Il Santo Padre, nella recente lettera ai Vescovi, ha scritto: "Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l'internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestare piú attenzione a quella fonte di notizie". Io andrei oltre; ormai penso che possiamo pure smettere di leggere i giornali o di vedere il telegiornale: ciò che troviamo in questi cosiddetti canali di informazione è pura propaganda; ormai, se vogliamo essere informati, possiamo solo rivolgerci a internet, il nuovo "samizdat". Spero che in Vaticano prendano sul serio l'invito del Papa.
(Padre Giovanni Scalese)
L'ultima lettera di Padre
Manuel Musallam, il parroco di Gaza.
Padre Manuel Musallam (Gaza)
Siccome non ho trovato altre traduzioni, ho provveduto io stesso a tradurla. Vi prego di leggerla con attenzione e di farla conoscere il piú possibile: mandatela ai vostri parenti, agli amici, al vostro parroco, al vostro vescovo, a tutti. Se possibile, traducetela in altre lingue. Il mondo deve sapere. Non voglio che un giorno qualcuno possa dire: "Non sapevamo". Non possiamo essere complici del nuovo olocausto. È una lettera un po' lunga, ma ogni parola è preziosa. Essa è corredata di foto; ma non ho il coraggio di pubblicarle per la loro crudezza e per il rispetto che è dovuto ai morti. Penso che le parole possano bastare.
(Padre Giovanni Scalese)
Charles Colton disse una volta:
"L'esperienza ci insegna due cose, la prima è di correggere molto, e
la seconda è di non esagerare nel farlo". Israele ci sta correggendo
molto. Israele, il nostro vicino a Gaza, non è stato capace di
regolare le relazioni con i suoi vicini. Esso corregge il popolo
palestinese specialmente perché sostiene che i palestinesi si
oppongono al suo ritorno alla "Terra Promessa". Ci sta correggendo,
noi palestinesi, con la guerra, i massacri, i crimini di guerra e la
deportazione. Ha distrutto le nostre case, le nostre fattorie e i
nostri villaggi, e ha stabilito insediamenti su di essi. Ha
sradicato centinaia di migliaia di olivi e aranci produttivi, e ci
ha proibito di fare il raccolto dai nostri campi. Ha aperto
circonvallazioni e ha eroso le nostre terre. Ha distrutto,
frammentato e isolato le nostre città, villaggi e campagne. Ha
costruito e istallato centinai di checkpoints per scombussolare le
nostre vite. Ci ha impedito di raggiungere i nostri santi luoghi di
culto a El Aqsa, alla Natività e al Santo Sepolcro. Ha costruito il
muro dell'apartheid intorno alla Cisgiordania, Gerusalemme e Gaza.
Il muro non ci separa forse dagli altri e i ponti non sono forse
luoghi di incontro? Ha spezzato le nostre ossa e proibito cure e
medicazioni. Ha assassinato i nostri capi in diversi modi. Abbiamo
vissuto sotto le tende, e ci ha proibito i mezzi di vita e di
lavoro. Ci circonda con un assedio che blocca la nostra vita
quotidiana. Ci ha gettati in un ghetto senza acqua, elettricità,
medicine, cibo e lavoro. Stiamo morendo di una morte lenta. Dovevamo
"diventare affamati e assetati fino alla soglia della morte senza
oltrepassarla.
Sderot, un
insediamento vicino a Gaza, è divenuto il Muro del Pianto dove tutti i
leader del mondo e i turisti vengono per vedere le reliquie lasciate
dai missili Qassam, che hanno ucciso 12 israeliani dal 2002. Mentre
noi non osiamo costruire un monumento che perpetui la memoria di
migliaia di palestinesi innocenti uccisi durante i crimini di guerra a
Gaza, perché Israele non mancherebbe di distruggerlo durante la sua
costruzione. Nella recente barbara guerra contro Gaza, centinaia di
bambini, uomini, donne e vecchi innocenti sono stati bruciati in forni
di bombe e missili sofisticati. Che differenza c'è tra i forni in cui
gli ebrei morirono in Germania e i forni in cui noi moriamo a Gaza? Il
mondo li ha visti attraverso i giornalisti e i canali satellitari.
Persone di buona volontà, come l'Arcivescovo Desmond Tutu e
organizzazioni dei diritti umani, avvocati e specialisti in crimini
contro l'umanità, hanno incominciato a venirci a trovare. Israele ha
impedito alle delegazioni di raggiungerci, umiliandoli, trattenendoli
ai confini di Jenin, Rafah e Beit Hanoun, finché non sono riusciti a
ottenere un permesso di ingresso. Israele ha distrutto molti segni dei
loro crimini di guerra.
