La CIA sostiene che
l'Iran potrebbe costruire due bombe atomiche
e Israele è pronta per
attaccare militarmente la Repubblica Islamica
Antonio Marafioti - Peacereporter.net - 28/6/2010

"L'Iran ha abbastanza uranio per due bombe atomiche e, se volesse,
potrebbe costruirle in due anni". Israele voleva un casus belli,
Israele l'ha ottenuto. A fornirglielo, con queste pesanti
dichiarazioni, è stato Leon Panetta direttore della Central
Intelligence Agency (CIA). Nel corso di un'intervista all'emittente
televisiva Abc il capo degli 007 statunitensi ha svelato quelli che,
secondo l'intelligence Usa, sarebbero le vere risorse nucleari a
disposizione della Repubblica Islamica.
Israele in fermento. Le esternazioni di Panetta,
le prime della Cia dall'inizio del "caso Iran", rappresentano ciò che
il governo di Tel Aviv aspettava da almeno un anno a questa parte. Che
i generali dell'IDF stiano preparando un attacco in piena regola
contro l'Iran non è più un mistero. Lo si è capito, nel passato più
recente, lo scorso 31 maggio, dopo l'assalto contro la nave Mavi
Marmara della Freedom Flottillia. In quell'occasione il raid del
commando israeliano contro il natante battente bandiera turca portò
alla morte di 9 attivisti, e al ferimento di una trentina, che
cercavano di portare aiuti umanitari a Gaza. Con quel gesto Tel Aviv
smosse con le acque del Mediterraneo anche quelle politiche da una
parte infliggendo una "punizione esemplare" alla Turchia di Recep
Erdoğan reo di aver appoggiato insieme al Brasile il nuovo piano
nucleare di Teheran, dall'altra lanciando un messaggio chiaro a tutta
la comunità internazionale: o con noi o contro di noi. Oltre i
consuetudinari messaggi di riprovazione provenienti da tutto il mondo
l'attacco ha concretamente reso vincente la tattica d'Israele. Nove
giorni dopo la morte degli attivisti, il Consiglio di Sicurezza
dell'Onu dimenticava già tutto votando la Risoluzione 1929 che
inaspriva le sanzioni contro l'Iran. Dalla parte di Israele si
schierarono improvvisamente la Russia di Dmitri Medvedev e la Cina di
Hu Jintao. Quest'ultimo ricevette lo stesso giorno una delegazione
israeliana che lo informò dell'intenzione di Tel Aviv di attaccare
Teheran non appena, riportò l'International Herald Tribune,
"dovesse ritenere che l'Iran potrebbe riuscire a mettere insieme
un'arma nucleare".
Schieramenti. Oggi la CIA ha fugato ogni sospetto
e servito a Tel Aviv un assist di prim'ordine ribadendo, nonostante il
recente gelo tra il presidente Barack Obama e il premier Benjamin
Netanyahu alla Casa Bianca, la vecchia solida alleanza fra Stati Uniti
e Israele. Poco importa che Erdogan abbia annunciato dal G20 di
Toronto la chiusura dello spazio aereo turco agli aerei militari
israeliani. Tel Aviv si era preparata già da tempo trasferendo il
proprio stormo da una base Nato in Turchia a Tabuk negli hangar
militari di un nuovo amico: l'Arabia Saudita. Da qui l'accerchiamento
sulla Repubblica Islamica sembrerebbe essere completo con le truppe
statunitensi già schierate in Pakistan e Afghanistan, per la loro
guerra contro i Talebani, pronti a entrare dal confine Est. A Sud i
Guardiani della Rivoluzione (pasdaran) troveranno il blocco
navale Stati Uniti-Israele forte di undici corazzate da guerra che la
scorsa settimana sono entrate, con l'avallo dell'Egitto, nel Golfo
Persico attraverso il Canale di Suez. Su quello che potrebbe rivelarsi
l'ipotetico fronte occidentale dello scontro ci sono ancora i militari
del Pentagono che possono contare oltre che sull'esercito del Kuwait,
armato di tutto punto da Washington, anche sulle basi in Turchia e
Iraq. A nord-ovest, infine, la US Army può vantare accordi di
cooperazione militare con il Turkmenistan siglati lo scorso anno. In
virtù di queste intese si sarebbero registrate attività militari
massicce degli Stati Uniti nel territorio turkmeno lungo la zona di
frontiera con l'Iran.
Dall'Iran. Il presidente Mahmud Ahmadinejad chiede
altro tempo per ritornare al tavolo delle trattative che il presidente
vorrebbe riaprire "a partire dalla seconda metà del mese di Ramadan",
ovvero fra due mesi. Dopo le esternazioni di Panetta questa scadenza
sembrerebbe troppo lunga. Il numero uno dell'agenzia di Langley,
Virgina, non scarta ancora l'opzione diplomatica: "sanno che le
sanzioni avranno un impatto - ha detto - sanno che se continuiamo a
spingere l'Iran dal punto diplomatico avremo un impatto e ci vogliono
lasciare il tempo di cambiare l'Iran diplomaticamente, culturalmente e
politicamente, anzichè cambiarlo militarmente". Ma i falchi del Likud
stanno ormai facendo pressing sul loro leader Netanyahu affinché si
predisponga l'attacco. Il premier che ormai sembrerebbe lanciato sulla
via dell'azione bellica ha optato, la scorsa settimana, per
l'alleggerimento militare sul fronte interno dando ordine di allentare
il blocco su Gaza ed evitare ulteriori attriti con Hamas.
Ora non resta che sperare che la "guerra psicologica" che secondo
Ahmadinejad la CIA starebbe muovendo al suo Paese rimanga tale e non
superi definitivamente il confine dei nervi.
Antonio Marafioti