosa, la Shia, che da oltre 500 anni costituisce il sostrato culturale unificante del Paese;

- un originale regime politico–religioso che, attento ai principi della solidarietà sociale, lascia ampi margini di libertà alle minoranze etniche e religiose del Paese, contenendone, in tal modo, la loro potenziale azione disgregatrice per l’unità nazionale.

Sin dall’antichità, la centralità, esaltata in splendidi distici da Nezāmī di Ganjè (1141-1204) nel suo poema Le sette principesse (Haft Peikar): “Il mondo è il corpo e l’Iran ne è il cuore / di tal confronto l’Autore non prova vergogna” , sembra costituire la caratteristica geopolitica più rilevante dello spazio presidiato, attualmente, dalla Repubblica islamica degli ayatollah."

Ai fini di un'esatta comprensione della realtà iraniana occorre un'analisi sulla "specificità" shi'ita inevitabilmente correlata e sinergicamente organica alla storia - politica, culturale e spirituale - della nazione persiana. La totalità organica rappresentata dall'unità dei poteri temporale e spirituale emanante dalla teocrazia shi'ita iraniana è un significativo evento spartiacque della storia contemporanea mondiale e insieme l'esempio più assoluto di una formidabile volontà di riscatto delle masse oppresse iraniane e dei suoi dirigenti che, 'adempiendo' ad una 'consegna' direttamente impartita dall'Imam Khomeini, sbaragliarono il potere dispotico e tirannico dello shah instaurando la Repubblica Islamica.

La teocrazia sciita persiana è diretta emanazione dei precetti dottrinali e politici dell'Islam shi'ita duodecimano. "L'islam ha due rami principali, il sunnismo, maggioritario, e lo sciismo (shi'a, tashayyo') - scrive Yann Richard (7) professore di studi iranici presso la Sorbona di Parigi - Nello Sciismo la tendenza più importante è l'imamismo 'duodecimano' (in arabo esna' as-hari), chiamato così per il culto ai Dodici Imam che succedettero al Profeta. E' la religione ufficiale dell'Iran dal 1501, anno dell'avvento della dinastia safavide. (...)  Gli iraniana sono ariani che durante i secoli si mischiarono con popolazioni semitiche e, dai primi secoli della nostra epoca, con popolazioni di origine turcomongola procedenti dall'Asia centrale. Hanno conservato la loro cultura e lingua indoeuropea, il persiano (farsi), però hanno sempre utilizzato alfabeti semitici (nell'antichità l'aramaico, oggi l'arabo) per scrivere la propria lingua. (....) L'Iran  (...) possiede la comunità sciita più importante da sempre la più omogenea. Non si tratta di omogeneità etnica: soltanto la metà, più o meno, degli sciiti iraniani sono iranofoni. Sono altresì sciiti il 20% dei curdi, la maggioranza delle tribù arabe del Kuzhistan e la maggioranza dei turcofoni (tra i quali tutti gli azerbaegiani). (...) Dopo la rivoluzione iraniana tutto il mondo sa che gli sciiti sono musulmani che, come i sunniti, rispettano i dogmi centrali dell'Unicità di Dio (tawhid, "non avrai altro Dio che Dio"), lo stesso testo sacro (il Corano), lo stesso Profeta Muhammad (nostro Maometto) , la stessa credenza nella resurrezione seguita dal Giudizio Finale (maad) e la stesse obbligazioni fondamentali: orazioni, digiuno, pellegrinaggio, elemosina e jihad (guerra santa). Questi punti in comune sono più fondamentali delle divergenze: in teoria non esiste alcun ostacolo (anche se in passato vi fu e, di fatto, esiste ancora oggi) perchè uno sciita possa pregare con i sunniti e viceversa. Ai precetti fondamentali dell'Islam (...) gli sciiti uniscono la fede nella Giustizia di Dio ('adl) e l'Imamato. (...). L'Imamato (emama) è, in qualche modo, la conseguenza e l'applicazione del principio di giustizia nella direzione degli affari dell'umanità. Dio , che creò l'uomo, non poteva ammettere che fosse lasciato alla sua volontà e condotto verso la perdizione. Per ciò inviò i Profeti , l'ultimo del quale fu Muhammad, per guidarli verso il sentiero della giustizia e della verità. Però , dopo la morte dell'ultimo Profeta era inconcepibile che Dio, nella sua saggezza, avesse lasciato gli uomini soli senza che, in ogni epoca, esistesse un garante spirituale , una prova della veridicità della rivelazione , per dirigere la comunità dei credenti musulmani: è l'Imam, la Guida.Visto che svolgeva un ruolo fondamentale nella relazione tra Dio e gli uomini , l'Imam non poteva essere eletto dagli uomini fallibili nè dipendere dalle vicissitudini della storia: doveva necessariamente possedere alcuni requisiti di base, essere perfettamente istruito negli affari religiosi , essere assolutamente giusto ed equo nell'attuazione delle leggi, non aver difetti (ma'sum) , essere il più perfetto (afzal) della propria epoca perchè non si concepisce che il più perfetto obbedisca ad un imperfetto. Doveva cioè formare ciò che Henry Corbin chiamava "Pleroma Immacolato" della gnosi sciita, che comprende i Quattordici purissimi , vale a dire Muhammad, sua figlia Fatima e i Dodici Imam, creati da sempre. L'Imam è designato da una investitura sovrannaturale (nass) procedente da Dio per la mediazione del Profeta o dell'Imam anteriore a lui: la sua autorità viene dall'alto. (...) Gli sciiti , dall'anno 874 dell'era cristiana, si trovano nell'epoca del Dodicesimo Imam."

