
1) Teologicamente
Sergio
Romano, storico e
politologo laicista scrive: « Il genocidio [degli ebrei europei] è
diventato il peccato del mondo contro gli ebrei, una colpa
incancellabile di cui ogni cristiano dovrebbe chieder
perdono quotidianamente» (Lettera a un amico ebreo, Milano,
Longanesi, 1997, p. 90). Egli continua: «La Chiesa di Roma […] deve
andare a Canossa e riconoscere che l’antisemitismo è il suo ‘peccato
originale’. Questa tesi è una sciocchezza storica, ma particolarmente
pericolosa perché “scava tra i due mondi – il cristiano e l’ebraico –
un abisso che non potrà che fare da incubatrice di nuove persecuzioni”
(come scriveva Indro Montanelli
nel Corriere della Sera del 12 novembre 1997). Si rendono conto
[…] che stanno chiedendo alla Chiesa di Roma, in tal modo, di
rinunciare alla sua identità e originalità spirituale?» (La
Stampa, 10 dicembre 1997, p. 25).
● Ora com’è possibile che quanto Sergio
Romano e Indro Montanelli (notoriamente laicista e liberale come il
Romano) hanno capito e denunciato lucidamente e chiaramente (“se la
Chiesa accettasse la vulgata sterminazionista sulla ‘shoah’,
rinuncerebbe alla sua identità”), non riescono o non vogliono capirlo
i cattolici, persino coloro che si sono opposti alle novità
neo-moderniste e all’ecumenismo? L’ “olocausto-latria” non è solo un
problema storico, ma anche filosofico (male assoluto e non più
soltanto “privatio boni”) e soprattutto teologico (l’olocausto
ebraico di Auschwitz, rimpiazza quello sul Golgota di Gesù Cristo). Ho
già trattato su questo sito (cfr. “Olocausto”, 29 gennaio 2009)
la portata teologica della ‘shoah’ e del dialogo ebraico-cristiano
iniziato con Jules Isaac, il card. Agostino Bea e Giovanni XXIII[1].
In questo articolo cerco soltanto di far chiarezza sui termini che si
impiegano quando si parla storicamente di ‘shoah’ e di
revisionismo, per vederci meglio e non prendere “lucciole per
lanterne”.
2) Storicamente
Il revisionismo[2]
è una ricerca storiografica, applicata alla questione se realmente
vi furono camere a gas finalizzate allo sterminio fisico degli ebrei
europei, sotto il III Reich. Gli storici revisionisti si basano su
prove documentarie, chimiche e anche su testimonianze a condizione
che i testimoni accettino di essere contro-interrogati e non presi
“a scatola chiusa”.
***
Il filosofo marxista
Roger Garaudy, che è
vissuto prigioniero per tre anni in un campo di concentramento
tedesco, non nega l’esistenza dei lager nazisti avendoli sperimentati,
ma per quanto riguarda il problema di un piano di sterminio totale
degli ebrei europei tramite camere a gas, ha chiesto un dibattito
scientifico, sereno e pubblico sulla loro esistenza o meno e sulla
loro entità. Egli ha posto una semplice domanda di buon senso
(Le procès du
sionisme israélien, Beiruth, Al Fihrist, 1998): «Vi furono 17
milioni di morti in Russia o 20 milioni come pretendono i sovietici?
70 mila comunisti francesi fucilati come pretende il PCF o 35 mila
come dice De Gaulle? 60 milioni di morti durante la seconda guerra
mondiale o 50 milioni come ha affermato Giovanni Paolo II? Tutte
queste cifre possono essere discusse, ma non i 6 milioni di ebrei
consacrati dalla stampa, dai manuali scolastici e dalle enciclopedie »
(p. 97). Il Garaudy continua: «Ciò non significa necessariamente la
negazione dell’esistenza di qualsiasi camera a gas, domando
soltanto un dibattito scientifico per stabilire definitivamente quale
fosse l’arma del delitto. Invece questo dibattito è stato rifiutato
costantemente» (ibid., p. 108).
