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ROMA
- L’hanno denominata “operazione tiratore scelto” l’interevento
della Guardia di Finanza di Milano che avrebbe scoperto un
importante traffico di armi, sistemi d’arma (?), che dall’Est Europa
era diretto in Iran. Sono stati arrestati cinque italiani e due
iraniani tra cui il giornalista iraniano Hamid Masoumi Nejad,
corrispondente dell’Islamic Republic of Iran Broadcasting a Roma da
molti anni, persona stimata e conosciuta nella capitale.
Il
blitz disposto dal procuratore aggiunto antiterrorismo Spataro,
avebbe consentito di scoprire niente di meno che un traffico di
congegni di puntamento per armi leggere, proiettili di vario calibro
per fucile e pistole, nonché, coltelli da combattimento di varia
foggia e giubbotti antiproiettile. Come si può facilmente osservare
armi e dotazioni che potrebbero benissimo figurare nel listino di
qualsiasi organizzazione mafiosa, data la facilità con cui sul
mercato internazionale delle armi si riesce ad avere tutto o quasi,
basta pagare. Certamente quanto ritrovato non è un arsenale da
potenza militare, tanto che non incuterebbe paura nemmeno alla
neutrale Svizzera. Ma per la magistratura italiana, ”notoriamente
indipendente e a servizio degli interessi nazionali”, tanto è
bastato per far scattare il blitz della Guardia di Finanza. Al
resto ci ha pensato la maggior parte della “libera stampa della
colonia Usa – Israel” italiana nell’ingigantire l’affaire e
criminalizzare l’Iran e il suo governo che fino a prova contraria
fino ad oggi non ha dichiarato guerra a nessuno né invaso gli altrui
territori. E così ecco montato il caso, che come un orologio
svizzero piomba proprio dopo il recente viaggio di Silvio Berlusconi
in Israele e la decisione dell’Eni di bloccare i futuri investimenti
in Iran, mentre il ministro Frattini dichiara senza vergogna, che
“non vi è alcun arresto strumentale”.
Evidentemente tutto ciò non è bastato a rassicurare lo Stato
sionista e il suo potente alleato Usa, e come in tutte le
aggressioni che si rispettino compiute dai campioni della democrazia
nell’ultimo secolo, vi è un preciso copione da rispettare, che
prevede prima la criminalizzazione dell’avversario, poi l’embargo,
seguito dalla creazione di fittizie prove che dimostrino al mondo la
sua colpevolezza senza appello, ed infine la guerra d’aggressione
con tanto di bombardamenti a tappeto, anche con armi di distruzione
di massa come le bombe Blue-82 impiegate dall’Usaf nel Vicino
Oriente e l’atomica di 5 kilotoni lanciata nella zona di
Bassora-Iraq nel 1991, senza dimenticare i massacri di civili a
Dresda, Hiroshima e Negasaki.
Ora
la criminalizzazione dell’Iran da parte dell’Occidente è cosa nota,
da quando Ahmadinejad è presidente non passa giorno che qualcuno non
dica o scriva che a Teheran vi è un regime opprimente e illiberale.
L’embargo è già scattato,anche se non sembra incidere in maniera
determinante visto che l’Iran ha stretto alleanze con potenze come
la Cina e la Russia e stati latino americani così da diversificare
le fonti di approvvigionamento e l’ esportazione (questa misura
criminale viene imposta a tutti coloro che non vogliono piegarsi ai
voleri di Washington e in passato anche da Londra, noi italiani
ricordiamo bene le sanzioni imposteci all’indomani della guerra
d’Etiopia da qual ridicolo organismo denominato Società delle
Nazioni che condannava l’Italia dimenticando che mezza Africa era
sotto il dominio britannico e francese) Ora è invece il momento di
creare le false prove che dimostrino in modo inequivocabile che lo
Stato persiano sta preparando una guerra su vasta scala…
Ecco
che allora la volontà di procedere alla costruzione di centrali
nucleari e il conseguente arricchimento dell’uranio, sono viste come
prove determinanti di una corsa agli armamenti nucleari, e non basta
la disponibilità di Teheran ad aprire le porte alle ispezioni
internazionali, si cerca quello che non c’è, la prova di un
imminente fabbricazione di ordigni atomici.
