Ultimamente è difficile che passi un solo giorno senza che venga
rivelata la scoperta di un’ulteriore cellula di spionaggio che opera
in Libano per conto di Israele. Undici reti, composte da 15
sospettati, sono state scoperte dalle ISF (Internal Security Forces)
libanesi nell’arco di un mese. Secondo fonti vicine a Hezbollah,
"ciò che è stato rivelato è solo la punta dell’iceberg, poiché
ulteriori cellule e uomini saranno arrestati". Questi sviluppi
giungono mentre il paese è in preda alla febbre elettorale per le
consultazioni del 7 giugno. Essi coincidono anche con quelle che
sono state definite le più imponenti manovre militari israeliane dal
1948.
Ad
essere sinceri, non è una grossa novità scoprire cellule di
spionaggio israeliane in Libano. Ciò che contraddistingue le reti
scoperte recentemente, tuttavia, è il loro numero record ed il fatto
che esse coprivano quasi tutto il Libano, da Beirut alla Bekaa, e –
cosa ancora più importante – il sud, ovvero il territorio di
Hezbollah. Mentre gli agenti israeliani vuotavano il sacco, il
silenzio israeliano era assordante. L’unica reazione israeliana è
stata di aprire il confine settentrionale per gli agenti in fuga
diretti in patria lunedì scorso.
Le
indagini iniziali rivelano intense attività di spionaggio. Dopo la
guerra del luglio 2006, l’establishment militare israeliano comprese
che parte dell’insuccesso nell’infliggere un duro colpo all’arsenale
missilistico di Hezbollah era dovuto ai fallimenti dell’intelligence
sul campo. Essa non ebbe più obiettivi da segnalare al sesto giorno
di guerra, e non riuscì a paralizzare la capacità della resistenza
di lanciare razzi. All’inizio del 2007, Israele decise di attivare
le sue "cellule in sonno" in Libano. Ristabilì i legami con alcuni
ex agenti e lavorò per reclutarne altri. Mentre queste reti
operavano separatamente, Israele lavorò per insediare degli attori
chiave come Ali Jarrah, Adib Al-Alam e Ziad Al-Homsy (Adib
Al-Alam è un generale in pensione, arrestato ad aprile; Ziad
Al-Homsy è il vicesindaco di Saadnayel, una cittadina nella Bekaa;
per un ulteriore approfondimento si vedano anche
"Security and Defense: Spying trouble in Lebanon"
, apparso sul Jerusalem Post, e
"Spies’ Roots Reach Deep in Lebanon", apparso sul New
York Times (N.d.T.) ), che avrebbero lavorato al reclutamento
di altri. Il tipo di strumenti di spionaggio high-tech che è stato
trovato in mano ad alcuni sospettati, e l’addestramento che avevano
ricevuto, suggeriscono molto chiaramente che Israele era alla
disperata ricerca di nuovi dati e di nuovi obiettivi.
Rimangono molti interrogativi riguardo alla scoperta di queste reti
di spionaggio, soprattutto perché alcune di esse erano note a
Hezbollah, ed erano sotto il suo vigile sguardo fin dal 2006. In
secondo luogo, che tipo di attività era assegnato a queste reti, e
fino a che punto Israele è riuscito, attraverso i suoi agenti, a
violare la sicurezza della resistenza o addirittura dello Stato
libanese, alla luce del fatto che alcuni dei suoi agenti lavoravano
nelle istituzioni statali? Ad esempio, Al-Alam ha lavorato nel
Servizio della Sicurezza Generale per 25 anni, mentre un altro
agente, Haitham Al-Sohmorani, ha servito nelle ISF.
Cosa
ancora più importante, questa attività di spionaggio sta a indicare
una imminente azione militare contro il Libano? Lunedì scorso, il
segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha ammonito che
Israele potrebbe aver avviato una fase di preparativi per "una nuova
guerra a sorpresa contro il Libano" – come testimonierebbero le
manovre militari che dovrebbero svolgersi dal 31 maggio al 4 giugno
– allo scopo di saldare vecchi conti con Hezbollah e ristabilire la
sua perduta capacità di deterrenza militare.
Il
lavoro per scoprire le cellule di spionaggio è iniziato nel
settembre del 2008. La maggior parte degli sforzi è stata condotta
dalle ISF, ritenute affiliate al leader della maggioranza Saad
Al-Hariri, le quali non godono di una buona reputazione negli
ambienti dell’opposizione. Alcuni hanno suggerito che la scelta di
tempo per fare questa rivelazione sarebbe strettamente legata alle
prossime elezioni in Libano. La versione ufficiale degli eventi,
tuttavia, racconta un’altra storia.
