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A MARGINE DI UNA CONFERENZA SUL RAZZISMO :
RIFLESSIONI SULLA QUESTIONE GIUDAICA
di Dagoberto Husayn Bellucci Direttore Responsabile dell'Agenzia di Stampa "Islam Italia"
Libero corrispondente dal Libano per TerraSantaLibera.org
Il fragore suscitato dalle legittime, realistiche e 'pertinenti' dichiarazioni anti-israeliane del Presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, in occasione dell'assise internazionale delle Nazioni Unite contro il Razzismo ci impongono una riflessione 'doverosa' sulla natura del Sionismo, quale movimento politico e organizzazione/entità statale d'esproprio territoriale della Terrasanta palestinese, e sulla 'valenza' del cosiddetto "antisemitismo" ovvero della dicotomia radicale esistente tra universo giudaico e resto del pianeta.
Non staremo in questa sede a commentare i comportamenti tenuti dai ministri degli Esteri e dai delegati dell'Unione Europea presenti a Ginevra nè ci 'interessa' quali siano state le reazioni suscitate dalle parole del Capo di Stato iraniano o le dichiarazioni di esponenti più o meno 'autorevoli' delle diverse kehillah 'sparpagliate' per il Vecchio Continente , basti e avanzi rilevare l'alto tasso di kippizzazione al quale è arrivata la politica europea 'sbracatamente' prona ai diktat sionisti e servile in qualsivoglia occasione a sostenere i desiderata della lobby kosher.
Ahmadinejad ha dichiarato che "Israele" è uno "stato razzista", che ha occupato i territori della Palestina storica mediante il ricatto dell'olocausto e attraverso il terrorismo, perpetrando crimini efferati dalla sua costituzione fino ai giorni nostri e , per aver affermato queste lapalissiane verità - dati di fatto incontrovertibili e indiscutibili sotto qualunque profilo storico, etnico-razziale, religioso, culturale e politico - , è stato additato dai censori dalla stella di Davide di ogni latitudine all'esecrazione mondiale, etichettato quale novello Hitler e dittatore di uno "stato canaglia", la Repubblica Islamica dell'Iran , contro il quale - parole del presidente israeliano Peres e del premier Nethanyauh (due terroristi responsabili dei massacri in Libano e Palestina di centinaia di innocenti e mandanti di crimini perpetrati dal Mossad contro esponenti della Resistenza in Palestina e in altri Stati arabi) - si ipotizzano "ritorsioni" manu militari ...anni di 'minacce' inutilmente rivolte al vento anche perchè , sia detto per 'inciso', non c'é trippa per i gatti... interminabile sequela di demenziali bla bla bal rivolti da Tel Aviv contro Teheran ai quali siamo, 'oramai', 'abituati'.
Al di là di ciò che blaterano i sionisti vediamo di 'ricapitolare' alcune brevi analisi circa l'entità criminale sionista. Il Sionismo , movimento della borghesia ebraica europea sorto alla fine del XIXmo secolo, rappresenta storicamente l'escrescenza organizzata ideologicamente del tradizionale messianismo ebraico inteso quale rappresentazione su di un piano ideale dell'utopistico ritorno ad una terra promessa quale escatologica finalizzazione dell'anima religiosa ebraica.
Il Sionismo si palesa quale rappresentante dell'ala laico-militarista , di stampo originariamente socialista, dei settori benestanti delle diverse comunità giudaiche europee e mondiali. A questo movimento nazionalista, revanscista, reazionario e dai tipici connotati colonialistici di fine XIXmo secolo si sono andate sommando altre realtà distinte del Giudaismo: settori oltranzisti 'religiosi', 'raccattati' in particolar modo tra gli ebrei askhenaziti dell'Europa orientale, ambienti della finanza ebraica mondialista, settori del sotto-proletariato ebraico e ambienti della sinistra sionista.
Inutilmente riproponiamo le dichiarazioni dei principali esponenti del Sionismo - da Theodore Herzl ai più recenti Tzipi Livni o Ehud Barak avremmo un secolo abbondante di atavico odio e la continua rivendicazione e legittimazione del terrore quale strumento di 'normalizzazione' dei rapporti di forza con il mondo arabo - che peraltro sono disponibili sia in rete ('tanto' c'é "Internet" che vi 'dice' chi siete , cosa siete, che cazzo fate e che cazzo farete ... 'tze') che in diversi peraltro utilissimi testi di analisi tra i quali ricordiamo e 'consigliamo' l'ottimo lavoro di Roger Garaudy sui "miti fondatori della politica israeliana" disponibile per le edizioni Graphos di Genova.
