Le prostitute del New York Times
Palazzo Apostolico - di Paolo Rodari - 2 aprile 2010
A proposito del New York Times e dei suoi articoli contro
Ratzinger. Ecco quanto diceva il 12 aprile 1893 John Swinton
(1830-1901) redattore capo del giornale newyorkese di proprieta’
della dinastia della famiglia ebraica Sulzberger: “Una stampa
indipendente in America non esiste. Voi lo sapete. Non c’è nessuno
di voi che osa scrivere le proprie opinioni e gia’ sapete che se lo
fate non verrebbero mai pubblicate. Io Sono pagato settimanalmente
per tenere il mio parere onesto fuori dal giornale. Altri di voi
sono pagati con stipendi simili per cose simili, e qualsiasi di voi
sa’ che chiunque sarebbe così pazzo da scrivere opinioni oneste
sarebbe fuori per la strade in cerca di un altro lavoro. Se io
avessi pubblicato le mie vere opinioni mi ritroverei senza lavoro
prima di ventiquattro ore. Il business dei giornalisti è quello di
distruggere il verità, di mentire apertamente, di diffamare, di
scondinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il suo paese e
la sua razza per il suo pane quotidiano. Cosa è questa follia di
brindare per una stampa indipendente ? Noi siamo gli arnesi e
vassalli di uomini ricchi dietro le quinte, loro tirano i fili e noi
balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite
sono tutte proprietà di altri uomini. Siamo prostitute
intellettuali”.
Post scriptum di Redazione: curiosando tra le firme dei giornalisti che si sono tanto attivati sul New York Times recentemente, abbiamo rilevato soprattutto queste due, di chiara origine "eletta": Ian Fisher e Laurie Goodstein - (vedi foto a lato)