***
Lo storico francese sterminazionista[3]
Jean-Claude Pressac (Auschwitz:
Technique and Operation of Gas Chambers, New York, 1989) asserisce
che la storiografia ufficiale sulla ‘shoah’ sino agli anni Ottanta si
è «basata, in massima parte, su testimonianze raccolte secondo
l’umore del momento, troncate per formare verità arbitrarie»
(ibidem, p. 264). Onde non è corretto dire che i soli revisionisti
rifiutano le testimonianze dirette dei sopravvissuti, ma essi - come
anche il Pressac - chiedono di poter verificare, mediante
contro-interrogatorio, la veracità di queste testimonianze.
***
Ogni volta che i testimoni oculari dei
campi di sterminio hanno accettato di sottomettersi a
contro-interrogatori in tribunale, sono stati costretti a
correggere le loro testimonianze, poiché contraddittorie o
palesemente false. È successo col prof.
Robert Faurisson[4],
il massimo esponente della metodologia storiografica revisionista (nel
primo processo contro l’editore revisionista Zündel del 1985 in
Canada, quando i testimoni furono costretti a smentirsi e nel secondo
processo del 1988, ove nessun testimone si è ripresentato, pur godendo
di totale impunità anche in caso di evidente falsa testimonianza). La
inattendibilità delle testimonianze dei sopravvissuti è stata
riconosciuta anche dallo storico francese sterminazionista
Jean-Claude Pressac (Auschwitz:
Technique and Operation of the Gas Chambers, New York, 1989, p.
264).
***
Quanto alle prove documentarie, non si
è trovato nessun documento che parlasse di piano di sterminio fisico
degli ebrei europei.
Gli sterminazionisti ribattono che gli
ordini furono impartiti solo verbalmente e che i rari documenti
scritti furono distrutti dai nazisti. Ora lo stesso Pressac ha
confutato tale obiezione. Infatti gli archivi della direzione della
costruzione di Auschwitz, l’ufficio responsabile della progettazione e
della costruzione dei crematori e delle camere a gas di Birkenau,
caddero intatti nelle mani dei sovietici. Questi archivi, i cui circa
80 mila documenti - che si trovano conservati ora a Mosca - sono stati
esaminati dal Pressac, non contengono nessun
documento che parli di pianificazione dello sterminio degli ebrei.
***
Inoltre la politica del III Reich
germanico di incoraggiamento dell’emigrazione degli ebrei dalla
Germania, perseguita sino al 23 ottobre 1941, giorno a partire dal
quale essa fu proibita, sembra contraddire l’esistenza di un piano di
sterminio totale. Lo storico
Christopher R. Browing (L’Allemagne nazie et le génocide
juif, Parigi, Gallimard, 1985) scrive che la promozione
dell’emigrazione degli ebrei dalla Germania, anche verso la
Palestina «fu incoraggiata da Hitler». Ora è difficile conciliare
questo comportamento con l’ipotesi di un’intenzione sterminatoria da
lungo tempo covata nei confronti degli ebrei» (ibid., p. 195).
***
Si ri-obietta che con la conferenza di
Wannsee del 20 gennaio 1942, Hitler avrebbe cambiato idea ed avrebbe
optato non più per l’emigrazione degli ebrei ma per il loro sterminio.
Ora, se si studia oggettivamente il protocollo di Wannsee, di cui
nessuno nega l’autenticità, si evince che sino al 31 ottobre 1941 il
III Reich - come dichiarava Heydrich - aveva fatto espatriare o
emigrare circa mezzo milione di ebrei dalla Germania, Austria e
Boemia-Moravia. Nel 1942 poi, Himmler, considerando i pericoli di una
emigrazione che continuasse durante la guerra, decise, previa
autorizzazione di Hitler, l’evacuazione forzata o deportazione
degli ebrei verso l’est, invaso frattanto dall’esercito tedesco.
Infatti, se in un primo momento Hitler pensava al Madagascar - da
chiedere alla Francia occupata come bottino di guerra - per
l’emigrazione degli ebrei, dopo l’attacco all’Urss egli ritenne più
facile evacuarli o espellerli verso l’est, per la “soluzione
geografica finale o definitiva” della questione ebraica.