Sarebbe la 'conta' delle cazzate in serie messianico-scioviniste distribuite nel corso di un secolo abbondante dai portavoce , più o meno 'delegati' (il vero potere risiede nel Kahal = il Gran Sinedrio ebraico, istituzione sovranazionale, semi-occulta o 'discreta' per dirla con Jacques Bordiot e responsabile della direzione su scala internazionale degli affari del Giudaismo mondiale) , di "Israele".
Ciò non di meno risulterebbe 'conforme' considerando l'incredibile serie di palesi affermazioni di chiaro stampo xenofobo (non 'razziale' si badi 'bene' la 'differenza' per chi ci 'arriva') dei principali esponenti - laici o religiosi - del movimento sionista: sono gli ebrei per primi a parlare apertamente di razza ebraica, di nazione ebraica a rivendicare una superiorità razziale ed etnica rispetto al resto dell'umanità non ebraica.
E sono gli stessi ebrei a legittimare questo fanatismo razziale su base religiosa. Essi hanno elaborato e diffuso per oltre un secolo queste farneticazioni al solo scopo di raggiungere i propri obiettivi perseguiti instancabilmente dalla politica sionista e necessari a dare una base 'spirituale' , meglio 'sacrale', alla creazione di un emporio terroristico che ha scatenato da sessant'anni tutte le forme possibili di violenza contro i vicini arabi elaborando qualunque dispositivo segregazionista e suddividendo la stessa popolazione ebraica in cittadini di serie "a" e di serie "minori" come si è visto nel caso degli ebrei etiopi falasha , manodopera operaia o addetti alla repressione militare anti-araba ('sgherri' e aguzzini di 'complemento') considerati dal Tribunale Supremo dei Culti Religiosi, alias Rabbinato di Gerusalemme, "impuri" o non propriamente di "razza pura".
Ci sono poi le coppie miste che in "Israele" non se la passano affatto bene: oltre 15mila soggetti costretti, tra l'altro, a convolare a nozze nella vicina isola di Cipro perchè per la religione razziale ebraica questi 'incroci' sono - prim'ancora che sconsigliati e aborriti - o rappresenterebbero dei veri e propri suicidi e atti contrari all'esclusivismo del sangue dei figli di Sion secolarmente e gelosamente custodito dalle autorità ebraiche.
Gli ebrei hanno ottenuto un focolare nazionale in Palestina e hanno costituito il loro mattatoio che ammette solo ed esclusivamente elementi di razza ebraica e sogna l'espulsione di tutti i non ebrei. Il Sionismo con la creazione dell'entità statale denominata "Israele" si è servito della religione per avvalorare i due miti fondanti (quello del "popolo eletto" e quello della "terra promessa") su basi nazionaliste e sulla supposizione dell'esistenza di un'unica razza ebraica 'pura'.
"Il sionismo cerca di riunire in Palestina tutti gli ebrei del mondo. Un fatto simile costituisce nel suo genere , un primo precedente nella storia umana. Ne consegue che il fatto di eccitare i sentimenti religiosi al fine di creare un nazionalismo illusorio per raggiungere i propri obiettivi , come fa il sionismo, rappresenta il primo paradosso che tutti devono osservare, perchè la religione è profondamente diversa dal nazionalismo.
La prova del sofisma circa il concentramento in Palestina degli ebrei del mondo , si rivela nel comportamento stesso degli ebrei, i quali si rifiutano di avventurarsi in questo sogno leggendario.
Per tale ragione Alain Tailor confermava nel suo "Israele oggi" che soltanto l'uno per cento degli ebrei degli Stati Uniti erano emigrati verso la Palestina e che in Israele vivono solo il 20% degli ebrei del mondo.
La religione è un fatto interiore diverso dal nazionalismo e dalla razza. Tutti gli sforzi compiuti dal movimento sionista internazionale hanno potuto convincere soltanto una piccola minoranza ebraica ad accettare i propri obiettivi, che erano causa di catastrofi, stragi e della dispersione degli arabi, poichè l'arrivo in Palestina di ogni ebreo significa l'espulsione di un arabo dalla propria terra e la privazione dei più elementari bisogni di vita." (1)
A maggior ragione se c'é qualcosa di controverso nell'affermazione d'identità ebraica è storicamente l'incertezza che regna sovrana anche all'interno delle stesse comunità giudaiche circa 'origini' e ''discendenza' di molti esponenti dell'ebraismo mondiale, della 'purezza' del sangue - per fare un solo esempio - dei giudei di origine kazhara delle regioni del Volga convertitisi al giudaismo e dell'accettazione o meno di rarissimi casi di 'conversi' (l'ebraismo esclude conversioni considerandosi religiose su basi razziali).