Il nostro popolo è incappato
nei briganti. Lo hanno spogliato e percosso, e se ne sono andati
lasciandolo mezzo morto. Il Sig. Bush ci ha visto, ma è passato
dall'altra parte. Allo stesso modo i leader europei, sia il mondo
islamico sia quello cristiano, sono venuti qui, e quando ci hanno
visto, sono passati dall'altra parte. Quando verrà il Samaritano
misericordioso che, vedendoci, avrà compassione di noi?
Gli Stati Uniti, con il loro
diritto di veto, hanno respinto qualsiasi soluzione o impegno di
diritto internazionale, sicché Israele si è comportato come se fosse
al di sopra della legge. Ora l'America vuole cambiare il diritto
internazionale, cosí che i leader di Israele non siano processati come
criminali di guerra. Israele percorre la nostra terra, perché non ha
confini. Ogni giorno, inghiottisce un appezzamento di terra, migliaia
di metri quadrati. È possibile che il mondo riconosca uno stato senza
confini dopo 60 anni dalla sua costituzione? Lo stato di Israele è
l'unico modello di questo tipo nel mondo.
Noi non sappiamo dove
andare. Nei 18 anni passati, abbiamo cercato la pace e la giustizia
con Israele incontrandoci faccia a faccia, stringendoci le mani e
scambiandoci baci. Ci siamo persi nell'abisso dei negoziati e degli
accordi. Israele vuole la pace, ma la pace non può essere raggiunta
senza la giustizia. Israele dice: "È concepibile che uno stato
democratico tolleri il bombardamento delle sue città con razzi per 10
anni?", e ha 11 morti. E noi rispondiamo: "È concepibile che un popolo
accetti di rimanere sotto 60 anni di occupazione senza resistere?". Il
mondo ricorda i razzi fatti a mano di Hamas, ma non ricorda i missili
al fosforo, da cui noi soffriamo ogni giorno. Se noi resistiamo, il
mondo ci grida dietro e ci etichetta come terroristi, ma non grida
dietro a quelli che ci hanno occupato per sei decenni. Non è un
crimine contro l'umanità il fatto che noi viviamo sotto occupazione e
umiliante assedio tutto questo tempo, 60 anni? Quando noi attacchiamo
un insediamento che ha rubato la nostra terra e gli alberi che ci ci
permettono di vivere, il mondo ci rimprovera e ci classifica come
assassini di gente innocente, ma il mondo non alza un dito per
rimuovere un insediamento che riconosce illegale ed è un crimine di
guerra secondo il diritto. Ognuno grida: pace e sicurezza per Israele,
ma nessuno sussurra: giustizia, Gerusalemme e ritorno per i
palestinesi. La pace per gli israeliani è possibile se è possibile la
giustizia per i palestinesi. La sicurezza per gli israeliani è
possibile se è reciproca.
Il mondo pone una condizione
inderogabile su una parte del popolo palestinese, Hamas e la Jihad
islamica, se si vogliono aprire le trattative per un progetto di pace
in Medio Oriente. La condizione comporta che Hamas e la Jihad islamica
denuncino la violenza e riconoscano Israele. Oggi, bisognerebbe
mettere la stessa condizione, se si può. Bisognerebbe chiedere a tutti
gli Israeliani e al loro governo di estrema destra, che rifiuta tutti
gli accordi e i trattati, di riconoscere il popolo palestinese e i
loro legittimi diritti. Poi si possono prendere le decisioni
internazionali, purché giuste e imparziali.
Perché è sbagliato se noi
deteniamo un prigioniero di nome Shalit per i negoziati? E non è
sbagliato se Israele trattiene ventimila prigionieri palestinesi, che
vivono in posti dove gli animali non possono vivere? E i prigionieri
che lasciano la prigione escono handicappati. Ogni giorno Israele
invade le nostre città e villaggi e ingiustamente detiene un sacco di
innocenti. Perché è sbagliato che una famiglia in Israele soffre o uno
dei suoi bambini è preso dal panico, e non è sbagliato se migliaia di
famiglie palestinesi soffrono e un'intera nazione è colpita dal
panico?
Noi non sappiamo dove
andare, per cui come possiamo conoscere la strada?
