Diritto allo studio e libertà
accademica in Palestina.
Lettera aperta
ai docenti universitari italiani sulla discriminazione
universitaria e culturale del popolo palestinese
scolaresca studia ad un
check-point in attesa dei permessi di transito
Cari colleghi,
siamo un gruppo di docenti universitari italiani particolarmente
sensibili alla situazione universitaria e scolastica del popolo
palestinese, sia nei territori occupati (Gaza e Cisgiordania), sia
all’interno dello Stato israeliano, in particolare in Galilea, dove
vivono oltre un milione di “arabi-israeliani”. Per esperienza diretta e
sulla base di ricerche effettuate da centri studi palestinesi e
israeliani possiamo denunciare gravi violazioni del diritto
all’istruzione, della libertà di insegnamento e della libertà di
pensiero del popolo palestinese. Poiché l'Italia nel 2009 è diventata
primo partner europeo nella ricerca scientifica e tecnologica dello
Stato di Israele, responsabile delle violazioni di cui sopra, riteniamo
necessario che la comunità accademica italiana prenda coscienza delle
discriminazioni in atto.
Il livello culturale e scientifico nelle 11 università palestinesi è
stato fortemente condizionato dall'occupazione e dalle restrizioni alla
mobilità di docenti e studenti, in violazione della IV Convenzione di
Ginevra. Dopo la chiusura di scuole e università palestinesi da parte
del governo israeliano durante la Prima Intifada (1987-93), gli accordi
di Oslo hanno consentito la creazione di un Ministero dell'Istruzione
dell'Autorità Nazionale Palestinese, ma le violazioni da parte
dell'esercito israeliano sono continuate. In termini di perdita di vite
umane, dall'ottobre 2000 al giugno 2008, 658 studenti sono stati uccisi,
4852 feriti (di cui 3607 minorenni) e 738 imprigionati. Tra i docenti,
37 sono stati uccisi, 55 feriti e 190 detenuti. Nello stesso periodo il
danno totale alle università (edifici, attrezzature ecc.) a causa delle
invasioni israeliane ammonta a 7.888.133 USD, mentre per le scuole il
danno è di 2.298.389 USD. Tutto questo comporta una bassa percentuale di
studenti iscritti e una scarsa presenza di docenti. A Gaza, in
particolare, la situazione è drammatica: il 50% degli studenti è assente
e lo è anche il 40% dei docenti. Qui durante l'operazione militare
Piombo Fuso (dicembre 2008 – gennaio 2009) l'aviazione israeliana ha
bombardato, distruggendo o danneggiando gravemente, 280 scuole/asili e
16 edifici universitari. In pochi giorni sono stati uccisi 164 studenti
e 12 docenti.
La privazione della libertà di movimento di studenti e docenti
palestinesi è inoltre una violazione del diritto allo studio e
all'attività accademica. I check-point militari che costellano la
Cisgiordania rendono difficile raggiungere scuole e università, e nei
periodi in cui si svolgono esami scolastici e universitari i controlli
si fanno particolarmente severi. A Gaza invece è l'assedio a impedire
l'entrata e l'uscita dalla striscia di docenti palestinesi che volessero
svolgere attività di ricerca presso università estere, di docenti
stranieri che volessero visitare le università di Gaza, e degli oltre
1000 studenti che ogni anno fanno domanda per studiare all'estero. E non
dovrebbero essere dimenticati i casi di discriminazione degli studenti
arabi da parte di università israeliane, ampiamente denunciati da
rappresentanze studentesche e sindacati di docenti palestinesi ma anche
da organizzazioni israeliane per i diritti umani. Più generalmente, le
principali istituzioni accademiche israeliane non hanno assunto una
posizione neutrale e apolitica nel conflitto e rivendicano il sostegno
della ricerca scientifica alle istituzioni governative e militari
israeliane, giungendo persino a tollerare il riconoscimento dello status
di “centro universitario” al College di Ariel, situato in un
insediamento illegale nei territori occupati. Consigliamo la lettura del
dossier curato da Uri Y. Keller, Academic boycott of Israel and the
complicity of Israeli academic institutions in the occupation of
Palestinian territories.
La prospettiva che si fa sempre più probabile è un vero e proprio
etnocidio del popolo palestinese ed arabo-israeliano: le nuove
generazioni sono esposte ad una radicale perdita della conoscenza della
propria storia e della propria identità culturale e linguistica.
