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Le origini fasciste di Evo Morales |
di Christian
Bouchet (Geostrategie)
traduzione a
cura di Antonio Grego - (CPEurasia)
-
08.03.2010
Le origini
politiche di Evo Morales e del suo movimento
*Nota del traduttore:
È bene specificare che l'articolo intende indagare la
particolarità del pensiero di Evo Morales senza alcun intento
diffamatorio o accusatorio da parte dell'autore. Il termine
“fascismo” nell'accezione usata dall'autore si riferisce al
movimento politico di massa degli anni 20 e 30 secondo
l'interpretazione di storici come Renzo De Felice o Emilio
Gentile, che ha poco a che fare con il (neo)fascismo post 1945
dal quale diverge per origini e finalità. L'articolo deve far
riflettere sul fatto che i movimenti nazionalisti e di
liberazione dal colonialismo videro nei fascismi europei non
solo un modello politico ed ideologico ma anche e soprattutto
(da cui il resto è conseguenza) un appoggio, un punto di
riferimento per liberarsi dall'oppressione straniera. Si dà il
caso che i nemici delle potenze continentali (fasciste) europee
dell'epoca fossero gli inglesi e gli americani, i quali, negli
anni 30 e 40, erano anche gli oppressori dei popoli
latinoamericani, arabi, indiani, irlandesi, ecc. ed è
principalmente per tale motivazione geopolitica che tali popoli
simpatizzarono per le potenze dell'Asse (male assoluto per
angloamericani e sionisti). Tali popoli diedero prova di un
saggio pragmatismo che in molti casi li ripagò. Pragmatismo e
visione strategica ai quali invece sono estranei i sedicenti
antimperialisti di oggi affetti da settarismo ed ideologismo,
che non riescono ad interpretare il mondo di oggi se non con
categorie di 150 anni fa. I fatti citati nell'articolo del resto
sono inoppugnabili.
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Il 6 dicembre 2009, ottenendo il
63% dei suffragi, contro il 27% del suo principale avversario, Evo
Morales è stato facilmente rieletto presidente dello stato boliviano.
I giornalisti che hanno riferito di questo successo non hanno mancato
di ricordare, per rallegrarsene o esserne preoccupati, che il nostro
uomo era "di sinistra" o di "estrema sinistra". D'altronde, prova del
suo impegno progressista, non era costituita, al Parlamento e per la
strada, dal partito che egli ha diretto fino al 2005, data della sua
prima elezione alla presidenza, ilMovimiento al Socialismo? È
solo attraverso la consultazione della stampa latino-americana che si
possono trovare degli articoli che osano ricordare che il partito si è
chiamato a lungo il Movimiento al Socialismo-unzaguista e che
il suo "socialismo" non aveva che pochi punti in comune con quello
della sinistra occidentale.
Unzaguista? È ovvio che
una tale parola non può evocare granché presso i giornalisti
occidentali la cui conoscenza della storia dell'America Latina è bassa
o addirittura pari a zero. Se la loro cultura va al di là dei soliti
luoghi comuni su Che Guevara, la rivoluzione cubana e il
sub-comandante Marcos, saprebbero che in Bolivia sono stati definiti
come « unzaguistes » i discepoli di Oscar Unzaga de la Vega
(1916-1959) che, nel 1937, fondò la Falange Socialista Boliviana,
a imitazione della Falange Española de las JONS di José
Antonio Primo de Rivera...
Negli anni '30 del secolo
scorso, in America Latina, una parte significativa dei giovani
studenti avevano gli occhi puntati sull'Europa e si entusiasmavano per
le varie espressioni che adottava il nazionalismo autoritario e la
resistenza al bolscevismo. Così nacquero nel continente sudamericano
alcune esperienze di fascismo autoctono che presero forme diverse
secondo i vari paesi: c'era il nazionalsocialismo in Cile,
l'integralismo in Brasile, il sinarchismo in Messico, il sancherismo
in Perù, l'unzaghismo in Bolivia, ecc... A differenza dell'Europa,
questi movimenti e i loro leader non conobbero alcuna repressione nel
1945 e non furono esclusi dalla vita politica. Ci furono allora quelli
che si moderarono e si sciolsero nei partiti della destra
tradizionale, alcuni scomparvero, altri come la Falange
Socialista Boliviana continuarono la loro battaglia come se nulla
fosse accaduto.
