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Dal blog di Domenico Losurdo
http://domenicolosurdoiran.blogspot.com/

Non c'è dubbio che in questi giorni si è assistito a un tentativo di colpo
di Stato, fomentato e appoggiato dall'esterno. Ovviamente, tentativi del
genere possono aver chances di successo solo in presenza di una consistente
opposizione interna. E, tuttavia, la sostanza del problema non cambia.
La tecnica dei colpi di Stato filo-imperialisti, camuffati da«rivoluzioni
colorate», segue ormai uno schema ben consolidato:
1) Alla vigilia delle elezioni o immediatamente dopo il loro svolgimento una
gigantesca potenza di fuoco multimediale, digitale e persino telefonica
bombarda ossessivamente la tesi secondo cui a vincere è stata l'opposizione,
che dunque viene spinta a scendere in piazza per protestare contro i
«brogli».
2) Il «colore» e le parole d'ordine delle manifestazioni sono state già
programmate da tempo; la «guerra psicologica» è stata già definita in tutti
i suoi dettagli per fare apparire l'opposizione filo-imperialista come
«pacifica» espressione della volontà popolare e per bollare come
intrinsecamente fraudolente e violente le forze di orientamento diverso e
contrapposto.
3) La rivendicazione è quella dell'annullamento delle elezioni e della loro
ripetizione. Non sarà ritenuto valido nessun risultato che non sia avallato
dai giudici inappellabili che risiedono a Washington e a Bruxelles. E
comunque, la ripetizione della consultazione elettorale già di per sé è
destinata a produrre un rovesciamento del risultato precedente. Il blocco
politico-sociale che aveva espresso il vincitore considerato illegittimo a
Washington e a Bruxelles tende a sgretolarsi: appare ora privo di senso
opporsi ai padroni del mondo, che già con l'annullamento delle elezioni
hanno dimostrato la loro onnipotenza; donchisciottesco risulta ora tentare
di opporsi alla corrente «irresistibile» della storia. Donchisciottesco e
anche pericoloso: come dimostra in particolare il caso di Gaza, un risultato
elettorale non gradito ai padroni del mondo spiana la strada all'embargo, al
blocco, ai bombardamenti terroristici, alla morte per inedia o sotto il
fosforo bianco. Su versante opposto i «democratici» legittimati e benedetti
da Washington e da Bruxelles, oltre a disporre della strapotenza economica,
multimediale, digitale e telefonica dell'Occidente, saranno ulteriormente
caricati dalla sensazione di muoversi in consonanza con le aspirazioni dei
padroni del mondo e con la corrente «irresistibile» della storia.
Alla luce di queste considerazioni evidente è la miseria intellettuale e
politica di buona parte della «sinistra» italiana. Essa non presta nessuna
attenzione ad esempio alla presa di posizione del presidente brasiliano
Lula: in base a quale principio l'Occidente può pretendere di proclamare in
modo inappellabile la legittimità delle elezioni in Messico dell'anno scorso
e l'illegittimità delle elezioni di due settimane fa in Iran? Eppure anche
nel primo caso il candidato sconfitto denunciava brogli e nel far ciò dava
voce a un sentimento largamente diffuso nella popolazione, che infatti
scendeva in piazza in manifestazioni non meno massicce di quelle che si sono
viste a Teheran. Ed è da aggiungere che in Messico il margine di vantaggio
del vincitore era assai risicato, al contrario di quello che si è verificato
in Iran...
Rinvio a altra occasione l'analisi complessiva della rivoluzione e
situazione iraniana. Ma una cosa intanto è chiara. Nel suo conformismo, una
certa «sinistra» crede di difendere la causa della democrazia: in realtà
essa prende posizione a favore di un ordinamento internazionale
profondamente antidemocratico, nell'ambito del quale le potenze oggi
economicamente e militarmente più forti avanzano la pretesa di decidere
sovranamente della legittimità delle elezioni in ogni angolo del mondo,
nonché di condannare all'inferno dell'aggressione militare e dello
strangolamento economico quei popoli che esprimono preferenze elettorali
«sbagliate»: Gaza docet!
Domenico Losurdo
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http://domenicolosurdoiran.blogspot.com/
Link a questa pagina :
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