Esiste anche in proposito un mito da sfatare quello del "popolo eletto" in quanto "puro" per 'discendenza': gli ebrei , sparsi tra i popoli nei periodi diasporici , si mescolarono con altri popoli come del resto fecero tutti i popoli del globo terrestre. Ciononostante l'affermazione, reiterata ad ogni occasione, di una purezza del sangue (...non 'esiste'...al massimo hanno 'emo-contaminato' altrui popoli...) ebraico resiste.
L'Enciclopedia Britannica (Vol. 12 p. 1054-1965) definisce i termini di "razza ebraica" così: "Le verità rivelate dall'antropologia naturale dimostrano , in contrasto col punto di vista generale, l'inesistenza di una razza ebraica" con buona pace degli assertori di una 'purezza razziale' giudaica peraltro fortemente 'inquinata' da processi storici, dinamiche emigratorie, conversioni più o meno (ed anche più o meno 'vere') forzate ad altri culti e tentativi - deprecabilissimi - di "arianizzazione" di soggetti ebrei. Noi insistiamo a sostenere l'esistenza di uno 'spirito' ebraico che pervade di sè l'anima dei popoli non ebraici e rappresenta il principale veicolo d'infezione anti-tradizionale.
Gli ebrei , per quanto ci 'concerne', non hanno una 'storia' , nè una 'direzione' (escludendo quella discendente di tipo sovversivo) o per esser più 'chiari' 'questi' non sanno da dove vengono, da quanto 'vagano' , dove vanno e a 'malapena' (...ne 'dubitiamo' fortemente...) , 'forse', arrivano a 'sapere' che cazzo vogliono.
Nei confronti del mondo non ebraico in Terrasanta i sionisti considerano necessaria la tabula rasa: una sorta di soluzione finale al 'rovescio' ovvero la disintegrazione dell'identità nazionale palestinese e la soppressione dell'autorità araba sui territori che essi considerano biblicamente parti integranti del loro "focolaio nazionale" (i cui confini non casualmente non sono mai stati 'fissati' da alcun esecutivo israeliano e dunque sono 'labili' in vista di eventuali , future, occupazioni militari) ossia le terre comprese dal Nilo all'Eufrate 'sogno' dell'Eretz Israel della Grande Israele biblica come 'disegnato' sullo straccio nazionale che hanno issato quale drappo identitario (le due strisce azzurre rappresentanti appunti i due fiumi al centro dei quali si 'situa' la stella di Davide anche noto come Sigillo di Salomone).
Le premesse per l'occupazione campale sionista della Palestina, come visto, risiedono nella natura stessa del movimento sionista: xenofobo, sciovinista, negazionista delle identità non ebraiche, colonialista e affermatore di istanze tipicamente suprematiste di chiara impronta religioso-messianica.
Non sottolineare questi dati sarebbe un errore di valutazione del Sionismo quale movimento politico derivato da una cultura religiosa improntata sulla dicotomia razzial-spirituale tra mondo ebraico e universo non ebraico che si rifletterà chiaramente nelle teorie ideologiche, nelle scelte strategiche, nelle modalità e nell'attuazione pratica della politica di espulsione decretata dai dirigenti sionisti nei confronti dei palestinesi e delle popolazioni arabe all'indomani della proclamazione dell'entità criminale sionista.
Il modus operandi sionista, dunque, fin dalle origini del movimento politico e a partire dalla costituzione dell'enclave statale ebraica in Palestina - denominata "Israele" - si palesa come una forma di colonialismo aggressivo di annientamento dei diritti naturali della popolazione autoctona arabo-palestinese.
In un suo libro di memorie l'economista israeliana Tamar Gozansky (2) riporta come l'allora presidente dell'Agenzia Ebraica , David Ben Gurion, aveva le idee sostanzialmente chiare nei confronti del "problema palestinese" come riferì il dr. Magns in una testimonianza resa davanti alla Commissione segreta incaricata di investigare sui rapporti fra arabi ed ebrei in Palestina. Discutendone con due esponenti palestinesi Ben Gurion dichiarò: "E' impossibile arrivare alla comprensione reciproca se non sulla base di 8 milioni di ebrei con Israele come centro: Erez Israel, Transgiordania, Siria meridionale, Sinai. Non meno di 8 milioni. Ovviamente gli ebrei dimostreranno simpatia verso gli arabi e spirito di giustizia nel momento in cui diverranno i dominatori del paese".
