Verso un riconoscimento internazionale di Hamas?
di Marco Di Donato -
Osservatorio Iraq - 25 marzo 2010

Il sostegno ricevuto, in breve tempo, da diversi protagonisti della
comunità internazionale e la possibile riconciliazione con Fatah,
stanno rilanciando il ruolo del movimento islamico Hamas nella
regione.
In un’intervista televisiva il presidente brasiliano Lula ha dichiarato
come Hamas ed Hezbollah risultino elementi vitali di un futuro processo
di pace: “il Brasile è pronto a parlare con tutti gli attori regionali
coinvolti”.
Quello del Brasile è un importante riconoscimento per il movimento
islamico palestinese, che vede un capo di stato schierarsi apertamente
per un suo coinvolgimento all’interno dei giochi diplomatici. Ma non è
il solo.
Anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair, oggi inviato speciale
del Quartetto per il Medio Oriente (Onu, Usa, Russia, Ue), ha espresso
la sua viva convinzione che “il movimento islamico palestinese Hamas
potrà eventualmente prendere parte agli sforzi di pace in Medio
Oriente”.
Altrettanto importante – per quanto non inedita – è poi l’apertura del
premier turco Erdogan, che - in un’intervista al quotidiano arabo
al-Quds - ha definito inutile qualsiasi forma di negoziato con
Israele che non preveda il coinvolgimento di Hamas.
Riconciliazione interpalestinese
Significativo è anche il fatto che, in coincidenza con le tre
dichiarazioni di rilievo, dalla striscia di Gaza arrivino dei segnali
di allentamento delle tensioni tra le varie forze politiche.
Hamas ha infatti ripreso i colloqui con il partito Fatah grazie a una
nuova mediazione, questa volta di marca siriana. Il 22 marzo si sono
infatti incontrati a Damasco Azam al-Ahmad, membro del comitato
centrale di Fatah, e Musa Abu Marzuq, numero due dell’ufficio politico
in esilio di Hamas.
I due partiti sembrano prossimi alla firma di un documento di
riconciliazione che rappresenterebbe il primo passo verso la totale
riappacificazione fra le parti. Sebbene permangano forti perplessità
in merito ai suoi contenuti, i due rispettivi rappresentati hanno
espresso la comune volontà di giungere alla stipula di una
dichiarazione comune.
L’intervento del presidente siriano Bashar al-Assad garantisce, almeno
in apparenza, nuova credibilità alle trattative fra le parti,
soprattutto se consideriamo il sempre crescente peso geopolitico che
Damasco sta guadagnando in questi mesi grazie alle manovre di
Washington.
Consenso in risalita
Intanto, nonostante la situazione nella Striscia di Gaza resti
drammatica dal punto di vista umanitario a causa del blocco israeliano
e potenzialmente esplosiva, gli ultimi sondaggi effettuati dal
Palestinian Center for Policy and Survey Research evidenziano una
risalita nei consensi per il movimento islamico, soprattutto nella
Cisgiordania.
Allo stato attuale il leader di Fatah, Abu Mazen, raccoglierebbe il 50
per cento delle preferenze dei palestinesi mentre il leader locale di
Hamas, Ismail Haniyeh, si attesterebbe a quota 40. Un dato in netta
crescita rispetto all’agosto 2009, quando il livello di gradimento per
Haniyeh si attestava a circa il 30 per cento. Il presidente Abu Mazen
perde invece 4 punti in percentuale poiché nell’estate 2009
raccoglieva circa il 54 per cento dei consensi.
Lo stesso sondaggio evidenzia come una grossa fetta della popolazione
(circa il 10 per cento) sia indecisa e non abbia una netta preferenza
in favore di uno dei due potenziali candidati.
(fonte: France Presse, Infopal, Maan News Agency, IsraelNN.com)
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