Tutti i negoziati sono
falliti e abbiamo raggiunto un punto morto, perché abbiamo accettato
di seguire una vaga decisione sul ritiro dai "territori occupati nel
1967". Abbiamo accettato Gaza e Gerico e prima abbiamo accettato
Gerusalemme e gli insediamenti; abbiamo accettato Oslo, la road map,
le "Tennet outlines" e gli accordi di Sharm el-Sheikh, invece delle
risoluzioni internazionali e della legittimità. Abbiamo accettato
l'assedio di Yasser Arafat e il suo assassinio per il motivo che non
era un partner attivo nei colloqui di pace. Non abbiamo neppure
chiesto un'inchiesta, come quella per l'assassino di Rafik El Hariri
in Libano. Abbiamo accettato elezioni interne sulla base degli accordi
di Oslo, nell'interesse dei palestinesi dentro il paese, invece di
dare attenzione al popolo palestinese nel suo insieme. Abbiamo
accettato le Intifade in Palestina invece di una rivoluzione popolare
vasta quanto l'universo.
Dopo successive guerre,
Israele ha anche lasciato indietro un intero popolo distrutto.
Contadini i cui alberi e campi sono stati bruciati da sostanze
chimiche; le loro terre non sono piú coltivabili. Lavoratori che sono
rimasti senza lavoro e la fame dei cui figli non è saziata da pane
intinto in acqua o tè. Commercianti i cui beni sono sequestrati nei
porti israeliani; devono vendere i loro magazzini per pagare il
deposito dei loro beni e poi vanno in fallimento. Impiegati i cui
salari sono erosi da un immaginario aumento dei prezzi; avviene questo
quando il salario viene loro consegnato un anno dopo la data dovuta.
Disabili per i quali, dopo essere stati colpiti con sofisticate armi
che hanno amputato i loro arti (che dolore e pena devono provare loro
e quelli che li assistono!), non ci sono istituzioni o esperienza per
curarli, non c'è riabilitazione per ricuperarli dalla loro
disperazione e mutilazione. Bambini che sono stati smembrati e affetti
da traumi e malattie psicologiche di paura, i loro corpi magri per
malnutrizione. Alcuni sono morti di paura; alcuni sono stati rapiti da
una violenza barbara, nazista mentre erano allattati, o sono morti per
una pallottola che li ha trapassati nel ventre delle loro madri. Chi
li cura? Chi li compensa per i loro diritti perduti? Chi cura i
bambini che hanno visto le loro famiglie ferite e sanguinanti, i
bambini che hanno visto i loro genitori morire nelle loro braccia e
hanno sentito, per la prima volta, il crepitio del conflitto che non
avevano mai sperimentato, uno strano e orribile suono che li
accompagnerà nel sonno e nell'insonnia finché vivranno? Chi cura i
bambini che dormiranno in preda al terrore, o con l'ansia negli occhi,
che si fanno la pipí addosso o nel letto o nelle loro divise
scolastiche in cui hanno dormito, perché i loro scarsi indumenti per
la notte non si sono ancora asciugati. Vanno a scuola al mattino
cercando di nascondersi e coprire l'odore del loro corpo. Il bambino
che piangeva quando vedeva una goccia di sangue sul dito si è sentito
affogare nel sangue; calpesta il sangue di suo padre e sua madre con
amarezza e dolore nella disperata ricerca di qualcuno che possa
fermare l'emorragia, cosí che i suoi genitori possano vivere. Chi
guarirà questo bambino?
Il primo giorno dei
bombardamenti, abbiamo sentito alcuni tristi e deplorevoli racconti
sulle bombe al fosforo bianco, che sono internazionalmente bandite,
dai dottori dell'ospedale Shifa e dai cronisti delle TV satellitari.
Dopo che i dottori avevano prestato i primi soccorsi ad alcuni dei
feriti e li avevano mandati a casa, quelli sono tornati all'ospedale
con i loro corpi fumanti, dopo che il fosforo aveva reagito di nuovo
nei loro corpi e e aveva preso fuoco.
Questo è il modo in cui
Israele ha corretto i palestinesi. Non c'è poi da meravigliarsi se
nasce la resistenza e si moltiplica finché si diffonde a tutto il
popolo della Palestina. Non c'è da meravigliarsi se ci rivolgiamo ad
Hamas, alla resistenza o agli elementi fondamentalisti alla ricerca di
libertà dall'occupazione a dai nostri dolori. "Tutto sommato, la
punizione indurisce e rende la gente piú insensibile; essa concentra,
aumenta il senso di allontanamento; rafforza il potere di resistenza"
(Friedrich Nietzsche). Quando capirà Israele che correggere la gente
con la guerra, la violenza e l'occupazione è un errore morale e un
crimine di guerra; un crimine contro l'umanità? Che la guerra non
costruisce la pace? Che non può occupare un popolo per sempre? Noi
speriamo che lo capisca. Oggi Israele esagera nella sua correzione.