***
All’obiezione che nel protocollo di
Wannsee si parla di “soluzione finale” (“zur Endlösung”) della
questione ebraica si risponde che tale parola significa, sia
letteralmente che nel contesto (“espulsione verso l’est”), “soluzione
geografica definitiva” del problema ebraico, vale a dire
un’evacuazione forzata, certamente brusca e violenta, ma assolutamente
non sterminio fisico. Alcuni storici, tra cui l’israeliano
Yehuda Bauer (Canadian
Jewish News, 30 gennaio 1992), hanno parlato di “silly story”
ossia “storia sciocca” riguardo alla interpretazione di “sterminio
fisico” della parola tedesca Endlösung, che significa invece
solo “soluzione geografica” ossia espulsione e re-insediamento. Infine
il tanto citato Pressac,
ha scritto nel suo libro più recente e più accurato, ma poco - forse
volontariamente - conosciuto[5]
(Le crématoires de Auschwitz. La machinerie du meutre de masse,
Parigi, CNRS ed., 1993. Tr. it., Le macchine della sterminio.
Auschwitz 1941-1945, Milano, Feltrinelli, 1994) «se un’azione per
“ricacciare indietro” gli ebrei verso l’est fu certo prevista, con
l’evocazione di eliminazione “naturale” attraverso il lavoro,
nessuno parlò allora [a Wannsee] di liquidazione industriale»
(ibid., p. 45).
***
Tuttavia occorre specificare che gli
storici revisionisti non negano (come invece fanno i
negazionisti) che durante la seconda guerra siano stati
perpetrati massacri specialmente contro gli ebrei nell’est e che molti
siano morti di stenti, fame, percosse o epidemie in Europa.
Essi contestano, dubitano e chiedono prove
sul fatto che sia esistito un piano del III Reich di sterminio totale,
o almeno di massa, degli ebrei europei in quanto tali, mediante camere
a gas o forni crematori per ebrei vivi.
***
Gli ebrei-sovietici o i semplici
russi-sovietici furono massacrati non nel quadro di un piano di
sterminio totale degli ebrei europei, ma come conseguenza della
esasperazione della guerra germano-sovietica e in quanto sostenitori
(sia i semplici russi che gli ebrei) del bolscevismo, come sostiene
anche Ernest Nolte (Controversie.
Nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del
Novecento, Milano, Il Corbaccio, 1999) che parla di «soluzione
finale territoriale […] o creazione di una ‘regione ebraica’ non
lontana dal confine tedesco-sovietico […]. Perciò l’opinione
diffusa che qualsiasi dubbio sull’olocausto e i sei
milioni di vittime debba venir considerato […] come
un atteggiamento malvagio, disumano e da proibire, non può
essere assolutamente accettato dalla scienza » (ibid., pp.
56-57). Lo storico ebreo Arno
J. Mayer (Soluzione finale, Milano, Mondadori, 1990)
scrive che «i politici tedeschi e i militanti ideologizzati
dell’operazione Barbarossa [contro l’Urss] si scatenarono contro gli
ebrei-sovietici, perché li consideravano i principali artefici del
sistema bolscevico e della sua ideologia» (A.
J. Mayer, ibid., p. 277), inoltre aggiunge che «Le fonti per
studiare il fenomeno delle camere a gas sono scarse e inaffidabili
[…]» e per «I testimoni oculari […] non si può negare che esistano
numerose contraddizioni, ambiguità ed errori nelle fonti
esistenti» (ibid., pp. 374-375).
***
J-C. Pressac ha cercato di confutare
gli storici revisionisti anche da un punto di vista tecnico, nel libro
succitato del 1993, tr. it. 1994.
Carlo Mattogno gli ha
risposto (Auschwitz. Fine di una leggenda, Padova, Ar, 1994)
dimostrando che il Pressac erra tecnicamente quando presenta le
capacità di cremazione dei forni crematori di Birkenau. Infatti
Pressac adduce una capacità massima di cremazione che è quattro volte
superiore a quella teorica dei crematori. Del resto il Pressac
stesso ammette che i crematori II e III furono costruiti non per
cremare prigionieri ancora vivi, ma solo cadaveri. (Cfr.
C. Mattogno-ing.
F. Deana, Grundalgen zur Zeitgeschichte, Tubinga,
Grabert Verlag, 1994, pp. 281-330. Disponibile in rete, in lingua
inglese, all’indirizzo:
http://www.vho.org/GB/Books/dth/fndcrema.html).