La
cosa ovviamente ci porta subito all’Iraq di Saddam, reo secondo la
cosiddetta comunità internazione, che poi non è altro che Washington
e i suoi alleati, di detenere armi di distruzione di massa, cosa che
alla fine dopo avere ridotto l’Iraq a terra bruciata, si è rivelata
un falso colossale.
Quello che è accaduto in Italia dimostra in modo inequivocabile che
la fase dedicata al discredito dell’avversario è già operativa, e
che i servizi segreti italiani, la magistratura ed il governo sono
ancora una volta funzionali alle direttive che partono dal padrone
d’oltre Atlantico e, si badi bene, questo suona, a chi ha a cuore gli
interessi nazionali, come alto tradimento.
E’
dal 1945 che l’Italia ha perso la propria sovranità politica ed
economica e da allora tranne rare occasioni come il no di Craxi a
Sigonella, tutti i governi e relativi apparati sono manovrati
dall’ambasciata Usa a Roma o direttamente da Washington, che
c’impedisce di avere una nostra politica estera e d’instaurare
buone relazioni con le nazioni che s’affacciano sul Mediterraneo e
con il mondo islamico in generale, curando i nostri interessi
economici e politici. Chi si pone di traverso viene spazzato via
senza tanti complimenti, come l’allora presidente dell’Eni Enrico
Mattei.
Se le
cose stanno così non c’è da sorprendersi se anche domani qualche
zelante magistrato scoprirà qualche cassa di pistole in viaggio per
l’Iran e relativo munizionamento.
Ma
se tutto ciò corrispondesse a verità,ovvero che verso Tehran sono
diretti armamenti clandestinamente in barba al blocco
internazionale, non ci sarebbe nulla di scandaloso, anzi è un
diritto di ogni Stato sovrano posto ingiustamente sotto embargo,
fare il possibile per aggirarlo e aggiornare i propri sistemi
difensivi.
Israele potenza nucleare clandestina,che non ha firmato alcun tratto
internazionale di non proliferazione riceve ogni anno armamenti
dagli Usa per miliardi di dollari, utilizza armi non convenzionali e
proibite contro il popolo di Palestina, prepara piani d’attacco
contro l’Iran , eppure nessuno in Occidente si sogna di criticare e
mettere in stato d’accusa Tel Aviv.
Il
diritto internazionale, l’Onu, oramai ridotto a comparsa di se
stesso, evidentemente viaggia su due binari differenti, uno per
gli amici di Washington e l’altro per chi rivendica la propria
sovranità ed indipendenza.
Federico Dal Cortivo
http://italian.irib.ir/index.php/articoli/11591-operazione-sniper-come-ti-costruisco-un-complotto-in-uno-stato-colonia-di-washington
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Iran/Majlis:
arresto di Masoumi Nejad il compitino d'Italia per Israele
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Domenica 07 Marzo 2010 |
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TEHERAN -
Kazem Jalali, portavoce della Commissione di Sicurezza Nazionale
del Majlis ha dichiarato che l'arresto del giornalista iraniano
Masoumi Nejad in Italia è in realtà un’altro degli inchini del
governo italiano nei confronti delle esigenze del Regime
Sionista. Kazem Jalali, Sabato 6 marzo, in un'intervista
all’IRIB, sottolineando che l'arresto del giornalista iraniano
in Italia è stato un compitino svolto dalla magistratura
italiana per Israele, ha ribadito che non esiste alcuna prova
per poter accusare la Repubblica Islamica dell'Iran, e che il
governo italiano dovrà primo o poi rispondere di un simile
operato. Jalali ha proseguito spiegando che i media controllati
dai sionisti, in Italia, hanno cercato di approfittare
politicamente di quest'arresto per danneggiare l’immagine
dell’Iran. Stamane proprio il presidente del Parlamento
iraniano, Ali Larijanii, ha definito l'arresto del
corrispondente in Italia della RadioTelevisione iraniana "più
una scena di satira politica che realtà" che fa parte di "un
piano infantile" nei confronti dell'Iran. Ieri, l'Associazione
dei giornalisti iraniani ha parlato di azione italiana in "stile
mafia" contro il giornalista accusato di traffico illegale di
armi verso la Repubblica islamica in violazione delle leggi in
vigore.
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Nejad
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Stato- colonia di Washington
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italiano per caso Masoumi Nejad
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