Sta andando troppo avanti nel correggere le case dei palestinesi,
tanto da demolirle persino sulle loro teste e i loro bambini, donne e
anziani senza scrupoli di coscienza. Sa che la casa significa pace e
stabilità e la fine della dispersione. Perciò demolisce le case e
sconvolge i suoi residenti in modo che nessuno possa riposare nella
sua patria e fra la sua gente. Profana la santità del sorriso dei
bambini, rendendoli orfani; la vitalità dei giovani, umiliandoli e
trattandoli con disdegno; l'orgoglio e l'arroganza degli ulivi, degli
aranci, dei limoni e dei fichi, distruggendoli con bulldozer militari.
Gli dà fastidio agli occhi vedere lo splendore della terra che è
diventata verde dopo essere stata lavorata da un contadino del mio
paese, rendendola un deserto! Dopo tutto questo, la nostra resistenza
diventa terrorismo e qualcuno dei nostri missili primitivi minaccia la
sicurezza dello stato di Israele e la sicurezza del mondo civile.
Perciò i confini sono chiusi e Gaza è dichiarata una zona ostile,
proibita, che affoga nell'oscurità, con la sua gente assetata e
affamata, navi dell'Atlantico pattugliano il nostro mare per
controllare il nostro armamento e sorvegliare la demolizione delle
arterie e dei tunnel, da cui noi siamo tenuti in vita.
Con notoria ipocrisia il
carnefice e la vittima sono stati equiparati. La nostra causa passa
per essere una questione di dialogo tra fazioni, come un conflitto per
un pezzo di pane e un bicchier d'acqua, come una questione di
indennizzo o di apertura di valichi di frontiera. Il mondo dimentica o
fa finta di dimenticare che la nostra causa è la causa
dell'emancipazione di un popolo, della sua terra e dei suoi luoghi
santi.
Il suono di El Aqsa non può
essere udito a causa del fracasso degli scavi sotto di essa e vicino
ad essa; le grida della città di Betlemme per il dolore dello sviluppo
degli insediamenti e il muro che avvolge il suo collo non può essere
sentito a causa del rumore delle seghe e la costruzione a Jabal Abu
Ghneim; e cosí pure le grida dei bambini di Jenin, Beit Hanoun e
Rafah, che la Statua della Libertà non sente. Nessuno in Europa e
negli Stati Uniti sente il fragore degli aerei israeliani, o il
bombardamento dei suoi cannoni e delle sue navi da guerra quando
distruggono Gaza sulle nostre teste; il mondo sordo sente solo il
suono dei razzi Qassam e Katyusha.
Il terrorismo dello stato di
Israele è diventato il diritto di proteggere i suoi confini e il suo
popolo; ma quando noi chiediamo la libertà secondo le leggi divine e
umane, la nostra resistenza diventa terrorismo distruttivo. O mondo,
tu non hai il diritto di chiedere pace e sicurezza per Israele,
occupante e aggressore, prima di darci tutti i nostri diritti
nazionali persi, la giustizia e una completa compensazione per tutto
ciò che i Palestinesi hanno perso a partire dalla Prima Guerra
Mondiale.
C'è un proverbio cinese che
dice: "Se vedi un fiore e non puoi darlo a una bella ragazza, fa'
attenzione a non raccoglierlo". Ma Israele , che ha occupato la nostra
terra 60 anni fa, non ha lasciato un fiore e neppure il loro profumo
sulle nostre montagne. Noi siamo di fronte a un nemico che ha
distrutto i fiori, i fichi, gli olivi, gli aranci, i limoni, i
cipressi, le palme, i pioppi, le bacche, gli uccelli, il mare, la
terra e gli uomini. O gente, Israele di chi è amico? È possibile
costruire la pace con loro? Come possiamo predicare la pace al nostro
popolo, quando loro hanno ucciso la pace? Come possiamo predicare
l'amore, quando l'odio, l'assassinio e il terrorismo verso di noi
riempie i loro cuori? Come possiamo predicare la speranza, quando sta
morendo in tutti i nostri cuori? Israele ha strangolato le parole di
riconciliazione, amore, perdono, speranza e clemenza nei nostri cuori.
Ripetiamo le parole del Profeta: "Chi ha creduto al nostro messaggio?