***
Tuttavia Pressac afferma anche che i
crematori II e III furono progettati come installazioni igieniche (per
bruciare i cadaveri e impedire le epidemie), ma dalla fine del 1942
furono trasformati in strumenti di morte (installando nel loro
seminterrato camere a gas omicide mediante Zyklon B). La risposta è
che essendovi ad Auschwitz 30 muffole o camere di cremazione, nei
forni crematori II e III per normali scopi sanitari (impedire
epidemie) e solo 16 a scopo omicida nei crematori IV e V, ci si
aspettava dalla mortalità per cause naturali una quantità di decessi
superiore del doppio rispetto a quella prodotta tecnicamente e
intenzionalmente. Ma allora perché non lasciar fare alla natura che si
rivelava più efficiente delle “armi di sterminio di massa”?
***
Ad Auschwitz vi fu una forte epidemia
di tifo petecchiale (malattia trasmessa dai pidocchi) e - secondo i
revisionisti - lo Zyklon B serviva per stroncare l’epidemia. Invece la
vulgata ufficiale ha presentato lo Zyklon B solo come mezzo di
uccisione, ma questa tesi è stata smontata proprio dal Pressac, il
quale scrive che il 95-98 % di tale materiale serviva per scopi di
disinfestazione e solo il rimanente 2-3 % fu impiegato per uccidere.
Egli, però, non dimostra questa seconda parte del suo asserto e
quod gratis affirmatur, gratis negatur.
***
Inoltre dal 1° marzo al 23 ottobre del
1943 ai crematori di Birkenau furono fornite 641 tonnellate di coke
per la cremazione dei cadaveri. Ora in questo stesso periodo morirono
di morte naturale circa 27 mila detenuti. Il consumo teorico
sufficientemente minimo per la cremazione di questi 27 mila cadaveri
avrebbe richiesto circa 537 tonnellate di coke ossia 20 kg cadauno, ma
il consumo reale fu di circa 550 tonnellate pari a 23,5 kg cadauno. Il
numero degli uccisi con gas, nello stesso periodo, si dice sia stato
di 118 mila persone circa, per cremare i cui cadaveri sarebbero
restate a disposizione 104 mila tonnellate di coke ossia 0,9 kg per
ogni cadavere, che sono del tutto insufficienti rispetto al minimo
richiesto di 20 kg per cadavere. Quindi, fisicamente, chimicamente e
matematicamente la gasazione omicida di massa, almeno in questo
periodo a Birkenau, risulta impossibile e dunque falsa.
***
Vi sono delle perizie tecniche su
questi problemi. La prima è
F. A. Leuchter, An
Engineering Report on the alleged Execution Gas Chambers at Auschwitz,
Birkenau and Majanek, Poland, Boston, Fred A. Leuchter Associates,
1988. (Tr. it. parziale,
Rapporto Leuchter, Parma, All’Insegna del Veltro, 1993), che è
stata perfezionata e superata dalla Perizia sulla formazione e
sulla rilevabilità di composti di cianuro nelle camere a gas di
Auschwitz del chimico tedesco
Germar Rudolf (R.
kammerer-A. Solms, Das Rudolf Gutachten, Londra,
Cromwell Press, 1993. Disponibile in rete, in lingua inglese, in
edizione aggiornata al 2003:
http://www.vho.org/GB/Books/trr/); in essa il Rudolf ha
confutato sul piano strettamente chimico le obiezioni che Pressac ed
altri storici hanno mosse contro il Rapporto Leucheter, il quale è
datato e presenta qualche imperfezione. La Perizia del Rudolf non è
stata ancora confutata, ma l’Autore è stato incarcerato in Germania.
***
La propaganda staliniana, nel 1945,
tramite Gromyko, parlava di 4 milioni e mezzo di morti ad Auschwitz;
quindi i 2/3 del totale di sei milioni sarebbero morti ad Auschwitz.
Ma nel 1983, quando il regime comunista polacco crollò totalmente, lo
storico ebreo Georges Wellers (essai
de détermination du nombre de morts au camp d’Aushwitz, in “Le
Monde Juif”, n.° 112, ottobre-dicembre 1983), ridusse la cifra dei
gasati a un milione e mezzo circa.
Inoltre nel 1991 Franciszek
Piper (Estimatine the Number of Deporteees to and Victims of
Auschwitz-Birkenau Camp, in “Yad Vashem Studies”, XXI, Jerusalem,
1991) lo ha ridotto a un milione (ibid., p. 98).