 

L'Islam shi'ita è l'Islam 'esoterico' per eccellenza: possiede cioè l'essoterismo proprio della Religione musulmana quale rivelata agli arabi dal Profeta Muhammad (la pace su di Lui e la sua Famiglia) unita ad una particolare specificità mistico-estatica che , nella lingua farsi, viene definita come "Irfan" (traducibile come 'Gnosi' o Conoscenza).

Si tratta dell'esoterico, del 'velato', del lato occulto della religione musulmana. Alle pratiche quotidiane stabilite dalla Legge islamica (Sharia) e ai precetti di tipo e natura essoterica l'Islam shi'ita corrisponde e legittimamente , sinergicamente, impone al credente la fede nel ruolo insindacabile di Guide della Comunità , in ogni tempo, dei Dodici Imam l'ultimo dei quali - il Dodicesimo - , al Mahdi (che Dio affretti la sua parusia) il Ben Guidato, si trova in istato di Grande Occultamento.

 

La 'teofania' sci'ita si ricollega alla Tradizione Informale anche attraverso il simbolismo e la numerologia 'sacra' propria di tutte le manifestazioni 'organicamente' in ordine con i Principii Tradizionali : alle Dodici tribù dell'antico "Israele" si sostituirono i Dodici Apostoli che seguirono il Messia Gesù così come nello shi'ismo duodecimano sono in numero di Dodici le Guide che 'formeranno' e indicheranno la comunità dei credenti in ogni tempo.

 

La Shi'ia è anche nota come il "partito" , la fazione, di Alì (cugino e genero del Profeta Muhammad, padre dei suoi soli nipoti sopravvissuti, rispettivamente il secondo e terzo imam , al Hassan e al Hussein). La sua 'comparsa' sul palcoscenico dell'umanità è convergente alle vicende terrene del Profeta sebbene sarà soltanto dopo la sua dipartita che, in termini chiari e stabilendo una cesura netta rispetto alla maggioranza dei fedeli sunniti, essa diverrà 'motore immobile' di eventi e avvenimenti destinati a modificare la storia mondiale: dalla tragedia di Karbala , con il martirio di al Husayn, alla rivoluzione islamica iraniana del XXmo secolo esiste un 'fil rouge' che unisce le vicende di milioni, miliardi, di individui fedeli dell'Ahl ul Bayt = la Famiglia del Profeta.

