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L’informazione
nazionale ha detto che a Gaza è finita la guerra.
Ma non è così. L’operazione lampo di Israele
dall’inquietante nome “Piombo fuso” allunga la
propria ombra sul presente di Gaza: la normalità
della città è un logorante stato di assedio. La
Striscia, con la complicità del governo egiziano
di Hosni Mubarak , prono ai diktat israeliani e
americani, continua e tenere sigillato il valico
di Rafah e tutta la Striscia risulta completamente
chiusa. La normalità dell’embargo al quale il
fiero popolo palestinese oppone la propria
allegra, ferma e orgogliosa resistenza segna i
ritmi di una vita al rovescio che, lenta, scorre
per le vie della città. A Gaza non fanno entrare
nulla. L’assedio colpisce il settore edilizio, il
più corroso dalla guerra. Niente cemento, niente
ferro e niente chiodi per raddrizzare i cumuli di
macerie. Ma anche: niente benzina, niente
corrente. Insomma niente di niente. Ma Gaza
resiste anche se si soffoca nel pauroso inferno
che la devastazione e l’orrore dell’attacco
israeliano ha condotto senza alcuna pietà per la
vita e la sopravvivenza dei civili.
Il volto della città è mutilato dai palazzi
bruciati, dai bambini che muoiono negli ospedali,
mutilati, resi invalidi dalle bombe al fosforo, da
ferite di armi che i medici non riconoscono perché
Israele ha violato la convenzione di Ginevra,
usando armi proibite. Anche questo è il genocidio.
Le condizioni sanitarie negli ospedali della
Striscia sono al limite della resistenza umana.
Non esiste nessuna collaborazione tra la medicina
israeliana e quella palestinese. Gli edifici
ospedalieri sono fatiscenti e l’ascensore donato
all’ospedale di Alwa di Jabalya dal fondo della
Banca Mondiale giace nel porto di Aschelon,
sequestrato dagli israeliani: una coraggiosa
delegazione italiana del Forum Palestina,
aggirando le maglie dell’embargo, vi ha fatto
pervenire in questi giorni una donazione di circa
20.000 euro , frutto di una campagna di
sottoscrizione popolare.
Trattati come bestie, macellati come animali,
sigillati come topi in gabbia, messi in condizione
di non essere neppure ne curati: a Gaza è
emergenza sanitaria. Il rischio è l’esplosione di
epidemie, dovute alla malsane condizioni di vita
che l’embargo e l’assedio israeliano continua ad
attuare. E’ dunque finita la guerra? Non che non
lo è. I raid israeliani continuano a gettare bombe
sui civili, ad uccidere quei contadini che sono
necessari all’economia di sussistenza della
Striscia. I bombardamenti, in linea con la scelta
israeliana di infierire con l’assedio, hanno di
mira quei tunnel che consentono il passaggio dei
beni di prima necessità. La tregua, cui la stampa
nazionale ha dato tanto rilievo, è nei fatti e
nella cose, inesistente. Che tregua è quella in
cui un esercito, con il dispiegamento di tutta la
sua potenza, continua a distruggere un altro
popolo, ogni giorno, in una infinita girandola
della morte? Intanto, 450 ONG, con il loro
rappresentante legale, l’avvocato francese Gilles
Devers, hanno presentato una denuncia presso la
Corte penale internazionale dell’Aja per crimini
di guerra e crimini contro l’umanità commessi
nella Striscia di Gaza durante l’operazione
“Piombo fuso”.
“Gaza è una zona di non diritto, quello che è
stato fatto a quel popolo è imperdonabile, Il
nostro scopo è porre fine all’impunità di
Israele”, dice l’avvocato. E aggiunge: “Non siamo
ancora alla condanna dei responsabili, in questa
fase dobbiamo convincere il procuratore della CPI,
Luis Moreno O Campo, che esiste una base
ragionevole per aprire una inchiesta. Stiamo
raccogliendo le prove e le testimonianze,
nonostante Israele abbia impedito l’accesso a Gaza
a quattro nostri avvocati”.
Ma se la tregua vacilla ogni giorno di più, se
l’embargo ai palestinesi si stringe in nodi sempre
più feroci, nonostante le vetrine diplomatiche dei
vertici del Cairo e le promesse di
riappacificazione tra le fazioni politiche di
Palestina, nonostante le buone intenzioni e le
belle parole della Clinton e di Obama, vuol dire
che , dietro l’apparente calma di questo periodo,
bolle il vento di una nuova crisi politica.
Le lacerazioni tra Ramallah e Gaza non sono del
tutto ricucite nonostante gli appelli ad una
imbelle pacificazione. Se oggi si votasse, secondo
un recente sondaggio di riconfermerebbe la
vittoria di Hanyeh: solo una candidatura di
Barghouti potrebbe cambiare le carte in tavola.
Mentre la politica israeliana, specchio di una
crisi profonda del paese, svolta decisamente a
destra, ravvivando i peggiori ricordi del peggiore
sionismo. Oggi sembra tutto calmo, ma domani che
accadrà?
La riviviscenza del conflitto che infiamma da
sempre il Medio Oriente potrebbe esplodere molto
presto. Davvero presto. |