Quale "spirito di giustizia" abbiano dimostrato ai palestinesi gli ebrei lo si può semplicemente 'dedurre' da qualche nome , giusto per ricordarci i principali luoghi dove l'odio atavico giudaico ha colpito con estrema barbarie le popolazioni locali: Deir Yassin, Duwayima, Acri, Chaifa, Lydda per rimanere ai villaggi e alle città palestinesi centro di eccidi indiscriminati nel solo conflitto arabo-israeliano del 1948 senza dimenticarci le successive operazioni 'sporche' direttamente o indirettamente approvate, sostenute, fomentate o perpetrate dai comandi militari israeliani in Libano e nei Territori Occupati da Ta'al el Za'atar a Sabra e Chatila, da Cana a Gaza.
E come si vede non stiamo parlando di avvenimenti lontani nel tempo: i massacri quotidiani, la mattanza sistematica compiuta solamente quattro mesi or sono dagli sgherri di "tsahal" ai danni della popolazione civile della striscia di Gaza, rappresentano un monito ed un'avvertimento a non abbassare mai la guardia per i movimenti di resistenza nazionali arabi dinanzi ad un nemico che ha fatto del terrorismo di stato , dell'omicidio rituale di massa (come si vedrà spesso le stragi compiute dai sionisti coincideranno con qualche celebrazione di tipo storico-religioso della tradizione ebraica in particolare le feste del Purim , che ricorda la mattanza di oltre 70mila tra arabi e persiani ai tempi della regina ebrea di Persia - Esther - attualmente vissuta e celebrata nell'enclave sionista come carnevale ; o la Pesah la pasqua ebraica) e della soppressione manu militari di innocenti il proprio 'standard' metodologico.
Ancora vediamo da un altro volume di uno storico israeliano, Joseph Heller (3), che la volontà di estirpare , mediante annessione territoriale ed espulsione di massa, i palestinesi era presente fin dalle origini nella strategia sionista.
"L'opera di Heller consiste in una raccolta di documenti sulle scelte e le discussioni che si svolsero in campo sionista in quegli anni cruciali , e in un saggio introduttivo assai accurato. A commento dei testi Heller sottolinea in particolare i seguenti aspetti: che il movimento sionistico era impegnato ad ottenere uno Stato ebraico, nel quadro del Commonwealth imperiale, sull'intera Palestina (nella terminologia sionista di allora : Erez Israel maaravit = la Terra di Israele Occidentale); che per il pieno raggiungimento di tale obiettivo si considerava indispensabile il trasferimento altrove della popolazione araba locale; che su queste finalità convergevano tanto l'Organizzazione Sionistica vera e propria quanto la Nuova Organizzazione Sionistica, ovvero l'estrema destra di V.Z. Jabotinsky che in nome della revisione militaristica e statalistica del programma, si organizzò in forma autonoma e separata dal 1935 al 1946. I progetti di espulsione della popolazione palestinese emergono chiaramente. Scrive Heller: "Ancora agli inizi della seconda guerra mondiale la direzione sionista, sotto la guida di Weizmann, era convinta che bisognasse richiedere ancora una volta l'acquisizione dell'intera Erez Israel per gli ebrei, obiettivo raggiungibile per mezzo dello spostamento della popolazione araba locale, in paesi arabi con l'appoggio finanziario e politico americano". E aggiunge che M. Shertocj (Sharett) allora capo del Dipartimento politico dell'Agenzia Ebraica , aveva precisato il progetto auspicando uno Stato ebraico di tre milioni di abitanti sulle due rive del Giordano." (4)
Serve dunque altro a documentare che il progetto sionista di conquista della Palestina prevedesse il ricorso al terrore indiscriminato - come poi venne realmente attuato a Deir Yassin e altrove - e l'espulsione / sradicamento dell'identità nazionale palestinese? Noi diciamo che occorre saper 'leggere' la storia e comprendere la direzione degli avvenimenti che , dal documento programmatico sionista dei "Protocolli dei Savi Anziani di Sion" fino ai giorni nostri, ha 'confermato' una volontà di dominio ebraico sulle nazioni 'goyim' = non ebraiche ed in particolar modo la traiettoria , lucidamente seguita con astuzia, tenacia e il ricorso a qualsiasi sotterfugio compreso la consacrazione 'religiosa' a dogma del "dramma degli ebrei" - parafrasando Paul Rassinier - durante il secondo conflitto mondiale alias secondo la vulgata sterminazionista il cosiddetto presunto sterminio di sei milioni di soggetti di razza/religione ebraica ovvero l'Olocausto nuova religione laica al quale la Lobby ha consacrato una mitologizzazione tale da piegare a questa pseudo-verità esecutivi nazionali e governi dei quattro angoli del pianeta, istituzioni sovranazionali laiche e religiose, organizzazioni statali e tutta la storiografia e la cultura occidentale contemporanea.