 

Senza Karbala non sarebbe assolutamente pensabile la Rivoluzione Islamica di Khomeini, senza l'annuale celebrazione delle dieci giornate dell'Asciurà shi'ita non avrebbe senso la comparsa nella storia recenti di Hizb'Allah in Libano e tantomeno acquisterebbe quelle valenze metafisiche e metastoriche l'imponente risveglio politico-militare del mondo musulmano in 'ebollizione' rivoluzionaria fin dagli inizi del XXmo secolo che troverà la sua consacrazione proprio nell'avvento delle forze rivoluzionarie a Teheran nel gennaio 1979. La 'spinta' ed il dinamismo della Rivoluzione di Khomeini , vero e proprio rinascimento musulmano e autentica 'rivoluzione conservatrice' nel mondo islamico, imporrà i successivi avvenimenti storici che dall'invasione sovietica dell'Afghanistan passando attraverso la guerra imposta dall'Iraq ba'athista di Saddam al governo islamico di Khomeini e infine alle due guerre mondialiste per il petrolio contro l'Iraq (1991-2003) ed alla dicotomia Occidente-Islam 'partorita', preconizzata, ideata ed alimentata ad arte dalle centrali di disinformazione del Sistema giudaico-mondialista che troverà il suo 'apice' nello "scontro tra le civiltà" elaborato dai circoli neoconservatori della politica statunitense e applicata dalla passata amministrazione Bush con fallimentari esiti e clamorosi rovesci dall'Afghanistan allo stesso Iraq.

 

"La storiografia recente - scrive la professoressa Biancamaria Scarcia Amoretti (8) -  tende ad analizzare in parallelo, come cause della nascita politico dello sciismo, istanze politico-ideologiche e più precise rivendicazioni occasionate dalla politica nepotista del terzo califfo 'Uthman. (...) Il riferimento al Corano e l'incipiente strutturazione della biografia del Profeta come modello emblematico (sunna) travisano e celano le dinamiche che sottendono la lotta per il potere, tanto più che ci troviamo sempre di fronte ad una storiografia islamica , pro o anti-sciita. (...) Per esempio , la tendenza a sovrapporre il fenomeno religioso al fatto politico, caratteristica musulmana poi sottolineata dagli storici occidentali, colloca su un piano di consequenzialità il fatto che il periodo che va dall'emigrazione di Muhammad da Mecca a Medina (622) fino alla fine del califfato di 'Alì (661) si configuri come l'età dell'oro. Su di esso si costruisce l'idea dello stato perfetto e del capo perfetto (cui tutto il mondo musulmano guarderà - e continua a guardare - con rimpianto) e la cosiddetta grazia divina del pluralismo (eufemismo per indicare mai sanate divaricazioni e fratture di ogni ordine concettuale, economico e sociale) costituisce nella prassi la trama di una conflittualità sostanziante tutto l'Islam."

 

 

La dicotomia Sunnismo-Shi'ismo è stata abilmente ed astutamente , in epoche a noi recenti, sfruttata e utilizzata dagli emissari dell'Imperialismo e del colonialismo per favorire gli interessi delle potenze egemoni (europee prima, statunitense e sovietica poi ed infine della superpotenza a stelle e strisce e del suo principale alleato, il Sionismo, in tempi a noi recenti dopo la fine della Guerra Fredda ed il tentativo di costituzione di un mondo unipolare a guida 'yankee' indicato dall'ex presidente americano George Bush senior con la formula-dichiarazione sull'entrata dell'umanità nel "Nuovo Ordine Mondiale"). A tal fine all'interno del mondo musulmano gli imperialisti hanno creato ad arte vere e proprie 'diversioni religiose' ovvero scuole di pensiero deformanti l'originale messaggio profetico: è il caso della setta wahabita instauratasi con l'avvallo della Gran Bretagna nelle sabbie dell'Hejaz saudita ma anche dei tentativi analoghi compiuti in Turchia (con il giudaizzante movimento dei Dummeh, cripto-ebrei falsamente convertiti all'islamismo dopo l'esperienza messianica fallimentare di Sabbatai Zevi del 1666) e soprattutto, per quanto ci riguarda, del bahaismo iraniano.