Che cosa intendiamo fare e vi stiamo proponendo? Vorremmo anzitutto
chiedervi di rispondere positivamente a questa nostra “Lettera aperta” e
di aderire al nostro progetto di intervento a favore delle università
palestinesi. Una volta ottenuto un numero sufficiente di adesioni al
nostro documento vorremmo organizzare dei seminari in sedi universitarie
italiane con la presenza di docenti universitari italiani, palestinesi e
israeliani. L’obiettivo sarebbe l’individuazione e l’impostazione degli
strumenti di intervento concreto a favore delle università e delle nuove
generazioni di studenti e studiosi palestinesi e arabo-israeliani. Molto
utile potrebbe essere la firma di convenzioni di cooperazione culturale,
scientifica e didattica fra atenei italiani e atenei palestinesi. Un
ulteriore passo avanti potrebbe essere l’organizzazione di un primo
convegno nazionale su questi temi, con la collaborazione di istituzioni
nazionali e internazionali, non solo accademiche, disposte a sostenere
il nostro progetto: aiutare le nuove generazioni palestinesi a
raggiungere in assoluta autonomia un buon livello di scolarizzazione e
acculturazione universitaria nonostante l’occupazione, l'assedio e la
repressione in corso.
Firme dei proponenti:
Danilo Zolo (Filosofo del diritto, Università di Firenze)
Angelo Baracca (Fisico nucleare, Università di Firenze)
Giorgio Gallo (Informatico, Università di Pisa)
Giorgio Forti (Biologo, Università di Milano)
Martina Pignatti Morano (Scienze per la pace, Università di Pisa)
Per aderire all'iniziativa inviare un breve messaggio a:
Siti e fonti di documentazione:
Diwan, Ishac & R. A. Shaban (eds.). Development Under Adversity. MAS and
World Bank, 1999 (see chapter on Education).
Ministry of Higher Education, The Effect of the Israeli Occupation on
the Palestinian Education from 28/9/2000 to 8/7/2008. Download:
http://www.mohe.gov.ps/downloads/textdoc/assE.doc
Ministry of Higher Education, Expansion & Annexation Wall and it's
impact on the Educational Process. Download:
http://www.mohe.gov.ps/downloads/pdffiles/wallE.pdf
Ministry of Higher Education, Education development strategic plan
2008-2012
http://www.moe.gov.ps/downloads/pdffiles/5yp2.pdf
Nakhleh, K. & Wahbeh, N., Research on Improving the Quality of Basic
Education in Palestine. Ramallah: Qattan Centre for Educational
Research, 2005.
PACBI, Call for Academic and Cultural Boycott of Israel, 2004. Read on:
http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=869
Ramallah Centre for Human Rights Studies, Biannual report on educational
rights and academic freedoms in the Palestinian Authority territories,
Third report, 1/1/2009 – 30/6/2009.
Rigby, Andrew. Palestinian Education: The Future Challenge. Jerusalem:
PASSIA, 1995.
Right to Education Campaign, R2E Fact Sheet, Birzeit University, 30
April 2009. Read on:
http://right2edu.birzeit.edu/news/article495
Stop the Wall, Education under Occupation. Sept. 2007. Download:
http://www.stopthewall.org/downloads/pdf/UnderOccupation.pdf
United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs
(OCHA) and Association of International Development Agencies (AIDA), The
Gaza Blockade: Children and Education Fact Sheet (July 28, 2009).
Download:
http://www.ochaopt.org/documents/un_ngo_fact_sheet_blockade_figures_2009_07_28_english.pdf
Uri Yacobi Keller, Academic boycott of Israel and the complicity of
Israeli academic institutions in the occupation of Palestinian
territories, in The Economy of the Occupation, a Socioeconomic Bulletin,
by The alternative information centre, N. 23-24, October 2009. Download:
http://aic.webhop.org/images/stories/downloads/Economy_of_the_occupation_23-24.pdf
World Bank, West Bank and Gaza - Education Sector Analysis, Impressive
Achievements Under Harsh Conditions and the Way Forward to Consolidate a
Quality Education System, Sept. 2006.
Fonte:
http://civiumlibertas.blogspot.com/ |