Gaza, tracce di metalli pesanti nelle bombe israeliane
di Marco Di Donato -
Osservatorio Iraq - 29 marzo 2010

I segni di “Piombo fuso”, l'ultima offensiva israeliana sulla Striscia
di Gaza, sono rimasti nei capelli dei bambini palestinesi.
In base ai risultati di uno studio pilota condotto dal New Weapons
Research Group (Nwrg), gruppo indipendente di scienziati con base
in Italia, tracce di metalli pesanti sarebbero infatti presenti nei
capelli di quei giovani che vivono nelle aree più duramente colpite
durante l’attacco del gennaio 2009.
Il Nwrg è giunto a queste allarmanti conclusioni dopo aver esaminato
ritagli di capigliatura appartenenti a 95 persone, tra le quali sette
donne in stato di gravidanza e quattro feriti, residenti nelle località
di Beit Hanun, Gaza (zona Zeitun) e Beit Lahya.
Cromo, cadmio, cobalto, tungsteno e uranio sono stati rilevati in
percentuali due o tre volte superiori alla media in tutti i casi
esaminati. Per 39 casi sono stati disposti anche controlli ulteriori.
Già alla fine del 2009, lo stesso Nwrg
aveva lanciato l’allarme rilevando una consistente presenza di
metalli pesanti, come ad esempio il piombo, all’interno di quattro
crateri provocati dai bombardamenti israeliani.
L'esposizione prolungata ai metalli contenuti nelle bombe sganciate da
Israele nelle sue ultime operazioni militari può provocare danni
all'ambiente, ma soprattutto è causa di gravissime malattie per l’uomo.
In base a uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità, l’esposizione al
cromo può causare danni a fegato e reni e ai tessuti circolatori e
nervosi. Non solo. L’eccessiva presenza di cadmio è alla base di
disfunzioni renali, osteoporosi e risulta estremamente nociva per il
sistema cardiovascolare e scheletrico. Il piombo, infine, è responsabile
di alterazioni correlate ai sistemi gastrointestinale, cardiovascolare,
nervoso, renale, ematopoietico e riproduttivo.
Già nei giorni e nei mesi immediatamente successivi alla fine
dell’operazione israeliana alcune indiscrezioni giornalistiche
riportavano come durante l’operazione militare fossero state utilizzate
bombe all’uranio impoverito e nuove tipologie di ordigni chiamati Dime
(acronimo di Dense Inert Metal Esplosive). Indiscrezioni
successivamente confermate da autorevoli fonti dell’esercito israeliano
che aprirono un’inchiesta interna per verificare le eventuali
responsabilità in merito.
In particolare, proprio l’impiego delle bombe Dime potrebbe esser stato
devastante tanto nell’immediato quanto nel medio e lungo periodo.
L'ordigno pare infatti essere composto da un leggero involucro in fibra
di carbonio riempito a sua volta da una combinazione esplosiva alla
quale vengono poi aggiunte micro-particelle inerti solitamente ricavate
da metalli pesanti (tungsteno, nichel, cobalto o uranio). La testata
appare composta di fibra di carbonio e resina epossidica integrata con
acciaio e con l’ulteriore aggiunta di una lega di tungsteno.
Gli agenti inquinanti sprigionati dalla deflagrazione con il tempo si
integrano con l’ambiente circostante: entrano nel terreno, nelle falde
acquifere, nel ciclo di formazione delle piogge, contagiando il cibo e
le acque dell’intera popolazione della Striscia di Gaza.
(fonte: New Weapons Research Group, Istituto Superiore di Sanità)
http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=9055
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