 

Indiscutibilmente le divergenze teologioco-dottrinali tra Sunna maggioritaria e Shi'ia minoritaria rappresentano un 'antico' "tallone d'achille" per il mondo musulmano ed una facile ed incendiabile divisione (ne siamo spettatori tutti , in modo clamorosamente palese, dopo l'occupazione manu militari statunitense dell'Iraq e lo scatenamento di un conflitto intercoffesionale che lacera e divide lo stato già dominio saddamista; analoga esperienza si ritrova nell'Afghanistan ma anche in gran parte del mondo islamico) della quale si approfittano i nemici della Ummah (comunità islamica mondiale). Realisticamente queste differenze esistono e fanno parte della storia alle origini della missione profetica mohammadica e nei primissimi anni dopo la scomparsa di Muhammad. In questo contesto di contrapposizione tra il potere, temporale, dei Califfi e l'opposizione e le rivendicazioni del "partito" shi'ita si inserisce la tragedia di Karbala.

 

Karbala rappresenta il fulcro della religiosità della Shi'ia che determinerà lo stato di perenne agitazione rivoluzionaria delle comunità shi'ite all'interno del mondo musulmano. Gli avvenimenti di Karbala (nel 680 era cristiana) determineranno la definitiva affermazione del potere della dinastia ommiade che reggerà da allora in poi, per diversi secoli, le redini del califfato e della comunità islamica in espansione. A Karbala , piana desertica situata nell'attuale Iraq e meta di pellegrinaggi sciiti, la battaglia che si svolgerà tra le truppe fedeli al califfo e i "ribelli" shi'iti di al Hussein (la pace su di Lui) rappresenterà l'eterna conflittualità tra due 'vettori' che, da sempre, 'sigillano' l'opposizione radicale tra Tradizione e Sovversione, Ordine e Caos.

 

La sollevazione di al Hussein nasce per ristabilire l'ordine nella comunità dei fedeli contro il dispotismo arrogante e la tirannia lussuriosa del califfo Muhawiya. La rivolta di al Hussein è disperata , senza alcuna possibilità di successo, contrassegnata dal tradimento degli abitanti di Kufa, e rappresenta l'archetipo di ogni futura sollevazione shi'ita ed insieme il modello originario, esemplare, di qualunque rivolta contro ogni forma di potere tirannico, contro l'espropriazione dispotica del potere, contro ogni legittimismo menzognero e l'esercizio illegale del potere. E' , l'esempio di Karbala, un grido di rivolta che mira ad abbattere ingiustizie e sopprusi compiuti da un'autorità avvertita come illegittima e che riporta alla secolare lotta contro il "maestro di menzogna" che è l'istinto 'tellurico-satanico' emanazione di 'tendenze' inferiori, rovesciate, demoniache.

 

"Lo sciismo trova nel caso di Husayn la sua via crucis. E' sotto il segno della consapevolezza della sconfitta e della necessità/volontà di immolarsi che la storiografia sciita ce lo narra , utilizzando, si badi bene, materiali registrati anche da chi sciita non è. Accanto all'eroe Alì, si costruisce l'antieroe, a simbolizzare quella che sarà poi nei fatti la vicenda dell'imamismo, fatta di rinunce politiche e di recuperi religiosi tali da produrre politica, di marginalità e nel contempo di una creatività culturale con la quale non si possono non fare i conti.  Husayn è mite ma deciso. Il suo destino gli appare con tutta chiarezza ed ha dimensioni cosmiche. Vale per l'umanità intera. Il suo martirio, diversamente da quello del padre, sarà opera sua, e suo sarà il significato da attribuire ad esso. Ha paura, umana paura, ed è su questa che si fonda il valore del suo agire. (...) Religiosamente l'impatto della morte di Husayn è superiore a quello della morte di Alì. La tragedia viene rivissuta da tutto il corpo sciita e l'anniversario celebrato per dieci giorni

