
Papa
Benedetto XVI e il Patriarca Latino, Mons. Fouad Twal, a
Betlemme, 13 maggio 2009
Molto lavoro è stato svolto durante
questo ultimo viaggio/pellegrinaggio da noi organizzato, cui
hanno partecipato cattolici italiani, irlandesi e tedeschi,
tutti fedeli all'antico rito, alla Tradizione e Magistero di
sempre, che Papa Benedetto XVI con il recente Motu Proprio
ha voluto difendere.
Padre David Jones, monaco gallese, ci ha
onorati della sua compagnia e assistenza.
Molte sono anche le ricchezze spirituali e
l'esperienza accumulata attraverso le varie fasi e prove
affrontate, non per ultime le molte ore sotto il sole, a
oltre 40 gradi, sequestrati ai check-point giudaici come
punizione collettiva per essere andati a trovare i nostri
amici delle comunità prigioniere del West Bank nella
Palestina occupata.
Minacce, prepotenze, cattiverie, cui abbiamo
assistito e di cui possiamo e vogliamo testimoniare.
Importante l'intervento, in un caso specifico, anche dei
funzionari delle ambasciate italiana e irlandese, cui vanno
i nostri ringraziamenti. Ma soprattutto forti emozioni negli
incontri con le comunità palestinesi, cui abbiamo portato il
sostegno nostro e di quelli che tra voi ci hanno manifestato
solidarietà pratica con le loro donazioni.
Nei prossimi comunicati
forniremo dati precisi in merito.
Il nostro impegno è rivolto soprattutto alla
minoranza cristiana, per lo più cattolica, ma seri e
importanti rapporti di collaborazione
sono da sempre in corso tra noi e alcune rappresentanze del
mondo islamico, con cui, almeno in Terra Santa, siamo in
rapporto di amicizia rispettosa e sincera.
L'incontro con il Santo Padre Benedetto XVI,
a Betlemme, uniti alla folla della cattolicità araba
esultante, oltre che essere stato per noi un momento di
emozione e testimonianza storica, ci ha anche aiutato a
meglio comprendere tale evento, con tutte le sue
ripercussioni nei comuni sentimenti e speranze, disilluse e
disincantate,
della gente di Terra Santa.
Il Papa daltronde, come il resto della
comunità araba, cristiana e musulmana, non è nè uno sciocco,
nè un'illuso, sapendo bene che al di là delle parole di
speranza e invito alla ragionevolezza, che non possono
essere pubblicamente negate, solo un intervento divino e
soprannaturale potrebbe mutare la durezza di cuore di chi
occupa militarmente la Terra Santa e ne fa scempio, sia
nella natura devastata da colate di cemento per
l'insediamento di sempre nuove e più estese colonie, sia
nelle carni offese e negli animi sempre più esasperati delle
"pietre vive" di Palestina.

“Alla fine il
mio Cuore
Immacolato trionferà!”, è stato infatti il richiamo e
l'unica speranza certa messa in chiara evidenza da Benedetto
XVI.
Tutti i palestinesi che abbiamo incontrato e
conosciuto, e sono veramente tanti, dai ceti più bassi e
quelli più privilegiati, sia cristiani-cattolici che
musulmani, sia fuori che dentro il West Bank, hanno visto e
accolto con molto interesse, positività e riconoscenza la
visita di questo anziano sacerdote che è a capo della Chiesa
Latina.
Non perchè siano illusi, (lui per primo), che
una visita pastorale possa cambiare alcunchè della
situazione politica, ma per il gesto di vicinanza, di
condivisione e comprensione, che vuol semplicemente dire:
non siete soli, resistete, non abbiate paura, comunque Lui è più grande
e la giustizia universale trionferà a dispetto di tutto e
tutti.
~ ~
~
Piccoli uomini circoncisi in kippa e mitra,
potenti che ordinate ai potenti, che parlate una lingua
straniera per tutti, che con cattiveria e falsità inaudite
opprimete e decimate un popolo che risiede sulla sua terra,
se i vostri cuori non si scioglieranno e si convertiranno al
vero e al bene, siete destinati a una triste fine, là dove è
buio e stridor di denti, per l'eternità, e tutto il potere e
il denaro del mondo non serviranno a riscattare nè voi nè i
vostri figli. Non ve ne rendete conto, ma siete dei
perdenti. Anche se riusciste ad impossessarvi di tutto il
mondo, e ci siete quasi riusciti, non avrete mai il bene più
prezioso. Perchè Dio non si vince con le armi e la Sua pace
non albergherà mai nei vostri cuori. Avete avuto vicino a
voi, molto vicino, la grazia di Dio e la possibilità di
accoglierla, gratuitamente, ma l'avete rifiutata, allora
come oggi.
Uomini di dura cervice e dai cuori induriti,
non vi servirà a nulla ciondolarvi contro muri o
intrecciarvi nastri e lagacci, nè tutte le prescrizioni
paranoiche compilate dai vostri fanatici rabbini razzisti e
anticristiani: è a Dio che dovete chiedere perdono per il
male fatto alle sue creature, ed è ai piedi dei vostri
fratellastri semiti ismaeliti, gli arabi di Palestina, di
quella Palestina che avete deturpato e derubato con
l'inganno e con la violenza, che dovrete gettarvi
supplicando pietà.
Non avete alternativa, siete ormai con le
spalle al muro: o così, o la catastrofe e la dannazione
eterna. Umiliatevi e forse sarete salvi. Assecondate
l'antiCristo, come ora fate, e sarà la vostra rovina, per
sempre.
Redazione di
TerraSantaLibera.org

12 maggio= in primo piano:
casa palestinese demolita nella Gerusalemme Est (parte
araba in fase di giudaizzazione). Dietro la tenda: donna
araba, ex-proprietaria e abitante della casa demolita,
cerca di recuperare qualche effetto personale.
Sullo sfondo= giudei
askenazi, giunti in gran numero, festeggiano le disgrazie
di questa famiglia palestinese
È disponibile la prima parte
introduttiva del nostro diario di pellegrinaggio cliccando
su questo link. Le successive saranno disponibili a breve.
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