Secondo Ashraf Reifi, comandante delle ISF, l’assistenza tecnica e
l’addestramento forniti ai quadri delle ISF hanno messo in grado
questi ultimi di rintracciare e smascherare cellule di spionaggio.
Tuttavia, fonti vicine a Hezbollah ci hanno rivelato che
l’assistenza tecnica occidentale fornita alle ISF ha reso
effettivamente queste ultime in grado di scovare le spie, ma coloro
che hanno fornito questa assistenza non si aspettavano che le ISF
avrebbero utilizzato questo addestramento per prendere di mira
agenti israeliani. Piuttosto essi volevano che le ISF si
concentrassero sulle attività legate alla Siria ed alla resistenza.
Reifi
ha affermato che è stato un errore tecnico di alcuni agenti
israeliani che ha portato alla scoperta di queste reti. "Queste reti
operavano separatamente, in modo tale che se un agente fosse stato
preso non sarebbe stato in grado di dire nulla sugli altri. Ma un
paio di settimane fa, le ISF hanno intercettato ordini israeliani
che chiedevano agli agenti di tenere un basso profilo e di
sbarazzarsi di alcuni degli strumenti di spionaggio ad alta
tecnologia", ha dichiarato Reifi.
Mentre
alcuni agenti si erano concentrati sulla raccolta di dati
riguardanti i principali membri di Hezbollah, altri raccoglievano
rilevamenti su alcuni villaggi del sud. Gli agenti più importanti si
sono concentrati su attività volte a fomentare le tensioni settarie.
Al-Homsy, un ex membro di Al-Mustaqbal (il partito di Saad
Al-Hariri), e vicesindaco di Saadnayel, un villaggio nella valle
della Bekaa centrale, rappresenta un esempio significativo a questo
proposito. Al-Homsy, che è stato arrestato dall’intelligence
dell’esercito, è accusato di essere stato un attore chiave nel
fomentare la violenza settaria fra Saadnayel, frazione a maggioranza
sunnita, e il vicino villaggio di Talabaiya, a maggioranza sciita. I
due villaggi giunsero a uno scontro sanguinoso nel 2008. Gli sforzi
di riconciliazione non riuscirono ad arginare le ostilità, e si dice
che Al-Homsy abbia giocato un ruolo nel fomentare le tensioni. Egli
lanciò anche una campagna diffamatoria contro Hezbollah sulla
pubblicazione "Al-Erada" (La Volontà), che poi si scoprì essere
finanziata da sovvenzioni israeliane.
Il
caso di Al-Homsy è il più curioso, poiché egli, da uomo che si
vantava di aver speso la propria vita al servizio della resistenza
contro Israele, è finito per diventare un agente del Mossad. Ma le
ripercussioni del caso vanno ben al di là di Al-Homsy, e sollevano
nuovamente l’interrogativo se Israele possa essere dietro gran parte
della violenza a cui il Libano ha assistito a partire dall’uccisione
dell’ex primo ministro Rafiq Al-Hariri nel febbraio 2005, incluso
l’assassinio di 14 personalità libanesi e la violenza settaria che
ha rischiato di riportare il paese sull’orlo della guerra civile.
Pochi
sono rimasti sorpresi quando Nasrallah ha pesantemente criticato la
magistratura libanese in un discorso tenuto venerdì 15 maggio. Molti
residenti dei villaggi del sud ritengono la magistratura
responsabile per le cellule di spionaggio che non sono state
scoperte in passato. Ex agenti che furono consegnati da Hezbollah
alla magistratura libanese dopo la liberazione del sud nel maggio
del 2000, ricevettero delle sentenze molto leggere, che andavano dai
sei mesi ai cinque anni. Hezbollah volle inviare un segnale nel
momento in cui decise di non intraprendere azioni extragiudiziarie
contro gli agenti di Israele per mostrare rispetto nei confronti
delle istituzioni statali, anche quando si trattava di questioni
estremamente delicate. Sheikh Naim Qassim, il vice segretario
generale di Hezbollah, ha ora invitato la magistratura ad emettere
sentenze di condanna a morte nei confronti di alcuni degli agenti
smascherati.