(i primi dieci giorni del muharram). A seconda dei paesi si danno vere e proprie rappresentazioni sacre o processioni simili a quelle che si compiono a Siviglia durante la Settimana Santa. L'oppressione religiosa si esprime, per opera del regime in carica, permettendo o proibendo tali cerimonie. (...) Del senso del martirio, prerogativa dell'Imam e non del semplice fedele anche quando questi è chiamato a sacrificare la vita per il bene collettivo, si è già detto. Paralleli condotti tra sciismo e Cristianesimo trovano nella storia di Husayn la loro principale motivazione. (...) Rimane da chiarire un punto, la valenza più propriamente politica del gesto di Husayn. Se solo l'Imam è degno di vivere il martirio, il fedele trae necessariamente una lezione: il dovere di opporsi al tiranno e all'ingiustizia, non per interesse personale, ma per la collettività. (...) La mai negata ipotesi della legalità della rivolta contro il sovrano ingiusto, valida per tutto l'Islam, trova, una volta di più, pronto nello sciismo il paradigma teorico in base al quale stabilire come si definisca l'ingiustizia e come la si combatta. Anche nei momenti di maggior quietismo lo sciismo non rinuncia a tale ipotesi, che diventa possibile, plausibile e realizzabile quando le circostanze siano favorevoli o talmente sconcertanti da motivare l'intervento violento contro il potere." (9)

 

E' in questa ottica che si deve dunque intendere la rivolta dei mustadhafin (i diseredati) iraniani, degli oppressi, dei reietti della società musulmana shi'ita iraniana contro la tirannia ed il dispotismo del regime pahlevi e contro le potenze imperialiste affamatrici dell'umanità ed i loro più o meno occasionali alleati.

 

Concludiamo questo nostro brevissimo ed affatto esaudiente studio preliminare sull'Islam shi'ita (10) ricordando le parole del Signore dei Martiri shi'iti, al Husayn, annualmente celebrate dall'intera comunità shi'ita nella ricorrenza dell'Asciurà: "O Dio, Tu sai che quanto abbiamo fatto non è stato lottare per il potere nè ricercare le cose effimere di questo mondo, ma restaurare le pietre miliari della Tua religione e compiere le giuste opere nel Tuo paese, di modo che quanti nel Tuo popolo sono stati offesi possano ottenere sicurezza e le Tue prescrizioni, che sono state ostacolate, possano essere messe in pratica.".

 

Il mondo come perenne 'combattimento' tra oppressi ed oppressori, diseredati e affamatori delle ricchezze del pianeta.

 

 L'eterna lotta tra il Sangue e l'Oro, Tradizione e Sovversione, Ordine e Caos.

 

  

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"

 

 Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/dhb_islam_shiita.htm

 

 

 

Note -

 

1 - Maurizio Lattanzio - Articolo "Alternativa Rivoluzionaria al Sistema" - dal mensile "Avanguardia" nr 100 - Marzo 1994;

 

2 - Maurizio Lattanzio - Articolo "Islam ed Europa - Tracce di lettura" - dal mensile "Avanguardia"

 

3 - Umar 'Amin - introduzione a Ayatollàh Khomeyni - "Il Governo Islamico" - ediz. "L.ED.E." (Libreria Editrice Europa) - Roma s.d.;

 

4 - Angelo Terenzoni / Nazareno Venturi - "La Repubblica Islamica dell'Iran: un ideale metafisico nella realtà del XX secolo" -  edizioni "Alkaest" - Genova 1980 ;

 

5 - Per una breve bibliografia sulla Repubblica Islamica dell'Iran si consultino anche i seguenti volumi:

AFARI J., Foucault and the Iranian revolution: gender and the seductions of Islamism, Chicago, University of Chicago Press, 2005.

 ALGAR H., Constitution of the Islamic Republic of Iran / translated from the Persian by Hamid Algar, Berkeley, Mizan Press, 1980.

 ALGAR H., Islam and Revolution: Writings and Declarations of Imam Khomeini, Berkley, University of California Press, 1981.

 ALGAR H., Roots of the Islamic Revolution in Iran; four lectures, Oneonta, NY, Islamic Publications International, 2001.

ARJOMAND S. A., The Turban For the Crown: The Islamic Revolution in Iran, New York-Oxford, Oxford University Press, 1988.

BROYLES M., Mahmoud Ahmadinejad: President of Iran, New York, Rosen Publication, 2008.

BUCHTA W., Who Rules in Iran? The Structure of Power in the Islamic Republic, Washington, The Washington Institute for Near East Policy and the Konrad Adenauer Stiftung, 2000.

CAMPANINI M., Islam e politica, Bologna, Il Mulino, 2003.

 DONATO S., Iran: la ricostruzione delle aree distrutte dalla guerra, Roma, Gangemi Editore,1990.