Infine le autorità del Museo di
Auschwitz, nel 1990, hanno fatto rimuovere la lapide che commemorava i
4 milioni e mezzo di vittime stabilite dal Tribunale di Norimberga
(cfr. La Repubblica, 19 luglio 1990, p. 13)
Ora, sebbene la matematica non sia
un’opinione e manchino 3 milioni e mezzo di morti assassinati, la
cifra di sei milioni uccisi nelle camere a gas resta invariata e
guai a chi solleva il dubbio se sei milioni meno 3, 5 milioni faccia
ancora sei milioni oppure si riduca a 2, 5 milioni. Penso sia
lecito ai revisionisti porre questioni su tali problemi e poter
studiare serenamente la storia della ‘shoah’ senza timore di censure o
incarcerazioni.
***
“Dulcis in fundo”, lo storico
israelita David Cole (XI
Convegno Revisionista dell’Institute for Historical Review,
ottobre 1992) riferisce di aver intervistato e registrato, nel
mese di settembre del 1992, il dr.
Franciszeck Piper, per
26 anni Direttore del Museo di Stato di Aushwitz, il quale ha ammesso
che la camera a gas del “crematorio I”, la quale viene mostrata a
mezzo milione di visitatori l’anno, “è in realtà una ricostruzione che
comprende perfino i fori ritagliati nel soffitto”.
***
Conclusione
Lungi dal voler approvare - contro il
“5° Comandamento” - le sofferenze inflitte ad ogni essere umano
innocente di qualsiasi etnia (anche uno solo), penso che come
tutti gli avvenimenti storici, anche il genocidio ebraico sia da
studiare con metodologia scientifica, lasciando agli specialisti ampia
libertà di ricerca e di espressione (tranne l’incitamento al crimine o
l’ approvazione di persecuzioni contro esseri umani innocenti, di
qualsiasi nazionalità).
***
Detto questo mi sembra che il
negazionismo non abbia fondamenti scientifici. Lo
sterminazionismo, pur avendo un fondamento nella realtà, mi
pare essere esagerato, in quanto non regge alle obiezioni e
soprattutto si rifiuta di addurre prove chiedendo, addirittura, leggi
penali liberticide contro chi osa porre questioni. Il revisionismo
porta delle prove serie, pone delle domande sensate e non può essere
liquidato come un crimine o un peccato. Certamente non va preso
anch’esso “a scatola chiusa” o dogmatizzato, ma deve avere diritto di
esistenza, come qualsiasi opinione storica suffragata da fatti,
documenti e prove tecnico-scientifiche.
***
Stando così le cose, che io sappia il
revisionismo non è peccato, secondo la morale cattolica; invece la
calunnia sì. Ora accusare falsamente un revisionista di essere
negazionista è una calunnia. Siccome la materia è grave (il
revisionista è accomunato ad un criminale, esaltato o squilibrato, che
nega ogni persecuzione perpetrata contro l’ebraismo europeo, e ipso
facto è condannato alla morte civile). Quindi, se si equipara
per se il revisionismo al negazionismo, si commette, almeno
materialmente, peccato mortale. Ciò è tanto più grave se a farlo sono
dei sacerdoti, vescovi o Papi.
***
Quello che mi preoccupa di più è che si
sia fatta della ‘shoah’ una nuova religione immanentistica e
idolatrica, la quale è stata il principio e fondamento 1°)
della creazione dello Stato d’Israele (1948)[6]
e delle sue guerre successive (dal 1967 sino a ‘Gaza-2009’) contro la
Palestina[7];
2°) della nuova dottrina giudaizzante, la quale è penetrata
nell’ambiente cattolico a partire da Nostra aetate (1965) sino
all’ “Alleanza Antica mai revocata” (1981), agli ebrei “fratelli
maggiori, prediletti o amatissimi, nella Fede di Abramo” (1986) e alla
proibizione di esercitare il ministero sacerdotale o episcopale, se
non si crede alla vulgata sterminazionista dell’ebraismo
europeo tramite camere a gas (febbraio 2009). Questi effetti
rappresenterebbero, se accettati, il “suicidio del cristianesimo” (si
fieri potest).
