Obama: ancora una donna per la Corte Suprema
Andrea
Mollica - Giornalettismo.com -
10 maggio 2010

Il presidente degli Stati Uniti conferma le
indiscrezioni della vigilia e nomina il Solicitor General Elena Kagan
come sostituto di John Paul Stevens. Il leader del fronte liberal della
Corte viene sostituito con una scelta moderata.
Elena Kagan si è
preparata per meno di 2 anni al ruolo di Giudice
associato della Corte Suprema. Nella funzione di
Solicitor General ha rappresentato le posizioni
dell’Amministrazione nei casi in esame al massimo tribunale americano.
50enne, ebrea, single, Elena Kagan ha fatto parte
dell’amministrazione Clinton, e fu nominata dal
penultimo presidente democratico per la prestigiosa Corte
d’Appello federale di Washington Dc
nell’estate del 1999, ma la sua candidatura non fu mai presa in
considerazione dal Senato. Con l’elezione di
George W Bush al suo posto fu eletto John Roberts,
che nel 2005 è asceso al ruolo di Chief Justice della
Corte Suprema. Kagan ritroverà quindi Roberts dopo esser stata la prima
donna a guidare la Law School di Harvard
, e dovrà battagliare la linea giurisprudenziale impressa dal blocco
conservatore, formato proprio dal Chief Justice, da Thomas,
e dagli italo americani Scalia e Alito.
Agli inizi della sua carriera Kagan aveva fatto da
assistente all’Associate Justice Thurgood Marshall,
l’ultimo componente della Corte Suprema ad esser arrivato al massimo
tribunale americano senza una precedente esperienza di giudice a livello
statale o federale. Una caratteristica condivisa dalla sua assistente.
La nomina di Obama
segna un’altra novità. Per la prima volta nella storia non ci sarà
inoltre un giudice protestante. Ai 6 cattolici si è aggiunta la terza
persona di fede ebraica.
NIENTE DRAMMI -
A metà febbraio l’influente Scotusblog, sito
specializzato sulla Corte Suprema, aveva già anticipato
la nomina di Kagan. Il leader del fronte liberal
Stevens si sarebbe dimesso, come poi avvenuto qualche
settimana dopo, poco prima del novantesimo compleanno, lasciando al
presidente la possibilità di sostituirlo con un giudice dal simile
orientamento politico e giurisprudenziale. Il ritiro di Stevens
si spiegava, oltre che con l’età avanzata, anche in vista delle midterm
di novembre. I Democratici rischiano di perdere molti
seggi alle elezioni di metà mandato, e la nomina di un giudice della
Corte Suprema è uno scenario di battaglia tradizionale
tra i due partiti. Nelle condizioni attuali, con il partito del
presidente ancora vicino alla super maggioranza, un blocco dei
Repubblicani sarà improbabile, così da favorire la nomina di
Obama. Elena Kagan offriva, secondo
Scotus blog, la più facile delle scelte. Avendo già passato lo
scrutino del Senato prima di assumere la funzione di
Solicitor General, e con un’età molto giovane, neanche
50 anni, l’ex preside della Facoltà di Legge di Harvard
aveva caratteristiche fondamentali per assicurare un tranquillo processo
di approvazione. I Democratici difficilmente potranno contestare un
giudice che gode della fiducia personale di Obama,
mentre i Senatori repubblicani che hanno già votato la Kagan come
Solicitor General difficilmente potranno fare una battaglia
ostruzionistica contro di lei. Il presidente ha così scelto di non
affrontare uno scontro con il Gop in una delle materie
più incendiare, le nomine dei magistrati, ma ha preferito mantenere la
linea già emersa con la scelta di Sonia Sotomayor.
Arriverà alla Corte Suprema un altro profilo moderato,
che scontenterà ancora una volta chi cerca un erede dei grandi giudici
liberal – Brennan, Warren,
Douglas, etc – e che difficilmente potrà essere contestata in
modo vigoroso dai repubblicani, al di là della scontata
contrapposizione. Elena Kagan è distante dai dogmi
della giurisprudenza conservatrice, che è tradizionalmente pro business,
anti aborto, espone un sostegno quasi pregiudiziale all’accusa nei
procedimenti penali ed ha una visione limitata dei poteri governativi
nelle materie sociali. Obama ha però evitato, così come
con Souter, di sostituire un giudice che si ritira
dalla Corte con un magistrato con posizioni più progressiste, scegliendo
quindi di non controbilanciare il blocco conservatore che ha ormai
spinto a destra la giurisprudenza costituzionale statunitense. Nelle
settimane scorse il presidente si era espresso contro l’attivismo dei
giudici, rimproverato non solo all’attuale Corte Roberts,
ma anche alle Corti Warren e Burger
degli anni ’60 e ’70.
POCO CAMBIAMENTO -
Le dichiarazioni di Obama nei confronti della
Corte Warren, simbolo del liberalism americano, sono state
accolte con un certo sconcerto da alcuni commentatori progressisti come
Glenn Greenwald, molto critico nei confronti della
nomina della Kagan. Il presidente sembra aver puntato a
costruire un argine moderato contro la deriva conservatrice impressa dal
duo Roberts – Scalia, evitando un contrappunto liberal,
al momento minoritario, e cercando il quinto voto, quello del
repubblicano moderato di tendenze libertarie Anthony Kennedy,
spesso il giudice decisivo nei casi decisi a stretta maggioranza. Con
ogni probabilità questa strategia permetterà un’approvazione tranquilla
della nomina di Elena Kagan, che eviterà polemiche
politiche capaci di distrarre l’Amministrazione dai suoi compiti
principali in un momento di notevoli difficoltà sul piano occupazionale.
Obama ha preferito, ancora una volta, uno spostamento
incrementale della traiettoria del Paese, scansandosi dal conflitto
ideologico dei suoi avversari repubblicani. Un simile posizionamento
moderato è coerente con molte scelte attuate da quando l’ex senatore
junior dell’Illinois è diventato presidente. All’epoca
delle nomination di Roberts ed Alito,
l’eredità di maggior successo di George W Bush, il
senatore Obama si era opposto in maniera ferma alla
svolta conservatrice impressa alla Corte dopo il ritiro della moderata
Sandra Day O’Connor. Dal presidente beniamino dei liberal, e
con una formazione accademica costituzionalista, il mondo progressista
si aspettava di più, specie dopo la sentenza rivoluzionaria di
Citizens United. Elena Kagan dovrebbe consentire al suo
precedente datore di lavoro un paio di mesi tranquilli sul fronte
giurisprudenziale, e passato il test del Senato potrebbe lentamente
invertire il corso della Corte Roberts. A 50 anni ha davanti a sé molti
anni per far comprendere se sarà un pezzo importante dell’eredità di
Obama.
Fonte:
http://www.giornalettismo.com/archives/62556/obama-ancora-donna-corte-suprema/
|