 EHTESHAMI A.; ZWEIRI M., Iran's foreign policy: from Khatami to Ahmadinejad, Berkshire, U.K., Ithaca Press, 2008.

 EMILIANI M., RANUZZI D' BIANCHI M., ATZORI E., Nel nome di Omar: Rivoluzione, Clero e Potere in Iran, Bologna, Odoya, 2008.

 FORAN J., A century of revolution: social movements in Iran, London, UCL Press, 1994.

 GUOLO R., L'Islam è compatibile con la democrazia?, Bari, Laterza, 2004.

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 HAYKAL M. H., The return of the Ayatollah: the Iranian revolution from Mossadeq to Khomeini, London, Deutsch, 1981.

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 MILANI M. M., The Making of Iranian Islamic Revolution: From Monarchy to Islamic Republic, London, Boulder, 1988.

 MOIN B., Khomeini:Life of the Ayatollah, New York, St.Martin's Press, 2000.

 MOTTAHEDEH R., The Mantle of the Prophet: Religion and Politics in Iran, Middlesex, Penguin, 1985.

 NESTI A., Laboratorio Iran: cultura, religione, modernità in Iran, Milano, Casa Editrice Franco Angeli, 2003.

 PARSA M., Social Origins of The Iranian Revolution, New Brunswick and London, Rutgers University Press, 1989.

RUBIN B. M., The Iranian revolution and the resurgence of Islam, Philadelphia, Mason Crest Publisher, 2007.

 

6 - Tiberio Graziani - "La funzione eurasiatica dell'Iran" - editoriale del numero speciale  dedicato all'Iran dalla rivista "Eurasia"  , Nr. 1/2008 (Gen-Apr);

 

 

7 -  Yann Richard - "El Islam Shiì" - ediz. "Bellaterra" - Barcelona (Spagna)  1996  (traduzione dall'originale francese "L'islam chi'ite" - ediz. Arthème Fayard - Paris , France 1991);

 

8 - Biancamaria Scarcia Amoretti - "Sciiti nel mondo" - ediz. "Jouvence" -  Roma 1994;

 

9 - Biancamaria Scarcia Amoretti - ibidem;

 

10 - sullo Shi'ismo si consigliano i seguenti volumi:

 

- Allamah Tabataba'i - "Gesù e Maria nel Corano"  - ediz. a cura del Centro Culturale Islamico Europeo - Roma 1994 - (nuova ediz. 2008);

- Tabataba'i - "La Shia nell'Islam" - ediz. "Semar" - Roma 2002;

- Mortaza Motahhari - "La visione unitaria del mondo" - ediz. "Semar" - Roma 1998;

- Vali Nasr - "La rivincita degli sciiti - Iran, Iraq, Libano: la nuova mezzaluna" - ediz. Università Bocconi - Milano  2007;

- Leonardo Capezzone/Marco Salati - "L'Islam sciita - Storia di una minoranza" - ediz. "Lavoro" - 2006;

- Roberto Gritti/Giuseppe Anzera - "I partigiani di Alì - Religione, identità e politica nel mondo sciita" - ediz. "Guerini e Associati" - Roma 2007;

- Abdolmohammadi Pejman - "La Repubblica Islamica dell'Iran - Il pensiero politico dell'Ayatollah Khomeini" - ediz. "De Ferrari" - 2009;

- Hamid Ansari - "Il racconto del risveglio - Una biografia politica e spirituale dell'Imam Khomeini"  - ediz. "Irfan" - 2007;

- Imam Ruhollah Khomeini - "Il governo islamico" - nuova edizione - ediz. "Il Cerchio" - Rimini 2006 con la presentazione dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata della R.I. dell'Iran in Italia, introduzione del prof. Franco Cardini e nostro saggio su "L'Imam Khomeini - La vita, la lotta, il messaggio";

- Khomeini Mousavi/Motahhari Mortaza - "La via spirituale - Invito e introduzione" - ediz. Semar" - Roma 2002;

si veda anche il nostro: "Conoscere l'Islam - Le basi della dottrina shi'ita" -  ediz. "Il Cerchio" - Rimini 2005;

 

 


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