***
Il fatto che siano i rabbini a
chiederlo è normale, fanno il loro mestiere. Ci rattrista che il
Vaticano abbia ceduto anche ora, ma non stupisce dopo 50 anni di resa
incondizionata alle pressioni delle lobby
giudaico-americaniste. Quello che stupisce e preoccupa è il cedimento
dei cattolici “tradizionali”, che non avevano accettato le novità
conciliari e post-conciliari, tra cui il dialogo inter-religioso
giudaico-cristiano. Ora mi sembra che si voglia continuare ad
equivocare con la formula de “il concilio inventato alla luce della
Tradizione”. Mentre lo stesso mons. Marcel Lefebvre il quale
la fece sua nel 1978, su ispirazione di Jean Madiran e incoraggiato da
Giovanni Paolo II, dopo il 5 maggio del 1988, aveva capito che era una
via impraticabile ed aveva detto (Fideliter, n.° 66) che tale
frase era ambigua. Infatti, mentre Ratzinger la intendeva nel
senso di ritorno al concilio, lui la interpretava come necessità che
si correggessero i testi del concilio alla luce della
Tradizione cattolica. Ora, date certe premesse, si arriva
immancabilmente a certe conclusioni.
***
Caveamus!
se si riprende l’infausta via
abbandonata fortunatamente il 6 maggio 1988, si arriverà a
ri-sottoscrivere il protocollo del 5 maggio, il quale poneva come
condizione l’accettazione del concilio (che, se letto alla luce della
vera Tradizione, fa a pugni con essa). Ora se ciò (“conciliar
l’inconciliabile”) per un kantiano quale Ratzinger è possibile, per un
cattolico anti-modernista è ripugnante, “per la contradizion che
nol consente”. Il concilio pastorale deve
essere corretto dogmaticamente dal Papa; altrimenti non
si esce dalla crisi che ha investito il mondo cattolico. Punto e
basta. Ma, mentre Benedetto XVI ha parlato chiaramente di accettazione
totale del concilio e post-concilio, la controparte sembra - almeno
per ora - “menare il can per l’aia”... “Chi ha orecchie per intendere
intenda”! E che Dio ci aiuti! “Mala tempora currunt”, sed
“bona tempora veniant”.
***
Bibliografia essenziale in lingua
italiana
C.
Saletta, Per il
revisionismo storico contro Vidal-Naquet,
Genova, Graphos, 1993.
C.
Mattogno, Intervista
sull’olocausto, Padova, Ar, 1995.
Id.
Negare la storia?
Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”,
Milano, Effedieffe, 2006.
Id.
La soluzione finale.
Problemi e polemiche,
Padova, Ar, 1991.
Id.
Auschwitz: la prima
gasazione, Padova,
Ar, 1992.
Id.
Auschwitz: fine di una
leggenda, Padova, Ar,
1994.
Id.
Olocausto: dilettanti
allo sbaraglio,
Padova, Ar, 1996.
Id.
L’ “irritante”
questione delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad Auschwitz,
Genova, Graphos,
1998. È disponibile in rete
un’edizione aggiornata e ampliata all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres7/CMCappuccetto.pdf.
Id.-J. Graf,
KL Stutthof.
Il campo di concentramento di Stutthof e la sua
funzione nella politica ebraica nazional-socialista,
Genova, Effepì, 2003.
Id.
Olocausto: dilettanti
a convegno, Genova,
Effepì, 2002.
Id.
Il numero dei morti di
Auschwitz. Vecchie e nuove imposture,
Genova, Effepì, 2004.
Id.
Olocausto: dilettanti
nel web, Genova,
Effepì, 2005.
Id.
Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposta ai veri
dilettanti e ai finti specialisti dell’anti-“negazionismo”,
Genova, Effepì, 2006. È disponibile in rete un’edizione aggiornata
all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres7/CMluna.pdf.
Id.
La verità sulle camere a gas? Considerazioni storiche sulla
“testimonianza unica” di Shlomo Venezia. Disponibile in rete
all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres8/CMVENEZIA.pdf.
Id.
Raul Hilberg e i “centri di sterminio” nazionalsocialisti.
Disponibile in rete
all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres8/CMhilberg.pdf.
Id.
I forni crematori di
Auschwitz: studio storico tecnico,
con la collaborazione del dott. ing.
Franco deana, in
corso di stampata in un’edizione in CD presso la Effepi di Genova.