Ahmadinejad che cos'avrebbe dichiarato di così 'aberrante'? Quando lo stesso David Ben Gurion con cinica lucidità dichiarò: "Perchè mai gli arabi dovrebbero volere la pace? Se fossi un dirigente arabo non firmerei mai (la pace) con Israele. E' normale: abbiamo preso il loro paese. Certo, Dio ce lo ha promesso, ma in cosa li può interessare ciò? Il nostro Dio non è il loro. E' vero che siamo originari di Israele, ma la cosa risale a duemila anni fa: in che cosa li riguarda? Ci sono stati l'antisemitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz: ma è stata colpa loro? Loro vedono solo una cosa: siamo venuti ed abbiamo rubato il loro paese. Perchè mai dovrebbero accettare questo fatto?" (5)
Già perchè mai gli arabi dovrebbero accettare gli ebrei e il loro accampamento territoriale in Palestina?
Ora ci si dirà che abbiamo 'esagerato' nei 'toni' di questo nostro intervento relativo alla conferenza sul razzismo di Ginevra, alle dichiarazione del Presidente iraniano Ahmadinejad e alla questione maledetta...noi affermiamo l'antigiudaismo militante. Ahmadinejad è il Capo di Stato di una nazione sovrana che non si piegherà al ricatto mondialista nè alle pressioni sioniste-statunitensi. E' un punto di riferimento per chiunque , nella società rovesciata contemporanea, voglia affermare la sua alterità radicale a "Israele" e al lobbismo ebraico e non ha certo bisogno di 'avvocati difensori' ...si 'difende' più che 'bene' da sè...anzi quando può - e lui può - 'attacca'!
La Repubblica Islamica dell'Iran - sostenitrice delle Resistenze nazionali e islamiche di Hamas in Palestina e Hizb'Allah in Libano - rimane , a trent'anni dalla sua costituzione il principale referente planetario del fronte antisionista e antiimperialista al di là delle 'ciance' e delle più o meno invertebrate dichiarazioni di esponenti politici di qualunque fazione e nazione.
'Noi' ovviamente e provocatoriamente abbiamo 'esagerato' perchè, in 'fondo', siamo 'esagerati'... Ce lo possiano 'permettere'.
Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. La Repubblica Islamica dell'Iran ha 'armi' puntate contro chiunque perchè - ricordando quanto ci sottolineò a Qom molti anni or sono il massimo dirigente del principale organismo per la diffusione della dottrina sciita nel mondo , Ayatollah Taskhiri, "noi siamo uomini di pace e come tutti gli uomini di pace siamo pronti alla guerra". "Israele" e i 'sostenitori' più o meno occulti del Sionismo 'scavano' ancora.
Dagoberto Husayn Bellucci
Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia"
libero corrispondente dal Libano per TerraSantaLibera.org
Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/riflessioni_Durban_DHB.htm
Note -
1) AaVv - "Il sionismo è un movimento razzista ed espansionista" - ediz. "East" - Roma - 1.a edizione 1971;
2 - Tamar Gozansky - "Lo sviluppo del capitalismo in Palestina" (in ebraico Hitpatchu Hacapitalism bePalestina) "Formation of Capitalism in Palestine" - ediz. "University Publishing Projects - Israele 1986 pp. 274;
3 - Joseph Heller - "La lotta per lo stato ebraico - La politica sionista negli anni 1936-1948" - ediz. a cura del Centro per l'approfondimento degli Studi di storia ebraica intitolato a Zalman Shazar (terzo presidente israeliano) in ebraico "Bemavak leMedina - Hamediniut hazionit beshanim 1936-1948" - Gerusalemme - Israele 1984;
4 - Aa.Vv. - "Dossier Palestina - Nakba - L'espulsione dei palestinesi dalla loro terra" - ediz. "Ripostes" - Salerno 1988;
5) N. Goldmann - "Le paradoxe juif" - Paris 1976;
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