A chi è stato rivelato il braccio del Signore?" (Is 53:1).
Per gli adoratori di idoli e
falsi dèi, l'odore del sangue umano era considarato un'offerta
espiatrice, fragrante se versato con gioia e preghiere ai loro dèi.
Noi oggi siamo di fronte al dio Moloc; coloro che versano il nostro
sangue ai suoi piedi pensano che di immolare un sacrificio a Dio! Il
tempio di Salomone fu distrutto dai Romani. Tremila chiese della
Palestina furono demolite dai Persiani e l'Oriente fu bruciato dai
Tartari. Siamo di fronte a un nuovo Tito che distrugge la chiesa, la
moschea e la scuola? O siamo di fronte a un nuovo Hulagu la cui
preoccupazione è di bruciare la storia di un popolo che ha scritto la
storia della civiltà, della scienza e della religione per la Palestina
e il mondo intero? Da quando è iniziata la storia, noi esistiamo, e la
storia può testimoniare quanto è fragrante la nostra storia. Dal
giorno in cui il popolo di Sion ha messo piede sulla nostra terra con
Joshua Ben-Nun, poi con David Ben-Gurion, e oggi, la Palestina passa
da una tragedia a un disastro, da un crimine di guerra e un crimine
contro l'umanità e da un massacro a un genocidio. Gesú ha detto: "Si
raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?" (Mt 7:16). Noi
riconosciamo Israele dal suo frutto. Noi vediamo che il suo frutto è
aspra uva selvatica, e che asprezza!
Noi giustamente preghiamo
col profeta Geremia: "Orfani siamo diventati, senza padre; le nostre
madri come vedove. L'acqua nostra beviamo per denaro, la nostra legna
si acquista a pagamento. Con un giogo sul collo siamo perseguitati,
siamo sfiniti, non c'è per noi riposo. All'Egitto abbiamo teso la
mano, all'Assiria per saziarci di pane. Schiavi comandano su di noi,
non c'è chi ci liberi dalle loro mani". (Lam 5:3-8). E ora, dov'è la
tua solidarietà, o Chiesa di Gesú? Dov'è la vostra influenza,
cristiani nei cui cuori e nelle cui bocche Gesú conserva parole di
riconciliazione, amore, bontà, misericordia e compassione? A Vostra
Santità, Papa Benedetto XVI, sono rivolte queste parole del Profeta:
"Alzati e di' loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla
loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro" (Ger 1:17). La
Palestina è stata calpestata dal mostro della giungla e la sua terra,
le sue pietre, i suoi alberi e il suo popolo sono stati dati alle
fiamme. Dovrebbe essere dichiarato un crimine di guerra e un crimine
contro l'umanità e dovrebbero essere convocati nel tribunale del
vostro cuore, preparandosi ad apparire davanti al giusto tribunale di
Dio.
Voglio ricordarvi: "Chi
prende a calci l'uomo, dall'uomo è preso a calci" (Bertold Brecht). E
in Palestina, o Israele, "Duro è per te ricalcitrare contro il
pungolo" (At 26:14). "Dal legno degli ulivi, aranci e limoni, che
furono sradicati, divamperà un fuoco che non potrà essere spento. Il
tiranno farà il suo tempo. Desidereranno venir fuori dal fuoco, ma non
potranno. La loro sarà una rovina eterna" (Corano, Sura 37).
Chi ha occhi per vedere,
veda. Tobi disse a suo figlio: "Non fare a nessuno ciò che non piace a
te" (Tb 4:15). Guardate a ciò che fecereo loro i nazisti e al loro
olocausto e paragonatelo con ciò che loro hanno fatto a noi a al
nostro olocausto. Chi ha orecchi per intendere, intenda la voce di
Gesú Cristo, che disse: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a
voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7:12). E il profeta Isaia: "Si dirà:
Spianate, spianate, preparate la via, rimuovete gli ostacoli sulla via
del mio popolo" (Is 57:14).
La
Palestina non è la Terra Promessa per gli ebrei, perché loro sono
discendenti di Abramo. Ascoltate san Paolo: "La parola di Dio non è
venuta meno. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele,
né per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli.
No, ma: In Isacco ti sarà data una discendenza" (Rm 9:6-7). "Ora è
appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furono fatte le promesse.
Non dice la Scrittura: e ai tuoi discendenti, come se si trattasse di
molti, ma e alla sua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo" (Gal
3:16). La Palestina è la terra promessa per tutti quelli che credono
nella fede di Abramo.
Padre Manuel Musallam, Gaza