R.
garaudy, I miti
fondatori della politica israeliana,
Genova, Graphos, 1997. Disponibile in
rete all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres/RGmiti.pdf.
P.
rassinier, La menzogna
di Ulisse, rist.
Genova, Graphos, 1996. Disponibile in rete all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/ital/arrass/arrass.html.
Id.
L’operazione Vicario,
a cura di
A. Carancini, tr.
it. di Ilaria Ramelli,
2006, sul sito Vho all’indirizzo:
http://ita.vho.org/Rassinier.htm.
A. J.
Mayer, Soluzione
finale, Milano,
Mondatori, 1990.
- L’Uomo Libero, n. 41, aprile
1996.
d. Curzio Nitoglia
Link originale :
http://www.doncurzionitoglia.com/revisionismo&peccato.htm
NOTE
[1]
«L’olocausto che è stato incorporato nella Chiesa dal pontefice
attuale e da quello precedente, e reso criterio discriminante per
l’ammissione all’ufficio ecclesiastico, non rappresenta nulla di
meno che l’annullamento del Calvario a vantaggio di Auschwitz»
(Michael Hoffman,
Un’appassionata difesa del revisionismo, in
andreacarancini.blogspot.com, 11 marzo 2009, p. 8).
[2]
Revisionismo
significa voler rivisitare e studiare la storia della
‘shoah’ grazie a prove documentarie, chimiche e fisiche. Gli
storici revisionisti non negano la persecuzione anti-ebraica sotto
il III Reich, ma sollevano delle obiezioni, pongono delle domande
e chiedono delle prove sulla vulgata olocaustica sterminazionista,
ossia sulla gasazione omicida e pianificata di tutti gli ebrei
d’Europa. Ma - attenzione - non negano che essi siano stati
rinchiusi in campi di lavoro e sfruttati come manodopera bellica,
sino a 18 ore al dì e che siano stati maltrattati, picchiati, sino
a morire di stenti, in certi casi, come tutti coloro che venivano
rinchiusi nei lager, compresi gli Italiani dopo l’8 settembre 1943.
Ammettono la disinfestazione col gas Zyklon B su ebrei colpiti da
tifo petecchiale o portato da pidocchi, che era una malattia
letale e sfociava in epidemie assai vaste.
● Si noti che lo storico francese Paul
Rassinier, il quale
scrisse il primo libro formalmente revisionista (Le
mensonge d’Ulysse, Parigi, Bressanes, 1950), era un membro del
partito comunista francese, fu torturato dalla Gestapo, che lo
rese invalido al 95 % ed è stato rinchiuso in un campo di
concentramento tedesco durante l’occupazione germanica della
Francia. Inoltre anche un altro storico revisionista, l’ebreo
rumeno Josef Burg, è
stato deportato nel lager di Majdanek. Egli ha scritto diversi
libri in lingua tedesca tra i quali “Majdanek in alle Ewigkeit?”,
che è disponibile su internet all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres/miae.pdf. Quindi,
innanzitutto, essi non si son mai sognati di negare l’esistenza
dei lager nazisti poiché vi furono rinchiusi; secondo non sono
filo-nazisti come li si presenta falsamente; anzi per fare un
altro esempio, l’attuale capo-scuola del revisionismo storico
prof. Robert Faurisson
è socialista; purtroppo i suoi numerosissimi libri non sono mai
stati tradotti in italiano e questa è una lacuna che andrebbe
colmata almeno con la pubblicazione dei più significativi. Invece
Maurice Bardèche (Nuremberg
ou la Terre promise, Parigi, Les Sept Couleurs, 1948) era
veramente filo-fascista. Il suo libro succitato, per l’epoca in
cui è stato scritto, va effettivamente considerato un libro
proto-revisionista. Esso è disponibile in rete, in edizione
italiana, all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres4/MBNur1it.pdf.
Tuttavia è considerato un libro controverso che, pur prestando
fede alle dicerie di sterminio su Auschwitz e Treblinka, è tra i
primi a porre dei dubbi sulla soluzione finale.
[3]
Il Negazionismo
nega ogni persecuzione e violenza fatta contro gli ebrei dai
nazisti e storicamente non ha fondamento. Mentre lo
Sterminazionismo
asserisce che vi è stato un piano di sterminio totale degli ebrei
europei da parte del Reich germanico, tramite camere a gas.