Alla sua fondazione, nell'agosto
del 1937, la Falange Socialista Boliviana si proclamò anti-marxista e
anti-capitalista, dichiarando che la sua ideologia si poteva
riassumere in tre parole "Dio, patria e il focolaio" e che voleva
creare uno « Stato nuovo », adottò il saluto a braccio teso e si dotò
di squadre d'assalto... Durante la Seconda Guerra Mondiale fece
propaganda pubblicamente a favore della neutralità, il che
significava, data la posizione geopolitica dell'America latina quindi,
che essa lottava contro qualsiasi sostegno agli Alleati...
Ad ogni modo, la FSB,
incontestabilmente ispirata al fascismo europeo, non era semplicemente
un clone e Oscar Unzaga de la Vega tenne in conto, ciò che fu la causa
della sua popolarità e della longevità del suo movimento, le
specificità boliviane. Di queste la principale è la composizione
etnica del paese, prevalentemente abitato da discendenti degli indios
Quechua e Aymara e da meticci, mentre i boliviani di discendenza
europea costituiscono meno del 15% della popolazione. Il nazionalismo
della FSB fu quindi un indigenismo. Oscar Unzaga de la Vega ebbe cura
di scrivere la prima biografia di Tupaj Katari, un capo indigeno che
diresse, nel 1780, una importante rivolta di tribù indigene contro la
colonizzazione spagnola e ne fece la figura di riferimento del
nazionalismo boliviano. Inoltre la Falange fece una campagna per una
riforma agraria che avrebbe reso la terra agli indigeni e si oppose
alle grandi società minerarie che sfruttavano duramente un
proletariato composto interamente da nativi. La conseguenza fu che,
alle elezioni legislative del 1947, la Falange Socialista Boliviana
ottenne un numero molto consistente di deputati e che alle
presidenziali del 1951 il suo candidato arrivò in terza posizione.
Nel 1952, un colpo di stato
portò al potere Víctor Paz Estenssoro, il leader del Movimiento
Nacionalista Revolucionario che propose alla FSB di partecipare
al potere dandole un numero significativo di posti ministeriali. La
risposta di Oscar Unzaga de la Vega fu senza appello: la Falange non
collaborerà mai con un governo che considera «infiltrato dai comunisti
e dai trotzkisti»... Al contrario, Unzaga sceglie il confronto. La FSB
criticò la crescente influenza, sia politica che economica, degli
Stati Uniti negli affari interni boliviani, accusando il governo di
essere sotto il diretto controllo degli ambasciatori americani a La
Paz nonostante la sua retorica di sinistra. Essa denunciò anche la
riforma agraria che, dividendo i terreni, aveva creato una massa di
piccoli contadini poveri, mentre per la Falange la soluzione passava
per un ritorno alla coltivazione collettiva delle terre da parte delle
comunità rurali. Il 19 aprile 1959, pensando che il tempo era giunto,
la Falange Socialista Boliviana tentò di prendere il potere con le
armi. Il tentativo fallì e Unzaga de la Vega rimase ucciso nei
combattimenti. Seguì un lungo periodo di repressione contro gli
attivisti falangisti durante il quale alcuni crearono dei gruppi di
guerriglia nelle zone più montuose del paese.
Nel 1964, questi gruppi armati
parteciparono al colpo di stato che diede il potere al generale René
Barrientos. Sicché la Falange non fu direttamente integrata al potere,
ma la sua influenza sul governo fu grande. Nel 1971, essa fu
nuovamente coinvolta nel colpo di stato militare del generale
nazionalista, spesso denunciato come « fascista », Hugo Banzer. La
concordanza di pensiero tra lui e gli elementi più moderati e più di
destra della FSB fece si che una parte dei suoi quadri e militanti
passò con armi e bagagli all'Azione Democratica Nazionalista, un
partito di destra nazionalista che fondò il generale nel 1978. Coloro
che rimasero fedeli a Oscar Unzaga de la Vega si divisero tra una
frazione ortodossa e un'ala di sinistra si separò nel 1987 per fondare
il Movimiento al Socialismo-unzaguista che cambiò il suo nome
in Movimiento al Socialismo dieci anni più tardi e che poi
vide l'accesso alla sua direzione ad un certo Evo Morales.
Nei suoi riferimenti e nella sua
dottrina, non è difficile trovare molte tracce di unzaguismo,
quali il suo nazionalismo indigenista, la sua difesa del mondo
contadino, la sua ostilità verso gli Stati Uniti, il suo riferimento a
Tupaj Katari, ecc.
Allora sta a sinistra Evo
Morales? Forse... Ma in ogni caso di una sinistra molto particolare e
dalle radici molto strane, molto diversa da ciò che si conosce in
Occidente!
Traduzione:
http://www.cpeurasia.org/?read=49045
Link a questa
pagina:
http://www.terrasantalibera.org/origini_evo_morales.htm
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