Purtroppo gli sterminazionisti accusano, ingiustamente, i
revisionisti di essere negazionisti, il che non è vero. Ciò è
avvenuto, recentemente, anche riguardo a mons.
Richard Williamson,
che, avendo espresso un’opinione revisionista (pronto a cambiarla
qualora gli avessero fornito prove certe), è stato immediatamente
tacciato, ingiustamente, di negazionismo puro e semplice e
linciato mediaticamente.
[4]
I suoi libri e saggi più significativi che andrebbero tradotti in
italiano sono:
- Réponse à Pierre Vidal-Naquet,
Parigi, La Vielle Taupe, 1982. Disponibile in rete
all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres2/RFPVN.pdf.
- Comment les Britanniques ont obtenu les aveux
de Rudolf Hoss, commandant d’Auschwitz, in “Annales d’Histoire
Révissionniste”, n.° 1, 1987.
Un “saggio”
disponibile in rete all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/archFaur/1986-1990/RF8703xx1.html.
- Réponse à Jean-Claude Pressac
sur le problème des chambres à gaz, Colombes, RHR, 1994.
Disponibile in rete all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres3/RFRJCP.pdf.
- Écrits révissionnistes,
Pithiviers, 4 voll., 1999. Disponibili in rete all’indirizzo:
http://www.vho.org/aaargh/fran/archFaur/archFaur.html.
[5]
“Galeotto fu il libro e chi lo scrisse” (Inf., V, 136).
Forse il Poeta oggi avrebbe cantato “e chi l’offerse”.
Qualcuno, infatti, ha offerto a mons.
Richard Williamson,
perché facesse teshuwàh o pentimento, solo il primo libro
(del 1989) di Pressac, che è stato corretto e abbandonato dallo
stesso Pressac, con un secondo libro, nel 1993 (tr. it.
Feltrinelli, 1994). Morale della favola: parlate solo secondo
la linea ufficiale, anche se non ci credete, altrimenti saranno
guai! Tutto ciò è moralmente assai grave. Infatti si è cercato
di far violenza o tortura psicologica sul luogo più
profondo (intelligenza e volontà) dell’anima di un uomo e di un
vescovo, cercando di fargli dire ciò che il suo intelletto non può
approvare come vero. Ora il centro (la “cella interiore” di
santa Caterina da Siena, o la “cella vinaria” del ‘Cantico
dei Cantici’) dell’animo umano è il posto dell’incontro con la
verità e bontà partecipata e soprattutto col Vero e il Bene
increato, Dio stesso. Perciò è molto grave voler profanare il
‘cuore più profondo’ dell’animo umano per renderlo sito di errore
e di menzogna. Cfr. R.
Garrigou-Lagrange, L’ éternelle vie et la profondeur de
l’âme, Parigi, 1950.
[6]
● Disapprovata da Pio XII
in tre encicliche “Auspicia quaedam” (1° maggio 1948), “In
multiplicibus” ( 24 ottobre 1948), “Redemporis nostri”
( 15 aprile 1949).
● Condannata profeticamente da Gesù
(Mt. XXIV, 1-35), il quale, prevedendo la distruzione di
Gerusalemme e del suo Tempio, predisse che questo non sarebbe mai
risorto, poiché l’Antica Alleanza sarebbe stata rimpiazzata dalla
Nuova ed eterna nel suo Sangue.
● Vista nell’ottica della teologia
e teleologia cattolica, è il tentativo anticristico da parte di
Israele di prender il posto del vero Dio, Gesù Cristo, smentendo
le sue previsioni e quindi la sua Divinità (cfr.
G. Ricciotti,
L’Imperatore Giuliano l’Apostata, Milano, Mondadori, 2a ed.,
1962. “Ricostruzione del Tempio ebraico”, pp. 284 ss.).
Come si vede la questione della
‘shoah’, anche solo politicamente considerata, cozza contro
il Magistero tradizionale, la divina Rivelazione e
l’insegnamento comune della Teologia cattolica.
[7]
Durante le quali si sono perpetrati dei crimini contro civili
inermi, che equivalgono ad un genocidio, talvolta minimizzato se
non addirittura negato da alcuni israeliani.